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Tempo di premi e di bilanci

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Tempo di premi e di bilanci

Un altro anno è volato e mentre voi probabilmente già da qualche giorno vi crogiolate al sole sulla spiaggia, in un rifugio alpino o in campagna, è tempo per noi di fare un bilancio dell’anno trascorso insieme, e in prima battuta naturalmente rendervi finalmente partecipi dell’esito di Viva Vivaldi! –  Il torneo online.

Dopo la fase del super quiz in Teatro alla scoperta del nostro Autore in cui si sono cimentate ben 19 classi di scuole medie e superiori, la gara è proseguita on line con il torneo che è culminato nella consegna di originali elaborati creativi prodotti dai ragazzi, che sono stati esaminati e valutati dalla giuria composta da Gastón Fournier-Facio, musicologo e scrittore, Direttore Artistico del Teatro Regio di Torino, Vittorio Sabadin, giornalista e scrittore, autore di diversi adattamenti di opere proposti al pubblico delle scuole e non solo (Il flauto magico, Le nozze di Figaro, Don Giovanni, La Bohème, La Cenerentola, Madama Butterfly…), nonché membro del Consiglio di Indirizzo del Teatro Regio e Riccardo Fracchia, Direttore di Scena del Teatro Regio di Torino.

Ed ecco i vincitori: si riconfermano al primo posto per il secondo anno consecutivo i ragazzi delle classi IV e V Ginnasio del Liceo Classico Bodoni di Saluzzo, guidati dal professor Diego Ponzo. Con grande investimento di tempo ed energie gli studenti vincitori hanno creato un vero e proprio sito web dedicato ad Antonio Vivaldi in cui ripercorrerne la storia, ascoltare le sue note più celebri e scoprire interessanti “dietro le quinte”, il tutto presentato da accattivanti video interamente a cura dei ragazzi: vi invitiamo ad esplorarlo e facciamo le nostre congratulazioni alla classe che si aggiudica in premio i biglietti per la prova generale di uno spettacolo della prossima Stagione.

                                                    [click per aprire il link al sito]

Un premio e una menzione speciali sono poi stati assegnati anche ai secondi classificati, i ragazzi della classe I D della Scuola Media Calamandrei di Torino guidati dal professor Gabriele Rocca: con molta creatività ed entusiasmo hanno scelto di raccontarci Vivaldi da un punto di vista inedito,  quello delle sue allieve dell’Ospedale della Pietà. Ecco a voi il link al loro originalissimo “Diario delle putte“:

[click per aprire il link al video]

L’incontro di premiazione si svolgerà nella prima settimana di ottobre. Nel frattempo, auguriamo a tutti i coraggiosi che si sono cimentati nel nostro torneo barocco un meritatissimo riposo estivo.

 Ma il nostro premio migliore sicuramente siete stati come sempre voi che ci avete seguito nel corso di questa ricchissima Stagione. Qualche numero?

disegno di Francesca, Convitto Umberto I

Più di 300 classi hanno visitato il Teatro Regio alla scoperta del mondo dietro le quinte; circa 150 classi hanno trascorso un’intera giornata con noi seguendo la preparazione di uno spettacolo e alcune assistendo poi alla recita con il pubblico serale grazie ai progetti Un giorno all’opera All’Opera ragazzi!; più di 100 classi hanno esplorato l’opera e le sue connessioni extramusicali con l’arte e la storia grazie a uno dei nostri percorsi di rete in collaborazione con i principali musei torinesi, e più di 100 si sono messe in gioco con uno dei nostri laboratori di canto, danza, orchestra, scenografia, scrittura creativa; oltre 11mila ragazzi hanno assistito agli spettacoli della Stagione delle Scuole.

Nel concludere un anno così ricco non possiamo che ringraziarvi ancora una volta per il lavoro svolto insieme e darvi appuntamento a breve per svelare la prossima Stagione de La Scuola all’Opera!

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Viva Vivaldi: la forma di concerto

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L’epoca in cui l’astro vivaldiano sorge, cresce e infine svanisce è feconda di novità e rivoluzioni dal punto di vista storico, politico e artistico: l’Europa è alternativamente legata e divisa da sovrani assoluti, sconvolgimenti territoriali, sistemi di pensiero condivisi o contrapposti, guerre di successione. Proprio di una di queste fu vittima collaterale Vivaldi, nato artisticamente durante la guerra di successione spagnola (terminata con il trattato di Utrecht nel 1713) e scomparso in miseria a Vienna a causa dell’improvviso insorgere del conflitto per il trono d’Austria, terminato con il trattato di Aquisgrana nel 1748. Guerre determinate dallo scontro di potenze assolute tutt’altro che dimentiche dell’importanza delle arti, soprattutto quella musicale: quando il Prete Rosso nasce, la Francia (e per estensione di influenza buona parte dell’Europa) è dominata da Luigi XIV, il Re Sole, grande promotore dello sviluppo della musica francese e provetto ballerino. Antonio Vivaldi muore nel 1741 mentre si affaccia alla scena politica un altro monarca illuminato, il prussiano Federico il Grande, il “re filosofo”, otiimo stratega militare ma anche eccellente flautista e compositore. In questo complesso quadro politico e culturale l’Italia ancora non esiste: in quasi tutta la penisola dominano gli spagnoli, che cederanno il passo all’Austria a cavallo con il XVIII secolo, eccezion fatta per il nuovo astro sorgente del Ducato di Savoia -che diventerà Regno dal 1713- e per la Repubblica di Venezia, patria di Vivaldi. La Serenissima, provata dai conflitti con l’impero ottomano e dalla crisi dei commerci, conosce un lento ma inarrestabile declino, mascherato dagli splendori di una vivace vita culturale e artistica.

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Canaletto, Il molo, Palazzo Ducale e il Campanile di San Marco, olio su tela. Firenze, Galleria degli Uffizi

In un’epoca così complessa e mutevole in ambito musicale è soprattutto la forma ad evolvere verso qualcosa di nuovo e più stabile: in particolare, la nascita del concerto, di cui proprio Vivaldi diventa maestro indiscusso con oltre 500 titoli al suo attivo. Ricostruire il numero esatto e ricomporre un catalogo di opere è impresa quasi impossibile: Vivaldi pubblica alcune sue composizioni, ma soprattutto trova redditizio vendere direttamente i manoscritti a chi glieli richiede, musicisti esperti o dilettanti che siano, disperdendo così la sua musica nelle biblioteche private di mezza Europa.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di “concerto”? L’etimologia del termine è incerta e in quanto tale suggerisce la doppia natura e le diverse valenze del genere: può essere derivato dal latino concertare, cioè combattere, contrapporre, ma anche da conserere, legare insieme, unire. La forma del concerto nasce, si sviluppa e infine si codifica proprio con questo doppio significato, di mettere insieme e al contempo contrapporre elementi diversi, dialoganti fra loro.

Già nella metà del Cinquecento, con la pratica allora in voga di mescolare strumenti e voci-lasciando che a volte queste facessero le veci di quelli, e viceversa, comincia a comparire il termine “concerto”, che dunque all’inizio della sua storia non definisce necessariamente una composizione esclusivamente strumentale ma la presenza di diversi elementi, o strumentali o vocali, contrapposti, alternati o intrecciati fra loro: degno di nota, il settimo libro dei Madrigali di Claudio Monteverdi è intitolato, appunto, Concerto (1619). Di lì a poco, però, il sempre maggiore sviluppo del basso continuo porta a un’evoluzione della musica orchestrale che acquista più indipendenza e valore espressivo.

Nasce così la sonata come composizione solo strumentale (contrapposta alla cantata), che va codificandosi in una successione di movimenti di espressività diversa. Non resta che applicare a questo contesto una serie di tecniche compositive che erano venute sviluppandosi negli anni: prima fra tutte, la tecnica dei cori spezzati o battenti, in cui una compagine vocale si alternava ad un’altra. Nasce così il concerto grosso, in cui la totalità dell’orchestra (tutti o ripieno) si contrappone al cosiddetto concertino, un ensemble più ridotto di strumenti o uno strumento solista. Il solo o concertino va assumendo sempre maggiore importanza, diventando a tutti gli effetti protagonista del concerto: è il caso del concerto solistico. La scrittura polifonica e contrappuntistica cede il passo a progressioni armoniche o variazioni di registro, alternando al contempo passaggi in forte e in piano come ulteriore elemento espressivo. Strumenti solisti per eccellenza sono il violino e, per la prima volta nella storia, il flauto traverso che da qui in poi conoscerà enorme fortuna soppiantando per sempre il flauto diritto, meno versatile ed espressivo e dal suono più debole. Oltre ai concerti per violino e per flauto, Vivaldi scriverà anche per flauto diritto, violoncello, viola d’amore, oboe, fagotto, ottavino e mandolino come soli, più svariati concerti per due strumenti uguali (tromba, corno e altri) o diversi (ad esempio liuto e mandolino).

Svariati autori, come Corelli e Torelli, concorrono allo sviluppo della forma di concerto, ma è con Vivaldi che si arriva alla sua massima espressione sia sul piano formale sia su quello espressivo. Non è un caso che in alcuni titoli delle sue celebri raccolte (un esempio su tutti, L’estro armonico, 1711 circa) ricorrano termini che richiamano sia l’elemento creativo e fantasioso (estro) sia quello del rigore formale (armonia) e che Johann Sebastian Bach ne sia stato grande studioso e trascrittore.

La maggioranza dei concerti vivadiani prevede un’alternanza di tre movimenti con andamento allegro-adagio-allegro. Nel primo e terzo movimento assistiamo all’alternanza di tutti e solo, mentre il movimento centrale, cantabile ed espressivo, è dedicato al solista o al piccolo ensemble solistico. Un ottimo esempio lo trovate nel concerto per quattro violini op. 3 n. 10 o, di cui vi proponiamo l’ascolto sia in versione originale sia dell’interessantissima trascrizione bachiana per quattro clavicembali.

Concerto op. 3 n. 10 L'estro armonico

Concerto in si minore op. 3 n. 10 RV. 580 – L’estro armonico (click sull’autografo per l’ascolto)

Concerto per quattro clavicembali

Concerto in la minore per quattro clavicembali BWV 1065

Differente è il discorso per un numero ridotto di concerti (nessuno dei quali solistico), che riprendono lo stile cosiddetto da chiesa con prevalenza di movimenti gravi.

Come abbiamo anticipato, Vivaldi ha lasciato ai posteri più di 500 concerti: una simile cifra, assolutamente sbalorditiva per i canoni moderni, avrebbe attirato secoli più tardi i commenti maligni di celebri compositori come Stravinskij, il quale ebbe a dire che Vivaldi non avrebbe scritto centinaia di concerti, ma centinaia di volte lo stesso concerto. A voi ribattere alle accuse scoprendo con il vostro studio e i vostri ascolti la straordinaria varietà e inventiva del Nostro: le sue pagine in assoluto più famose e popolari sono però Le stagioni, i primi quattro numeri dell’opera 8, Il cimento dell’armonia e dell’inventione. Vorreste saperne di più? Seguiteci nel prossimo articolo.

Vivaldi: vita, morte e miracoli musicali

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Vi presentiamo oggi un caso davvero speciale, una delle più luminose personalità del mondo musicale avvolta in uno dei misteri più oscuri: Antonio Vivaldi, virtuoso del violino, compositore, rinnovatore della musica strumentale, fecondo compositore operistico, emulato dai più grandi, Johann Sebastian Bach in primis. Dimenticato per secoli, oggi è tornato alla ribalta come uno dei principali autori musicali barocchi, eseguito in tutto il mondo e in tutti i teatri, onnipresente in qualsiasi antologia storica per le scuole medie ma ancora sconosciuto. Contiamo sul vostro aiuto quali partecipanti al torneo on line a lui dedicato per sciogliere il mistero e rendere finalmente giustizia a questo importantissimo personaggio. Viva Vivaldi!

Ecco in questo primo articolo una panoramica di tutto ciò che sappiamo della sua vita:

 Antonio Vivaldi nasce a Venezia nel marzo 1678, probabilmente il giorno 4 -sarà battezzato soltanto due mesi dopo- figlio di Giovanni Battista, barbiere nella vita e violinista per passione. Il padre lo avvia da subito allo studio della musica, inizialmente in casa e presto, avendo il piccolo Antonio dimostrato grande talento, anche nella Cappella dogale di San Marco, dove Giovanni Battista era stato nel frattempo ingaggiato. La salute di Vivaldi giovane è malferma: soffre di “strettezza di petto”, probabilmente una forma di asma, e per questa ragione viene destinato alla vita ecclesiastica. Ordinato sacerdote nel 1703, in pochi mesi dimostra la sua incompatibilità con il ministero e viene dispensato dal celebrare messa: non si sa se per i menzionati problemi di salute, come lui stesso sostiene, o perché, come si mormora in giro, abbia l’abitudine di piantare in asso i fedeli nel bel mezzo delle funzioni per andare ad annotare le ultime invenzioni musicali. Conserverà però il soprannome di Prete Rosso, dovuto alla chioma fulva -nelle raffigurazioni sempre nascosta dalla parrucca alla moda.

Certamente il Nostro non dispera: la musica è la sua reale vocazione, e presto può metterla a frutto in maniera compiuta. Lo stesso anno viene ingaggiato come insegnante di violino (e più tardi come compositore e direttore) presso il Seminario musicale dell’Ospitale della Pietà, un conservatorio femminile dove le orfane ospiti vengono istruite come valenti strumentiste. È l’ambiente ideale per un compositore: Vivaldi ha a disposizione un’intera orchestra, cosa rara a quei tempi, per la quale scrivere, inventare, sperimentare senza alcuna limitazione. Ha molto da dire in termini di creatività: i tempi sono ormai maturi per un rinnovamento del linguaggio espressivo e per un’evoluzione della forma. Musica strumentale e musica sacra, ma non solo: siamo nel ‘700 e Vivaldi non può non cimentarsi, in duplice veste di compositore e impresario, con lo spettacolo più di grido, più richiesto e più amato dal pubblico, nobili, borghesi e popolo: il melodramma. Le sue composizioni cominciano a superare per fama i confini di Venezia, si diffondono in tutta Europa fino ad approdare, nel 1712, ad Amsterdam, pubblicate dal più celebre editore musicale dell’epoca, Estienne Roger. Anche Vivaldi viaggia in Italia e in Europa, dirige le sue opere e si esibisce come virtuoso. Miete successi e onorificenze, diffonde scandali e chiacchiere mostrandosi in compagnia di primedonne e infermiere personali. Dirige per il Principe Elettore di Baviera e compone per il principe di Polonia, papa Benedetto XIII lo elogia per la sua bravura al violino, il teatro di Amsterdam in occasione del centenario della sua fondazione (1737) lo invita come direttore ospite l’imperatore Carlo VI lo nomina cavaliere e lo invita a Vienna. E a Vienna Vivaldi spera di proseguire la sua fortunata carriera: a Venezia il gusto musicale sta rapidamente cambiando, l’opera napoletana riempie i teatri e il rapporto con l’Ospedale della Pietà è altalenante. Non avrà fortuna: Carlo VI muore, la guerra di successione costringe i teatri alla chiusura e il compositore cade in miseria. Vivaldi scompare nel nulla, per secoli.

Negli anni ’30 del ‘900 emerge, finalmente, un indizio: viene ritrovato un necrologio nei registri della parrocchia di Santo Stefano a Vienna: Antonio Vivaldi, il Prete Rosso, virtuoso del violino, autore di 21 opere liriche, circa 50 brani di musica sacra, 90 sonate e più di 400 concerti, fu sepolto il 28 luglio 1741 nella fossa comune degli indigenti di Vienna.

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Chiunque avesse altre notizie storiche è pregato di contattare la redazione di questo blog: noi vi diamo appuntamento alla prossima puntata con altri indizi sulla produzione musicale del nostro personaggio.

Viva Vivaldi!

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Martedì 4 ottobre in Sala Caminetto si è svolta la premiazione dei vincitori del nostro torneo on line Il Gioco dell’Opera, edizione 2015/2016.

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Prima classificata la classe IV ginnasio (attuale V) del Liceo Classico Bodoni di Saluzzo, capitanata dal prof. Diego Ponzo, con un progetto multimediale collettivo ideato dai ragazzi in sinergia con il loro insegnante. Risultato, un video dove la classe ci racconta il suo Don Giovanni, progetto “ideale” che si propone di attualizzare il grande titolo mozartiano coinvolgendo le diverse professionalità del teatro d’opera, dal Sovrintendente, al Regista, allo Scenografo. I ragazzi hanno conquistato otto miniabbonamenti alla Stagione in corso. Complimenti per l’impegno e grazie per averci raccontato anche il “dietro le quinte” del vostro lavoro con la fase di ideazione e discussione. Vi auguriamo buon lavoro per il nuovo torneo!

Secondi classificati quattro studenti del Liceo Classico Europeo Umberto I di Torino, coordinati dalla professoressa Gavinelli, dei quali abbiamo potuto leggere su questo blog due recensioni a spettacoli della nostra Stagione 2015/16. I quattro critici in erba hanno conquistato i biglietti per assistere a una prova generale.

Il primo premio è stato offerto dal Comitato Nenè Corulli e consegnato ai vincitori dai membri della giuria Professoressa Ariotti e Professor Di Nardo; il secondo premio, messo in palio dal Teatro Regio, è stato consegnato da Elisabetta Lipeti dell’Ufficio Scuole.

Concluse le operazioni di premiazione, siamo pronti per presentarvi il nuovo protagonista del torneo, da quest’anno –udite udite!- aperto anche alle scuole medie:

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Lo riconoscete?
È proprio lui, Antonio Vivaldi.

Studiatissimo nei programmi scolastici ma nei fatti poco conosciuto e forse poco amato dagli studenti. Cercheremo, tramite gli articoli pubblicati mensilmente su questo blog e una vera e propria mini-gara da svolgere in Teatro o a scuola, di farvi conoscere un Vivaldi nuovo, inedito, frizzante come l’epoca in cui è vissuto.

Il cartellone di quest’anno ci aiuterà nel nostro progetto proponendo accostamenti insoliti e titoli rari. Siamo certi che tutti avrete sentito parlare delle Quattro Stagioni: noi vi proporremo di sommarle alle altre quattro del tango nuevo di Astor Piazzolla nello spettacolo Vivaldi e Piazzolla, le otto stagioni.

E poi, un Vivaldi non solo compositore di concerti ma anche di opera con L’incoronazione di Dario, in scena ad aprile nel corso del Festival Vivaldi che coinvolgerà tutta Torino.

Cosa dovrete fare voi? Seguirci nell’approfondimento del nostro Autore tramite gli articoli pubblicati sul blog; cimentarvi nel quiz storico-ludico-musicale del Gioco dell’Opera; inviarci, entro il 6 maggio 2017, un vostro personale elaborato creativo. Siate coraggiosi: ricchi premi attendono i vincitori.

Vi diamo quindi appuntamento tra una settimana con la prima puntata on line dal tema Vivaldi: vita, opere e miracoli musicali.

Il Direttore Artistico presenta la Stagione dei ragazzi

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Condividiamo con voi qualche estratto dell’intervento che il nostro direttore artistico, Maestro Gastón Fournier Facio, con la sua consueta forza comunicativa, ha presentato agli insegnanti riuniti lunedì 26 nella Sala Caminetto del Teatro Regio.

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Il Maestro ha raccontato al nostro pubblico quali saranno i momenti principali della Stagione della Scuola all’Opera: in prima battuta, La bohème, i ragazzi e l’amore, che debutta già il 18 ottobre sul nostro palcoscenico. Quale modo migliore per avvicinarsi al mondo del melodramma che scoprire la freschezza e l’intensità di una delle pagine d’opera più rappresentate al mondo? Siamo sicuri che anche l’allestimento –lo stesso che apre la Stagione lirica 2016-17-, estremamente attuale e suggestivo, saprà proiettare i ragazzi direttamente nella storia degli amici bohémien e il loro percorso di crescita attraverso l’amore, i sogni, le risate e le inevitabili rinunce e perdite. Se non l’avete ancora fatto, prenotate lo spettacolo! Gli ultimi posti sono ancora a disposizione.

Il Maestro ci ha poi parlato della originale proposta jazz, questa in versione interattiva con la partecipazione del pubblico in sala, dei canti della tradizione e la vivace Little Jazz Mass di Bob Chilcott, proposti dal trio di Luigi Martinale (pianoforte, contrabbasso e batteria) e dal Coro di voci bianche del Teatro Regio per lo spettacolo Tutti quanti voglion fare il jazz… anche a Natale!

Altrettanto interattivo secondo la nostra migliore tradizione sarà lo spettacolo Il flauto magico raccontato ai ragazzi, in chiusura di Stagione, in cui sarà il direttore d’orchestra a raccontarci il capolavoro mozartiano, anch’esso messo in scena con l’allestimento serale ma in versione adatta a un pubblico più giovane. Preparatevi a cantare con Papageno!

Per i più piccoli un’opera piccolissima: Settestella di Azio Corghi, uno spettacolo di condivisione, scoperta e amicizia che letteralmente si costruirà sotto gli occhi del pubblico in miniatura attraverso musica, canto e pittura dal vivo.

Anche quest’anno non possiamo fare a meno di affiancare a questi spettacoli più spensierati una data importantissima, quella del Concerto per il  Giorno della memoria, ospitato per la prima volta nella splendida cornice della Sala del lirico per fare spazio all’Orchestra e al Coro del Teatro che eseguiranno due celebri pagine di autori degenerati, Felix Mendelssohn Bartholdy e Arnold Schoenberg. Voce narrante d’eccezione sarà quella di Gabriele Lavia.

Infine, in primavera usciremo dagli schemi con un abbinamento insolito: Vivaldi e Piazzolla, le otto stagioni, alternando il barocco veneziano al contaminatissimo tango nuevo argentino. Siamo sicuri che soprattutto per le Scuole secondarie di primo grado potrà essere una proposta vincente … in tutti i sensi! Sarà possibile infatti non limitarsi alla visione dello spettacolo ma cimentarsi con Viva Vivaldi!, un torneo per giocare dal vivo e on line sulle pagine di questo blog alla scoperta di un barocco inaspettato. Ai primi classificati in palio biglietti per uno spettacolo della prossima Stagione.

A chiusura dell’intervento, Elisabetta Lipeti ha presentato le attività, i laboratori e i percorsi didattici che fanno da cornice alla ricchissima Stagione di spettacoli.

Vi aspettiamo numerosi!

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Una visita in sartoria

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Il nostro torneo on line Il gioco dell’opera è ormai concluso: i partecipanti hanno consegnato i loro elaborati -complimenti a tutti!- e, in attesa del verdetto della giuria, pubblichiamo ancora un’intervista, questa volta alla Responsabile di sartoria e vestizione, la signora Laura Viglione.

In cosa consiste il suo lavoro?
Ci sono due aspetti da considerare: il primo è la funzione del trait d’union tra il costumista, che quasi sempre arriva dall’esterno e porta in questo teatro il suo spettacolo, e il lavoro della sartoria interna che si traduce poi nella messa in scena. Poi c’è un aspetto più tecnico -e anche burocratico- dell’organizzazione del personale, dei ritmi del lavoro e delle prove dei costumi.
Nello specifico, nel momento in cui uno spettacolo arriva qui in teatro, il mio compito è quello di controllare i costumi e i materiali in arrivo, organizzarlo, programmare le prove e l’eventuale riadattamento prima dell’andata in scena. Nel caso si tratti invece di uno spettacolo nuovo, bisogna innanzitutto prendere contatto con il costumista e poi partendo dai suoi bozzetti organizzare la produzione dei costumi. Per ogni bozzetto insieme al costumista vanno definite le caratteristiche, i tessuti, i materiali e il taglio d’epoca di ogni singolo abito, dando quante più specifiche possibili. Viene quindi fatta una gara di appalto in modo che le sartorie teatrali possano fornire un preventivo. Si sceglie la sartoria più adatta anche in base alla tipologia di costume richiesto -alcuni laboratori sono specializzati nelle ricostruzioni d’epoca, altri in lavori di fantasia- e si segue il lavoro in tutte le varie fasi della realizzazione, assegnando le misure e i ruoli, seguendo la scelta delle comparse. Infine i costumi arrivano in teatro e si procede alla convocazione delle varie parti per le prime prove. Si definiscono quindi eventuali adattamenti e quindi le calzature, le acconciature, le parrucche e il trucco che completerà la caratterizzazione di ogni personaggio: il fine è quello di presentarlo nella sua completezza, caratterizzarlo dalla testa ai piedi per così dire.
Poi c’è l’aspetto più di routine, coordinare e organizzare gli orari del personale, la necessità di contratti per gli aggiunti, coordinare i truccatori che pur essendo personale esterno fanno riferimento a noi, fino alle prove in costume in palcoscenico dove insieme al regista e al costumista si prende nota di tutto quello che non va … e alla prima prova c’è sempre qualcosa che non va! La gonna troppo lunga o il pantalone troppo corto, ad esempio: cose di cui ci si accorge nell’insieme. Si effettuano quindi le ultime correzioni.
In questo momento in sartoria lavorano una decina di persone: a queste vanno ad aggiungersi dai sei ai dieci collaboratori, a seconda della grandezza dell’allestimento, che vengono solamente alla sera per aiutare nella vestizione e nei cambi.

Come si arriva a diventare sarto teatrale?
Io non sono sarta: ho fatto una scuola di moda e costume presso l’Istituto d’arte Passoni, dopodiché ho seguito un tirocinio presso la sartoria teatrale Devalle che è stata una scuola eccezionale. Presso di loro ho lavorato come assistente ai costumi e mi sono occupata di catalogazione e datazione della collezione di abiti d’epoca; ho avuto anche l’opportunità di affiancare alcuni costumisti quando venivano a realizzare i costumi in sartoria. Ho quindi lavorato per qualche anno come costumista RAI, dopodiché sono stata chiamata al Teatro Regio come assistente del maestro Guglielminetti, fino ad arrivare a ricoprire il mio ruolo attuale. Non esiste una scuola dove si possa imparare questo mestiere, bisogna apprendere sul campo come in molte delle professionalità che lavorano in teatro.

Quali sono le sfide che si incontrano nel corso del suo lavoro?
Se ne incontrano ad ogni spettacolo! Ad esempio quando arriva un allestimento già realizzato per un altro teatro e bisogna riadattare tutti i costumi per il nuovo cast, a volte anche apportando delle varianti all’idea iniziale per vestire meglio il fisico del cantante. A volte poi il costume è uno solo e le compagnie sono due: in questo caso si tratta di reperire i tessuti e i materiali più simili per replicare in modo fedele l’originale. Infine c’è il lavoro di mediazione tra le esigenze del costumista e le richieste dei cantanti: bisogna a volte cercare dei compromessi perché il costume rispecchi la concezione originale ma permetta di muoversi e cantare indossandolo.

Quali sono le maggiori soddisfazioni?
La maggiore soddisfazione arriva quando sei in sala, si apre il sipario, e finalmente – quasi magicamente direi – tutto va bene. Tutti i cantanti sono in scena, ben vestiti e ben truccati, e arrivano gli applausi: significa che il nostro lavoro è riuscito.

Cosa direbbe a un giovane per invogliarlo a scoprire l’opera?
Potrebbe sembrare uno spettacolo demodé, un residuo di un’altra epoca agli occhi di un ragazzo, ma bisogna vincere questa iniziale diffidenza e provare a respirare l’aria del teatro, possibilmente anche cercando di scoprire cosa succede dietro le quinte, prima di andare in scena: è uno spettacolo nello spettacolo. E, una volta in sala, lasciarsi prendere dalla musica: a volte è anche bello semplicemente chiudere gli occhi e ascoltare.

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Intervista al Direttore della Comunicazione

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Nel nostro percorso alla scoperta del teatro d’opera, vi facciamo conoscere oggi un altro importantissimo settore: abbiamo intervistato Paola Giunti, direttore della Comunicazione e delle Pubbliche relazioni.

In che cosa consiste il suo lavoro?

Il mio ruolo significa molte cose: ad esempio avere rapporti con i mezzi di informazione e seguire la nostra attività editoriale, a partire dalla realizzazione degli articoli per Sistema Musica, che è il mensile gratuito che raccoglie tutti gli appuntamenti musicali in città.
Per quanto riguarda i programmi e la Stagione nel suo complesso, il lavoro comincia lanno precedente con la presentazione dei nuovi titoli al pubblico. Ad esempio circa 20 giorni fa abbiamo cominciato a lavorare ai materiali da realizzare per la Stagione 2016/17*.
All’incirca due mesi prima della messa in scena dei singoli titoli si passa poi alla redazione e stesura di articoli e interviste per Sistema Musica. Si procede quindi con la realizzazione del volume di sala con circa un mese di anticipo sulla messa in scena e si passa infine alle locandine e schede di sala. Nel frattempo c’è la complessa tessitura dei rapporti con i giornali, la RAI -ogni prima del teatro va in onda in diretta su RAI Radio 3- e i vari mezzi di informazione. Cerchiamo inoltre di invogliare i critici a seguire le nostre produzioni. È quindi un lavoro complesso e articolato, naturalmente supportato da molti collaboratori.

Nello specifico, può indicarci quali sono gli step che portano all’organizzazione di un importante appuntamento di comunicazione, come ad esempio la conferenza stampa per la presentazione della Stagione?

La presentazione della Stagione è l’evento clou per quanto riguarda il settore della Comunicazione e si tiene solitamente a maggio. Per prima cosa ci si confronta con il Sovrintendente, il Direttore artistico e il Direttore musicale, per capire, al di là dei singoli titoli, quali sono i temi della Stagione che inizierà l’ottobre successivo, quali gli elementi interessanti da sviluppare e da poter comunicare. Si valutano quindi i vari titoli, interpreti, direttori e registi per capire i punti di forza da far risaltare. Ci sono come sempre delle produzioni di punta, per esempio l’apertura di stagione, i nuovi allestimenti, o titoli che vantano un cast d’eccezione. Bisogna quindi saper calibrare il tipo di comunicazione cercando di esaltare gli aspetti significativi della produzione.
Ci sono poi alcune produzioni più difficili da promuovere, come il repertorio moderno e contemporaneo. Ad esempio nella Stagione in corso abbiamo cominciato un progetto Janacek- Carsen e proposto un titolo poco eseguito come La donna serpente di Alfredo Casella**. Sono opere meno conosciute, meno facili per il pubblico e per questo sulla carta presentano alcune difficoltà: soprattutto in tempi di crisi come questi, chi viene a teatro deve selezionare i titoli ai quali assistere ed è più disposto a investire nell’opera “del cuore”, che già conosce e che è sicuro di gradire.
Il nostro lavoro consiste quindi anche nello stimolare la curiosità del pubblico, perché cominci a seguire anche titoli meno noti. Grazie al prezioso aiuto degli Amici del Regio, cerchiamo poi di fare delle promozioni e una politica di prezzi più convenienti, cercando di facilitare il pubblico perché venga a vedere anche opere che forse metterebbe in secondo piano. Per La donna serpente, ad esempio, grazie agli Amici del Regio è stato possibile proporre una promozione per cui per ogni biglietto acquistato se ne riceveva un secondo in omaggio.
Il successo di un titolo dipende però in ultima analisi dalla qualità musicale e della messa in scena: la comunicazione può essere più o meno brillante, ma sono poi il cast, la direzione, la regia di un’opera a conquistare gli spettatori.
Il lavoro dell’Ufficio stampa, inoltre, finisce con la messa in scena: saranno a quel punto il pubblico e i critici a stabilire se lo sforzo collettivo del Teatro per la produzione ha avuto un buon risultato o meno. Fortunatamente il Teatro Regio da questo punto di vista è una garanzia: lo dimostra la sala piena anche in tempi difficili come questi.

Quali sono le principali difficoltà che il suo lavoro presenta?

Le difficoltà sono legate soprattutto alla mole e alla quantità di lavoro: negli ultimi tempi gli strumenti di comunicazione sono molto cresciuti. Mi riferisco ai social network: Facebook, Twitter, Instagram … Sono ottimi mezzi, una forma contemporanea di comunicazione nella quale credo molto, ma non producono da soli i propri contenuti. La cura dei social network si va quindi ad aggiungere ai mezzi tradizionali che abbiamo sempre usato, come i comunicati stampa, i rapporti personali e quant’altro. Questi nuovi mezzi richiedono attenzione e moltissima assiduità, il che ha moltiplicato il nostro lavoro.
Tra le prove in corso, le recite e i titoli che seguiranno, l’impegno è quindi molto elevato.
Abbiamo poi anche i mini-video delle Pillole di passione, interamente girati e montati su tablet: pochi minuti che sintetizzano in modo simpatico e originale una produzione, tramite interviste, curiosità e riprese dietro le quinte. Non è semplice far sì che una puntata da pochi minuti abbia una sua coerenza e uno sviluppo narrativo e ogni produzione richiede la scrittura di un piccolo storyboard.

Può raccontarci la soddisfazione più grande?     

È sicuramente una soddisfazione passare sotto i portici del Teatro, dove sono esposte tutte le nostre locandine, e vedere il pubblico che le guarda, commenta e sceglie le recite alle quali venire, vedere qualcuno che legge Sistema Musica, ricevere complimenti per le Pillole di passione … quando insomma il lavoro che svolgiamo viene riconosciuto e porta frutto.

Cosa direbbe a un giovane per invogliarlo a scoprire l’opera?

Direi che è la cosa più emozionante che possa fare! Uno spettacolo dal vivo cambia tutte le sere, e questo è impagabile. Emozionarsi grazie ad altre emozioni che vengono messe in scena è qualcosa che solo l’opera può dare. Rispetto al teatro di prosa si aggiunge la musica, e l’elemento musicale colpisce prima e direttamente allo stomaco. Certo, la spettacolarità del cinema è ineguagliabile: ma qui tutte le sere solisti, direttore, artisti dell’orchestra e del coro mettono a disposizione del pubblico le proprie emozioni, e questa condivisione si ha solo in un teatro d’opera. E poi, rivedere e riascoltare i titoli del cuore è un’esperienza sempre nuova, come se ogni recita fosse la prima. Noi tutti siamo addicted di emozioni: e il teatro d’opera ne e il più grande fornitore.

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*presentata al pubblico e alla stampa il giorno 9 maggio scorso.
**al compositore torinese è stato dedicato un Festival di due settimane