Archivio mensile:gennaio 2015

Disegnare il Teatro!

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grandeQuanta creatività e inventiva ci vogliono per ideare una scenografia? Cosa si prova a veder rivivere sul palcoscenico una storia così come l’abbiamo vissuta noi nella nostra fantasia?

grande2E chissà quali emozioni avrà provato un architetto come Carlo Mollino a immaginare e disegnare il “suo” teatro, a vedere gli schizzi farsi progetto e dalla carta concretizzarsi in cemento e mattoni …

Con i Sabati del Regio, le iniziative per le famiglie de La Scuola all’Opera, possiamo provare anche noi a rivestire i panni dell’architetto e dello scenografo: il laboratorio Disegnare il Teatro vi aspetta con le nostre scenografe Barbara Agostini e Ilene Alciati il 23 febbraio, 14 marzo, 18 aprile e 23 maggio, dalle ore 11 alle 12.30.

Requisiti per i partecipanti: avere dai 5 agli 11 anni, un occhio allenato e una mente fantasiosa. Matite, fogli e tutto il materiale per disegnare lo forniamo noi, voi portate mamma e papà: mentre mettete su carta i vostri capolavori potranno visitare il teatro accompagnati dal personale de La Scuola all’Opera.

montaggio

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Brundibár, per il Giorno della Memoria

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Tempo di ricordare la Shoah attraverso la musica: per il Giorno della Memoria va in scena quest’anno al Piccolo Regio Puccini Brundibár, operina per bambini su musica di Hans Krása e libretto di Adolf Hoffmeister.

Una storia infantile, innocente: due bambini, Aninka e Pepiček, cercano un sistema per raggranellare qualche soldino e comprare il latte alla mamma malata. Come fare? Forse cantando una bella canzone all’angolo di una strada, per rallegrare i passanti. Ma il perfido Brundibár, suonatore ambulante di organetto, vuole il quartiere tutto per sé, e caccia i bambini con l’aiuto dei negozianti e della polizia. Scende la notte, e i nostri eroi rimangono soli, sperduti, sconsolati: saranno alla fine tre animaletti un po’ speciali, un passerotto, un gatto e un cane, a soccorrere Aninka e Pepiček, aiutandoli a sconfiggere la prepotenza degli adulti.

Un’operina dalla trama semplice ma fortemente simbolica, che con la sua musica vitale e al tempo stesso malinconica ci ricorda il contesto nella quale è nata ed è stata eseguita.

20110419_1260748092_brundibar duzeSiamo nel 1942 e Hans Krása, insieme a moltissimi altri musicisti, letterati, artisti e intellettuali praghesi, viene deportato, in quanto ebreo, nella fortezza di Terezín –in tedesco Theresienstadt-, una sorta di ghetto “modello” per Prominenten, persone considerate speciali per meriti culturali o patriottici. E in effetti a Terezín la vita per gli internati si presenta in apparenza migliore che in altri Lager: si fa musica, con una vera e propria orchestra, ci sono complessi jazz, compagnie teatrali, concerti, cabaret, recital di poesia. Questa fiorente realtà artistica nasconde però un campo di concentramento a tutti gli effetti, sovraffollato, in condizioni igieniche inumane, dove i prigionieri muoiono ogni giorno di fame, freddo, malattie, e da dove ogni mese, negli ultimi periodi di guerra, partono trasporti verso Auschwitz.

Più di 140mila prigionieri transitarono a Terezín: di questi, circa 33mila vi persero la vita, e altri 88mila furono in seguito deportati in campi di sterminio. Di questi prigionieri, 15mila erano bambini: meno di duecento sopravvissero alla guerra.

22647873_119415705515Brundibár fu rappresentato a Terezín ben cinquantaquattro volte, interpretato dai bambini del ghetto: una delle ultime davanti a delegati della Croce Rossa, invitati dai nazisti a verificare le condizioni di vita degli internati. Lo spettacolo fu il culmine della messinscena che intendeva mostrare agli inviati una città perfetta, dotata di negozi, parchi pubblici, scuole e ospedali funzionanti, abitata da cittadini ben nutriti, felici e liberi di esprimere la propria cultura: uno schiaffo morale alla comunità internazionale, ma anche ai tedeschi ariani, sofferenti sotto le bombe. A tale scopo di propaganda fu girato anche un film, intitolato Il Führer regala una città agli ebrei, in cui compare proprio il cast di Brundibár, al fine della rappresentazione, con Hans Krása alla guida dell’orchestra.

E al contrario dell’opera, la storia vera, purtroppo, finì tragicamente: dopo l’ultima replica, ripresa nel documentario, tutti gli interpreti furono deportati ad Auschwitz, dove persero la vita. Anche Hans Krása vi fu ucciso il 17 ottobre 1944.brundibar_small

Saranno i ragazzi del Coro di Voci Bianche del Teatro Regio a dare voce, quest’anno, ai bambini di Brundibár; lo spettacolo verrà introdotto dalla proiezione del documentario di Michele Bongiorno La città che Hitler regalò agli ebrei. Come ogni anno, La Scuola all’Opera, in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, ha proposto a classi di medie e superiori anche un percorso di preparazione storico e musicale,

per capire come le espressioni artistiche siano specchio della realtà in cui nascono, vivono, sopravvivono.

Contrasti di colore

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Dopo le vacanze la Stagione lirica riprende a pieno ritmo e con lei le nostre attività de La Scuola all’Opera: in questo momento due titoli dai forti contrasti si contendono il palcoscenico del Teatro Regio,

Goyescas di Enrique Granados e Suor Angelica di Giacomo Puccini.

 

Francisco_de_Goya_y_Lucientes_-_The_Clothed_Maja_(La_Maja_Vestida)_-_WGA10045Accomunati dal periodo di genesi e debutto (1916 il primo, 1918 il secondo), dall’essere atti unici (pensati quindi per essere messi in scena accostati ad altre composizioni), sono entrambi titoli di colore: dove il primo gioca sulle forti tinte della passione e della musica iberica, il secondo sull’uniformità di un ensemble di sole voci femminili, e il colore tenero e insieme potente dell’amore materno. Goyescas parla della terra e di un popolo sensuale e terreno, di un amore dalla forza travolgente e mortale; in Suor Angelica entriamo in un piccolo mondo “fuori dthCAJFQNJCal mondo”, un’atmosfera sospesa che anela al cielo ma non può raggiungerlo. Entrambi legati a suggestioni pittoriche, ispirato da alcuni Capricci di Goya il primo, nato per far parte di un Trittico il secondo: atti unici, ma divisi in quadri dal titolo e dal riferimento ben preciso.

 

Li vediamo sulla scena del Teatro Regio in un nuovo allestimento di Andrea De Rosa, che a sua volta gioca sul contrasto, sul tema del vuoto e della solitudine – rappresentato in Goyescas da un enorme cratere che ingombra la scena, immoto e inevitabile, e in Suor Angelica dalle tetre e incombenti pareti di un ospedale psichiatrico del secondo dopoguerra – e risponde alle luminose aperture dell’orchestra con piccoli squarci di luce nel buio del palcoscenico.

Non è certamente facile per voi, ragazzi di medie e superiori, confrontarvi con due titoli come questi, meno noti di altre rappresentazioni più celebri, eppure ricchissimi di suggestioni e riferimenti extramusicali, musicalmente affascinanti e complessi; così come non è stato facile per noi de La Scuola all’Opera accompagnarvi alla loro scoperta nei progetti All’Opera, ragazzi! e Un giorno all’opera. Ci piacerebbe quindi conoscere le vostre impressioni sull’aspetto musicale, sulla messa in scena, sull’esperienza a teatro e ogni cosa che vorrete condividere tra voi e con noi: coraggio, i commenti sono aperti!

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