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V vs W: Wagner, successo e rivoluzione

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Nell’ottobre 1842, mentre a Milano Giuseppe Verdi riscuote il premio dello strepitoso successo popolare che ha ottenuto il suo Nabucco, a Dresda va in scena il Rienzi, dramma musicale di soggetto storico di Richard Wagner: al giovane compositore è finalmente tributato quel successo che ha cercato invano per anni girovagando all’estero tra debiti e peripezie. Proprio in quel teatro che aveva ispirato le sue fantasie e i suoi studi giovanili, l’anno seguente Wagner ottiene finalmente un posto stabile come direttore musicale, erede del grande Carl Maria von Weber. È l’inizio di un periodo felice, di relativa stabilità economica –seppure il Maestro continui a condurre una vita superiore alle sue possibilità- e di creatività musicale. Ha proposto Der fliegende Holländer a Berlino, poi a Dresda: il successo è tiepido, ma l’opera è assolutamente innovativa e rappresenta una sfida alle convenzioni teatrali dell’epoca. Anche l’opera seguente, Tannhäuser, eseguita nel 1845, viene accolta freddamente, ma Wagner non si arrende e continua a lavorare su tutti i fronti: rinnova l’offerta del teatro, mettendo in cartellone i contemporanei (tra cui anche Verdi con l’Ernani) e i grandi del passato, spesso rivisti secondo il suo gusto e la sua estetica personali; dirige concerti e opere tra enormi consensi di pubblico. Dopo Tannhäuser si dedica al Lohengrin (eseguito soltanto nel 1850), composto “a ritroso” a partire dal III atto, e comincia già a lavorare all’immenso poema Der Ring von Nibelungen (L’anello del Nibelungo), che costituirà il libretto della futura Tetralogia.

La poetica di Wagner, che ha cominciato a disegnarsi con maggiore precisione con L’Olandese volante, è ormai definita. Il mondo è quello della mitologia nordica, l’epoca medioevale o remota e appunto mitica, fuori dal tempo; le tematiche sono quelle romantiche della ricerca, della redenzione e della catarsi, al tempo stesso conclusione del dramma e fine dell’azione teatrale in sé. Il mezzo di espressione di tutto questo è il teatro del Wort-Ton-Drama, rilettura dell’opera d’arte totale romantica che si declina in un’unione di parola, musica e gesto teatrale unici, legati dai Leitmotive (motivi conduttori) e dalla cosiddetta melodia infinita. È una vera e propria rivoluzione teatrale che scardina per sempre le tradizionali forme operistiche basate su pezzi chiusi, e Wagner né è il protagonista.

Ma l’anticonformismo e la sete di rinnovamento del compositore non si limitano all’ambito artistico, e la rivoluzione non sarà soltanto teatrale: il clima politico è in fermento, Wagner partecipa attivamente con infuocati articoli sui giornali e infine i moti del 1848-49 lo troveranno a combattere in prima linea sulle barricate insieme a Bakunin, inneggiando al crollo dell’ordine costituito. La sommossa però fallisce e il Maestro scampa al carcere e alla pena di morte per un soffio, rifugiandosi a Weimar, dove Franz Liszt, conosciuto negli anni parigini, è maestro di cappella. Grazie al suo interessamento riesce a mettere in scena il Tannhäuser prima che un ordine di cattura lo raggiunga anche lì e lo costringa a fuggire a Zurigo. Nuovamente senza impiego e in esilio, Wagner si sente paradossalmente libero dagli impegni borghesi a cui lo costringeva l’impiego in teatro e dà libero sfogo alle sue idee e alla sua creatività: pubblica saggi e libelli, Arte e rivoluzione, L’opera d’arte dell’avvenire, Opera e dramma, scritti autobiografici come Una comunicazione ai miei amici –in cui ricostruisce con una certa libertà poetica la coerenza della sua vita e della sua musica- e Il giudaismo nella musica, un velenosissimo pamphlet in cui attacca i musicisti ebrei, nella persona di Mendelssohn e Meyerbeer, colpevoli, tra l’altro, di non averlo aiutato a fare fortuna. Nel frattempo sono i suoi amici a mantenerlo: in prima fila Franz Liszt, che ha messo in scena il Lohengrin con successo nel 1850 e che gli finanzia un viaggio in Francia, a Parigi e Bordeaux, da cui Wagner fugge inseguito dalla polizia –questa volta non per debiti ma a causa di un marito geloso. La moglie Minna, seppure tra problemi e allontanamenti temporanei, è sempre al suo fianco. Nel 1853 viaggia in Italia, a Torino, a Genova e La Spezia, e qui comincia la composizione del Rheingold (L’oro del Reno), la prima opera della Tetralogia: un progetto ambizioso e del tutto innovativo, un prologo e tre drammi da eseguirsi in sequenza, un’opera mitologica monumentale della quale Wagner ha già pronto il poema. Ed è proprio durante la lettura di una parte di questa fatica letteraria ad una cerchia di amici e conoscenti che il Maestro incontra Otto e Mathilde Wesendonck, lui ricco commerciante e lei giovane e bellissima donna appassionata di letteratura. L’incontro è fatale: tra il musicista e Mathilde nasce una passione incontenibile punteggiata da dediche di musiche e manoscritti, ardenti lettere d’amore e incontri nascosti. Nascosti, ma non segreti, perché il marito sa tutto, sopporta e aspetta –e nel frattempo non smette di sostenere Wagner moralmente e finanziariamente, saldando i suoi debiti e coprendo le spese di una tournée in Inghilterra, dove ottiene grande successo. Al suo ritorno, il Maestro termina l’orchestrazione de Die Walküre (La Valchiria), seconda opera della Tetralogia, e nel 1857 si trasferisce insieme alla moglie nella dépendence della villa dei Wesendonck; parallelamente alla passione amorosa reale, Wagner ne sta vivendo una artistica con la composizione del Tristan und Isolde (Tristano e Isotta). L’idillio però non dura. L’eccessiva vicinanza tra le due donne del compositore fa scoppiare la catastrofe: Otto allontana Mathilde, Minna lo lascia definitivamente e Wagner si trasferisce a Venezia e poi a Lucerna, dove completa il Tristan. Lentamente ma inesorabilmente la sua fama come direttore d’orchestra e compositore si sta diffondendo nei teatri d’Europa, ma per Wagner non è abbastanza: vuole un exploit, un trionfo e una consacrazione totale e definitiva. E il palcoscenico che può suggellare il successo è, ancora una volta, quello parigino: Wagner riparte quindi alla conquista della capitale culturale e teatrale d’Europa, che già l’aveva respinto in passato.

Siamo nel settembre 1859.

V vs W: Richard Wagner, l’inizio

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Siamo pronti a scommettere che alla parola “biografia” molti di voi reagiranno con fastidio, immaginando pagine e pagine di polverosi nomi e date di interesse discutibile. Eppure, al terzo appuntamento con la sfida Verdi vs Wagner, dopo averne confrontato le carte di identità, non possiamo più rimandare il racconto di un po’ della storia dei due Maestri. Se avrete la pazienza di leggere, scoprirete forse che la vita di un compositore può riservare molte avventurose sorprese…

Siamo nel luglio 1813 e le truppe napoleoniche si stanno preparando allo scontro decisivo con la sesta coalizione. Sfidando il pericolo, una donna di nome Johanna Pätz intraprende il lungo e disagevole viaggio da Lipsia a Teplitz, in Boemia. Ha con sé un neonato di pochi mesi: Wilhelm Richard Wagner. Madre e bimbo trovano alloggio nell’albergo Tre contadini; nello stesso edificio risiede Ludwig Geyer, attore e caro amico del marito di Johanna, Carl Friedrich Wagner, che è rimasto a Lipsia. Richard è nato il 22 maggio, perché trascinarlo, così piccolo, in questo viaggio che suona come una fuga? Pochi mesi dopo, in novembre, Carl Friedrich muore di tifo. Nell’agosto 1814 Ludwig Geyer e Johanna si sposano: lei è già incinta. Che Geyer sia o meno il vero padre di Richard, certo lo è nell’atteggiamento:  lo iscrive a scuola con il suo cognome, si preoccupa che abbia una buona istruzione, lo segue con attenzione nelle sue attitudini. Di talento Richard ne ha tanto, senza dubbio: quello che è incerto è dove volerlo indirizzare. Pittura, letteratura , musica: il giovane Wagner si cimenta in tutto. Ma la sua vera passione è il teatro, al quale già si dedicano il patrigno e i fratelli, cantanti e attori; Richard è affascinato da questo mondo magico ed effimero. L’incanto viene rotto però dalla morte di Geyer, nel 1821: a soli 9 anni Wagner è orfano per la seconda volta. Cresce così allevato dalla madre e dalle sorelle, sempre dividendosi tra l’interesse per la letteratura e quello per la musica. Nell’arte dei suoni ha un esempio molto vicino a sé, Carl Maria von Weber, il più grande operista tedesco dell’epoca: Richard ha un ammirazione sconfinata per il suo Freischütz e per il compositore, che quotidianamente vede recarsi per le prove al teatro di Dresda, dove la famiglia si era nel frattempo trasferita. Ma la folgorazione arriva con l’ascolto della Settima Sinfonia di Beethoven: Wagner ha finalmente trovato la sua strada.

Freneticamente intraprende di nascosto studi da autodidatta, leggendo manuali di armonia e ricopiando le partiture beethoveniane, e quindi da un professore d’orchestra. Dopo soli sei mesi di studio con l’organista della chiesa di San Tommaso, Theodor Weinlig, con cui impara contrappunto e composizione, Richard Wagner si lancia con entusiasmo nella sua nuova carriera di musicista.

Il primo incarico lo ottiene nel 1833 a Würzburg, grazie al fratello maggiore Albert, cantante, come direttore del coro e dell’orchestra; nel frattempo scrive la sua prima opera compiuta, Le fate, che tuttavia rimarrà ineseguita fino al 1888, dopo la morte del compositore. Si sposta a Lipsia, dove scrive Il divieto d’amare (1836), poi a Magdeburg: se non ha avuto il tempo di concludere studi regolari, sicuramente completa la sua formazione con la valanga di opere e compositori del repertorio italiano, francese e tedesco che dirige in teatro. Nel frattempo non trascura la letteratura, scrivendo articoli per riviste musicali e soprattutto i libretti per le sue opere, del quale sarà sempre l’unico autore.

Tutta la vita di Wagner sarà caratterizzata da due grandi debolezze: i debiti, che contrae ovunque e con chiunque, sistematicamente, quasi con passione, e le donne, che con la stessa passione conquista e dalle quali è invariabilmente affascinato e sedotto. Da entrambi questi punti di vista, Magdeburg segna una prima svolta nella vita dell’artista: laggiù lo aspettano un teatro quasi in bancarotta, con le relative prime gravi difficoltà economiche della sua carriera, e una donna. La donna si chiama Minna Planer, è un’attrice di quattro anni più vecchia di Richard e con molta esperienza di vita in più. A quindici anni è stata sedotta e abbandonata da un militare e ne ha avuto una figlia, che fa passare per sua sorella. Wagner la travolge di passione, la incanta con il miraggio di una sistemazione dignitosa e infine si rivela per quello che è, un giovane genio, ricco di talento e di idee visionarie ma pieno di debiti e con scarse prospettive di sanarli in breve tempo. Minna si spaventa, fugge, lui la insegue e tempestosamente la riconquista; infine si sposano, litigando anche durante la cerimonia, il 24 novembre 1836, a Königsberg, dove Wagner è stato nominato direttore. La pace non dura: dopo poco tempo il teatro fallisce e i Wagner si spostano nuovamente, questa volta a Riga. Laggiù il compositore comincia a scrivere Rienzi, l’ultimo dei tribuni, ma dopo pochi anni, nel 1839, oppresso dai creditori, è costretto a fuggire di nascosto: insieme a Minna e al grosso cane Robber, Wagner si imbarca in gran segreto alla volta di Londra e poi di Parigi. La traversata è tempestosa: il musicista la ricorda nelle sue memorie e fa risalire a questo episodio la prima, significativa ispirazione che lo guiderà nella composizione dell’opera che segnerà l’inizio di una vera e propria rivoluzione teatrale: Der fliegende Holländer, L’Olandese volante[1].

In Francia il compositore teatrale di grido è Giacomo Meyerbeer, campione del grand opéra: Wagner si precipita al suo cospetto, sperando di riceverne una raccomandazione e di essere introdotto così all’ambiente teatrale parigino, ma rimarrà deluso. Non ottiene altro che un incoraggiamento e l’invito a farsi un nome. La Parigi dell’epoca è una vera capitale culturale e il musicista tedesco non ha altro da offrire che un paio di opere non particolarmente significative e le sue idee, certamente brillanti ma non ancora messe in atto. I due anni e mezzo successivi trascorrono così nella miseria: il compositore impegna tutti i suoi averi e si mantiene grazie alla generosità di pochi amici, con lavori di trascrizione e qualche collaborazione ad una rivista. La povertà è così totale che persino il cane Robber lo abbandona. L’avventura non è però improduttiva: Wagner entra in contatto con musicisti e letterati, compone tantissimo, termina il Rienzi e nel 1841 scrive finalmente Der fliegende Holländer, il cui soggetto aveva venduto in un momento di difficoltà economiche all’Opéra perché fosse musicato da un altro. Nonostante sia provato dall’esperienza parigina, oltraggiato dal mancato successo e dal disinteresse nei suoi confronti, gli anni trascorsi nella capitale francese lo hanno formato e indirizzato verso una nuova poetica: la strada della rivoluzione wagneriana comincia a delinearsi.

Spedisce il Rienzi al teatro di Dresda, accompagnato da una raccomandazione di Meyerbeer: gli viene accettato.

Così, nel 1842, Richard Wagner riparte infine verso la capitale sassone, verso quel teatro che aveva sognato da ragazzo: verso il successo.


[1] Vedi articolo del 26 settembre 2012.

All’opera con Der fliegende Holländer

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È il 1839 e un giovane compositore tedesco, Richard Wagner, compie una impervia traversata in nave da Riga a Londra, in cerca di fortuna. Il viaggio è lungo e tormentato e il battello trova rifugio dalla tempesta in un fiordo norvegese: il giovane e geniale musicista ascolta, suggestionato, le grida e i richiami dei marinai che le pareti scoscese riflettono in una ipnotica eco.

Anni dopo, nell’autobiografia Mein Leben, Wagner avrebbe affermato essere proprio questa esperienza l’impulso all’origine della creazione dell’Olandese volante, scritto a Parigi nel 1841 ed eseguito per la prima volta a Dresda nel gennaio 1843: sicuramente grande peso nell’ispirazione spetta alle antiche leggende riprese da Heine nel suo scritto Aus den Memoiren des Herrn von Schnabelewopski, che Wagner aveva avuto modo di leggere, e in generale i temi di profondo richiamo spirituale e simbolismo della natura che già da anni rivestivano grande importanza nelle correnti culturali romantiche, non soltanto in musica ma innanzitutto in letteratura  -basti pensare a Coleridge e alla Ballata del vecchio marinaio, del 1798- e nelle arti pittoriche.

Romantico è infatti l’errare senza fine del Vascello, un viaggio simbolico dell’anima in cerca del Divino ma che la colpa e la conseguente dannazione hanno reso eterno e senza fine. L’amore di Senta è infine il sacrificio che apre la strada alla redenzione e al perdono, facendo cessare la maledizione: ricerca e sacrificio che si rispecchiano nell’atto creativo del compositore.

È infatti l’opera in sé ad essere mediazione tra l’uomo e Dio: l’arte diventa il mezzo in cui il rapporto tra il mondo interiore dell’uomo e il mondo esteriore della natura si congiungono e si completano e possono finalmente comprendersi.

Ma è soprattutto musicalmente che Der fliegende Holländer rappresenta un’opera unica, di cambiamento, in cui la cantabilità e la melodia si fondono alle prime, geniali innovazioni wagneriane, e rappresenta il primo passo della rivoluzione teatrale che porterà il melodramma verso la continuità poetica dei Leitmotive e della cosiddetta melodia infinita del Wort-Ton-Drama.

Venerdì 12 ottobre 2012: come titolo di apertura di Stagione il Teatro Regio presenta Der fliegende Holländer nel memorabile allestimento di Willy Decker per l’Opéra di Parigi (2000), ancora inedito in Italia, e con un cast d’eccezione guidato dalla bacchetta dal Maestro Gianandrea Noseda: Mark S. Doss vestirà i panni dell’Olandese, Adrianne Pieczonka quelli di Senta, Stephen Gould interpreterà Erik, il basso Steven Humes Daland, Claudia Nicole Bandera il ruolo di Mary e Vicente Ombuena quello del Timoniere.  L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio si avvarranno della partecipazione del Coro Ruggero Maghini.

Per festeggiare il bicentenario della nascita del compositore, la Scuola all’Opera propone spettacoli, laboratori e attività didattiche per tutti gli ordini di scuole: un viaggio sul vascello wagneriano adatto a tutte le età, dai 3 ai 18 anni, un’occasione unica per venire a contatto con la travolgente poetica del Maestro riformatore del teatro musicale, tedesco e non solo.

Il primo appuntamento wagneriano è quello per le scuole medie superiori, che grazie alla tradizionale attività de All’Opera, ragazzi! hanno la possibilità di assistere a prezzo agevolato agli spettacoli in cartellone, guidati nell’ascolto da una preparazione che comprende la visita alle strutture del teatro dietro le quinte, una lezione a cura degli esperti de La Scuola all’Opera sul titolo in programma e dall’occasione di assistere a prove di scena o di assieme in palcoscenico prima della rappresentazione. I risultati di questo percorso sono poi oggetto di un ulteriore incontro a scuola dopo la recita e da quest’anno saranno valorizzati grazie alla possibilità di pubblicare gli elaborati dei ragazzi sugli spazi del blog, un’opportunità per condividere il percorso formativo di ogni classe.

Vi ricordiamo che le prenotazioni per All’Opera, ragazzi! Der fliegende Holländer  sono già aperte da lunedì 24 settembre e che l’incontro di preparazione per i docenti è previsto per domani, giovedì 27 settembre, alle ore 17 in Sala Pavone (Piccolo Regio Puccini)[1]: è quindi necessario affrettarsi a prenotare l’attività per le classi, comunque disponibile fino ad esaurimento dei posti in sala.

Per le scuole medie inferiori e gli ultimi anni della primaria la Scuola all’Opera si avvarrà nuovamente del prezioso contributo di AsLiCo che con il progetto Opera Domani ci proporrà un viaggio tra sogno, teatro e fantasia, vecchi berretti da marinaio e antiche, misteriose leggende…

L’Olandese volante è in programma per lunedì 22 aprile 2013 e con l’ormai tradizionale laboratorio Cantiamo l’opera il pubblico tra i 9 e i 13 anni di età potrà parteciparvi attivamente cantando alcuni brani dalla sala insieme ai protagonisti sul palcoscenico.

Non è finita: non possiamo certo dimenticarci dei bambini della scuola dell’infanzia e della prima fascia della scuola primaria! Per loro è in programma Il vascello incantato, divertente e coinvolgente avventura musicale che vedrà il giovane pubblico di nuovo protagonista con filastrocche e oggetti magici: l’appuntamento sarà venerdì 24  e sabato 25 maggio 2013[2].

Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare la pagina Spettacoli, il programma generale e a leggere i prossimi aggiornamenti sul blog!

Chi non conosce la leggenda del Vascello Fantasma?”

                                                                                                                                                                Heinrich Heine


[1] Per la partecipazione all’incontro contattare telefonicamente l’Ufficio Scuole
[2] Recita aperta anche al pubblico