Viva Vivaldi: la forma di concerto

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L’epoca in cui l’astro vivaldiano sorge, cresce e infine svanisce è feconda di novità e rivoluzioni dal punto di vista storico, politico e artistico: l’Europa è alternativamente legata e divisa da sovrani assoluti, sconvolgimenti territoriali, sistemi di pensiero condivisi o contrapposti, guerre di successione. Proprio di una di queste fu vittima collaterale Vivaldi, nato artisticamente durante la guerra di successione spagnola (terminata con il trattato di Utrecht nel 1713) e scomparso in miseria a Vienna a causa dell’improvviso insorgere del conflitto per il trono d’Austria, terminato con il trattato di Aquisgrana nel 1748. Guerre determinate dallo scontro di potenze assolute tutt’altro che dimentiche dell’importanza delle arti, soprattutto quella musicale: quando il Prete Rosso nasce, la Francia (e per estensione di influenza buona parte dell’Europa) è dominata da Luigi XIV, il Re Sole, grande promotore dello sviluppo della musica francese e provetto ballerino. Antonio Vivaldi muore nel 1741 mentre si affaccia alla scena politica un altro monarca illuminato, il prussiano Federico il Grande, il “re filosofo”, otiimo stratega militare ma anche eccellente flautista e compositore. In questo complesso quadro politico e culturale l’Italia ancora non esiste: in quasi tutta la penisola dominano gli spagnoli, che cederanno il passo all’Austria a cavallo con il XVIII secolo, eccezion fatta per il nuovo astro sorgente del Ducato di Savoia -che diventerà Regno dal 1713- e per la Repubblica di Venezia, patria di Vivaldi. La Serenissima, provata dai conflitti con l’impero ottomano e dalla crisi dei commerci, conosce un lento ma inarrestabile declino, mascherato dagli splendori di una vivace vita culturale e artistica.

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Canaletto, Il molo, Palazzo Ducale e il Campanile di San Marco, olio su tela. Firenze, Galleria degli Uffizi

In un’epoca così complessa e mutevole in ambito musicale è soprattutto la forma ad evolvere verso qualcosa di nuovo e più stabile: in particolare, la nascita del concerto, di cui proprio Vivaldi diventa maestro indiscusso con oltre 500 titoli al suo attivo. Ricostruire il numero esatto e ricomporre un catalogo di opere è impresa quasi impossibile: Vivaldi pubblica alcune sue composizioni, ma soprattutto trova redditizio vendere direttamente i manoscritti a chi glieli richiede, musicisti esperti o dilettanti che siano, disperdendo così la sua musica nelle biblioteche private di mezza Europa.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di “concerto”? L’etimologia del termine è incerta e in quanto tale suggerisce la doppia natura e le diverse valenze del genere: può essere derivato dal latino concertare, cioè combattere, contrapporre, ma anche da conserere, legare insieme, unire. La forma del concerto nasce, si sviluppa e infine si codifica proprio con questo doppio significato, di mettere insieme e al contempo contrapporre elementi diversi, dialoganti fra loro.

Già nella metà del Cinquecento, con la pratica allora in voga di mescolare strumenti e voci-lasciando che a volte queste facessero le veci di quelli, e viceversa, comincia a comparire il termine “concerto”, che dunque all’inizio della sua storia non definisce necessariamente una composizione esclusivamente strumentale ma la presenza di diversi elementi, o strumentali o vocali, contrapposti, alternati o intrecciati fra loro: degno di nota, il settimo libro dei Madrigali di Claudio Monteverdi è intitolato, appunto, Concerto (1619). Di lì a poco, però, il sempre maggiore sviluppo del basso continuo porta a un’evoluzione della musica orchestrale che acquista più indipendenza e valore espressivo.

Nasce così la sonata come composizione solo strumentale (contrapposta alla cantata), che va codificandosi in una successione di movimenti di espressività diversa. Non resta che applicare a questo contesto una serie di tecniche compositive che erano venute sviluppandosi negli anni: prima fra tutte, la tecnica dei cori spezzati o battenti, in cui una compagine vocale si alternava ad un’altra. Nasce così il concerto grosso, in cui la totalità dell’orchestra (tutti o ripieno) si contrappone al cosiddetto concertino, un ensemble più ridotto di strumenti o uno strumento solista. Il solo o concertino va assumendo sempre maggiore importanza, diventando a tutti gli effetti protagonista del concerto: è il caso del concerto solistico. La scrittura polifonica e contrappuntistica cede il passo a progressioni armoniche o variazioni di registro, alternando al contempo passaggi in forte e in piano come ulteriore elemento espressivo. Strumenti solisti per eccellenza sono il violino e, per la prima volta nella storia, il flauto traverso che da qui in poi conoscerà enorme fortuna soppiantando per sempre il flauto diritto, meno versatile ed espressivo e dal suono più debole. Oltre ai concerti per violino e per flauto, Vivaldi scriverà anche per flauto diritto, violoncello, viola d’amore, oboe, fagotto, ottavino e mandolino come soli, più svariati concerti per due strumenti uguali (tromba, corno e altri) o diversi (ad esempio liuto e mandolino).

Svariati autori, come Corelli e Torelli, concorrono allo sviluppo della forma di concerto, ma è con Vivaldi che si arriva alla sua massima espressione sia sul piano formale sia su quello espressivo. Non è un caso che in alcuni titoli delle sue celebri raccolte (un esempio su tutti, L’estro armonico, 1711 circa) ricorrano termini che richiamano sia l’elemento creativo e fantasioso (estro) sia quello del rigore formale (armonia) e che Johann Sebastian Bach ne sia stato grande studioso e trascrittore.

La maggioranza dei concerti vivadiani prevede un’alternanza di tre movimenti con andamento allegro-adagio-allegro. Nel primo e terzo movimento assistiamo all’alternanza di tutti e solo, mentre il movimento centrale, cantabile ed espressivo, è dedicato al solista o al piccolo ensemble solistico. Un ottimo esempio lo trovate nel concerto per quattro violini op. 3 n. 10 o, di cui vi proponiamo l’ascolto sia in versione originale sia dell’interessantissima trascrizione bachiana per quattro clavicembali.

Concerto op. 3 n. 10 L'estro armonico

Concerto in si minore op. 3 n. 10 RV. 580 – L’estro armonico (click sull’autografo per l’ascolto)

Concerto per quattro clavicembali

Concerto in la minore per quattro clavicembali BWV 1065

Differente è il discorso per un numero ridotto di concerti (nessuno dei quali solistico), che riprendono lo stile cosiddetto da chiesa con prevalenza di movimenti gravi.

Come abbiamo anticipato, Vivaldi ha lasciato ai posteri più di 500 concerti: una simile cifra, assolutamente sbalorditiva per i canoni moderni, avrebbe attirato secoli più tardi i commenti maligni di celebri compositori come Stravinskij, il quale ebbe a dire che Vivaldi non avrebbe scritto centinaia di concerti, ma centinaia di volte lo stesso concerto. A voi ribattere alle accuse scoprendo con il vostro studio e i vostri ascolti la straordinaria varietà e inventiva del Nostro: le sue pagine in assoluto più famose e popolari sono però Le stagioni, i primi quattro numeri dell’opera 8, Il cimento dell’armonia e dell’inventione. Vorreste saperne di più? Seguiteci nel prossimo articolo.

La bohème vista da voi

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Ho assistito a La bohème

di Matilde Marchisio – Istituto Tecnico Economico indirizzo Turistico “Bosso-Monti” – Torino 

 

Dove si trova la felicità quando il tuo petto non smette di tremare? Dove si trova il coraggio di sorridere quando le tue mani non trovano un luogo caldo? Come si vive sapendo di morire?

Io non lo so, forse non lo saprò mai, o forse lo scoprirò presto, ma lei conosceva il segreto e lo custodiva gelosamente in un cassetto, insieme al cerchietto d’oro e al libro di preghiere.

Una persona semplice, la fragile Mimì, dal viso bianco e baciata dalla primavera, come un germoglio bagnato di rugiada. Piccola, con la passione per i fiori e per l’amore. Così viene descritta, tutti parlano di lei e la sua voce delicata rimbomba nei teatri del mondo.

Io ho avuto la fortuna di vedere dal vivo una rappresentazione di Bohème. La cantante, su quel palco, era un tutt’uno con il suo personaggio, era come se la vera Mimì, quella creata dalla penna di Puccini, si fosse impossessata del suo corpo, della sua voce e del nostro cuore non con arroganza, neanche con la pretesa di essere ascoltata, ma in punta di piedi, proprio nel suo stile. Seduta su quella poltrona, insieme a tutti gli altri, guardavo incantata come la storia prendeva forma, come tutto si incastrava perfettamente, mentre le voci dei cantanti si aggrovigliavano e legavano raggiungendo Puccini, seduto spiritualmente in tribuna. Non posso far a meno di pensare all’orgoglio che starà provando, lassù, fiero di aver fatto commuovere anche acidi ragazzi come noi. Perché sì, io mi sono emozionata, quell’insieme di voci, pianti, litigate e amore mi ha fatto ricordare di avere un’anima, di provare dei sentimenti anche quando fuori il cielo è grigio.

Ah Rodolfo, l’amore lo logorava, la sua poesia non riusciva più ad esprimere quello che il suo cuore sentiva. Lui amava davvero Mimì, ma la sua miseria, i soldi che andavano e venivano e il camino che poltriva, non aiutavano a proteggere la sua amata. Come disse lui: « L’amore non basta a tenerla in vita », e aveva ragione: un sentimento, per quanto forte che sia, non potrebbe mai scaldare qualcuno, farlo sentire protetto e libero di ogni male. L’amore non basta mai, e Rodolfo lo sapeva.

Ogni gesto del cantante mi ricordava la difficoltà nel lasciare andare la persona che si ama. Mi pareva un attore di fama internazionale, quando in realtà era solo un ragazzo con abiti usati. La sua voce, il modo in cui si muoveva sul palco, tutto di lui mi ricordava il personaggio interpretato.

Persona emotiva o no, nessuno rimase indifferente a Mimì e Rodolfo, insieme a cantare. Sembravano proprio due innamorati, logorati dalla consapevolezza di doversi lasciare presto. Il tempo loro era prezioso, e non lo avrebbero sprecato.

Ho visto una sola volta la neve, sono sincera, forse nei film o in una cartolina di Natale. Rimasi folgorata quando il sipario si alzò, rivelando il paesaggio invernale. Non era neve vera quella che si posava sul cappotto di Mimì, lo sapevo, ma era così reale! Sentii freddo in quel momento, rabbrividii con tutto il mio corpo, avevo la pelle d’oca. La musica e l’ambientazione mi portarono in un giardino parigino innevato, potevo quasi sentire il gelo delle mani di Mimì e il cuore crepato di Rodolfo. Lasciarsi in inverno? Perché non in primavera, quando i fiori sbocciano e il sole dona colore ai volti pallidi?

All’ultimo atto la fiaba crollò, l’amore sfiorò e la giovinezza maturò, forgiata dal dolore. Mimì, Rodolfo e tutti gli altri erano giovani quando il loro stomaco brontolava, quando il camino dormiva e quando al Cafè Momus si assisteva alle sceneggiate di Musetta. Ignari del futuro, incerti del presente, già feriti dal passato, la giovinezza era l’unica cosa che li faceva sorridere e sperare in un qualcosa di meglio. Erano come bambini piccoli che negavano di voler crescere , ma è impossibile vivere senza soffrire.

Alla morte di Mimì, il piccolo fiore da proteggere, la disperazione e l’amore presero il sopravvento. “Non morire Mimì, non morire”.Perché pensavo a questo, quando sapevo già come sarebbe andata a finire? La speranza è l’ultima a morire, si sa, ma con lei Mimì.

Marcello e Musetta, i due amanti maledetti, quante ne avevano passate insieme! Ma lì, in quella stanza, al capezzale di Mimì, sembravano una coppia unita, senza nessun vecchio a separarli. Nel dolore di Rodolfo loro trovarono la tranquillità, un momento per fermarsi e chiedersi a vicenda: « Vale la pena litigare per futili cose? ». La risposta, ora e per sempre, è “no”.

In primavera la giovinezza muore insieme agli innocenti, all’amore e ai sorrisi. Questo sentirsi giovani e senza pensieri non dura per sempre, anche il più testardo deve arrendersi all’idea di non avere più un motivo per uscire a divertirsi, di non piangere più per un cuore spezzato, ma per un amico morto, persona con cui non si potrà più sorridere.

Applaudii con tutte le mie forze. Non piansi, cosa strana, ma dentro di me sentivo un’emozione fortissima, come mille fuochi d’artificio. Credo di aver imparato qualcosa da questa bellissima esperienza, ma non so cosa. Forse il coraggio di vivere sapendo di morire? Chissà.

Bohème vista dagli allievi della Classe III L – Scuola Calamandrei –Torino
Musicalmente, quale brano ti è piaciuto di più e perchè?
Mi piace il brano che i 4 cantano quando sono allegri, nell’ultimo quadro, perchè mette divertimento e fa molto ridere (soprattutto la parte in cui Colline fa finta di baciare Marcello) (Marika)
Mi sono piaciuti tutti i brani, anche perchè è la prima volta che vado a teatro di sera a vedere un’opera  (Giorgio)
Mi è piaciuto molto  quando sono in piena città , con tutto quel frastuono. La musica rende tutto molto più allegro. (Vincenzo)
La mia melodia preferita è stata “Che gelida manina”  (Diana)
Il brano che mi è piaciuto di più è quello del quarto quadro, quando Mimì e Rodolfo sono da soli. In quel momento si vedeva il loro amore molto forte. E’ stato un momento molto romantico ma anche triste, perchè quell’amore non era destinato a durare nel tempo.  (Alessia)

Il brano che mi è piaciuto di più è nell’ultimo quadro, quando Rodolfo, Marcello, Colline e Shaunard giocano e ballano. Mi piace perchè la musica è allegra e subito dopo entra Musetta e cambia di colpo.  (Mattia)

Il brano che mi ha colpito di più è stato “Che gelida manina” e anche quando Mimì è agli ultimi istanti di vita e ricorda insieme al suo amato quando si sono conosciuti e tutti i bei momenti che hanno passato insieme: dolce e allo stesso momento triste e commovente.  (Valentina)
Il brano che mi è piaciuto di più è cantato da Musetta nel secondo atto, dove lei si presenta nel Caffè Momus. L’intonazione con numerosi acuti è stata straordinaria e adoro questo personaggio per il suo carattere così deciso che è evidenziato nella canzone. (Francesca)
Esprimi il tuo giudizio sul lavoro svolto e sull’allestimento dell’opera alla quale hai assistito.



Per me il lavoro è stato divertente e anche triste. Divertente perchè è stato bello guardare un’opera di cui abbiamo parlato per mesi dal vivo. Poi a me ha interessato molto sapere della vita di Puccini, anche attraverso il film e le spiegazioni. Triste per la morte di Mimì e perchè non volevo che l’attività finisse così in fretta. La mia parte preferita è stata andare a teatro, la scena in cui erano al caffè Momus e quando entra in scena Musetta.  ( Marika)

L’allestimento mi è piaciuto molto. La cosa più bella è stata quando si passa al Caffè Momus: i protagonisti camminano nella direzione opposta rispetto al movimento del Caffè, come un tapis roulant. (Vincenzo)
Abbiamo avuto l’occasione di vedere le prove e capire com’è il lavoro dietro le quinte, non soltanto lo spettacolo finito. Il terzo atto per me è stato il più bello perchè erano nella periferia di Parigi e nevicava. Questa esperienza per me è stata unica. (Diana)

L’idea dell’ambientazione moderna mi è piaciuta molto, ma confrontando questa ambientazione con quella originale ho preferito l’originale perchè mi ha coinvolto di più.  (Alessia)
Sono rimasta impressionata dalle scenografie e dalle voci degli attori: a volte mi venivano i brividi… (Sara)
La Bohème mi è piaciuta abbastanza, anche se non mi piacciono le opere liriche. Mi è piaciuta soprattutto perchè ha un allestimento moderno ed è stata un’idea originale. (Mattia)
Prima di vedere l’opera pensavo di preferire l’allestimento originale, ma ho cambiato idea alla sera dell’opera. I personaggi sono stati formidabili: sono riusciti a proporre il nuovo nel vecchio. …Anche se sapevamo il finale, la scena della morte di Mimì è stata comunque molto triste perchè va via la giovinezza dei ragazzi. E’ stata una serata fantastica; almeno una volta nella vita bisogna viverla.  (Elisa)

La Bohème mi è piaciuta molto: è stata una bella idea ambientarla in una Parigi più moderna. Con le impalcature sembravano proprio quei palazzi grigi e tristi che ci sono a Parigi. (Valentina)

Non ho trovato gradevole la realizzazione in stile moderno, avrei preferito vederla “in stile antico”.  (Alessia)
Tutto il progetto è incominciato in classe, verso la fine di settembre. All’inizio non pensavo fosse così interessante, invece poi con il passare delle settimane, mi sono interessata sempre di più, come se facessi quasi parte della storia. A ogni lezione mi divertiva e mi piaceva parlare, ascoltare e raccontare la storia di questi ragazzi e di una storia d’amore vera, un po’ precipitosa e affrettata con i tempi, a parer mio, ma con la quale Puccini voleva esprimere il vero amore. …Mi ha sorpreso molto l’allestimento: mi sarei aspettata qualcosa di diverso nella realizzazione dei palazzi, sembravano un po’ cupi. Mi sono piaciuti molto i cantanti , anche se forse avrei preferito vedere l’opera nella sua forma originale. ( Francesca)

Vivaldi: vita, morte e miracoli musicali

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Vi presentiamo oggi un caso davvero speciale, una delle più luminose personalità del mondo musicale avvolta in uno dei misteri più oscuri: Antonio Vivaldi, virtuoso del violino, compositore, rinnovatore della musica strumentale, fecondo compositore operistico, emulato dai più grandi, Johann Sebastian Bach in primis. Dimenticato per secoli, oggi è tornato alla ribalta come uno dei principali autori musicali barocchi, eseguito in tutto il mondo e in tutti i teatri, onnipresente in qualsiasi antologia storica per le scuole medie ma ancora sconosciuto. Contiamo sul vostro aiuto quali partecipanti al torneo on line a lui dedicato per sciogliere il mistero e rendere finalmente giustizia a questo importantissimo personaggio. Viva Vivaldi!

Ecco in questo primo articolo una panoramica di tutto ciò che sappiamo della sua vita:

 Antonio Vivaldi nasce a Venezia nel marzo 1678, probabilmente il giorno 4 -sarà battezzato soltanto due mesi dopo- figlio di Giovanni Battista, barbiere nella vita e violinista per passione. Il padre lo avvia da subito allo studio della musica, inizialmente in casa e presto, avendo il piccolo Antonio dimostrato grande talento, anche nella Cappella dogale di San Marco, dove Giovanni Battista era stato nel frattempo ingaggiato. La salute di Vivaldi giovane è malferma: soffre di “strettezza di petto”, probabilmente una forma di asma, e per questa ragione viene destinato alla vita ecclesiastica. Ordinato sacerdote nel 1703, in pochi mesi dimostra la sua incompatibilità con il ministero e viene dispensato dal celebrare messa: non si sa se per i menzionati problemi di salute, come lui stesso sostiene, o perché, come si mormora in giro, abbia l’abitudine di piantare in asso i fedeli nel bel mezzo delle funzioni per andare ad annotare le ultime invenzioni musicali. Conserverà però il soprannome di Prete Rosso, dovuto alla chioma fulva -nelle raffigurazioni sempre nascosta dalla parrucca alla moda.

Certamente il Nostro non dispera: la musica è la sua reale vocazione, e presto può metterla a frutto in maniera compiuta. Lo stesso anno viene ingaggiato come insegnante di violino (e più tardi come compositore e direttore) presso il Seminario musicale dell’Ospitale della Pietà, un conservatorio femminile dove le orfane ospiti vengono istruite come valenti strumentiste. È l’ambiente ideale per un compositore: Vivaldi ha a disposizione un’intera orchestra, cosa rara a quei tempi, per la quale scrivere, inventare, sperimentare senza alcuna limitazione. Ha molto da dire in termini di creatività: i tempi sono ormai maturi per un rinnovamento del linguaggio espressivo e per un’evoluzione della forma. Musica strumentale e musica sacra, ma non solo: siamo nel ‘700 e Vivaldi non può non cimentarsi, in duplice veste di compositore e impresario, con lo spettacolo più di grido, più richiesto e più amato dal pubblico, nobili, borghesi e popolo: il melodramma. Le sue composizioni cominciano a superare per fama i confini di Venezia, si diffondono in tutta Europa fino ad approdare, nel 1712, ad Amsterdam, pubblicate dal più celebre editore musicale dell’epoca, Estienne Roger. Anche Vivaldi viaggia in Italia e in Europa, dirige le sue opere e si esibisce come virtuoso. Miete successi e onorificenze, diffonde scandali e chiacchiere mostrandosi in compagnia di primedonne e infermiere personali. Dirige per il Principe Elettore di Baviera e compone per il principe di Polonia, papa Benedetto XIII lo elogia per la sua bravura al violino, il teatro di Amsterdam in occasione del centenario della sua fondazione (1737) lo invita come direttore ospite l’imperatore Carlo VI lo nomina cavaliere e lo invita a Vienna. E a Vienna Vivaldi spera di proseguire la sua fortunata carriera: a Venezia il gusto musicale sta rapidamente cambiando, l’opera napoletana riempie i teatri e il rapporto con l’Ospedale della Pietà è altalenante. Non avrà fortuna: Carlo VI muore, la guerra di successione costringe i teatri alla chiusura e il compositore cade in miseria. Vivaldi scompare nel nulla, per secoli.

Negli anni ’30 del ‘900 emerge, finalmente, un indizio: viene ritrovato un necrologio nei registri della parrocchia di Santo Stefano a Vienna: Antonio Vivaldi, il Prete Rosso, virtuoso del violino, autore di 21 opere liriche, circa 50 brani di musica sacra, 90 sonate e più di 400 concerti, fu sepolto il 28 luglio 1741 nella fossa comune degli indigenti di Vienna.

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Chiunque avesse altre notizie storiche è pregato di contattare la redazione di questo blog: noi vi diamo appuntamento alla prossima puntata con altri indizi sulla produzione musicale del nostro personaggio.

Viva Vivaldi!

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Martedì 4 ottobre in Sala Caminetto si è svolta la premiazione dei vincitori del nostro torneo on line Il Gioco dell’Opera, edizione 2015/2016.

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Prima classificata la classe IV ginnasio (attuale V) del Liceo Classico Bodoni di Saluzzo, capitanata dal prof. Diego Ponzo, con un progetto multimediale collettivo ideato dai ragazzi in sinergia con il loro insegnante. Risultato, un video dove la classe ci racconta il suo Don Giovanni, progetto “ideale” che si propone di attualizzare il grande titolo mozartiano coinvolgendo le diverse professionalità del teatro d’opera, dal Sovrintendente, al Regista, allo Scenografo. I ragazzi hanno conquistato otto miniabbonamenti alla Stagione in corso. Complimenti per l’impegno e grazie per averci raccontato anche il “dietro le quinte” del vostro lavoro con la fase di ideazione e discussione. Vi auguriamo buon lavoro per il nuovo torneo!

Secondi classificati quattro studenti del Liceo Classico Europeo Umberto I di Torino, coordinati dalla professoressa Gavinelli, dei quali abbiamo potuto leggere su questo blog due recensioni a spettacoli della nostra Stagione 2015/16. I quattro critici in erba hanno conquistato i biglietti per assistere a una prova generale.

Il primo premio è stato offerto dal Comitato Nenè Corulli e consegnato ai vincitori dai membri della giuria Professoressa Ariotti e Professor Di Nardo; il secondo premio, messo in palio dal Teatro Regio, è stato consegnato da Elisabetta Lipeti dell’Ufficio Scuole.

Concluse le operazioni di premiazione, siamo pronti per presentarvi il nuovo protagonista del torneo, da quest’anno –udite udite!- aperto anche alle scuole medie:

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Lo riconoscete?
È proprio lui, Antonio Vivaldi.

Studiatissimo nei programmi scolastici ma nei fatti poco conosciuto e forse poco amato dagli studenti. Cercheremo, tramite gli articoli pubblicati mensilmente su questo blog e una vera e propria mini-gara da svolgere in Teatro o a scuola, di farvi conoscere un Vivaldi nuovo, inedito, frizzante come l’epoca in cui è vissuto.

Il cartellone di quest’anno ci aiuterà nel nostro progetto proponendo accostamenti insoliti e titoli rari. Siamo certi che tutti avrete sentito parlare delle Quattro Stagioni: noi vi proporremo di sommarle alle altre quattro del tango nuevo di Astor Piazzolla nello spettacolo Vivaldi e Piazzolla, le otto stagioni.

E poi, un Vivaldi non solo compositore di concerti ma anche di opera con L’incoronazione di Dario, in scena ad aprile nel corso del Festival Vivaldi che coinvolgerà tutta Torino.

Cosa dovrete fare voi? Seguirci nell’approfondimento del nostro Autore tramite gli articoli pubblicati sul blog; cimentarvi nel quiz storico-ludico-musicale del Gioco dell’Opera; inviarci, entro il 6 maggio 2017, un vostro personale elaborato creativo. Siate coraggiosi: ricchi premi attendono i vincitori.

Vi diamo quindi appuntamento tra una settimana con la prima puntata on line dal tema Vivaldi: vita, opere e miracoli musicali.

Il Direttore Artistico presenta la Stagione dei ragazzi

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Condividiamo con voi qualche estratto dell’intervento che il nostro direttore artistico, Maestro Gastón Fournier Facio, con la sua consueta forza comunicativa, ha presentato agli insegnanti riuniti lunedì 26 nella Sala Caminetto del Teatro Regio.

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Il Maestro ha raccontato al nostro pubblico quali saranno i momenti principali della Stagione della Scuola all’Opera: in prima battuta, La bohème, i ragazzi e l’amore, che debutta già il 18 ottobre sul nostro palcoscenico. Quale modo migliore per avvicinarsi al mondo del melodramma che scoprire la freschezza e l’intensità di una delle pagine d’opera più rappresentate al mondo? Siamo sicuri che anche l’allestimento –lo stesso che apre la Stagione lirica 2016-17-, estremamente attuale e suggestivo, saprà proiettare i ragazzi direttamente nella storia degli amici bohémien e il loro percorso di crescita attraverso l’amore, i sogni, le risate e le inevitabili rinunce e perdite. Se non l’avete ancora fatto, prenotate lo spettacolo! Gli ultimi posti sono ancora a disposizione.

Il Maestro ci ha poi parlato della originale proposta jazz, questa in versione interattiva con la partecipazione del pubblico in sala, dei canti della tradizione e la vivace Little Jazz Mass di Bob Chilcott, proposti dal trio di Luigi Martinale (pianoforte, contrabbasso e batteria) e dal Coro di voci bianche del Teatro Regio per lo spettacolo Tutti quanti voglion fare il jazz… anche a Natale!

Altrettanto interattivo secondo la nostra migliore tradizione sarà lo spettacolo Il flauto magico raccontato ai ragazzi, in chiusura di Stagione, in cui sarà il direttore d’orchestra a raccontarci il capolavoro mozartiano, anch’esso messo in scena con l’allestimento serale ma in versione adatta a un pubblico più giovane. Preparatevi a cantare con Papageno!

Per i più piccoli un’opera piccolissima: Settestella di Azio Corghi, uno spettacolo di condivisione, scoperta e amicizia che letteralmente si costruirà sotto gli occhi del pubblico in miniatura attraverso musica, canto e pittura dal vivo.

Anche quest’anno non possiamo fare a meno di affiancare a questi spettacoli più spensierati una data importantissima, quella del Concerto per il  Giorno della memoria, ospitato per la prima volta nella splendida cornice della Sala del lirico per fare spazio all’Orchestra e al Coro del Teatro che eseguiranno due celebri pagine di autori degenerati, Felix Mendelssohn Bartholdy e Arnold Schoenberg. Voce narrante d’eccezione sarà quella di Gabriele Lavia.

Infine, in primavera usciremo dagli schemi con un abbinamento insolito: Vivaldi e Piazzolla, le otto stagioni, alternando il barocco veneziano al contaminatissimo tango nuevo argentino. Siamo sicuri che soprattutto per le Scuole secondarie di primo grado potrà essere una proposta vincente … in tutti i sensi! Sarà possibile infatti non limitarsi alla visione dello spettacolo ma cimentarsi con Viva Vivaldi!, un torneo per giocare dal vivo e on line sulle pagine di questo blog alla scoperta di un barocco inaspettato. Ai primi classificati in palio biglietti per uno spettacolo della prossima Stagione.

A chiusura dell’intervento, Elisabetta Lipeti ha presentato le attività, i laboratori e i percorsi didattici che fanno da cornice alla ricchissima Stagione di spettacoli.

Vi aspettiamo numerosi!

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La Bohème: benvenuti all’opera!

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Il 1 febbraio 1896, sul palcoscenico del Teatro Regio di Torino e guidato dalla bacchetta di un giovane Arturo Toscanini, vedeva la luce in prima assoluta quello che sarebbe diventato uno dei titoli d’opera più amati e rappresentati di sempre: La Bohème di Giacomo Puccini.

Centoventi anni più tardi il nostro Teatro rende omaggio a questo capolavoro senza tempo aprendo la Stagione 2016-2017 con un nuovo allestimento firmato dal regista Àlex Ollé, del gruppo catalano La Fura dels Baus, che proietta i grandi temi pucciniani, oggi più che mai attuali, nel paesaggio di una metropoli contemporanea.

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La Bohème è un’opera di nostalgia per la perdita della freschezza e l’irruenza giovanile che sognano di esprimersi nell’arte e nell’amore ma sono costrette a scontrarsi con la freddezza del mondo, dove i sogni non bastano a scrivere il lieto fine. Siamo certi che non ci sia un titolo più adatto di questo per accompagnare per la prima volta ragazzi e adolescenti alla scoperta del teatro d’opera.

Le scuole medie e superiori potranno scoprire Puccini e La Bohème attraverso i nostri ormai storici progetti All’opera, ragazzi! e Un giorno all’opera.

Per un pubblico ancora più giovane e per chi non se la sentisse di affrontare una recita  abbiamo pensato ad una versione speciale secondo la formula ormai collaudatissima della pocket opera, ancora una volta nata dalla penna di Vittorio Sabadin: andrà così in scena La Bohème, i ragazzi e l’amore dove sarà Musetta in persona ad accompagnarci all’ascolto delle celebri pagine pucciniane.

E a chi volesse approfondire il discorso con un approccio inedito e alternativo, proponiamo l’attività Opera e cinema: Bohème e bohémien in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema.

Attenzione: le prenotazioni per questi spettacoli e le attività collegate cominciano già il 19 settembre!

Per saperne di più e impostare al meglio il percorso didattico invitiamo i docenti all’incontro di preparazione che si terrà giovedì 22 settembre alle ore 17 presso la Sala Pavone.

Pronti per ricominciare!

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Settembre è nuovamente alle porte; non è mai facile riprendere la routine quotidiana, ma noi vogliamo darvi il bentornato tra i banchi di scuola e le pagine di questo blog nel modo migliore.  Siamo felici quindi di presentarvi il nostro programma di spettacoli, attività e percorsi didattici per la Stagione 2016-17.

Stagione per la Scuola Primaria e dell’infanzia
Stagione per la Scuola Secondaria di primo e secondo grado

Vi invitiamo naturalmente a dare un’occhiata alle locandine, ma il modo migliore per scoprire questo denso e ricchissimo cartellone sarà sicuramente farselo raccontare dal nostro Direttore Artistico Gastón Fournier-Facio*.

Vi aspettiamo quindi numerosi lunedì 26 settembre alle ore 17: appuntamento in Sala Caminetto!

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* clicca per leggere l’intervista