V vs W: le innovazioni drammaturgiche

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Quando Verdi e Wagner si affacciano alla scena musicale, il melodramma sta vivendo un periodo di grande sviluppo e progressivo superamento del carattere di esclusività dell’opera italiana che fino a quel momento aveva dominato la scena internazionale.

Da tempo hanno cominciato a svilupparsi scuole e gusti nazionali – in Francia con la fortuna del grand-opéra, in Germania a partire dai Singspiele di Mozart, passando per le opere di Beethoven e Weber- e ha cominciato a diffondersi in tutta Europa il movimento romantico che con la sua rinnovata attenzione all’individuo e all’interiorità scalza i principi razionali e positivistici dell’illuminismo. L’Italia tuttavia detiene ancora per così dire l’egemonia di un teatro musicale “di tradizione”, spesso accusato di artificiosità e manierismo, benché una rivoluzione sia già in atto tramite le figure di Rossini, Bellini e Donizetti.

Nei primi tempi della sua carriera, il giovane Verdi dovrà scontrarsi proprio con queste consuetudini tradizionali che imponevano prassi e ruoli ben definiti e circoscritti al compositore insieme a ritmi di lavoro massacranti. Per rimanere sulla scena, che ancora non prendeva in considerazione la proposizione di un repertorio ma pretendeva una novità ad ogni stagione, i musicisti dovevano comporre una media di un’opera nuova all’anno: quasi una produzione più che una creazione artistica.  Per Verdi saranno i famosi “anni di galera”; quando riesce infine ad imporre le sue tempistiche sarà di pari passo con l’introduzione di tematiche e forme nuove per il teatro musicale.

La rivoluzione teatrale di Verdi tuttavia appare da un certo punto di vista sfumata e progressiva, favorita dall’autorità artistica che il maestro molto presto si guadagna e che si estende più in generale a tutto il contesto culturale, non solo italiano ma europeo, in cui la sua musica si afferma.

Grazie ai soggetti storici e vicini alla sensibilità e alle istanze politiche e sociali del suo tempo, nonché al suo diretto impegno politico, il teatro di Verdi viene presto assunta a simbolo dell’identità italiana in quel momento nascente da un punto di vista politico ma già acquisita da molti secoli nelle sue componenti culturali e artistiche.

Wagner appare invece dal John William Waterhouse, Tristan und Isoldeprincipio più in antitesi con il contesto nel quale tenta di imporsi, non solo dal punto di vista musicale e drammaturgico ma anche per il suo atteggiamento politico e sociale. Dopo due lavori minori e l’esordio con Rienzi, di tema storico e taglio simile alla forma del grand-opéra, la sua attenzione si rivolge subito e quasi esclusivamente a tematiche mitiche e lontane, fuori dal tempo: per Wagner il mito è una “rappresentazione simbolica di una verità universale cui sarà dato di accedere per adesione immediata invece che per via razionale”.[1]

I protagonisti wagneriani sono eroi nel vero senso di eccezionalità del termine: individui che per la loro differente natura sfuggono al comune destino umano ed aspirano ad un universo infinito ed extraterreno, nel quale finiscono per annullarsi in una dimensione quasi mistica.Aida

I personaggi messi in scena da Verdi non appartengono infatti al mito bensì alla storia, più vicina o lontana nel tempo e più o meno socialmente elevata, ma pur sempre umana. Lnza di caratteri eroici, istanze morali e pulsioni naturali. I personaggi disegnati da Verdi sono mossi in primo luogo dalle proprie passioni, in eterno conflitto tra valori individuali e sociali, fino ad incarnare in alcuni casi figure di veri e propri antieroi.

Nel lavoro di entrambi i compositori, la nuova concezione teatrale si accompagna al superamento della rigida forma tradizionale a pezzi chiusi del melodramma, che si piega e si modella sulle nuove esigenze drammaturgiche e alla progressiva fusione tra azione ed espressione dell’interiorità dei personaggi. Particolarmente evidente in Wagner grazie all’utilizzo sempre maggiore dei Leitmotive e alla fusione della voce con l’impasto orchestrale, in cui tutte le componenti musicali vanno a formare un insieme unico e organico.

In linea con le aspirazioni del movimento romantico, l ’obiettivo di Wagner, espresso non solo tramite la sua produzione musicale ma anche in numerosi saggi ed articoGeorges Antoine Rochegrosse, The Knight of the Flowers (or Parsifal), 1894li, è il Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale, in completa compenetrazione tra tutti i suoi elementi espressivi, musica, dramma, scenografia e poesia. Wagner è infatti autore non solo della musica ma anche di tutti i suoi libretti: oltre a garantire in questo modo una perfetta rispondenza nelle intenzioni di parola e musica in questo modo il compositore che è anche poeta si pone come unico, assoluto creatore della sua opera.

Non molto diversa è la situazione per Giuseppe Verdi, che sebbene si avvalga della collaborazione di poeti, influisce in modo determinante sulla stesura di argomento e libretto, arrivando in alcuni casi a scrivere di proprio pugno interi brani che poi i librettisti mettevano in versi. Per Verdi il fondamento del teatro musicale è la parola scenica:

“Non so s’io mi spiego dicendo parola scenica: ma io intendo dire la parola che scolpisce e renda netta ed evidente la situazione. […] So bene ch’ella mi dirà: e il verso, la rima, la strofa? Non so che dire, ma io quando l’azione lo domanda, abbandonerei subito ritmo, rima, strofa: farei dei versi sciolti per poter dire chiaro e netto tutto quello che l’azione esige. Purtroppo per il teatro è necessario qualche volta che poeti e compositori abbiano il talento di non fare né poesia né musica” [2]

La novità insita in queste parole è immediatamente evidente se si considera il tradizionale contesto del teatro musicale, in cui i versi e Otelloil poeta erano stati per lungo tempo le figure di spicco, costringendo la musica negli stretti confini dei pezzi chiusi quasi in alternanza tra melodia e azione.

La rivoluzione messa in atto da Verdi e Wagner è completa e non può non considerare pubblico e ambiente che lo ospita come parte attiva ed integrante di ogni spettacolo teatrale. Il teatro cosiddetto all’italiana ricalcava nelle sue forme e nella sua rigida separazione tra gli ambienti –palchi, platea e loggione- le nette suddivisioni di classe e le consuetudini degli spettatori.

Col Festspielhaus di Bayreuth, Wagner afferma definitivamente il predominio del dramma musicale all’interno della struttura teatrale: il pubblico è ospitato nella platea semicircolare e inclinata, i palchi laterali sono aboliti. Il buio in sala, reso possibile dai nuovi sistemi di illuminazione e già sperimentato in alcuni teatri, è totale: nulla deve distogliere lo spettatore dal dramma, neanche i movimenti dell’orchestra, che per questo motivo e per esigenze di acustica è sprofondata in una fossa. La buca d’orchestra, insieme all’introduzione di un doppio proscenio, crea un “golfo mistico” che separa ulteriormente il pubblico dallo spazio rituale e quasi soprannaturale in cui il dramma si svolge.

Tutti questi elementi, sebbene sviluppati in modo originale e indipendente dai due maestri, traggono sicuramente le mosse da una necessità di cambiamento che cominciava ad essere universalmente percepita nel mondo del melodramma, e portano ad innovazioni drammaturgiche con molti punti in comune e alla nascita di un vero e proprio dramma musicale.


[1] Baroni, Fubini, Petazzi, Santi, Vinay, Storia della musica, Einaudi, Torino 1988, p. 333
[2] Lettera ad Antonio Ghislanzoni, librettista di Aida, del 17  agosto 1870

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  1. Molto bello e chiaro soprattutto finalmente ho capito perché la buca d’orchestra si chiama golfo mistico! Creando un doppio proscenio dalla forma di un golfo separa il pubblico dallo svolgimento del rito mistico e magico dello spettacolo sul palcoscenico: molto emozionante. Ecco perché andiamo ancora a teatro e non ci accontentiamo di vedere DVD o ascoltare CD spaparanzati sui nostri comodi divani di casa……

  2. Da questo articolo abbiamo capito che Wagner ha rivoluzionato il modo di eseguire l’opera attraverso varie innovazioni sia nella costruzione del teatro sia nel modo di comporre l’opera.
    Ilaria e Sara

  3. L’articolo è molto interessante e spiega in maniera dettagliata quelle che sono le differenze tra i due artisti che a mio papere sono entrambi grandi innovatori, la ricchezza dell’elaborato rende una visione completa e ci permette di capire a fondo le due realtà. Le differenze tra V e W sono accomunate dalla ricerca di un obiettivo comune: il cambiamento, la “rivoluzione” dell’opera. V si è scontrato con la tradizione ed è diventato un vero e proprio simbolo per il teatro italiano ed europeo , mantenendo bensìla tradizionalità dell’epoca con la rappresentazione di opere con personaggi storici ma allo stesso tempo rivoluzionando il tutto e W si è spirato invece ad un ambiente extraterreno, ad una visione mistica, scrivendo e trattando ogni parte delle sue opere (musica, libretti).
    Il cambiamento proposto ed attuato da W comprende anche la costruzione del teatro, altra importantissima innovazione.
    Questo rende l’artista tedesco un innovatore più “completo” rispetto a V.

    Complimenti per l’articolo!

  4. Non ho mai avuto dubbi sul fatto che Verdi e Wagner fossero due grandi artisti e innovatori, ma grazie a questo articolo ho potuto ampliare le mie conoscenze e comprendere in modo dettagliato le novità che i due “rivoluzionari” hanno introdotto nel mondo dell’opera.

    Ritengo che questo sia un ottimo articolo!

  5. Questo articolo spiega molto bene le scelte teatrali di Wagner e di Verdi. Sebbene questi due artisti siano diversi, essi si accomunano il fatto che abbiamo rivoluzionato la scena teatrale del tempo in modo positivo. Tra le varie trasformazioni che hanno attuato Verdi e Wagner nel teatro è il considerare la platea, quindi il pubblico, parte attiva e integrante di ogni spettacolo, cosa che per me, è molto importante, per far comprendere e trasmettere l’opera. Anche se Wagner si può considerare un’artista completo, in quanto scriveva anche i libretti di ogni sua opera, si deve considerare un’artista con la A maiuscola anche Verdi, il quale ha dato molto al teatro italiano.

  6. Trovo l’articolo molto interessante e dettagliato. Spiega in maniera soddisfacente le differenze tra due dei più grandi compositori di tutti i tempi. Il teatro oggi non sarebbe lo stesso senza le innovazioni apportate da questi due “rivoluzionari”.
    Ho scoperto che leggendo anche i precedenti articoli nasce una certa curiosità nel vedere quali altri aspetti della loro vita e della loro opera si possano mettere a confronto.

    In conclusione ritengo ottimi l’articolo e l’idea del confronto tra Wagner e Verdi!

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