Archivio mensile:novembre 2012

V vs W: vite parallele #2

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II linea ultima

ATTENZIONE! Vi ricordiamo che da questa sera fino al 14 dicembre la protagonista del palcoscenico del Regio sarà la danza con il Béjart Ballet Lausanne!

Per saperne di più:
News
-Pillole di Passione

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CARMEN al Regio: prends garde à toi!

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Quand je vous aimerai?
Ma foi, je ne sais pas,
Peut-être jamais, peut-être demain.
Mais pas aujourd’hui, c’est certain.

 

Più realismo; lo cercava Bizet già nel 1866, e da subito e per sempre Carmen sarà un’opera di rottura e di scandalo, nel 1875 come oggi. A partire dal soggetto, tragico e oltre gli schemi, per culminare nello spirito sensuale che sfugge a qualsiasi regola incarnato dalla protagonista assoluta, Carmen appunto.

In tutto e per tutto, fino alla morte Carmen afferma con forza la sua libertà: “Libertà di essere contro ogni legge religiosa, statale, sociale”, come ricorda Alberto Mattioli nel saggio di presentazione dell’opera.

Il discusso allestimento dello spagnolo Calixto Bieito, ripreso al Teatro Regio con la regia di Joan Anton Rechi, non si accontenta del realismo, ma mette in scena  “…l’energia della frontiera. Crudele, disperata ed esasperata, tremendamente brutale.” (“Sistema Musica”, novembre 2012). Una frontiera rappresentata dalla scena nella sua nudità e aridità, dove valori e sentimenti spariscono schiacciati dalla disumanità del consumismo costellata da simboli vaghi, ormai spogli di qualsiasi significato. Una frontiera di contrabbandieri e di donne schiave della loro stessa volontà di trasgressione a tutti i costi:  Bieito costruisce l’opera come aspro conflitto tra universi, femminile e maschile. Di ciascun mondo lascia affiorare forti i lati di sopraffazione, miseria, repressione, violenza.  (Carla Moreni, “Il Sole 24 ore”,  sull’edizione al Teatro Massimo di Palermo del novembre 2011)

A fare da contrappunto alla crudezza delle scene, la musica di Bizet; unica nella sua raffinatezza e ricchezza di sfumature e di caratteri, dipinge una sensualità sottile, insinuante, e a tratti esplode nella passionalità più calda, vitale e umana.

Uno stridente e provocatorio contrasto che non può che suscitare accesi dibattiti: e così la parola adesso passa a voi, pubblico de La Scuola all’Opera! Il blog aspetta commenti, elaborati, contributi e riflessioni degli spettatori e in particolare dei più di 200 ragazzi e docenti delle scuole coinvolti nel progetto All’opera, ragazzi!: dite la vostra su Carmen!

Carmen è in scena al Teatro Regio fino al 25 novembre.

Qui la locandina e per saperne di più, sul canale youtube del Teatro Regio, Pillole di Passione: un  videoprogetto “in pillole” che ci accompagnerà alla scoperta dei titoli di Stagione con interviste ai protagonisti del palcoscenico e della buca d’orchestra, uno sguardo dietro le quinte durante la preparazione di ogni allestimento.

L’amour est enfant de bohème
Il n’a jamais, jamais, connu de loi
si tu ne m’aimes pas, je t’aime
si je t’aime, prends garde à toi!

 Commenta l’articolo su Carmen

Attenzione: l’appuntamento con Verdi vs Wagner torna venerdì 30 novembre p.v.

V vs W: vite parallele #1

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V vs W: Verdi, gli ultimi capolavori

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Nel 1859 il clima politico in Europa è in fermento. L’alleanza del Regno sabaudo con la Francia sembra preludere ad un secondo tentativo di indipendenza per l’unificazione degli stati italiani.

È in questo contesto che il 17 febbraio 1859, al Teatro Apollo di Roma, va in scena la nuova opera verdiana, Un ballo in maschera. Il soggetto è controverso e Verdi e il suo librettista hanno dovuto faticare non poco per farlo accettare alla censura: il luogo e l’epoca dei fatti vengono modificati, il regicidio del dramma originale di Scribe, Gustavo III Re di Svezia, si trasforma nell’omicidio del governatore di una provincia americana. Ma come sempre sarà il pubblico ad attribuire il signima è salutato da un coro unanime dalla sala, al grido di “Viva V.E.R.D.I.”. È un omaggio al compositore, certo, ma soprattutto uno slogan politico: Viva Vittorio Emanuele Re di Italia, un appello ai Savoia perché dichiarino guerra all’Austria. L’invito è raccolto; il conflitto si conclude dopo pochi mesi con un armistizio, ma le basi per l’indipendenza sono state gettate. Verdi assiste con trepidazione alle diverse fasi dell’offensiva, anticipa il denaro che serve a costituire la milizia di Busseto, partecipa al plebiscito per l’annessione al Regno sabaudo delle province dello stato di Parma e si reca a Torino in delegazione per presentare i risultati a Vittorio Emanuele. È diventato un simbolo: quando, finalmente, nel 1861 l’Italia è riunita in un’unica nazione, ad eccezione del Veneto e degli Stati Pontifici, gli elettori di Busseto lo vogliono deputato. Il Maestro è restio, ma Cavour in persona lo persuade. Verdi viene eletto e si reca a Torino per partecipare attivamente alle prime sedute del parlamento italiano, che, il 17 marzo 1861, proclamerà Vittorio Emanuele II re del neocostituito Regno d’Italia. Ma la coscienza politica di Verdi è alimentata non tanto da un impulso interiore quanto dalle pressione e dalle aspettative di Cavour, e dopo la morte del ministro, nel 1861, il compositore abbandona del tutto l’attività politica per tornare alla musica.

Il teatro di San Pietroburgo gli ha commissionato un’opera, La forza del destino, che andrà in scena con enorme successo nel novembre dello stesso anno. Mentre in patria è ormai l’indiscusso protagonista della scena musicale, il nome di Verdi si fa sempre più internazionale: mentre lavora per San Pietroburgo è chiamato a comporre un Inno delle nazioni per rappresentare l’Italia all’Esposizione Universale di Londra nel 1862 e riprende i contatti e la collaborazione, ancora una volta tormentata e difficoltosa, con l’Opéra di Parigi. Se la sua popolarità è indiscussa, la personalità artistica di Verdi è però ingombrante e non sempre ben accetta nell’ambiente teatrale: la cantata londinese viene boicottata e il Don Carlos, rappresentato nel 1867 all’Opéra, riceve un’accoglienza piuttosto fredda. Ma entrambe le composizioni sono riscattate da un successo di pubblico, per l’Inno al Her Majesty’s Theatre e per il Don Carlos al Covent Garden e, anni dopo, –adattato e tradotto- nei teatri italiani. La carriera internazionale di Verdi non si arresta. Il Khedivè dell’Egitto gli commissiona un inno per celebrare l’apertura del canale di Suez: Verdi rifiuta, ma accetta la proposta di scrivere un’opera per il teatro del Cairo, inaugurato nel 1869 con il Rigoletto. Nel 1871 va in scena Aida, un trionfo senza precedenti.  L’opera viene ripresa alla Scala, al San Carlo di Napoli e nei principali teatri italiani: ovunque è un successo.

Nel 1873 compone la Messa di Requiem per la morte di Alessandro Manzoni: Verdi la dirige per la prima volta nel 1874 nella chiesa di San Marco a Milano, e poi a Parigi, a Londra, a Vienna. È un’opera sacra, ma mantiene i potenti caratteri espressivi che Verdi ha disegnato nei suoi melodrammi. Poi, per molti anni, il silenzio. Rielabora, nel 1881, il Simon Boccanegra, e si avvicina ad un nuovo progetto, Otello, senza però cominciare a scrivere. Per lungo tempo il Maestro non compone, ma viaggia in Europa e soggiorna nelle sue residenze di Sant’Agata e di Genova, mentre l’attenzione del pubblico è rivolta ad una musica nuova, una musica “dell’avvenire”: la musica di Richard Wagner. Verdi lo ha sentito per la prima volta a Bologna, nel 1871, dove assiste, partitura alla mano, ad una rappresentazione di Lohengrin. Attento alle innovazioni drammaturgiche, ammira il suo lavoro e accoglie senza riserve l’idea della buca d’orchestra, sperimentata per la prima volta a Bayreuth; ma si irrita se viene accusato di essersi lasciato fuorviare dal “sistema wagneriano” nelle sue composizioni, se le sue opere sono lette come imitazione dello stile del Maestro tedesco. Verdi ha creato, come Wagner, una rivoluzione: entrambi hanno superato i confini tradizionali del teatro musicale e hanno dato vita a nuove forme espressive. Molti sono i punti di contatto e molte le differenze; risultato di un obiettivo simile ma portato avanti in un cammino originale e indipendente.

Nel 1883, a Venezia, Wagner muore. Verdi, forse inconsciamente libero da scomodi paragoni, ricomincia finalmente a scrivere. Si dedica alla composizione con una cura meticolosa: non sono più gli “anni di galera” in cui era costretto a rispettare scadenze massacranti. Il suo genio ormai è riconosciuto, consacrato, e Otello ne sarà l’ennesima prova: termina l’opera nel novembre 1887. Le prove si svolgono nel riserbo più assoluto, mentre le aspettative del pubblico salgono alle stelle. Ancora prima di andare in scena, Otello è un avvenimento: sedici anni dopo Aida, tutta l’Italia aspetta di sentire nuovamente la voce di Verdi. La rappresentazione è un trionfo di pubblico e di critica.

Potrebbe essere la consacrazione definitiva, il coronamento di una lunga carriera; ma il Maestro accetta un’altra sfida. Più di cinquant’anni dopo il suo primo ed unico, disastroso, tentativo, Un giorno di regno, si lancia nella composizione di un’opera buffa. Nel 1893 va in scena alla Scala Falstaff. L’amato Shakespeare, ancora una volta. Verdi ha superato i limiti che lui stesso ha creato.

Falstaff sarà l’ultima opera del Maestro: Verdi compone ancora i Pezzi Sacri, che saranno eseguiti in Italia per la prima volta a Torino, nel 1898, da un giovane e promettente direttore d’orchestra, Arturo Toscanini, ma abbandona per sempre il teatro.

Nel 1897, dopo una vita insieme, la convivenza e il matrimonio –celebrato nell’agosto del 1859 – Giuseppina Strepponi è morta; il Maestro non è però rimasto solo. L’ha raggiunto a Sant’Agata Teresa Stolz, soprano boemo, prima interprete di Aida; forse una vecchia fiamma del passato. È lei che lo assiste negli ultimi anni. Verdi si spegne il 27 gennaio del 1901, a Milano. I funerali per volere del Maestro sono modesti e senza musica. Ma un mese dopo un’altra cerimonia funebre, questa volta imponente, accompagna il trasporto del feretro di Verdi e di Giuseppina dal Cimitero Monumentale alla Casa di riposo per musicisti, fondata per volere del Maestro. Una folla immensa segue il corteo e un coro di cinquecento voci, diretto dal maestro Toscanini, intona il Va’ pensiero dal Nabucco.

All’alba del nuovo secolo l’Italia celebra il genio di Verdi, uomo, musicista e simbolo.

A time for Britten

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“I certainly write music for human beings[1]

Il 2013 sarà un anno di grandi ricorrenze; non solo Verdi e Wagner! C’è un altro, fondamentale anniversario per il mondo della musica, il centenario della nascita di un grande Autore del teatro musicale: Benjamin Britten.

“Ritengo […] che il dovere di un compositore, in quanto appartenente alla società, sia quello di parlare agli uomini e per gli uomini.”

diceva Britten, e sicuramente la sua musica parla in particolare dei bambini e ai bambini. A cinque anni già si divertiva a suonare il pianoforte e a comporre, e forse per questo motivo dedicò buona parte della sua produzione musicale e teatrale all’infanzia e all’adolescenza.

“[…] offrire ai propri simili una musica che serva a ispirarli, a confortarli, a commuoverli, a divertirli e magari a educarli”: questo è l’obiettivo dell’espressione artistica per Britten. La musica è quindi prima di tutto un linguaggio con il quale trasmettere dei messaggi, un mezzo di comunicazione tra gli esseri umani che deve essere comprensibile e accessibile a tutti. Ma la valenza didattica delle sue opere non è solo nei contenuti: nelle composizioni di Britten i bambini non sono soltanto spettatori e ascoltatori ma diventano diretti protagonisti, cantanti, attori e strumentisti. Una musica vissuta in prima persona, non soltanto ascoltata ma eseguita, creata e ricreata dai ragazzi: mezzo di espressione per eccellenza, la voce, il primo strumento a nostra disposizione.

I temi affrontati sono ancora oggi di grande attualità: la denuncia dello sfruttamento minorile, la ricerca della pace, il diritto alla felicità, all’infanzia come momento di crescita e soprattutto il diritto all’espressione di sé. Nelle sue opere Britten riesce a parlarci di tutto questo senza mai cedere a facili sentimentalismi, ma con un linguaggio spontaneo, diretto, a volte umoristico e giocoso e soprattutto sempre pieno di vita. Il mondo dei bambini per Britten non è un universo fittizio da ricreare artificialmente, ma quello autentico dell’infanzia in tutte le sue espressioni.

E soprattutto il compositore non dimentica che il divertimento è l’arma più efficace nell’educazione a qualsiasi età: “pleasing people today as seriously as we can”, Britten ci insegna che la musica è un gioco da prendere sul serio.

In questa stagione 2012-2013 il Teatro Regio si unisce ai festeggiamenti del centenario presentando al suo pubblico più giovane, dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori, due imperdibili lavori del Maestro inglese: Il piccolo spazzacamino e Children’s crusade.

Per i più piccoli, Il piccolo spazzacamino,  un’opera per giocare all’opera! Britten compose The little sweep nel 1949 come un vero e proprio laboratorio teatrale, in cui i bambini mettono in scena e diventano protagonisti della storia che loro stessi hanno creato. Anche il nostro pubblico sarà coinvolto nella rappresentazione grazie al laboratorio Cantiamo l’opera, con il quale chi vorrà potrà imparare i cori da eseguire dalla platea insieme ai cantanti sul palcoscenico e diventare, da semplice ascoltatore, vero protagonista dello spettacolo! La storia del piccolo Sam, costretto a fare lo spazzacamino e avventurosamente tratto in salvo da un gruppo di coraggiosi amici, non mancherà di appassionare i bambini della scuola primaria e dell’infanzia.

E per giocare ancora con Il piccolo spazzacamino ci sono gli appuntamenti con Opera … ndo e il laboratorio del sabato pomeriggio dedicato alle famiglie Opera … ndo con mamma e papà, da quest’anno anche per i piccolissimi, in cui potremo smontare e rimontare le diverse componenti di uno spettacolo di teatro musicale: canto, pantomima e recitazione, danza, orchestra, scenografia, libretto … saremo noi  i nuovi Autori dell’opera!

Ma Britten si rivolge anche ai più grandi, adolescenti e ragazzi: in occasione del Giorno della Memoria il Teatro Regio propone alle scuole medie e superiori la ballata Children’s Crusade, composta nel 1968 sul poema di Bertolt Brecht. Un canto di tenace, ostinata speranza, unica arma per la sopravvivenza che accompagna un gruppo di bambini nella Polonia del 1939 alla ricerca della pace, in fuga da un mondo ostile che finirà per soffocare anche l’ultimo grido di aiuto.

Uno spettacolo per riflettere sulle guerre di ieri e di oggi, sui diritti dell’infanzia e sulla Memoria: la visione della rappresentazione potrà essere integrata dall’attività didattica La musica della Shoah, progetto di rete in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e delle Libertà.

Un programma intenso dunque: noi siamo pronti a festeggiare il centenario … e voi?

Le prenotazioni di spettacoli e laboratori sono già aperte! Vi invitiamo a consultare la programmazione completa de La Scuola all’Opera, contattare l’Ufficio Attività Scuola e tornare a leggere e commentare gli aggiornamenti su Britten e sugli spettacoli in programma.
Vi segnaliamo anche il sito della Britten-Pears Foundation per un calendario completo degli eventi del centenario.

A presto!


[1] Tutte le citazioni sono tratte dal discorso di ringraziamento di Benjamin Britten per il Premio Aspen, 1964

Save the date: Verdi vs Wagner

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Vi ricordiamo che gli appuntamenti con le conferenze dedicate al bicentenario verdiano e wagneriano sono ormai alle porte:

 27 novembre 2012, ore 16.30-18.30, Teatro Regio, Sala Caminetto
Introduzione a Wagner
Ferruccio Tammaro, docente di Storia della musica moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino

Giovedì 13 dicembre 2012, ore 16.30-18.30, Teatro Regio, Sala Caminetto
Ascoltare Verdi
Paolo Gallarati, docente di Storia della musica e Drammaturgia musicale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino, critico musicale de «La Stampa»

Gli incontri sono aperti a tutti previa prenotazione; raccomandiamo assolutamente la partecipazione ai ragazzi iscritti al torneo. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Ufficio Attività Scuola del Teatro Regio.

L’appuntamento settimanale con gli articoli dedicati a Verdi vs Wagner torna venerdì 9 novembre con l’ultima parte della biografia di Giuseppe Verdi!

Non mancate!