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Dai nostri archivi: … e finalmente MOZART!

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Voi conoscete la mia più grande ambizione, scrivere delle opere […]
Non dimenticate il mio desiderio di scrivere opere.
Invidio chiunque ne scriva una.
Desidererei proprio piangere di dispetto quando sento o vedo un’aria.

Ma italiana, non tedesca, seria, non buffa.”[1]

Wolfgang Amadeus Mozart: forse il più celebre compositore di tutti i tempi. E per quanto spesso venga ricordato soprattutto per la sua immensa produzione in altri generi musicali, anche e soprattutto nell’opera – non soltanto opera italiana  – Mozart ha lasciato una fortissima impronta, riuscendo nel corso della sua breve carriera ad assimilare il meglio del Settecento, riscriverlo, rivoluzionarlo e reinventarlo, gettando le basi per una nuova forma teatrale.

Mozart comincia la sua vita artistica prestissimo, come bambino prodigio portato dal padre in giro per l’Europa, oltre che ad esibirsi alla ricerca di fama e successo, alla scoperta del meglio del mondo musicale. Tre di questi viaggi, compiuti tra il 1769 e il 1773, sono dedicati all’opera italiana, genere imprescindibile per ogni compositore che cercasse la fama: le tappe sono Verona, Mantova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Torino, Venezia. Mozart è appena adolescente, ma assorbe come una spugna il meglio del Settecento: assiste a importanti produzioni operistiche e ha modo di conoscere molti tra i più importanti musicisti dell’epoca, come Hasse, Piccinni, Farinelli, Johann Christian Bach e padre Giovanni Battista Martini, da cui prende lezioni di contrappunto.

Non si limita ad ascoltare, ma si cimenta a sua volta in composizioni nuove, rispettando l’impianto formale dell’opera seria, come con i tre atti del Mitridate, re di Ponto e Lucio Silla, entrambe andate in scena al Teatro Ducale di Milano, la prima nel 1770 –riscuotendo enorme successo -, la seconda nel 1772. E d’altra parte, come ci ricorda Massimo Mila, “Al principio del Settecento un operista non avrebbe potuto acquistare fama universale se non affermandosi nel genere dell’opera seria. Alessandro Scarlatti, Leo, Feo e soprattutto Pergolesi, sono tutti autori di buone opere buffe e di vivaci <<intermezzi>>. Pure la fama tra i contemporanei la dovettero alle loro Griselde, alle loro Zenobie, alle loro Olimpiadi.[2]

Mozart sa non soltanto fare propri i caratteri formali del genere più in voga, ma arriva a superarli: la prima composizione in un certo senso innovativa, se pure rispetta ancora l’impianto standard dell’opera seria, è Idomeneo re di Creta. Maggiore continuità nell’azione scenica (non necessariamente confinata all’interno dei recitativi, ma a volte narrata, ad esempio, dai cori), presenza di danze, superamento dell’esclusiva funzione di accompagnamento dell’orchestra a favore di una maggiore espressività e ruolo narrativo, un finale lieto e moralistico secondo tradizione illuminista ma funestato dalla cruda scena di pazzia di Elettra avvenuta immediatamente prima.

 Ma nella seconda metà del secolo l’opera comica sta prendendo piede:

“[…] La buona figliola di Piccinni, Il barbiere di Siviglia di Paisiello, per non parlare del Matrimonio segreto di Cimarosa, misero in ombra le pompose opere serie dei loro autori. Mozart è il punto di arrivo di questa trasformazione […][3]

Dopo la netta separazione dovuta alle “riforme”, è tempo che la frattura tra opera seria e comica venga ricomposta e superata a favore dell’invenzione di una nuova forma teatrale: e sarà naturalmente Mozart a riuscire nell’impresa.

Un paio di opere comiche che seguono il modello tradizionale (La finta semplice e La finta giardiniera) scompaiono al confronto con quanto avverrà dopo, in seguito all’incontro, a Vienna, con il librettista Lorenzo Da Ponte. E’ la nascita della celebre trilogia italiana: Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790). Tre opere nelle quali vengono scardinati tutti i confini di genere, le limitazioni di forma e gli usi teatrali dell’opera italiana: tre capolavori che, pure perfettamente inseriti nel contesto storico, rispecchiando il tramonto del Settecento, aprono le porte a un mondo, un carattere e una sensibilità nuova, già romantica.

E le opere tedesche di Mozart? Un altro mondo affascinante, che racchiude altre grandi innovazioni e altri capolavori e che vi invitiamo a esplorare autonomamente, mentre noi proseguiamo invece il viaggio nella storia dell’opera italiana dandovi appuntamento alla settimana prossima e lasciandovi qualche ascolto:

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Le nozze di Figaro, Ouverture

 

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Don Giovanni, Ouverture

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Così fan tutte, Ouverture


[1] Lettera al padre Leopold Mozart da Mannheim, 4 febbraio 1778
[2] Massimo MILA, Lettura del Don Giovanni di Mozart, Einaudi, Torino 1988, p. 19
[3] Ibid.

Dai nostri archivi: tra Sei e Settecento

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Il Seicento è inoltrato; Monteverdi ha già composto i primi capolavori del nuovo genere musicale; il teatro d’opera è in piena fioritura. Autori e compositori si dedicano a questa nuova forma d’arte, cominciando a produrre titoli e spettacoli per i teatri pubblici di tutta Italia. L’opera comincia a viaggiare: Napoli, poi Torino, Milano, Genova e Bologna, Ferrara, Ancona, Palermo, Firenze. Insieme all’opera vengono esportate anche la struttura e le convenzioni del teatro all’italiana; non solo verso le principali città della penisola ma in tutta Europa, verso Vienna, Dresda, Parigi. Ci sono, oltralpe, alcuni tentativi di fondare delle opere nazionali, differenti nelle caratteristiche da quello che comincia ad essere una forma teatrale ben definita e sempre più codificata, l’opera italiana. L’operazione riesce soltanto in Francia, nella magnificenza della corte del Re Sole: a darle inizio sarà il violinista, compositore, direttore, ex ballerino del re, certo Jean Baptiste Lully, guarda caso nato a Firenze con il nome di Giovanni Battista Lulli. E sarà Parigi, come vedremo tra poco, ad avere un ruolo di primo piano nel quadro di una tra le riforme che caratterizzeranno la storia del teatro d’opera.

Ricordiamo alcuni tra i compositori attivi all’epoca, come Francesco Cavalli, Luigi Rossi, Pietro Cesti, Francesco Paolo Sacrati, Pietro Andrea Ziani; sebbene l’unico riconosciuto autore dell’opera sia sempre e comunque il poeta, ovvero il librettista, che si preoccupa spesso anche dell’organizzazione pratica e delle necessità di palcoscenico, una figura a cavallo tra lo sceneggiatore e il regista. Come abbiamo già accennato, è solitamente il libretto ad essere pubblicato, completo di data della prima rappresentazione, dedica e spiegazione della scelta del soggetto (solitamente affidata all’editore). Non vengono riportati i nomi degli interpreti né tantomeno quello del compositore, il primo ma solitamente non l’unico a cimentarsi sullo stesso testo.

Nella maggior parte dei casi le opere sono infatti spettacolo dal successo effimero: un titolo dura una stagione e nella migliore ipotesi migra in seguito presso altri teatri, per non essere però più replicato. I modelli formali provengono dalla letteratura contemporanea, mentre nella metrica ogni poeta si ritiene abbastanza libero di scegliere e variare la forma.

 “Fedeli all’ideale sceneggiatura scenografica, e all’alternanza di versi liberi con forme metriche obbligate sul modello monteverdiano, sembrano avere lo scopo di intrattenere il pubblico attraverso una visione divulgativa del gusto barocco, accostando eccessi, stravaganze, rapidi appelli al sentimento ad intrighi complicati e gesta eroiche iperboliche o almeno improbabili. Si usava molto una certa alternanza fra gli eventi storici di riferimento infilati nella narrazione e le parti di fantasia, che privilegiavano la vita sentimentale dei personaggi”[1], e non è raro l’intreccio tra elementi seri e comici all’interno della stessa vicenda; di precetto il lieto fine, perché il pubblico vuole uscire da teatro felice e soddisfatto.

Come riassume brillantemente Lorenzo Arruga, a fine Seicento “domina la logica della meraviglia”, che si esprime nei costumi, nelle ambientazioni, nei cambi di scena, sempre più rapidi grazie all’ingrandimento del palcoscenico e allo sviluppo di incredibili “macchine teatrali”; ne beneficiano in conseguenza anche la continuità drammaturgica e musicale degli spettacoli.

Eccezionale da questo punto di vista é l’allestimento del Pomo d’oro, un prologo e cinque atti di Francesco Sbarra su musica di Antonio Cesti. E’ messo in scena a Vienna in due giornate, il 12 e 14 luglio 1668, nel corso di celebrazioni per la corte di Leopoldo I. L’allestimento prevede la partecipazione dell’intera orchestra di corte, ben cinquanta cantanti oltre a comparse, balli e animali, con ben ventisei cambi di scena per i quali si costruisce un teatro apposito.

Il pubblico paga, e paga per ascoltare i divi del momento, i cantanti; non è più ammissibile la partecipazione di buoni dilettanti come nell’opera di corte, ma con il passare del tempo le compagnie di cantanti-attori (ricordiamo ad esempio i Febiarmonici e gli Accademici Discordanti) sviluppano sempre maggiori doti di virtuosismo vocale. Cominciano quindi ad essere i cantanti la principale preoccupazione dell’impresario, che cerca di accaparrarsi, in base alla sua disponibilità economica, la partecipazione dei migliori sulla piazza. L’associazione del timbro delle voci ai personaggi non è quello a noi consueto: a fine secolo vanno per la maggiore le voci di tessitura acuta, soprano e contralto, non di rado maschili. Si diffonde infatti la moda dei castrati, nata dal divieto papale di far esibire le donne sui palcoscenici romani; divieto che non si estende ai teatri fuori di Roma, dove invece trionfano le “canterine” e le primedonne.

Dunque,

Responsabili ufficiosi del successo  o della fortuna sono i cantanti, divi sempre più capricciosi e musicisti sempre più ferrati. […] Quanto alla musica, l’immancabile basso continuo accompagnava tutta la partitura, ogni tanto punteggiata da gruppi di strumenti ad arco e da occasionali strumenti a fiato. La scena tendeva a configurarsi come un recitativo, magari dialogato, seguito da un’aria. Pochi i cori, pochi i pezzi d’assieme, ma le ariette ammontavano a diverse decine. Spesso brevi, dall’abbondante metà del secolo le arie presero a comporsi di due strofette di metro anche bizzarro che la musica copriva con due linee melodiche diverse, la prima subito ben caratterizzata e la seconda in genere contrastante. Dopo la seconda libretto e partitura finivano, ma non finiva l’esecuzione. Che trovava la formula “da capo” e doveva riprodurre la prima parte, accortamente variandola secondo lo stile del pezzo e l’indole canora dell’interprete.”[2]  

È la nascita dell’aria col “da capo” che permette al cantante la variazione estemporanea al fine di mettere in luce le sue capacità espressive, tecniche, virtuosistiche.

La costituzione dell’Accademia letteraria d’Arcadia (Roma 1690) […] per la prima volta dà al mondo intellettuale italiano un programma comune, collettivo, di rigenerazione stilistica e ideologica, che investe l’intero sistema delle arti. L’opera in musica ne risente l’influsso su più versanti.[3]

Il dibattito si incentra proprio sui caratteri eccessivi del teatro musicale: la subordinazione della poesia al canto, la versificazione scadente e inverosimile, la mescolanza di caratteri seri e comici e soprattutto le cosiddette “convenienze teatrali”, messe alla berlina da Benedetto Marcello nel suo Teatro alla moda, o sia metodo sicuro e facile per ben comporre e esequire l’Opere Italiane in musica all’uso moderno, pubblicato a Venezia nel 1720. Cliccando sul titolo sarete reindirizzati a un link nel quale trovare il documento, molto pungente e interessante, che vi consigliamo caldamente di leggere.

Il primo elemento da riformare è quello dal quale dipendono tutti gli altri: e dunque il libretto.

Ed è qui che entra in scena Apostolo Zeno, poeta di formazione classica, affiliato all’Accademia degli Animosi e poi all’Arcadia, nato a Venezia nel 1668. Per questo personaggio non possiamo utilizzare la riduttiva definizione di librettista: è un letterato di formazione completa, nominato storico imperiale e poeta cesareo dalla corte di Vienna, e propone i propri testi anche come drammi recitati (previa l’espunzione delle arie). Nel corso della sua produzione notiamo un progressivo cambiamento nelle tematiche e nella struttura dei libretti: scompaiono i personaggi comici e di bassa estrazione, per sottolineare invece i caratteri morali e le virtù dei protagonisti, accentuati anche dalla scelta dei soggetti, che privilegiano le vicende storiche a discapito di quelle mitologiche. Si riduce al contempo il numero delle arie, più lunghe e strutturate, in cui ormai si è affermata la forma tripartita con un episodio centrale di carattere contrastante e il ritornello “da capo” con variazioni (ABA’).

Formalmente si eredita dalla tragedia la divisione in scene e atti, il taglio delle scene corali pubbliche e di quelle private dialogiche, l’uso del monologo funzionale all’espressione di passioni e affetti, il verso, un lessico “alto”, ricco di figure retoriche (e in particolar modo di comparazioni e metafore), di interrogazioni e di esclamazioni. Ciò che impedisce la trasformazione del dramma rivestito di musica in tragedia vera e propria è per l’appunto la musica, la cui presenza compromette la verosimiglianza dell’azione drammatica e ne interrompe il ritmo con la staticità delle arie”.[4]

Nel frattempo, l’opera sta prendendo piede presso i viceré spagnoli a Napoli: si investe nell’adeguamento di sale teatrali al gusto e alle esigenze moderne, si compone per il teatro, si importano e si esportano opere di nuova composizione. E proprio a Napoli approda un intraprendente e giovane compositore palermitano di nome Alessandro Scarlatti, chiamato dalla corte spagnola come successore del già citato Ziani. Ha cominciato la sua carriera a Roma, inizialmente come compositore di oratori e maestro di cappella, e alla morte di Ziani viene nominato responsabile musicale del teatro San Bartolomeo (gestito dai viceré) e direttore della cappella reale. Le opere hanno prevalentemente soggetto storico, e vengono rappresentate prima a corte e poi al teatro pubblico. A Scarlatti, anche autore di concerti, dobbiamo la trasformazione del preludio avanti l’opera di stampo veneziano in una sinfonia introduttiva tripartita, in cui due tempi più mossi (un Allegro e un tempo di danza) incorniciano un movimento centrale più lento (Adagio).

Nel video che vi proponiamo (click qui) potrete ascoltare la sinfonia tripartita (brevissima), alla quale segue una tipica aria col da capo di forma ABA’: riconoscerete facilmente le differenti sezioni all’ascolto.

La fortuna dell’opera a Napoli non dura, e nel 1702, venute a mancare le sovvenzioni reali al teatro San Bartolomeo, Scarlatti si sposta prima a Firenze, poi a Roma, per approdare infine nel 1707 a Venezia, dove mette in scena due drammi di soggetto storico, Mitridate Eupatore e Il trionfo della libertà. Il pubblico veneziano, abituato ad altro tipo di linguaggio, non apprezza, e Scarlatti si rimette in viaggio: Urbino, poi nuovamente Roma –dove però la produzione operistica è condizionata dai divieti papali-, per ritornare infine a Napoli, dove è accolto dal nuovo viceré che lo riassume ai suoi precedenti incarichi. Il gusto teatrale però è cambiato e nessuna sua composizione, a parte Il trionfo dell’onore, commedia messa in scena nel 1718, raggiungerà più i successi del suo primo periodo napoletano. Scarlatti muore il 22 ottobre 1725, con più di sessanta opere al suo attivo.


[1] Lorenzo ARRUGA, Il teatro d’opera italiano, Feltrinelli, Milano 2009, p. 52
[2] Piero MIOLI, Storia dell’opera lirica, Newton Compton, Roma 1994,p. 18
[3] Lorenzo BIANCONI, Il teatro d’opera in Italia, Il Mulino, Bologna 1993, p. 54
[4] Fabrizio DORSI, Giuseppe RAUSA, Storia dell’opera italiana, Mondadori, Milano 2000, p. 67

Il chilometro in più

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Poche righe per ringraziare il nostro Sovrintendente e Direttore artistico, Sebastian Schwarz, che con il suo saluto ufficiale ha inaugurato martedì 24 settembre nella Sala del Caminetto la nuova avventura de La Scuola all’Opera per la Stagione 2019/20.

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Schwarz ha aperto il suo discorso con una domanda importantissima per noi che scegliamo di fare didattica e di fare teatro:

perché proprio l’opera lirica?
Perché un regista dovrebbe, tra tutte le forme di spettacolo, scegliere l’opera? Perché un direttore d’orchestra, invece di salire sul podio, decide di scendere in buca, nascosto ai più?

La risposta, per il Sovrintendente e per molti di noi, sta nei ricordi: scegliamo, oggi, questa strada difficile, per quello che il teatro musicale ci ha trasmesso quando eravamo piccoli, per quel primo Flauto magico ascoltato dal giradischi dei nonni, per le storie raccontate in palcoscenico, per quella prima volta che abbiamo sentito un’orchestra accordarsi e visto aprirsi lentamente il sipario.

Ed è proprio questo, questa stessa emozione, che vogliamo trasmettere insegnando l’opera e attraverso l’opera: ricordando quello che ci ha portato fin qui e che ci spinge, oggi, a fare un lavoro che va oltre “il programma di scuola”, uno sforzo in più, perché anche i nostri ragazzi possano domani mantenere vivo il teatro e trasmettere a loro volta cultura. Ragazzi che saranno non soltanto spettatori, ma possibili protagonisti di un mondo che ha bisogno non soltanto di artisti ma anche di artigiani, sarti, macchinisti, carpentieri, elettricisti, persone che conoscano, apprezzino e valorizzino il mestiere del palcoscenico, dimostrando che è possibile vivere di cultura e che il teatro fa parte della nostra ricchezza.

Questo è il preziosissimo chilometro in più che vogliamo fare insieme a voi insegnanti, che ringraziamo per aver partecipato come sempre numerosissimi e calorosi alla nostra presentazione.

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Per chi se lo fosse perso, qui il programma della nostra Stagione per La Scuola all’Opera 2019/20.

Non vediamo l’ora di cominciare questo anno ricco di novità: buon lavoro a tutti!

La musica vocale di Vivaldi: spettacolo, teatri e composizioni sacre

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​Proseguendo le nostre puntate alla scoperta o meglio, ri-scoperta – di Vivaldi, è senza dubbio necessario dedicarne una alla sua figura di compositore di opere liriche e musica sacra, ruolo per il quale oggi è pochissimo conosciuto ma che forse allepoca, insieme alla sua bravura come esecutore al violino e alla viola allinglese, fu quello che davvero gli diede la fama. 

Musiche per le grandi liturgie e oratori per celebrazioni religiose, politiche e militari; drammi in musica per i principali palcoscenici e le stagioni più frequentate. Era questa la produzione che maggiormente catturava lattenzione di un pubblico come quello veneziano, con il gusto intrinseco dello spettacolo e della magnificenza. Non dimentichiamo poi la grande fortuna della musica a programma, di cui musica sacra e opera rappresentano, anche se in ambiti particolari, il massimo culmine, con una struttura musicale modellata a servizio di un testo, un contesto e una narrazione extramusicali.

Per quanto riguarda la produzione sacra, altro non sembrerebbe che il campo naturale di espressione del nostro Prete Rosso, che in fin dei conti aveva frequentato da piccolo la Cappella dogale di San Marco, presso la quale era violinista il padre, e avrebbe preso più tardi i voti sacerdotali. In realtà, fu un ambito compositivo tutto sommato sporadico per Vivaldi, che non ricevette mai una formazione musicale specificamente dedicata alla musica sacra e vi si dedicò saltuariamente. Nonostante questo si contano decine e decine di brani a sua firma, parte dei quali commissionati dall’Ospedale della Pietà le cui allieve (le “putte”) li avrebbero poi eseguiti in pubblico. Tra questi,  le pagine più celebri sono certamente il Salmo Nisi Dominus RV 608 per voce di contralto, archi e basso continuo, l’oratorio Juditha triumphans RV 644 commissionato nell’estate 1716 per festeggiare la vittoria di Venezia sui Turchi a Corfù, e il Gloria in Re maggiore per soli, coro e orchestra RV 589ad aprile sarà possibile ascoltare quest’ultimo brano, insieme al Magnificat, cantata in sol minore per soli, coro e orchestra RV 610 nell’ambito del Festival Antonio Vivaldi, interpretati dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Regio sotto la guida di Ottavio Dantone. In tutti i brani sacri del maestro veneziano ritroviamo la sua ricca inventiva, la varietà melodica e le caratteristiche orchestrali che caratterizzano anche i suoi brani strumentali, amalgamati con un marcato aspetto teatrale -punto di contatto con la sua produzione operistica. Ciò che cambia è il palcoscenico -in quest’ultimo caso quello dei maggiori teatri veneziani e non solo, nel primo quello di celebrazioni religiose non meno spettacolari.

Click per il link all’ascolto: Gloria in Re maggiore per soli, coro e orchestra RV 589

Per quanto riguarda la produzione operistica, Vivaldi vi approda forse già nel 1705 ma miete i primi veri, duraturi successi di pubblico in età già abbastanza matura, forte dell’esperienza compositiva di quasi un decennio. La concorrenza è spietata: Venezia è in quegli anni la patria del melodramma, con una ventina di teatri attivi, e nessun compositore che ambisca a fama e denaro può esimersi dal dedicare le sue pagine musicali allintrattenimento più popolare del Settecento. Tutti  nobili, borghesia e anche popolo  frequentano le stagioni teatrali, e gli impresari fanno a gara nellaccaparrarsi cantanti, titoli e musica che possano attirare un buon riscontro di pubblico. Non esistendo il concetto di repertorio, rarissimamente le opere vengono riprese e la caccia alle novità è  costante, con tempi di produzione spesso frenetici. Diffusissima la pratica di riciclare e rimaneggiare sia libretti, sia musiche preesistenti, in un generale disinteresse verso la coerenza drammaturgica e anche sonora: il vero punto di forza e richiamo per il pubblico sta infatti nella fama dei cantanti. Personaggi e opere intere sono adattati e cuciti addosso ai virtuosi di turno, che hanno anche facoltà, nel bel mezzo del dramma, di interrompere lazione ed eseguire arie di baule estrapolate da contesti affatto diversi per meglio mettere in luce le proprie doti vocali ed espressive. 

Vivaldi si inserisce in questo mondo particolare non solo come compositore ma anche nelle vesti di impresario, ruolo che ricopre insieme al padre per varie stagioni presso il Teatro SantAngelo, ed acquisisce quindi una sicura dimestichezza con quelle che sono le consuetudini e la macchina produttiva dellepoca. 

La sua popolarità in questo ambito gli attirerà numerosi strali satirici dai giornali e dalle gazzette di spettacolo dellepoca e anche un posto donore nel velenosissimo e divertentissimo  libello Il teatro alla moda pubblicato in forma anonima nel 1720 da Benedetto Marcello: nel pamphlet l’autore elargisce ironici consigli alle diverse figure professionali del mondo del teatro, dagli impresari, ai compositori, ai poeti, ai cantanti, alle madri delle virtuose, denunciandone al contempo i vizi e i malcostumi. Il nome di Vivaldi, mascherato sotto lo pseudonimo Aldiviva, appare addirittura in copertina. Dei 45 titoli operistici firmati dal Prete Rosso, pochissimi sono giunti ai posteri completi di testo e parte musicale, e nessuno è mai entrato in repertorio. Sempre in occasione del Festival Vivaldi, quest’anno al Teatro Regio sarà possibile assistere all’Incoronazione di Dario, finora mai rappresentata a Torino. Si tratta di un titolo decisamente particolare, che Vivaldi scrisse per risollevare le sorti in pericolo di una stagione di carnevale, quella dell’anno 1717, al Teatro Sant’Angelo, suo palcoscenico preferito e del quale fu anche impresario. Dopo il successo della sua Arsilda regina di Ponto andata in scena in autunno, una Penelope la casta di certo Fortunato Chelleri aveva mandato tutto all’aria: durante la seconda rappresentazione il compositore aveva abbandonato il cembalo, dal quale dirigeva l’orchestra, ed era fuggito tra i fischi e gli schiamazzi portando con sé la partitura. Vivaldi è costretto a recuperare in fretta e furia con un riadattamento dell’Arsilda (che la critica definì “minestra riscaldata”) in attesa di terminare la composizione dell’Incoronazione di Dario che avrà il duro compito di ripristinare la reputazione del Sant’Angelo. Libretto recuperato, e parzialmente rivisto, da un testo originale di ben 33 anni prima, dove elementi seri e comici si mescolano in un legame indissolubile; ben 50 scene musicali e 9 ambientazioni diverse si susseguono in un intreccio del tutto bizzarro, e mostrano come Vivaldi non si preoccupi affatto della cosiddetta “riforma” del melodramma ormai in corso, inaugurata da Apostolo Zeno e strutturata da Pietro Metastasio e che puntava a riportare ordine nella composizione e nella drammaturgia, eliminando tutti gli elementi buffi, riportando in auge le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione e strutturando l’architettura musicale in una rigida successione di recitativo e aria. A Vivaldi non interessa, evidentemente, la questione di un rinnovamento della forma in ambito teatrale: quello che vuole -e che senza dubbio ottiene, visto il successo dell’epoca e la bellezza ancora oggi indiscutibile di alcune pagine di questo Dario- è poter esprimere compiutamente il suo estro creativo, la sua capacità espressiva e di trattamento della voce e dell’orchestra in una varietà entusiasmante e divertente, sia a livello scenico sia musicale. Le vicende di Dario, aspirante successore di Ciro sul trono di Persia, innamorato della “semplice”, ingenua all’inverosimile principessa Statira, saranno riportate in vita con la regia di Leo Muscato e le scene e i costumi dell’Accademia Albertina di Belle Arti. In una immaginaria e moderna Metropoli di Persia, tra deserti e oleodotti, vedremo gli inganni della perfida Argene intrecciarsi con i sospiri d’amore del precettore Niceno e dei contendenti di Dario Arpago e Oronte: tutte le parti, interpretate da un cast di altissimo livello, riservano delle sorprese espressive interessanti, in perfetto equilibrio e senza che un personaggio predomini a livello musicale su un altro.

Sarà certamente un’occasione da non perdere per riscoprire un inedito e imprevedibile Vivaldi, fuori dai soliti schemi e oltre le sue pagine più conosciute.

Click per il link all’ascolto: L’incoronazione di Dario – sinfonia

Click per il link all’ascolto: “Sentirò fra ramo e ramo”, aria di Statira – atto III

Pronti per ricominciare!

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Settembre è nuovamente alle porte; non è mai facile riprendere la routine quotidiana, ma noi vogliamo darvi il bentornato tra i banchi di scuola e le pagine di questo blog nel modo migliore.  Siamo felici quindi di presentarvi il nostro programma di spettacoli, attività e percorsi didattici per la Stagione 2016-17.

Stagione per la Scuola Primaria e dell’infanzia
Stagione per la Scuola Secondaria di primo e secondo grado

Vi invitiamo naturalmente a dare un’occhiata alle locandine, ma il modo migliore per scoprire questo denso e ricchissimo cartellone sarà sicuramente farselo raccontare dal nostro Direttore Artistico Gastón Fournier-Facio*.

Vi aspettiamo quindi numerosi lunedì 26 settembre alle ore 17: appuntamento in Sala Caminetto!

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* clicca per leggere l’intervista

Opera…ndo con Pollicino

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Chi di voi ci segue da tempo sa che al Teatro Regio non si è soltanto spettatori bensì veri e propri interpreti del mondo della lirica. Con le nostre attività didattiche di Opera…ndo, ogni anno dedicate allo spettacolo di punta de La Scuola allOpera , tutti i bambini e ragazzi dai 4 agli 11 anni possono indossare i panni dell’artista e cimentarsi con la preparazione e la messa in scena del proprio quadro operistico preferito.

Quest’anno protagonista sarà nuovamente la fiaba, una delle più celebri e affascinanti della tradizione: Pollicino.
Musicata da Hans Werner Henze, quest’opera è nata appositamente per i giovanissimi interpreti coinvolti nel Cantiere d’Arte di Montepulciano dell’estate 1980. Nell’attesa di goderci lo spettacolo -in scena a maggio- vogliamo provare anche noi a ripercorrere i passi di questa incredibile avventura didattica e di palcoscenico.

Le possibilità sono molteplici: Recitar cantando, per sentirsi veri cantanti lirici e mettere alla prova la propria vocalità.
Piccola orchestra per mettere le mani sullo strumentario ritmico e melodico e suonare in ensemble i brani più celebri.
Classe di danza per lavorare su coreografia,  gestualità e pantomima come le vere étoiles.
Il nostro libretto per lavorare con carta, penna, calamaio e mettere la firma sotto una canzone originale scritta da voi.
Tutti scenografi per disegnare e dipingere in laboratorio dei veri e propri fondali.

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Docenti all'Opera presso il Laboratorio di Scenografia

E perché non sfruttare il prodotto delle vostre fatiche per mettere in scena un vostro Pollicino a fine anno scolastico?

Le vostre insegnanti si sono già messe alla prova durante gli incontri preparatori presso il Laboratorio di scenografia e il Piccolo Regio… ora tocca a voi!

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Un momento dell'incontro con i docenti al Piccolo Regio

V & W: una lezione d’eccezione

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Siamo a dicembre, il 2013 volge al termine e con esso le celebrazioni dei bicentenari verdiano e wagneriano ai quali ci siamo dedicati con tante attività nel corso di questa prima parte di Stagione e di quella passata. Alcuni ragazzi del Liceo Newton di Chivasso e del Liceo D’Azeglio di Torino hanno avuto l’opportunità di chiudere in bellezza partecipando, sabato 21 dicembre, a una lezione d’eccezione sui due compositori tenuta dal Maestro Alessandro Galoppini, nostro Direttore artistico, insieme ai Soci dell’Associazione Amici del Regio, preziosissimi sostenitori del Teatro e delle attività per i giovani.

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Il Maestro Galoppini ha messo a confronto i due grandi Autori su un piano squisitamente musicale, paragonando l’utilizzo del “linguaggio” di base -uguale per entrambi- che però porta alla costruzione di percorsi tonali completamente diversi; i numerosi esempi al pianoforte hanno reso il discorso chiaro e coinvolgente anche per i non addetti ai lavori.

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La mattinata è proseguita con la visione delle prove in palcoscenico del Gala Wagner, con la nostra orchestra diretta dal Maestro Gianandrea Noseda, e si è infine conclusa con un rinfresco in Foyer insieme al Maestro Noseda e al Sovrintendente Walter Vergnano.

Salutando i due Giganti del palcoscenico, che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questi mesi, ne approfittiamo per salutare anche voi, augurandovi buone vacanze e un arrivederci a gennaio con le nuove attività de La Scuola all’Opera.

Save the date: Verdi vs Wagner

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Vi ricordiamo che gli appuntamenti con le conferenze dedicate al bicentenario verdiano e wagneriano sono ormai alle porte:

 27 novembre 2012, ore 16.30-18.30, Teatro Regio, Sala Caminetto
Introduzione a Wagner
Ferruccio Tammaro, docente di Storia della musica moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino

Giovedì 13 dicembre 2012, ore 16.30-18.30, Teatro Regio, Sala Caminetto
Ascoltare Verdi
Paolo Gallarati, docente di Storia della musica e Drammaturgia musicale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino, critico musicale de «La Stampa»

Gli incontri sono aperti a tutti previa prenotazione; raccomandiamo assolutamente la partecipazione ai ragazzi iscritti al torneo. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Ufficio Attività Scuola del Teatro Regio.

L’appuntamento settimanale con gli articoli dedicati a Verdi vs Wagner torna venerdì 9 novembre con l’ultima parte della biografia di Giuseppe Verdi!

Non mancate!

All’opera con Der fliegende Holländer

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È il 1839 e un giovane compositore tedesco, Richard Wagner, compie una impervia traversata in nave da Riga a Londra, in cerca di fortuna. Il viaggio è lungo e tormentato e il battello trova rifugio dalla tempesta in un fiordo norvegese: il giovane e geniale musicista ascolta, suggestionato, le grida e i richiami dei marinai che le pareti scoscese riflettono in una ipnotica eco.

Anni dopo, nell’autobiografia Mein Leben, Wagner avrebbe affermato essere proprio questa esperienza l’impulso all’origine della creazione dell’Olandese volante, scritto a Parigi nel 1841 ed eseguito per la prima volta a Dresda nel gennaio 1843: sicuramente grande peso nell’ispirazione spetta alle antiche leggende riprese da Heine nel suo scritto Aus den Memoiren des Herrn von Schnabelewopski, che Wagner aveva avuto modo di leggere, e in generale i temi di profondo richiamo spirituale e simbolismo della natura che già da anni rivestivano grande importanza nelle correnti culturali romantiche, non soltanto in musica ma innanzitutto in letteratura  -basti pensare a Coleridge e alla Ballata del vecchio marinaio, del 1798- e nelle arti pittoriche.

Romantico è infatti l’errare senza fine del Vascello, un viaggio simbolico dell’anima in cerca del Divino ma che la colpa e la conseguente dannazione hanno reso eterno e senza fine. L’amore di Senta è infine il sacrificio che apre la strada alla redenzione e al perdono, facendo cessare la maledizione: ricerca e sacrificio che si rispecchiano nell’atto creativo del compositore.

È infatti l’opera in sé ad essere mediazione tra l’uomo e Dio: l’arte diventa il mezzo in cui il rapporto tra il mondo interiore dell’uomo e il mondo esteriore della natura si congiungono e si completano e possono finalmente comprendersi.

Ma è soprattutto musicalmente che Der fliegende Holländer rappresenta un’opera unica, di cambiamento, in cui la cantabilità e la melodia si fondono alle prime, geniali innovazioni wagneriane, e rappresenta il primo passo della rivoluzione teatrale che porterà il melodramma verso la continuità poetica dei Leitmotive e della cosiddetta melodia infinita del Wort-Ton-Drama.

Venerdì 12 ottobre 2012: come titolo di apertura di Stagione il Teatro Regio presenta Der fliegende Holländer nel memorabile allestimento di Willy Decker per l’Opéra di Parigi (2000), ancora inedito in Italia, e con un cast d’eccezione guidato dalla bacchetta dal Maestro Gianandrea Noseda: Mark S. Doss vestirà i panni dell’Olandese, Adrianne Pieczonka quelli di Senta, Stephen Gould interpreterà Erik, il basso Steven Humes Daland, Claudia Nicole Bandera il ruolo di Mary e Vicente Ombuena quello del Timoniere.  L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio si avvarranno della partecipazione del Coro Ruggero Maghini.

Per festeggiare il bicentenario della nascita del compositore, la Scuola all’Opera propone spettacoli, laboratori e attività didattiche per tutti gli ordini di scuole: un viaggio sul vascello wagneriano adatto a tutte le età, dai 3 ai 18 anni, un’occasione unica per venire a contatto con la travolgente poetica del Maestro riformatore del teatro musicale, tedesco e non solo.

Il primo appuntamento wagneriano è quello per le scuole medie superiori, che grazie alla tradizionale attività de All’Opera, ragazzi! hanno la possibilità di assistere a prezzo agevolato agli spettacoli in cartellone, guidati nell’ascolto da una preparazione che comprende la visita alle strutture del teatro dietro le quinte, una lezione a cura degli esperti de La Scuola all’Opera sul titolo in programma e dall’occasione di assistere a prove di scena o di assieme in palcoscenico prima della rappresentazione. I risultati di questo percorso sono poi oggetto di un ulteriore incontro a scuola dopo la recita e da quest’anno saranno valorizzati grazie alla possibilità di pubblicare gli elaborati dei ragazzi sugli spazi del blog, un’opportunità per condividere il percorso formativo di ogni classe.

Vi ricordiamo che le prenotazioni per All’Opera, ragazzi! Der fliegende Holländer  sono già aperte da lunedì 24 settembre e che l’incontro di preparazione per i docenti è previsto per domani, giovedì 27 settembre, alle ore 17 in Sala Pavone (Piccolo Regio Puccini)[1]: è quindi necessario affrettarsi a prenotare l’attività per le classi, comunque disponibile fino ad esaurimento dei posti in sala.

Per le scuole medie inferiori e gli ultimi anni della primaria la Scuola all’Opera si avvarrà nuovamente del prezioso contributo di AsLiCo che con il progetto Opera Domani ci proporrà un viaggio tra sogno, teatro e fantasia, vecchi berretti da marinaio e antiche, misteriose leggende…

L’Olandese volante è in programma per lunedì 22 aprile 2013 e con l’ormai tradizionale laboratorio Cantiamo l’opera il pubblico tra i 9 e i 13 anni di età potrà parteciparvi attivamente cantando alcuni brani dalla sala insieme ai protagonisti sul palcoscenico.

Non è finita: non possiamo certo dimenticarci dei bambini della scuola dell’infanzia e della prima fascia della scuola primaria! Per loro è in programma Il vascello incantato, divertente e coinvolgente avventura musicale che vedrà il giovane pubblico di nuovo protagonista con filastrocche e oggetti magici: l’appuntamento sarà venerdì 24  e sabato 25 maggio 2013[2].

Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare la pagina Spettacoli, il programma generale e a leggere i prossimi aggiornamenti sul blog!

Chi non conosce la leggenda del Vascello Fantasma?”

                                                                                                                                                                Heinrich Heine


[1] Per la partecipazione all’incontro contattare telefonicamente l’Ufficio Scuole
[2] Recita aperta anche al pubblico

Quando il gioco si fa duro: VERDI vs WAGNER

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Vi avevamo promesso emozioni, sfide, cruenti duelli e battaglie senza esclusione di colpi; è giunta l’ora di mantenere tale promessa. Che la gara abbia inizio!

Nel bicentenario della nascita si affronteranno per noi sul palcoscenico del Regio e della Scuola all’Opera due veri campioni del teatro musicale: signore e signori, vi presentiamo …

Per l’opera italiana, Giuseppe Verdi

E per l’opera tedesca, Richard Wagner!

Uno scontro tra titani: due mondi a confronto, due concezioni del melodramma e della composizione che hanno fatto la storia del teatro … in opposizione o in armonia? Questo starà a noi scoprirlo strada facendo –e forse saranno proprio i due sfidanti a dircelo attraverso musica e teatro.

I due sfidanti: Wagner e Verdi

Ogni settimana il blog ospiterà un nuovo post nel quale metteremo a confronto i duellanti e impareremo a conoscerne la vita, le opere, il contesto storico e soprattutto i segreti, i trucchi del mestiere.
La sfida avrà una propria pagina dedicata che verrà costantemente aggiornata e sulla quale potrete trovare i link a tutti i materiali e gli articoli pubblicati; sarà possibile rintracciare tutti i post dedicati all’argomento anche cliccando sul tag “verdi vs wagner”  o sulla categoria “tornei” che vedrete nella barra laterale del blog o al fondo di ogni articolo sul tema.
La parola spetterà quindi a voi, ragazzi delle scuole medie e superiori, in un primo torneo a squadre che qui in teatro si confronteranno su opere, personaggi e vita dei due Maestri, un’occasione per mettere alla prova le proprie conoscenze e abilità mnemoniche, ma anche un’opportunità per imparare a conoscere i nostri due campioni direttamente sul campo.
Per i più coraggiosi la sfida proseguirà poi con un concorso creativo on line in cui si darà spazio all’invenzione e all’estro: sarete voi a mettervi nei panni degli artisti e a raccontarci Verdi, Wagner e il teatro attraverso le vostre opere (testi, disegni, filmati… stupiteci!).

Gli elaborati, su tema proposto dall’Ufficio Scuole, saranno valutati da un’apposita giuria interna al Teatro.

La gara sarà dura, ma siamo certi che il premio finale in palio saprà ricompensare gli sforzi: alla classe vincitrice verranno assegnati biglietti omaggio per una rappresentazione della Stagione 2013-2014.

Non dimenticate quindi di leggere gli aggiornamenti settimanali sul blog e, come sempre, consultare la programmazione e contattare direttamente l’Ufficio Scuole, telefonicamente o via mail. Le prenotazioni alla prima fase del gioco, da effettuarsi telefonicamente, si apriranno alle ore 10 di lunedì 15 ottobre.

 La sfida Verdi-Wagner non finisce qui ma proseguirà anche con il laboratorio Verdi e Wagner al cinema e naturalmente nel ricco cartellone del Teatro!