MiloeMaya: una baby-opera al Teatro Regio

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Non esiste un limite d’età per il teatro e per la musica: La Scuola all’Opera nasce infatti per raggiungere il pubblico dei più giovani, voi ragazzi dai 3 ai 18 anni, ma non solo: partecipando alle attività de Il Sabato del Regio tutti, adulti o bambini, possono avvicinarsi con noi al mondo dell’opera lirica.

Ma che dire dei neonati e degli infanti, dei piccolissimi da 0 ai 36 mesi?

Vietato lasciarli a casa! Sabato 14 marzo il Teatro Regio ha ospitato uno spettacolo pensato e costruito apposta per loro dai bravissimi ragazzi della Compagnia Scarlattine Teatro e di AsLiCo Opera baby: Miloemaya, con drammaturgia di Michele Losi, musiche di Federica Falasconi e regia di Anna Fascendini, inserito nel programma di Expo2015.

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Un’esperienza multisensoriale di musica e teatro, che unisce osservazione, ascolto, esplorazione sonora e manipolazione spontanea di oggetti familiari legati al mondo del cibo. E cosa c’è di più gustoso e interessante della pappa?

Le bravissime attrici-cantanti-percussioniste Serena Crocco e Sara Milani hanno saputo affascinare bimbi e genitori in un viaggio musicale, guidandoli passo dopo passo: le prime sillabe ripetute si trasformano in melodie che emozionano, le melodie in semplici canzoni da ricordare, i suoni concreti e quasi improvvisati diventano ostinato ritmico e poi contrappunto al canto. Conclusione davvero spettacolare con il coinvolgimento dei minuscoli spettatori che diventano a loro volta esploratori musicali e protagonisti della performance.

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I successi di febbraio

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Febbraio è stato un mese di grandi spettacoli e grandi successi per il Teatro Regio e La Scuola all’Opera! Ve li raccontiamo qui, in breve.

Sì apre il sipario: un intraprendente e moderno Cherubino lancia aeroplani di carta sull’immortale musica di Mozart. Non siamo impazziti: è il preludio de Le nozze di Figaro raccontate ai ragazzi, altra indimenticabile pocket-opera dopo il fortunato Flauto Magico della scorsa Stagione. Anche questa volta il testo è di Vittorio Sabadin, che ha saputo conservare lo spirito dell’originale adattandolo al giovane pubblico di oggi. A fare da ponte tra gli intrighi e le macchine settecentesche narrate sul palcoscenico e i ragazzi in sala, tra noi e la musica di Mozart, uno scanzonatissimo Cherubino attore-narratore burattinaio, adolescente di oggi nei panni di un paggio di allora. Un grande successo per tutto il cast, per l’orchestra diretta dal Maestro Laguzzi e per la nostra regista Anna Maria Bruzzese. E voi, eravate in sala?

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La settimana successiva abbiamo fatto un salto indietro nei tempi, fino alle origini del mondo e dei suoni.
Con Paesaggi Sonori il palcoscenico del Piccolo Regio Puccini si è riempito di rastrelli, bottiglie, cinture, bicchieri, cucchiai, campane e corni, in un viaggio narrato in modo affascinante dal bravissimo Bob Marchese, a ritroso nella storia vicina e lontana, alla scoperta di un Piccolo Popolo che usava raccontare e raccontarsi con la musica. Con le Fievoli Fiabole Frivole di Domenico Torta, dagli attrezzi di campagna all’orchestra d’archi il passo è breve: basta usare le orecchie, la memoria, la creatività e osare un patà senza timore. Se vi siete persi questa meraviglia e non eravate con noi in sala a suonare i cucchiai sulla Danza delle ore, non possiamo che consigliarvi di fare un salto al Museo del Paesaggio Sonoro di Riva presso Chieri.

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Prove paesaggi sonori

Le nozze di Figaro raccontate ai ragazzi

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Tra pochi giorni sarà in scena, qui al Teatro Regio, un’opera considerata tra i più grandi capolavori di tutti i tempi. Stiamo parlando de Le nozze di Figaro, firmata dal genio mozartiano nel 1786. Tratta dal secondo capitolo della celebre trilogia di Beaumarchais, considerata a lungo troppo sovversiva per poter essere data nei teatri, rappresenta in pieno lo spirito dei tempi: Luigi XVI ebbe a dire che si sarebbe dovuto “demolire la Bastiglia, perché […] questa commedia non fosse un’incoerenza pericolosa“. Di lì a poco, la rivoluzione lo avrebbe accontentato. Agli occhi di molti la riduzione per musica di Mozart, su libretto di Da Ponte, perde buona parte della sua esplosiva carica sociale a favore di un più accentuato carattere da opera comica, incentrato sull’opposizione tra maschile e femminile, sull’intrigo e sugli amori delle coppie più che nella contrapposizione tra classi sociali. È vero fino ad un certo punto: in realtà le Nozze versione mozartiana, pur nel loro carattere da commedia, mostrano un dramma psicologico dei più moderni, dove si intrecciano personalità diverse, ognuna con la sua interiorità e col suo carattere, lottano e si scontrano per raggiungere la felicità.

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Ma la felicità di ognuno, come si vede nel brillante e magnanimo finale, dove tutti gli intrighi si svelano e le macchine si sciolgono, non è la felicità di tutti: e solo quest’ultima si può raggiungere, a patto di cedere, ognuno, qualcosa a favore dell’altro.

Siamo quindi ben lungi dall’appiattimento dei caratteri di una tipica “commedia per musica”, e in un campo assolutamente nuovo, un po’ ambiguo, del teatro musicale: un’opera complessa e difficile da inscrivere in una definizione o un’etichetta, sia per i contemporanei, sia per chi, come noi, la ascolta secoli dopo.

Come ben sapete, le difficoltà non ci spaventano: ed è proprio questo titolo così complesso ad andare in scena, qui al Teatro Regio, non solo nel cartellone principale, ma anche nella Stagione de La Scuola all’Opera, in formato pocket. Non si tratta di arrangiamento o semplificazione, quanto di una riduzione: intatto l’organico orchestrale e la messa in scena, è stata snellita però la storia e tagliate alcune parti per facilitare l’esperienza al pubblico dei giovani. Per inoltrarsi nella complessità dei caratteri e della musica ci vuole una guida esperta: e chi meglio di Cherubino, adolescente e coetaneo del nostro pubblico, protagonista e testimone della “folle giornata”? Sarà lui a indirizzare occhi e orecchie dei presenti in sala verso le meraviglie della composizione e della drammaturgia. A firmare questa originale e accattivante “guida all’ascolto in diretta” sarà nuovamente l’ormai esperta penna di Vittorio Sabadin, che con il fortunatissimo Flauto magico raccontato ai ragazzi dell’anno scorso ha dimostrato di essere più che all’altezza dell’arduo compito di presentare Mozart ai giovani.

In buca, l’orchestra sarà guidata dalla bacchetta del maestro Giulio Laguzzi, anche lui ormai un veterano degli spettacoli per le scuole. Regia a firma di chi i giovani li conosce molto bene, la nostra Anna Maria Bruzzese.

Disegnare il Teatro!

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grandeQuanta creatività e inventiva ci vogliono per ideare una scenografia? Cosa si prova a veder rivivere sul palcoscenico una storia così come l’abbiamo vissuta noi nella nostra fantasia?

grande2E chissà quali emozioni avrà provato un architetto come Carlo Mollino a immaginare e disegnare il “suo” teatro, a vedere gli schizzi farsi progetto e dalla carta concretizzarsi in cemento e mattoni …

Con i Sabati del Regio, le iniziative per le famiglie de La Scuola all’Opera, possiamo provare anche noi a rivestire i panni dell’architetto e dello scenografo: il laboratorio Disegnare il Teatro vi aspetta con le nostre scenografe Barbara Agostini e Ilene Alciati il 23 febbraio, 14 marzo, 18 aprile e 23 maggio, dalle ore 11 alle 12.30.

Requisiti per i partecipanti: avere dai 5 agli 11 anni, un occhio allenato e una mente fantasiosa. Matite, fogli e tutto il materiale per disegnare lo forniamo noi, voi portate mamma e papà: mentre mettete su carta i vostri capolavori potranno visitare il teatro accompagnati dal personale de La Scuola all’Opera.

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Brundibár, per il Giorno della Memoria

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Tempo di ricordare la Shoah attraverso la musica: per il Giorno della Memoria va in scena quest’anno al Piccolo Regio Puccini Brundibár, operina per bambini su musica di Hans Krása e libretto di Adolf Hoffmeister.

Una storia infantile, innocente: due bambini, Aninka e Pepiček, cercano un sistema per raggranellare qualche soldino e comprare il latte alla mamma malata. Come fare? Forse cantando una bella canzone all’angolo di una strada, per rallegrare i passanti. Ma il perfido Brundibár, suonatore ambulante di organetto, vuole il quartiere tutto per sé, e caccia i bambini con l’aiuto dei negozianti e della polizia. Scende la notte, e i nostri eroi rimangono soli, sperduti, sconsolati: saranno alla fine tre animaletti un po’ speciali, un passerotto, un gatto e un cane, a soccorrere Aninka e Pepiček, aiutandoli a sconfiggere la prepotenza degli adulti.

Un’operina dalla trama semplice ma fortemente simbolica, che con la sua musica vitale e al tempo stesso malinconica ci ricorda il contesto nella quale è nata ed è stata eseguita.

20110419_1260748092_brundibar duzeSiamo nel 1942 e Hans Krása, insieme a moltissimi altri musicisti, letterati, artisti e intellettuali praghesi, viene deportato, in quanto ebreo, nella fortezza di Terezín –in tedesco Theresienstadt-, una sorta di ghetto “modello” per Prominenten, persone considerate speciali per meriti culturali o patriottici. E in effetti a Terezín la vita per gli internati si presenta in apparenza migliore che in altri Lager: si fa musica, con una vera e propria orchestra, ci sono complessi jazz, compagnie teatrali, concerti, cabaret, recital di poesia. Questa fiorente realtà artistica nasconde però un campo di concentramento a tutti gli effetti, sovraffollato, in condizioni igieniche inumane, dove i prigionieri muoiono ogni giorno di fame, freddo, malattie, e da dove ogni mese, negli ultimi periodi di guerra, partono trasporti verso Auschwitz.

Più di 140mila prigionieri transitarono a Terezín: di questi, circa 33mila vi persero la vita, e altri 88mila furono in seguito deportati in campi di sterminio. Di questi prigionieri, 15mila erano bambini: meno di duecento sopravvissero alla guerra.

22647873_119415705515Brundibár fu rappresentato a Terezín ben cinquantaquattro volte, interpretato dai bambini del ghetto: una delle ultime davanti a delegati della Croce Rossa, invitati dai nazisti a verificare le condizioni di vita degli internati. Lo spettacolo fu il culmine della messinscena che intendeva mostrare agli inviati una città perfetta, dotata di negozi, parchi pubblici, scuole e ospedali funzionanti, abitata da cittadini ben nutriti, felici e liberi di esprimere la propria cultura: uno schiaffo morale alla comunità internazionale, ma anche ai tedeschi ariani, sofferenti sotto le bombe. A tale scopo di propaganda fu girato anche un film, intitolato Il Führer regala una città agli ebrei, in cui compare proprio il cast di Brundibár, al fine della rappresentazione, con Hans Krása alla guida dell’orchestra.

E al contrario dell’opera, la storia vera, purtroppo, finì tragicamente: dopo l’ultima replica, ripresa nel documentario, tutti gli interpreti furono deportati ad Auschwitz, dove persero la vita. Anche Hans Krása vi fu ucciso il 17 ottobre 1944.brundibar_small

Saranno i ragazzi del Coro di Voci Bianche del Teatro Regio a dare voce, quest’anno, ai bambini di Brundibár; lo spettacolo verrà introdotto dalla proiezione del documentario di Michele Bongiorno La città che Hitler regalò agli ebrei. Come ogni anno, La Scuola all’Opera, in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, ha proposto a classi di medie e superiori anche un percorso di preparazione storico e musicale,

per capire come le espressioni artistiche siano specchio della realtà in cui nascono, vivono, sopravvivono.

Contrasti di colore

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Dopo le vacanze la Stagione lirica riprende a pieno ritmo e con lei le nostre attività de La Scuola all’Opera: in questo momento due titoli dai forti contrasti si contendono il palcoscenico del Teatro Regio,

Goyescas di Enrique Granados e Suor Angelica di Giacomo Puccini.

 

Francisco_de_Goya_y_Lucientes_-_The_Clothed_Maja_(La_Maja_Vestida)_-_WGA10045Accomunati dal periodo di genesi e debutto (1916 il primo, 1918 il secondo), dall’essere atti unici (pensati quindi per essere messi in scena accostati ad altre composizioni), sono entrambi titoli di colore: dove il primo gioca sulle forti tinte della passione e della musica iberica, il secondo sull’uniformità di un ensemble di sole voci femminili, e il colore tenero e insieme potente dell’amore materno. Goyescas parla della terra e di un popolo sensuale e terreno, di un amore dalla forza travolgente e mortale; in Suor Angelica entriamo in un piccolo mondo “fuori dthCAJFQNJCal mondo”, un’atmosfera sospesa che anela al cielo ma non può raggiungerlo. Entrambi legati a suggestioni pittoriche, ispirato da alcuni Capricci di Goya il primo, nato per far parte di un Trittico il secondo: atti unici, ma divisi in quadri dal titolo e dal riferimento ben preciso.

 

Li vediamo sulla scena del Teatro Regio in un nuovo allestimento di Andrea De Rosa, che a sua volta gioca sul contrasto, sul tema del vuoto e della solitudine – rappresentato in Goyescas da un enorme cratere che ingombra la scena, immoto e inevitabile, e in Suor Angelica dalle tetre e incombenti pareti di un ospedale psichiatrico del secondo dopoguerra – e risponde alle luminose aperture dell’orchestra con piccoli squarci di luce nel buio del palcoscenico.

Non è certamente facile per voi, ragazzi di medie e superiori, confrontarvi con due titoli come questi, meno noti di altre rappresentazioni più celebri, eppure ricchissimi di suggestioni e riferimenti extramusicali, musicalmente affascinanti e complessi; così come non è stato facile per noi de La Scuola all’Opera accompagnarvi alla loro scoperta nei progetti All’Opera, ragazzi! e Un giorno all’opera. Ci piacerebbe quindi conoscere le vostre impressioni sull’aspetto musicale, sulla messa in scena, sull’esperienza a teatro e ogni cosa che vorrete condividere tra voi e con noi: coraggio, i commenti sono aperti!

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Danzare e sperimentare

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Non solo opera: sul palcoscenico del Teatro Regio anche grandi titoli di balletto, interpretati da compagnie ed étoiles di fama internazionale. Questo dicembre ci siamo emozionati con la tradizione classica dell’Ottocento e due capolavori romantici come Giselle e Don Chisciotte, a cui hanno dato vita gli eccezionali ragazzi del Ballet Nacional de Cuba. E questa compagnia eccezionale lo è in tutti i sensi: fondata nel 1948 da Alicia Alonso, ancora oggi guida carismatica in cui si identifica la scuola cubana, è oggi all’avanguardia nella tecnica a livello mondiale.

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La fortuna del balletto cubano si deve proprio a questa unica, geniale personalità: nata nel 1921, si avvicinò alla danza intorno ai dieci anni, grazie a Sophia Fedorova, insegnante alla Sociedad Pro-Arte Musical. Qui conobbe Fernando Alonso, che sposò a soli quindici anni e divenne suo partner nell’avventura artistica di una vita. Insieme si spostarono negli Stati Uniti, dove ebbero modo di lavorare con i massimi nomi della coreografia del XX secolo: Mijail Fokine, George Balanchine, Leonide Massine, Bronislava Nijinska, Antony Tudor, Jerome Robbins e Agnes de Mille solo per citare i più celebri. Tutto questo nonostante un enorme handicap: a diciannove anni, infatti, Alicia Alonso divenne quasi cieca. Per molti un limite, per lei una sfida, alla quale far fronte grazie all’impareggiabile tecnica e a un’enorme forza di volontà: Alicia continuò a danzare, orientandosi grazie alle luci e contando i metri percorsi sulla scena, sostenuta dall’attenzione e precisione dei suoi partners.

Non solo una incredibile carriera da étoile ma una coraggiosa scelta didattica, che la portò, insieme al marito e al cognato, a rientrare a Cuba e fondare la Compagnia, seguita qualche anno dopo da una Scuola; oggi diretta dalla metodologa Ramona De Sàa, nell’accademia è riassunto il meglio della tradizione, adattato al talento dei ragazzi cubani, accuratamente selezionati e formati tramite un impegnativo metodo atletico.

Sono i talenti che abbiamo visto impegnati in Giselle, balletto del 1841 su musica di Adolphe Adam e nella originale coreografia di Jules Perrot e Jean Coralli rivista da Alicia Alonso stessa, storica ed eccezionale interprete del ruolo. Di pochi anni successivo, del 1869, è il secondo titolo: Don Chisciotte, su musica di Ludwig Minkus, e la tradizionale coreografia di Marius Petipa anche in questo caso riscritta dalla Alonso, Marta García e María Elena Llorente.

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La Scuola all’Opera ha colto questa irripetibile occasione e accompagnato a teatro numerosi ragazzi dagli 11 ai 18 anni: grazie al progetto All’opera, ragazzi!, guidate dalla nostra ballerina e didatta Erica Cagliano, le scuole iscritte hanno potuto scoprire la magia della danza da un punto di vista particolare, quello dietro le quinte.

Alcune classi hanno poi deciso di mettersi in gioco personalmente con il laboratorio Danzare e sperimentare: un vero e proprio assaggio di “classi di danza”, in cui studiare passi e figure ma anche improvvisare e inventare creando una coreografia originale su musiche scelte dai ragazzi.

Vi piacerebbe mettervi alla prova? I balletti sono al termine ma l’attività didattica è ancora disponibile, fino al termine dell’anno scolastico. Se desiderate maggiori informazioni, potete consultare la pagina del progetto (clicca per aprire il link) o contattare direttamente il nostro Ufficio.

Vi salutiamo augurandovi buone vacanze e a presto!