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E’ settembre, ma senza impegno

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Cominciano le piogge e i primi freddi, ma in Galleria Tamagno è ancora estate… ce lo conferma Bianca, ballerina e giovanissima vincitrice del laboratorio Orchestra Quiz della settimana scorsa!

Sì, perché dopo un po’ di meritate vacanze abbiamo ripreso i nostri laboratori estivi dedicati a Wolfgang Amadeus Mozart: fino a venerdì le note del Flauto magico saranno di nuovo le protagoniste delle vostre performance di recitazione, canto, balletto e breakdance.

Nel frattempo, il Teatro ha riaperto le porte per i concerti di MITO e continua a farsi bello in vista dei prossimi appuntamenti.

Sappiamo che anche voi siete super impegnati nei preparativi per l’atteso ritorno a scuola e auguriamo a tutti, a voi e a noi, che questo settembre sia un buon nuovo inizio: a presto!

Laboratori in Galleria

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Il tempo vola quando ci si diverte … siamo quasi al termine della seconda settimana dalla ripresa delle nostre attività!

Mentre il Sovrintendente guardando avanti ha presentato un’anticipazione della prossima (bellissima!) Stagione e i primi spettatori ci hanno raccontato l’emozione del ritorno in Sala, anche noi ci siamo non poco divertiti con i laboratori de La Bella Estate, belli distanziati e al fresco della Galleria Tamagno.

Postiamo per voi qualche diapositiva dal primo appuntamento con Recitar cantando!

Protagonisti di questo debutto un baldo gruppo di ragazzi di 9 e 10 anni dal quartiere Santa Rita al mattino e i giovani dell’Associazione Relevé al pomeriggio: guidati dalle nostre Cecilia e Gloria si sono lanciati in una delle avventure più affascinanti e divertenti dell’opera, quella del Flauto magico.

Dopo aver raccontato la fiaba, averne ascoltato i brani più celebri ed essersi immedesimati nei protagonisti umani e… animali, un po’ di studio “serio”: in poco tempo i ragazzi hanno imparato ben sei brani, un riassunto dei momenti clou dello spettacolo.

Infine, Recitar cantando: si gioca “all’opera”, mettendo in piedi un mini Flauto magico interpretato interamente da noi. Niente male per una tranquilla mattina d’estate!

Grande emozione per l’Ufficio Scuole, dopo tanti preparativi e tante incognite, e divertimento per i ragazzi.

Ma, lo sappiamo, chi dice Galleria Tamagno dice break dance: nel prossimo post vi mostreremo qualche spezzone di Yo, Papageno, yo!, secondo appuntamento della serie. Alla prossima!

Estate con il Regio

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Vi avevamo promesso novità ed eccole, presentate lunedì 13 dal nostro Sovrintendente Sebastian Schwarz alla conferenza stampa in Galleria Tamagno: ce n’è per tutti i gusti e tutte le età.

Prima di tutto, Finalmente musica!, una rassegna di ben 30 concerti organizzati tra la nostra Sala lirico, il cortile di Combo e il Sermig – Arsenale della pace, inseriti nel progetto Torino a cielo aperto. Programma e info qui.

Noi della didattica invece giocheremo con il Flauto magico di Mozart nel progetto La bella estate: al fresco dell’Atrio delle carrozze proponiamo un ciclo di laboratori gratuiti, tra balletto e break dance, recitar cantando e quiz di musica per bambini e ragazzi dei centri estivi.

Per chi invece davvero non riesce a staccarsi dal divano, no problem: 12 opere dal nostro palcoscenico in tv, in onda fino al 24 luglio su Rai 5. Qui i titoli.

E… state con noi: non andremo in vacanza!

Scuolallopera: playing together

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Credo che il teatro sia questo: magia e meraviglia.” Matteo

Apriamo questa nuova tappa della nostra storia non con le parole di una guida, ma con quelle di un ragazzo che da spettatore è diventato protagonista del Teatro. Così facendo, non abbiamo paura di spoilerarvi il finale: e vi diciamo subito che sì, ce l’abbiamo fatta a portare il pubblico in palcoscenico, e in questo post vi racconteremo come.

Ma andiamo per gradi.

Al termine della scorsa puntata, avevamo lasciato l’Ufficio Scuole sulla soglia di un nuovo, entusiasmante periodo. Con l’arrivo della Stagione 1992/93, infatti, nacque finalmente il nome che conosciamo: La Scuola all’Opera – e insieme ad esso nacque il nostro primo, coloratissimo logo con i bimbi che si tengono per mano, lo stesso che potete ancora vedere come avatar nei commenti qui sul blog.

Insieme al nome e a un’immagine tutta nostra, cominciò a prendere forma l’ambizioso progetto di far vivere anche al pubblico l’emozione del palcoscenico. Da un’idea di Vincenza e Sabrina Saccomani* nacque così lo storico laboratorio di Opera…ndo: prendere un titolo di Stagione e giocare a rimetterlo in scena insieme al pubblico di bambini e ragazzi.

All’epoca, il laboratorio era più semplice e meno articolato rispetto a come viene presentato oggi. Iniziai a proporre alcuni ampliamenti nel corso del mio primo anno, insieme a Linda Zambon, mia compagna di Conservatorio e allora collega. Con mio grande orgoglio la nuova impostazione del laboratorio venne approvata per la stagione successiva, regalandomi moltissime soddisfazioni nella conduzione delle attività con le classi per gli anni a venire. L’idea di partenza, far cantare coralmente un frammento di un’Opera di repertorio, si ampliò in una riduzione suddivisa in quadri del libretto e delle parti musicali più belle, da realizzare insieme ai bambini, con l’aggiunta di accessori di scena per rendere più “teatrale” l’esperienza. Il tutto arricchito da fotografie e registrazioni ricordo da riportare a scuola. Risultato? Curiosità, incredulità, divertimento e gioia pura negli occhi dei bambini!” Nausicaa

Non è per niente facile misurarsi con grandi compositori e riadattarli in “mini partiturine” per strumentario didattico, ma sempre molto stimolante. L’obiettivo è riuscire a dosare in giusta quantità la “fedeltà all’originale” e la semplificazione necessaria per suonare con bambini e ragazzi.” Giovanna*

Da quei primi anni fino al 2013, Opera…ndo è andato trasformandosi fino a includere in cinque diversi percorsi tutti gli elementi che costituiscono lo spettacolo: dal Recitar cantando alla musica strumentale di Piccola Orchestra, dall’allestimento ricreato con Tutti Scenografi alla coreografia costruita con Classe di danza, fino a provare a riscrivere l’opera con il laboratorio Il nostro libretto. Valore aggiunto di questo percorso, forse, è stato proprio la sua capacità di crescere e farci crescere negli anni, trasmettendo e costruendo competenze mano a mano che la squadra di lavoro si allargava.

All’epoca, oltre a me non c’erano collaboratori con una specifica formazione da ballerino: Vincenza e io selezionammo quindi Anna Maria, poi Antonella e infine Caterina. Questi laboratori sono di una grande semplicità ma raggiungono obiettivi elevati: questo perché ogni volta sogniamo che la classe con la quale stiamo lavorando vada poi in palcoscenico, e questo sogno lo trasmettiamo ai bambini di tre, cinque, sette anni, ai ragazzi delle medie e a quelli dei licei.” Erica

Su consiglio della mia cara amica Anna Maria, compagna di banco e di ‘punte’ al Liceo Coreutico di Torino, feci il mio colloquio con la signora Vincenza Bellina nel settembre del 1999: l’esito fu positivo! Contarono sicuramente i vari esami di storia della musica, storia del melodramma, storia del teatro sostenuti da universitaria e sicuramente la mia esperienza di ballerina e insegnante di danza. Entrai così nel gruppo delle guide del Teatro Regio, un gruppo già numeroso e ricco di persone altamente qualificate e umanamente disponibili.” Antonella*

Fu Barbara*a spiegarmi in cosa consistesse il laboratorio di scenografia: in tre ore la classe, indipendentemente dall’ordine e grado della scuola di provenienza, doveva realizzare due fondali dipinti delle dimensioni di due metri per tre, partendo da uno o più bozzetti elaborati a scuola. Un’impresa non facile, che però, in 9 anni di collaborazione, abbiamo sempre portato a termine puntualmente! Il valore aggiunto dell’attività è che si svolge nel luogo dove vengono realizzate le scenografie delle Opere in cartellone, in modo che i piccoli scenografi si cimentino nella pittura a fianco dei professionisti. Certo, nel Reparto Scenografia di Strada Settimo 411, che misura 2000 metri quadri, le tele per la didattica sembrano piccine… ma tutto cambia quando si trasferiscono a scuola, basti pensare che alcune delle stanze che abitiamo hanno la stessa superficie di una delle tele: metri 3×2.” Ilene

Oggi, Opera…ndo è proposto non soltanto al pubblico delle scuole ma anche alle famiglie con i percorsi del sabato pomeriggio: Opera…ndo con mamma e papà e Operando con i piccoli.

Da Opera…ndo, negli anni, sono nate moltissime altre idee, collaborazioni e spin-off, a partire da Io ballo tu suoni egli canta, laboratorio di musiche e danze antiche realizzato da Giovanna e Caterina in collaborazione con il Borgo Medievale, a Danzare e sperimentare, da Abiti e personaggi e Animali in maschera, a La voce, il tuo strumento creato da Ombretta con Xkè? – Il laboratorio della curiosità a Giocosuonoimparo per i più piccoli in collaborazione con il MUSLI.

Molti sono i percorsi sulla danza che sono nati negli anni con l’avvicendarsi delle persone nella squadra e in Ufficio, laboratori con diciture e titoli sempre più originali che hanno coinvolto le scuole di ogni ordine e grado. Danzare e sperimentare è l’ultimo di questi progetti e li racchiude tutti: è nato proponendo un laboratorio di flamenco, per poi passare al balletto e infine al musical.” Erica

La voce, il tuo strumento è un laboratorio affascinante perché associa un esperimento sonoro, un ritmo e un’intensità diversa ai luoghi più impensati del Teatro. Dopo aver messo alla prova la propria voce durante la visita, la classe è pronta per scoprire e analizzare le voci dei protagonisti dell’opera.
Anche Giocosuonoimparo, una sorta di gioco dell’oca su tabellone gigante basato sul riconoscimento di ritmi e timbri, è molto apprezzato dai giovani visitatori: a volte anche troppo … e noi “giudici” dobbiamo stare molto attenti a calmare gli animi surriscaldati dalla gara!” Ombretta*

In tutti questi anni, l’esperienza dei laboratori ci ha insegnato che il sogno di calcare la scena può far compiere cambiamenti incredibili, mettere in gioco energie e competenze inaspettate e coinvolgere anche i più restii.

Ogni volta è un grande stupore vedere che nel lavoro di una mattinata una o più scene di Cenerentola o Flauto magico assumono forma compiuta, ascoltare bambini e ragazzi che cantano, forse per la prima volta, parte di un’opera e ne prendono consapevolezza. Penso che sia il Teatro stesso a creare quella magia… e che gioia, una volta finiti i laboratori, sentirli cantare anche fuori dall’Atrio delle carrozze, ancora ed ancora…” Eriberto*

Per questo, ultimi nati da questo lungo percorso sono i due progetti più ambiziosi di tutta la nostra storia, che hanno come obiettivo la creazione di un vero e proprio spettacolo: Sipari Sociali e Ora di Opera.

Sipari Sociali è nato nel 2013, con la collaborazione di Comunità Murialdo (oggi Articolo Nove) e il sostegno degli Amici del Regio e di una Fondazione piemontese: obiettivo del progetto è la messa in scena al Piccolo Regio Puccini di una vera e propria opera, in tutte le sue parti -scene, orchestra, coreografia e canto- interamente interpretata da ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, con particolare attenzione a coloro che provengono da situazioni di fragilità sociale e familiare.

Ora di opera, nata nella Stagione 2018/19 sempre con ArticoloNove e con il sostegno della Fondazione CRT, parte dall’esperienza di Sipari Sociali per proporre un progetto simile ma nel contesto della scuola, costruendo l’opera come gruppo classe.

Ho partecipato al progetto “La scuola di Cenerentola” come coreografo; è stata un’esperienza meravigliosa, che mi ha fatto capire quanto lavorare insieme porti a tutti, grandi e piccoli, immenso beneficio. Il Teatro dà la possibilità a tutti di partecipare e innamorarsi dell’arte e della cultura; cosa importantissima, soprattutto in questo momento particolarmente difficile dove le azioni sociali sono fondamentali per i giovani.” Albert*

Nonostante la grande fatica, anche emotiva, che comporta, amo il progetto Sipari Sociali perché mi permette il contatto con ragazzi che non avrebbero altra possibilità di frequentarci; inoltre, per me è il naturale compimento della mia formazione, grazie al Master in Teatro sociale e di comunità conseguito nel 2006.” Caterina

Tutti i progetti realizzati negli anni sono stati importanti, ma Sipari sociali e Ora di opera sono una vera conquista, perché lasciano la sensazione di aver fatto qualcosa di bello ma anche di buono. In Sipari sociali, sono protagonisti davvero tutti: i ragazzi in palcoscenico sono infatti affiancati da un Piccolo Coro di bambini della scuola primaria che canta dalla platea. È una grande emozione vedere come, al termine dell’anno scolastico, le classi coinvolte non solo abbiano imparato i brani che canteranno in Teatro, ma si mettano in gioco loro stessi ricreando la propria versione dell’opera come saggio di classe.
La cosa più bella del progetto è questa, dare autonomia ai ragazzi: nel momento in cui li mandiamoin palcoscenico con la consapevolezza che sono pronti, sanno quello che devono fare, il nostro lavoro è finito e sono loro i veri protagonisti.” Ombretta

Non nego che il lavoro di regia sia molto difficile, soprattutto nei primi tempi, quando il gruppo impara a conoscersi e a rispettare i ruoli di ognuno. Vedere però l’impegno, la dedizione e il rigore che i ragazzi stessi sanno tirare fuori nell’ultima settimana prima di andare in scena è davvero commovente.” Anna Maria

L’aspetto più gratificante e motivante è stato accompagnare i ragazzi in ogni fase, dalla prima visita al teatro, alla scoperta graduale di quello che avrebbero imparato e vissuto, fino alla recita davanti al pubblico; momento in cui come direttore d’orchestra sono consapevole dei progressi e delle difficoltà di ciascun “strumentista” e di ciascun “corista”, di ogni probabile esitazione nella recitazione o di ritardo nel ritmo o della necessità di suggerire parole e attacchi… Sipari Sociali è stato non solo il progetto laboratoriale più complesso, ma un percorso di crescita emozionante per tutti.” Nausicaa

Potremmo andare avanti per ore a raccontarvi cosa questi progetti sono stati per noi, ma preferiamo che siate voi, i veri protagonisti, a raccontare. Lasciamo quindi nuovamente la parola a Matteo, che ha aperto per noi questa puntata:

Non avevo mai fatto un laboratorio di teatro prima di allora, e sicuramente questo mi ha cambiato in maniera radicale. E’ stata forse l’esperienza più bella della mia adolescenza, tant’è vero che ho partecipato al progetto per 3 edizioni di seguito. Ho iniziato non sapendo praticamente nulla sul canto, la danza o la recitazione; nonostante questo i didatti e gli educatori mi hanno dato la possibilità di mettermi in gioco, dandomi fiducia. È solo grazie a quella fiducia che ho iniziato a credere di più in me stesso.
Qesto progetto mi ha fatto capire che ognuno di noi deve valorizzarsi e capire che è bravo in qualcosa, che non vuol dire farne un vanto, ma riconoscere di saper fare in modo buono o discreto o eccellente qualcosa. Grazie a ciò infatti, credo di aver scoperto di essere bravo nella recitazione e nel canto. Ma c’è di più. Con il teatro anche la mia personalità è cambiata, da persona timida quale ero a persona solare, estroversa e forse un tantino esuberante a volte. Ma sono felice di essere così. Credo che riconoscere i propri talenti renda felici.
Ciò che abbiamo fatto in questi quasi 6 anni, infatti, non era semplicemente teatro; stando a contatto con persone che in qualche modo condividevano i miei valori e quella che ormai era diventata una vera passione, crescevo anche io. Anche se il primo anno ho avuto subito una parte da protagonista, l’edizione che ricorderò con più gioia è forse l’ultima, perché non vi era più una divisione tra chi cantava, chi recitava e chi ballava: tutti hanno avuto la possibilità di fare tutto.
All’inizio del mio percorso non capivo bene perché i laboratori iniziali di canto, danza o recitazione venissero chiamati “propedeutici”. Successivamente mi è stato spiegato, ma vorrei dare qui la mia personale interpretazione: propedeutico credo che si riferisca al fatto che ognuno di quei laboratori sia stato di aiuto a noi stessi, a migliorare sia dal punto di vista umano che artistico. Sipari Sociali e il Teatro Regio sono stati propedeutici perché ci hanno fatti diventare persone migliori.
Ringrazio il Teatro Regio per avermi dato una possibilità e Sipari Sociali per avermi cambiato la vita: grazie a questo progetto ora faccio parte di una compagnia teatrale, che come lo staff di Sipari mi ha dato fiducia e ha creduto nelle mie capacità; spero che un giorno la recitazione possa diventare la mia vita. Se questo succederà, sarà solo grazie a Sipari Sociali e al Teatro Regio, che mi hanno insegnato a sognare -e per come la vedo io non c’è cosa più importante.
Matteo Pautasso

*Sabrina Saccomani, pianista, didatta della musica e insegnante ha collaborato per anni con La Scuola all’Opera, contribuendo alla nascita di molti progetti. Attualmente è direttrice dell’Istituto per i Beni Musicali.

*Giovanna Piga è pianista e insegnante. Collabora con La Scuola all’Opera dalla Stagione 2002/03. Quando si tratta di musica, non la ferma nessuno: memorabile l’esecuzione integrale al pianoforte di Ciottolino per convincere Vincenza e Filippo Fonsatti a riportare questo titolo quasi dimenticato in palcoscenico.

*Antonella Di Tomaso è ballerina, specializzata nell’insegnamento della danza moderna. Dal ‘99 collabora con il Teatro occupandosi prevalentemente di progetti sul balletto, laboratori e percorsi di rete.

*Barbara Agostini è arrivata in Teatro nel 2007 grazie a un tirocinio, ancora studentessa all’Accademia di Belle Arti. Scenografa, si occupa dei laboratori con le classi nel mitico laboratorio di Strada Settimo.

*Ombretta Bosio si è formata al DAMS e in Conservatorio. Cantante, affianca al lavoro in Teatro la direzione di un coro di voci bianche italo-francese e un’intensa attività concertistica.

*Eriberto Saulat è pianista, insegnante e didatta della musica. In Teatro dal 2006, si occupa prevalentemente dei laboratori di musica strumentale e di canto.

*Albert Deichmann è ballerino e insegnante di danza. Ha frequentato per anni la Galleria Tamagno, non da spettatore ma come ballerino di break dance. Uno street casting l’ha poi portato in palcoscenico come figurante e da lì alla Scuola all’Opera è stato un passo (anch’esso di danza).

Dai nostri archivi: Monteverdi, music first

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Cominciando il nostro viaggio nella storia dell’opera, la scorsa settimana abbiamo letto della Camerata de’ Bardi e dell’invenzione del recitar cantando.
E’ giunta quindi l’ora di parlare della prima grande star di questa nuova forma di spettacolo:

Claudio Monteverdi

Abbiamo pensato che il modo migliore per introdurlo sia lasciar parlare la sua musica: vi proponiamo quindi come primo approccio l’ascolto di un brano che a nostro parere rappresenta significativamente la capacità del canto di farsi teatro.

Si tratta del Combattimento di Tancredi e Clorinda, eseguito per la prima volta durante il carnevale del 1624 in casa Mocenigo a Venezia e pubblicato nell’Ottavo Libro di Madrigali Guerrieri et Amorosi (1638).

Commentate liberamente: che ne pensate di questo brano? Che impressione vi ha suscitato? Come si può ricollegare, secondo voi, alla nascita del melodramma? E quale il collegamento tra fonte letteraria e la sua messa in scena? Tra voce e personaggio rappresentato? Riconoscete tracce del nuovo linguaggio musicale che nasce insieme all’opera?

Via ai commenti! Appuntamento alla prossima con un post dedicato alla vita, alle opere e alla produzione di Claudio Monteverdi.

* siete naturalmente invitati a proseguire l’ascolto! In rete sono disponibili anche i due video successivi che completano il brano.

Ora di opera

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Questa sera il palcoscenico del Piccolo Regio è interamente dei ragazzi: va in scena lo spettacolo conclusivo del progetto Ora di Opera, targato Teatro Regio e Associazione Articolo Nove srl.

Il percorso didattico e artistico, che vi avevamo presentato qui, giunge infatti al suo culmine con La scuola di Cenerentola, lo spettacolo che i ragazzi partecipanti al progetto, provenienti dal Liceo Volta e dall’ISS Lagrange di Torino, insieme all’ISS Ferraris di Settimo Torinese, hanno elaborato nel corso di mesi di lavoro; appuntamenti settimanali per lavorare su vocalità e canto, recitazione, danza. Il tutto sotto la guida dei nostri Annamaria Bruzzese e Ombretta Bosio (recitazione), Albert Deichmann (danza), Benedetta Macario e il Maestro Claudio Fenoglio per il coro, coadiuvati dagli educatori Silvano Corvaglia, Josette Cossu e Federica Mastronardi. Unica professionista del cast la primadonna Angelina, a cui presterà voce e persona il mezzosoprano Angela Schisano; la regia è di Annamaria Bruzzese, mentre la direzione e il pianoforte sono affidati al Maestro Fenoglio.

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Cosa può succedere quando il grande repertorio rossiniano incontra i teenagers di oggi? Quando il bel canto si fonde alla street dance?

Un sacrilegio, per molti; per noi, che sappiamo quanto scandalo fece Rossini ai suoi tempi e che da anni uniamo alla tradizione del repertorio la creatività di interpreti e pubblico giovani e sempre nuovi, un’opportunità da non farsi scappare. Un’opera 2.0 in cui il fascino del capolavoro rimane invariato e il potentissimo messaggio morale della Bontà in trionfo arriva, forte e chiaro, fino agli spettatori di oggi.

Ora di opera, questa sera al Piccolo Regio.

 

 

MONTEVERDI il moderno

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Nel corso della prima puntata abbiamo visto come l’opera delle origini sia in tutto e per tutto uno spettacolo di corte: e proprio presso una corte, il ricco ducato dei Gonzaga a Mantova, comincia per noi la storia di Claudio Monteverdi.

Monteverdi vi è giunto da Cremona intorno al 1590; ventitreenne, si è formato come violista, cantore e madrigalista. Ha già al suo attivo diverse composizioni: quindicenne ha dato alle stampe le Sacrae canticulae tribus vocibus, una raccolta di ventitré mottetti sacri, seguiti nel 1583 dai Madrigali spirituali a quattro voci. Dal repertorio sacro è poi passato al profano, pubblicando nel 1587 il primo libro dei Madrigali a cinque voci.
Presso la corte dei Gonzaga pubblica in breve tempo un Secondo e poi un Terzo libro, ristampato due volte nel giro di soli otto anni. È a servizio del duca Vincenzo I, che accompagna durante le campagne militari in Ungheria (1595) e nelle Fiandre (1599). La sua ascesa professionale è progressiva ma sicura: nel 1601 è già Maestro di Cappella e due anni dopo pubblica il Quarto libro dei madrigali.

Sebbene non parliamo ancora di opera, sono già presenti in queste composizioni gli elementi del nuovo linguaggio musicale che sta nascendo; e proprio dai madrigali monteverdiani sono tratti i passi che il bolognese Giovanni Maria Artusi, allievo di Gioseffo Zarlino, utilizza nel suo dialogo L’Artusi, ovvero Delle imperfettioni della moderna musica (Venezia, 1600), per esemplificare e accusare la trasgressione di una serie di regole canoniche fino ad allora in vigore; trasgressioni che si manifestano nell’utilizzo di dissonanze e intervalli particolari, impiego delle alterazioni e trascrizione per esteso di parti che nella prassi dell’epoca erano solitamente lasciate all’improvvisazione dell’esecutore. La querelle continua con la pubblicazione, tre anni dopo, della Seconda parte dell’Artusi; Monteverdi non risponderà che nel 1605 con l’Appendice al Quinto libro de madrigali a cinque voci,

“dove, <<intorno alle consonanze e dissonanze>>, si rivendica una <<considerazione differente>> rispetto a quella teorizzata da Zarlino, e si preannuncia un vero e proprio trattato, dal significativo titolo Seconda pratica, ovvero Perfettione della moderna musica.”[1]

Il previsto trattato non vedrà mai la pubblicazione ma nel 1607 sarà il fratello di Monteverdi, Giulio Cesare, a portare avanti il discorso nell’appendice ai suoi Scherzi musicali, motivando la deroga alle regole con la necessità della rappresentazione degli affetti in musica, “nel qual modo l’armonia* considerata, di padrona diventa serva al oratione*, e l’oratione padrona del armonia, al qual pensamento tende la seconda prattica, ovvero l’uso moderno”.

E questo “uso moderno” non poteva tardare ad applicarsi alla più moderna forma musicale, l’opera. Il duca Vincenzo, presente nel 1600 alla prima rappresentazione dell’Euridice, desidera emulare le novità della corte fiorentina: l’occasione arriva con le feste di carnevale del 1607, con la promozione dell’Accademia degli Invaghiti. Il libretto, di mano di Alessandro Striggio, diplomatico ma poeta e musicista dilettante, non si discosta dalle tematiche fiorentine: è la nascita dell’Orfeo.

A soli sette anni dalla sua nascita, il teatro d’opera può già vantare uno dei suoi grandi capolavori universali: l’Orfeo racchiude infatti un senso drammaturgico nuovo in cui la musica non fa solo da intermezzo o accompagnamento ma realmente permea l’azione, che si svolge in un alternarsi di recitar cantando, cori, balli e brani solistici. La musica ha finalmente una piena valenza espressiva e drammatica, in stretto collegamento con il testo poetico. Uguale valenza drammaturgica ha la scelta timbrica, di orchestrazione e di disposizione degli strumenti, accuratamente indicata nelle didascalie alle scene e in stretto collegamento alle necessità espressive.

L’Orfeo va in scena a Palazzo Ducale il 24 febbraio 1607, e per il suo enorme successo viene replicata il 1 marzo. Segue a breve la pubblicazione del libretto e due anni dopo della partitura: i due testi presentano delle divergenze nel finale, tragico nella versione di Striggio e sostituito, nella partitura, dall’ascesa in cielo di Orfeo accompagnato da Apollo. Il cambiamento è forse dovuto alle possibilità del palcoscenico, inadatto nella prima rappresentazione a un’apparizione del deus ex machina, o più probabilmente a esigenze allegoriche e celebrative.

Proprio dall’Orfeo è tratto il video che vi proponiamo: la celebre scena che vedrete comprende tutti gli elementi caratterizzanti dell’opera monteverdiana, recitar cantando, brani solistici e balli.

Claudio Monteverdi, ORFEO, direzione di Jordi Savall, Le Concert des Nations, La Capella Reial e solisti, allestimento del Gran Teatre del Liceu, Barcelona, 2003

[clicca sull’immagine per il link al video]

Non mancate di commentare l’ascolto proposto.

La carriera di autore teatrale di Monteverdi è appena cominciata: l’anno successivo vanno in scena L’Arianna, su testo di Ottavio Rinuccini, in occasione delle nozze tra il principe ereditario Francesco e Margherita di Savoia, il Prologo a una commedia (l’Idropica di Guarini) e l’azione coreografica intervallata da recitazione e canto il Ballo delle ingrate. Dell’Arianna ci resta soltanto un frammento, il celebre Lamento, del quale esiste anche una versione madrigalistica.

Nel 1612 muore il duca Vincenzo e dopo poco tempo Claudio e Giulio Cesare lasciano la corte dei Gonzaga; la nuova destinazione, dopo un breve soggiorno a Cremona, sarà Venezia, dove il posto da maestro di cappella in San Marco è vacante. Monteverdi, sottopostosi alla prova della composizione di una messa, viene nominato il 19 agosto del 1613.

Nasce il teatro d’opera

Nel frattempo l’opera sta cambiando aspetto: a Venezia, stato repubblicano e dunque “privo di corti e di sovrani assoluti”[2], il terreno è fertile per accogliere la nascita di una nuova forma di spettacolo musicale, questa volta pubblico. Nel 1637 una compagnia di cantanti romani giunge da Roma per mettere in scena l’Andromeda di Benedetto Ferrari. Prende in affitto a tale scopo un teatro fino ad allora adibito agli spettacoli della commedia dell’arte, il San Cassiano. A completare la compagnia vengono assoldati anche musicisti locali, tra cui Francesco Monteverdi, figlio di Claudio. L’opera comincia quindi ad essere proposta come spettacolo pubblico e a pagamento: sono gli albori del teatro impresariale, che proprio a Venezia conosce il suo rapido sviluppo. Il repertorio dei soggetti si amplia, comprendendo anche temi storici classici (a Venezia, che se ne considera l’erede, in particolare di storia romana) e cavallereschi tratti da Ariosto e Tasso. Il meccanismo dell’ingresso a pagamento, inoltre, implica la ripetibilità dello spettacolo al fine di ammortizzare i costi; spariscono le pubblicazioni di musica e scenografie (che permetterebbero di rimettere in scena l’opera senza pagarne i diritti all’impresario) e compaiono quelle del libretto, che permette al pubblico di seguire meglio le rappresentazioni. Le famiglie patrizie, proprietarie dei teatri, li danno in gestione ad un impresario, il quale si occupa di sostenere i costi fissi e variabili: affitto della sala, macchinari, allestimento, scritture degli artisti, illuminazione, orchestrali e personale vario. Gli introiti derivano dalla vendita dei biglietti di ingresso (che tutti, affittuari di palchi o meno, devono pagare), dal noleggio di posti a sedere e dall’affitto dei palchi. Questi ultimi possono essere affittati su base annuale e divengono quindi uno spazio quasi privato, con possibilità di arredarlo e gestirlo a proprio piacimento. I palchi ospitano conversazioni, visite, gioco e pasti.

Nel frattempo Monteverdi sfrutta appieno i vantaggi che il nuovo incarico, con stipendio più alto, meno incombenze e più tranquillità, gli garantisce: nel 1614 pubblica il Sesto libro de madrigali a cinque voci, seguito nel 1619 dal Settimo, più eterogeneo e dunque intitolato anche Concerto a sottolineare la presenza al suo interno di forme anche molto diverse. Il Settimo libro porta la dedica a Caterina de’ Medici, duchessa di Mantova, segnale di un riavvicinamento con la corte, che non sfocia però in un nuovo trasferimento. Anche Ladislao Sigismondo, principe di Polonia, propone un contratto al compositore, ma Monteverdi rifiuta a causa dell’età già avanzata. Altro importante avvenimento nella sua vita privata è l’epidemia di peste del 1630, che uccide un terzo della popolazione veneziana: Monteverdi partecipa alla composizione di brani per festeggiare la fine della calamità, l’anno successivo, e quindi, vedovo e con i figli ormai adulti, prende i voti sacerdotali.

Nel 1638 escono infine i Madrigali guerrieri et amorosi (Libro ottavo), da cui è tratto Il combattimento di Tancredi e Clorinda, che vi abbiamo proposto nella puntata precedente. Nella prefazione Monteverdi distingue le passioni umane in ira, temperanza e umiltà (o supplicazione) a cui dovrebbero corrispondere tre diversi generi musicali: concitato, temperato, molle.

La produzione operistica di Monteverdi comprende una decina di titoli: di questi ci restano però–oltre ad alcuni frammenti- soltanto tre partiture complete. La prima è quella dell’Orfeo, a cui segue Il ritorno di Ulisse in patria, su libretto di Giacomo Badoaro, messo in scena per l’inaugurazione operistica del teatro San Moisé nel 1641, posteriore dunque di ben trentaquattro anni. Di particolare interesse in queste pagine la differenziazione di scrittura e stile vocale che sottolinea i diversi caratteri e ruoli dei personaggi. L’elemento allegorico viene conservato nel prologo affidato all’Umana Fragilità, che dichiara la sua debolezza di fronte a Tempo, Fortuna e Amore.

L’ultima opera a noi pervenuta è L’incoronazione di Poppea, su libretto di Gian Francesco Busenello, andata in scena nella stagione di carnevale del 1643 presso il teatro dei Santi Giovanni e Paolo.

L’incoronazione è stata tramandata in due esemplari manoscritti, entrambi acefali e adespoti, conservati rispettivamente a Venezia e a Napoli. In entrambi i casi si tratta di copie d’uso, prive di indicazioni strumentali e recanti solamente le linee vocali e il basso continuo, salvo che nelle sinfonie e nei ritornelli, scritte a tre/quattro parti reali. In accordo con la consuetudine dell’epoca di considerare vera creazione il libretto, che la musica riveste, “decora”, nessuna fonte coeva oggi nota cita l’autore della musica: tuttavia, a partire dalla seconda metà del XVII secolo, L’incoronazione viene unanimemente attribuita a Monteverdi, né esistono elementi per smentire questa paternità, con la sola eccezione, forse, del duetto finale tra Nerone e Poppea “Pur ti miro/pur ti godo”. Il duetto mancava infatti nella rappresentazione veneziana del 1643.[3]

Il duetto era già apparso in una rappresentazione di uno spettacolo di Benedetto Ferrari a Bologna e riappare ancora nel 1647, in chiusura di un “carro musicale” di Filiberto Laurenzi, e nelle partiture manoscritte della biblioteca personale di Francesco Cavalli: sono quindi quattro in tutto i musicisti a contendersi la paternità del pezzo. È un esempio, forse, di quella prassi che Arruga chiama “opera in progress”, abbastanza comune nel XVII secolo: il libretto –degno infatti di stampa, e commerciabile liberamente- è preso come punto di partenza fisso che però deve ogni volta venire a patti con le necessità della messa in scena e dunque passibile di cambiamenti e riutilizzi anche musicali.

La vicenda, ampiamente romanzata, è spiazzante, contenendo al tempo stesso una denuncia della dissolutezza e della corruzione dei costumi della Roma imperiale e il trionfo finale di Nerone e Poppea, a discapito di tutti gli altri personaggi. Emergono contemporaneamente un importante elemento comico, dato dalla presenza della servitù, e la tipizzazione dei pezzi musicali in base alla funzione espressiva (aria “di sonno”, “di sdegno”, “di vendetta”).

Monteverdi muore nel 1643, quando lo spettacolo d’opera ha ormai spiccato il volo verso il teatro e le principali corti italiane.

Ricordiamo che per le classi partecipanti al Gioco dell’Opera e al relativo torneo è richiesto almeno un commento ad ogni post, riguardante preferibilmente gli ascolti proposti: non ci aspettiamo da voi né un commento di tipo musicologico, né storico o erudito. Capire come questo tipo di musica viene ascoltato e recepito da un pubblico di giovani e neofiti ci aiuterà anche a calibrare meglio, per voi e su di voi, le prove del torneo. A questo proposito vi ricordiamo che la prima consegna e relativa scadenza sarà pubblicata su questo blog la settimana prossima.



* qui per armonia si intende musica e oratione testo
[1]
Fabrizio DORSI, Giuseppe RAUSA, Storia dell’opera italiana, Mondadori, Milano 2000, p. 15
[2] id., p. 26
[3] id., p. 37

Opera…ndo con la III A della Media Peyron

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La Traviata andata in scena a marzo al Teatro Regio di Torino è stata sicuramente vissuta in modo speciale dagli allievi della classe III A della Scuola Media Peyron-Fermi di Torino, che hanno scelto di seguire un intero percorso di studio creativo dell’opera e del suo autore.

Per prima cosa, bisogna saperne di più: che tipo di spettacolo è l’opera lirica? Come e quando nasce il melodramma? E chi erano Giuseppe Verdi e Violetta Valery? E Margherita Gautier? Con il percorso All’opera, ragazzi! si va alla scoperta dei trucchi del mestiere, delle scelte artistiche e drammaturgiche che stanno dietro l’opera durante una lezione interattiva e ricca di ascolti condotta da una collaboratrice della Scuola all’Opera. E come funziona un teatro moderno? La visita guidata è stata un’occasione per sbirciare dietro le quinte e scoprire quello che il pubblico normalmente non vede, tra prove in palcoscenico, sartoria e labirintici ambienti sotterranei.

Sempre in Teatro, i ragazzi hanno quindi preso in mano penna e calamaio e si sono reinventati poeti, riscrivendo la prima scena dell’opera durante il laboratorio Il nostro libretto: se La Traviata si svolgesse ai giorni nostri, dove e come potrebbe avvenire il fatale incontro tra Violetta e Alfredo? Chi è la Violetta Valery del 2013 e quali sono gli elementi del dramma? E’ possibile scrivere un testo poetico completo di rime e metrica utilizzando un linguaggio contemporaneo?

Il gioco di curiosare dietro le quinte e provare a mettersi dall’altra parte del sipario prosegue, questa volta non come autori ma come veri e propri protagonisti: calici alla mano, i ragazzi hanno interpretato il celeberrimo brindisi dell’atto I di Traviata con il laboratorio Recitar Cantando, occasione irripetibile per provare il fascino della ribalta e del palcoscenico, rimettere in scena e cantare i brani più coinvolgenti.

E, finalmente, l’emozione dello spettacolo!

Pubblichiamo volentieri il loro originale elaborato finale, che riassume in una serie di quadri scenici La Traviata nella sua versione “tradizionale” (ma con l’innovativo allestimento di Laurent Pelly in scena al Regio) e la versione rielaborata in chiave contemporanea dai ragazzi: complimenti!

La Traviata della Media Peyron

[clicca sull’immagine per ingrandire]

Ed ecco la verifica finale (clicca sul link) che i ragazzi hanno affrontato in classe.

Grazie per aver condiviso con noi il vostro percorso e complimenti per l’ottimo lavoro!