Ciottolino fortunato!

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Questo ultimo periodo è stato denso di avvenimenti, ma anche di spettacoli, visite guidate e attività delle scuole. Molti ragazzi e insegnanti hanno ancora una volta espresso il loro apprezzamento per il percorso svolto insieme e naturalmente noi, da parte nostra, non possiamo che essere d’accordo: scoprire e riscoprire il Teatro insieme a voi è sempre emozionante! Perciò, insieme a un grande ringraziamento per il vostro impegno, vogliamo condividere qui alcuni commenti agli spettacoli che vi sono particolarmente piaciuti.

Questa “prima puntata” la dedichiamo a Ciottolino, fortunatissima operina per bambini andata in scena al Piccolo Regio Puccini con la regia e i super effetti speciali pensati da Luca Valentino e dallo scenografo Claudio Cinelli.

Il primo tema che vi presentiamo è del giovane Alessandro Daniele, che frequenta la seconda elementare presso la Scuola Madre Cabrini, venuto a Teatro insieme alla sua classe e alla maestra Beatrice Becchimanzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alessandro, grazie del tuo resoconto! Ma sappiamo anche che molti di voi sono rimasti senza parole davanti agli effetti speciali, e hanno delle domande da rivolgere al regista e alla sua aiutante Anna Maria, ai tecnici delle luci e ai cantanti: leggiamone alcune che ci arrivano dalle classi II e III B della Buddies Elementary School:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragazzi, le vostre 29 letterine sono magnifiche e le abbiamo lette tutte … ci scuserete se ne abbiamo pubblicate solo alcune!

Vogliamo ringraziare anche la classe I e la classe III A sempre della Buddies Elementary School che hanno inviato una lettera collettiva direttamente al regista e alla sua assistente.

Vi salutiamo (per adesso!) con un bellissimo disegno di Pietro detto Pepe (classe I), e una bellissima fatina sconosciuta:

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Salome, un’analisi

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’ottimo lavoro di approfondimento che i ragazzi della classe V D del Convitto Nazionale Umberto I, seguiti dalle professoresse Annalisa Costantini e Letizia Peliti, hanno svolto su Salome di Richard Strauss, dopo aver assistito alle prove e allo spettacolo nel corso del progetto All’opera, ragazzi! guidato dalla nostra Benedetta Macario.

Buona lettura e ancora complimenti ai ragazzi!

click sull’immagine per il link alla presentazione

Rossini e il suo tempo: seconda parte

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Ecco a voi la seconda e ultima parte della linea del tempo rossiniana da completare nelle sue date più significative: buon lavoro!

linea tempo rossini 2 parte copia

Il tempo di Rossini: prima parte

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L’anno rossiniano è iniziato e i nostri appuntamenti con il gioco a premi Crescendo rossiniano e il torneo on line si avvicinano: per aiutarvi a rinfrescare le idee abbiamo preparato una piccola linea del tempo in cui mettere a confronto avvenimenti storici, artistici e culturali al percorso del Maestro pesarese. Noi abbiamo indicato le date fondamentali: a voi completare inserendo le relative tappe “operistiche” del nostro Rossini fino al 1829.

Buon lavoro e a presto con la prossima puntata!

Giovannino Guareschi e il Giorno della Memoria

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La fine di gennaio si avvicina e con essa l’importante data del Giorno della Memoria, che ogni anno il Teatro Regio commemora con attività e spettacoli dedicati al tema della Shoah, dei campi di internamento e sterminio, della persecuzione di tutti coloro che per nascita o per scelta non si sono piegati alla dittatura.
Moltissimi conoscono Giovannino Guareschi come celebre autore della saga di Don Camillo e Peppone, ma pochi sanno che fra le pagine della sua vivacissima produzione si possono fare tante altre preziose scoperte, tra cui una testimonianza dell’internamento in un campo di prigionia tedesco, in cui fu prigioniero dal ’43 fino al termine della guerra. Guareschi fu un IMI, Italienische Militärinterniert – Internato militare italiano, uno fra i circa 800mila soldati italiani che dopo l’armistizio rifiutarono di imbracciare le armi per la Germania e la Repubblica Sociale Italiana e per questo furono deportati.
Lo scrittore portò con sé nelle baracche del lager di Sandbostel in Germania lo sguardo arguto, pungente e insieme tenero e profondamente umano che ritroviamo in tutte le sue pagine; anche in quelle scritte tra i reticolati, sotto ispirazione delle tre muse Freddo, Fame e Nostalgia per sollevare il suo spirito e i compagni di prigionia.
Proprio una di queste pagine è stata scelta per essere messa in scena al Piccolo Regio Puccini il 25, 26 e 27 gennaio 2018: la Favola di Natale, che Guareschi scrisse, dedicandola al figlio Albertino che lo aspettava a casa, nell’inverno del 1944.

Questa favola io la scrissi rannicchiato nella cuccetta inferiore di un castello biposto, e sopra la mia testa c’era la fabbrica della melodia. Io mandavo su da Coppola versi di canzoni nudi e infreddoliti, e Coppola me li rimandava giù rivestiti di musica soffice e calda come lana d’angora.”

Arturo Coppola, compositore e compagno di baracca, musicò la fiaba e diresse il coro e l’orchestra improvvisati che per la prima volta la eseguirono nel lager la sera del 24 dicembre 1944.
Una fiaba in bilico tra speranza e disillusione ambientata in un bosco fantastico “dove, la notte di Natale, si incontrano creature e sogni di due mondi nemici“: tra Poesie tagliuzzate dalla censura, Cornacchie poliziotto, Funghi buoni e Funghi nemici, Albertino e il suo papà potranno brevemente riabbracciarsi.

“Papà, perché non mi prendi con te?”
“Neppure in sogno i bambini debbono entrare laggiù. Promettimi che non verrai mai”
“Te lo prometto, papà”

Un inverno di balletti

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È stato un inverno di balletti qui al Teatro Regio, trascorso con due splendidi allestimenti de Lo Schiaccianoci e Il lago dei cigni. I più celebri titoli di Pëtr Il’ič Čajkovskij sono andati in scena mostrandoci due mondi e due visioni diverse e complementari della danza, Lo Schiaccianoci nel colorato e visionario allestimento di Lele Luzzati con coreografie di Amedeo Amodio interpretato dai due solisti del New York City Ballet e dal corpo di ballo Daniele Cipriani Entertainment, Il lago dei cigni nella versione iconica e insuperabile di Marius Petipa e Lev Ivanov, interpretata dal Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo.

Oltre ai numerosi allievi delle scuole di danza che hanno collaborato con noi, molti di voi ragazzi hanno avuto modo di avvicinarsi per la prima volta al mondo della danza classica grazie al progetto All’opera, ragazzi che ha coinvolto 400 studenti di scuola media e superiore, permettendo loro di assistere alle prove e poi alle rappresentazioni serali. Altri 1200 ragazzi hanno riempito la sala del Lirico per una recita speciale de Lo Schiaccianoci la mattina di giovedì 7 dicembre.

14 classi, tra scuola primaria, media e superiore si sono messe in gioco dirette dalle nostre Erica Cagliano e Caterina Cugnasco nel laboratorio coreografico Fate, fiori e fiocchi di neve organizzato per i più piccoli e l’attività Danzare e Sperimentare che coniuga creatività e disciplina della danza.

Rossini: deuxième acte

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Nella puntata precedente dedicata al nostro torneo 2017/18 abbiamo lasciato il protagonista Gioachino Rossini, benché ancora giovanissimo, già all’apice della sua carriera come operista.

I palcoscenici italiani cominciano ad andare stretti a un musicista che già si affaccia alla scena europea, e il nostro maestro è pronto infatti a conquistare anche i teatri d’oltralpe. Prima a Vienna, nel 1822, dove Barbaja è divenuto impresario del Kärtnertortheater, poi a Londra presso la corte e il King’s Theatre, nel 1824. Interprete delle sue opere, e ora anche compagna di vita, è sempre la Colbran, ancora in auge nonostante ormai sia a fine carriera.
Come per tutti i compositori di quel tempo, anche per Rossini la vera meta è Parigi: vi arriva nel 1824 e grazie al suo fiuto e alla sua intelligenza teatrale in breve tempo ne conquista la scena. Assume la direzione del Theatre des Italiens, comincia ad adattare alcuni suoi titoli per le scene parigine –Mosé diventa Moïse et Pharaon, il Maometto II Le Siège de Corynthe-, compone una cantata scenica (Le voyage à Reims) per l’incoronazione di Carlo X e il vaudeville Le Comte Ory reinventandosi secondo il gusto francese.

Rossini può ormai permettersi i suoi tempi di composizione, e si riserverà ben cinque mesi per la realizzazione del suo ultimo capolavoro teatrale, Guillaume Tell, andato in scena il 3 agosto 1829, in cui riassume i migliori elementi dei differenti linguaggi teatrali francese e italiano in un grandioso quadro storico, sociale e umano. È la vetta della carriera teatrale di Rossini (Bellini la definirà la sua “Bibbia musicale”), un’opera che parla già un linguaggio nuovo, ma anche l’ultimo titolo del nostro compositore. Rossini ha aperto la porta sull’opera romantica, ma non vi si riconosce. La sua influenza nell’ambito teatrale parigino ha però ormai spianato la strada ai compositori italiani di nuova generazione come Bellini, Donizetti e Giuseppe Verdi.

Poco dopo la prima, nel settembre dello stesso anno, il compositore torna a Bologna; soffre di disturbi fisici e di una grave depressione, il matrimonio è in crisi, e la caduta del governo francese gli costa il contratto con l’Opéra e la perdita del vitalizio, che riavrà soltanto sei anni più tardi. Sono anni difficili, nei quali Rossini si separa infine da Isabella Colbran (che morirà nel 1845) e si lega a Olympe Péllissier, che sposerà nel 1846. Si sposta tra la Francia, la Spagna e Bologna, compone qualche brano di musica da camera e sacra ( Les soirées musicales tra il 1830 e il 1835, lo Stabat Mater nel 1833), ma si tiene lontano dalla scena teatrale.
Nel 1848 si sposta a Firenze, spaventato dai moti rivoluzionari parigini, e vi trascorre sei anni in quasi completo ritiro, finché nel 1855 Olympe lo convince a rientrare in Francia.
A Parigi finalmente Rossini ritrova la serenità e una discreta salute, che gli consentiranno di trascorrere in pace gli ultimi anni e persino di tornare a comporre. Si fa costruire una villa a Passy dove, tra il 1857 e il 1868, scrive i Péchés de Vieillesse (Peccati di vecchiaia), ben 180 composizioni da camera, buona parte dei quali per pianoforte, nei quali torna a farsi sentire lo sguardo ironico e divertito del Rossini di un tempo e la consapevolezza di appartenere a un’epoca ormai passata.
Un’altra, stupefacente composizione è la Petite messe solennelle (1864), una messa solenne ma da camera, in cui le voci dei quattro solisti e di un piccolo coro si fondono con quelle, insolite, di due pianoforti e un armonium.

Rossini si spegne il 13 novembre del 1868, lasciando 39 opere, composte in 19 soli anni di carriera operistica, una vita intera da protagonista del mondo teatrale con il quale, volenti o nolenti, tutte le nuove generazioni di compositori si dovranno misurare.