Archivio mensile:marzo 2013

Il piccolo spazzacamino al Regio

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Il piccolo spazzacamino [052]

Grazie a tutti!

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V vs W: i personaggi impossibili

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Ricevute e apprezzate le vostre produzioni per la prima scadenza del torneo Verdi vs Wagner, vi proponiamo ora il tema della seconda sfida.

In questi mesi abbiamo imparato a conoscere la personalità, il pensiero e l’opera dei due Maestri e soprattutto a metterne a confronto il percorso artistico. Ora tocca a voi rielaborare la vostra esperienza di studio, questa volta raccontandoci una situazione in cui un personaggio verdiano e uno wagneriano, reinterpretati o inventati da voi, si incontrino e si confrontino. Come punto di partenza vi invitiamo quindi a riflettere su quali siano le situazioni drammaturgiche che i protagonisti verdiani e wagneriani si trovano ad affrontare nel contesto dell’opera dei due Maestri.

 Per Verdi la sfida drammaturgica sta nell’inventare il vero: i suoi personaggi, storici o contemporanei, sono sempre autenticamente umani, perché guidati nelle loro azioni e scelte dai sentimenti e dalla passione. I protagonisti wagneriani affondano invece le proprie radici nel mito, nella leggenda, a volte addirittura nel mistero.

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Der fliegende Holländer, atto I, Teatro Regio, stagione 2012-2013

Laddove quello di Verdi è un universo popolato da generazioni a confronto, padri e figli, rappresentati nel loro rapporto diretto o inconsapevole, spesso problematico o doloroso ma costituito da un vissuto comune e da una prospettiva condivisa, quella dell’esperienza umana, Wagner ci parla invece di dei, semidei, eroi giunti da lontano che a questa esperienza non possono e non vogliono partecipare. Esuli volontari, che si autoescludono proclamando la loro diversità, eredi di una stirpe alla quale sono legati non in senso naturale ma dall’intenzionalità di un obiettivo comune. Il senso della collettività, espresso alla perfezione nei meravigliosi cori verdiani, condiziona il vissuto di tutti i personaggi del Maestro italiano, anch’essi esuli –ma perché reietti e non per scelta, rifiutati e allontanati da una società con la quale cercano comunque di entrare in relazione.

La Traviata, atto I, Teatro Regio, stagione 2012-2013

La Traviata, atto I, Teatro Regio, stagione 2012-2013

Sono dunque degli antieroi, che non scelgono la tragedia, vissuta anzi come esperienza di dolore e difficoltà, ostacolo alla naturale e comune aspirazione ad una vita serena, pacifica: persone che diventano personaggi e protagonisti loro malgrado, lottando contro drammi che non riescono ad evitare.

Nel cosmo drammaturgico di Wagner, al contrario, la sofferenza è rappresentata come esperienza purificatrice e catartica, indispensabile prova attraverso la quale conquistare la redenzione – e così la morte, vissuta come un passaggio verso una condizione spirituale perfetta. Morire significa per Wagner oltrepassare il limite della vita terrena e raggiungere l’orizzonte di un infinito mistico (non religioso) nel quale abbandonarsi ed annullarsi. La morte è invece vista dai protagonisti verdiani come estrema e conclusiva esperienza, dolorosa e inevitabile, con la quale l’esistenza ha fine e oltre la quale lo sguardo umano non arriva.

Der fliegende Holländer, atto III, Teatro Regio, stagione 2013-2013

Der fliegende Holländer, atto III, Teatro Regio, stagione 2013-2013

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La Traviata, atto III, Teatro Regio, stagione 2013-2013

In Wagner anche l’amore è simbolo, emblema dell’aspirazione all’infinito, più una condizione spirituale che un sentimento; al contrario, niente di più umano -e dunque terreno e al tempo stesso sublime– viene messo in scena da Verdi, in cui il vero motore dell’azione scenica è la passione nel suo significato più completo.

Entrambi i Maestri mettono in atto un completo rinnovamento del teatro musicale, ma la vera rivoluzione si esplicita soltanto nei personaggi verdiani: personalità complesse, sfaccettate, scandalose, vero specchio delle contraddizioni della società contemporanea con le sue ipocrisie e convenzioni. A questo confronto con la realtà si sottraggono invece i protagonisti wagneriani, personaggi fuori dal tempo, non uomini ma simboli.

A voi, partendo da queste premesse, ritrovarne i riferimenti nell’opera dei due Maestri e quindi rielaborarli secondo la vostra esperienza, calandovi nei panni dell’autore e dando vita a una nuova situazione in cui mettere in scena e a confronto nuovi rappresentanti, immaginati e reinterpretati da voi, delle due diverse concezioni drammaturgiche.

Vi ricordiamo che per i partecipanti al torneo è necessario lasciare un commento per confermare di aver letto questo articolo; la scadenza della seconda consegna è venerdì 19 aprile. Entro tale data vanno inviati alla mail de La Scuola all’Opera i vostri elaborati in formato digitale.
ATTENZIONE! la partecipazione al torneo è prevista con iscrizione singola per ogni classe, pertanto due classi di uno stesso istituto dovranno consegnare due elaborati oppure un elaborato unico nel quale sia però possibile distinguere chiaramente i diversi contributi delle due sezioni; in caso contrario la giuria dovrà valutare entrambe le classi a pari merito condizionando l’assegnazione del premio finale.

Buon lavoro!

IL PICCOLO SPAZZACAMINO: note di regia

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britten logoIl piccolo spazzacamino si avvicina! Per prepararci allo spettacolo abbiamo intervistato il regista Federico Grazzini, che nonostante la giovane età vanta una lunga formazione teatrale e musicale e diverse esperienze di teatro per il pubblico più giovane.


“Sono nato nel 1982 e ho debuttato come attore a 10 anni ne Le baruffe chiozzotte di Goldoni con la regia di Giorgio Strehler. Da allora ho deciso che nella vita avrei fatto teatro. Sono stato fortunato: ho avuto una sorta di vocazione. Ho iniziato a studiare recitazione attraverso varie scuole e laboratori mentre frequentavo il Liceo Classico Michelangiolo di Firenze. Parallelamente in quegli anni ho iniziato a suonare diversi strumenti musicali da autodidatta.
Nel 2004, mentre frequentavo la Facoltà di Lettere, sono riuscito ad ottenere dei finanziamenti per mettere in scena al Teatro Puccini di Firenze il mio primo spettacolo come regista: La casa di Asterione, ispirato ad un racconto di J. L. Borges. Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’opera frequentando la Scuola di Luci del Teatro Comunale perché ero molto interessato all’aspetto visivo del teatro. Il mio primo contatto reale con l’opera è stato quindi da tecnico, attraverso lo studio della luce, e solo successivamente mi sono avvicinato alla drammaturgia musicale.
Ho frequentato la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi dove nel 2008 mi sono diplomato in Regia Teatrale. In quegli anni ho portato avanti lo studio della recitazione e del teatro musicale frequentando anche la Scuola Civica di Musica di Milano. Ho firmato la mia prima regia d’opera al Teatro Dal Verme di Milano, una versione da camera dei Carmina Burana di Carl Orff, proprio grazie alla collaborazione tra queste due scuole.
Dopo il diploma ho cominciato a collaborare con il Teatro Sociale di Como occupandomi della regia e delle luci di diversi progetti formativi per avvicinare il pubblico più giovane all’opera: Hänsel e Gretel di E. Humperdinck – Operadomani 2009, Rigoletto di G. Verdi – Pocketopera 2010, Nabuccolo tratto da Nabucco di G. Verdi – Operakids 2011.
Dal 2008 ho firmato la regia e le luci di diversi spettacoli in Italia e all’Estero (Wexford Opera House, Opèra Royale de Wallonie) tra cui Gianni di Parigi di G. Donizetti nel 2010 per il Festival della Val d’Itria di Martinafranca e Il barbiere di Siviglia di G. Rossini per il Circuito Lirico Lombardo nel 2011.”

illustrazione di Elena La Rovere

illustrazione di Elena La Rovere

Il piccolo spazzacamino è un’opera per bambini: il tuo approccio alla messa in scena di uno spettacolo per l’infanzia è diverso rispetto a quello di una regia pensata per un pubblico adulto?

 “Lo sguardo dei bambini per me è qualcosa di prezioso; ho grande rispetto per l’intelligenza e la sensibilità dei più piccoli. Credo che in molte cose siano superiori agli adulti, sono più liberi, hanno più fantasia. Sono anche un pubblico molto esigente, più sensibile e attento ai dettagli. Il mio approccio registico però rimane molto simile: cerco di raccontare storie e atmosfere attraverso il teatro, costruire dei mondi e far dialogare differenti linguaggi espressivi. Nel far questo provo sempre ad immaginare il punto di vista dello spettatore: lo sguardo dell’infanzia è uno sguardo che vive sempre in me, non devo fare quindi grandi sforzi per evocarlo.”

Questo spettacolo nasce come un’opera per giocare all’opera: come si traduce questa attenzione alla didattica nella tua regia?

 “Lo spettacolo nella sua versione originale si comporrebbe in realtà di due parti: la prima, Let’s Make An Opera (Facciamo un’opera), consiste in due atti in prosa in cui un gruppo di ragazzi decide di inventare e mettere in scena una storia, Il piccolo spazzacamino. Vengono quindi presentate le varie fasi di creazione di un’opera: dalle prove al debutto. Per esigenze produttive nella nostra versione questa cornice metateatrale è sostituita da un prologo, riscritto e sintetizzato insieme al drammaturgo Matteo Salimbeni. Abbiamo voluto così privilegiare l’aspetto tematico dell’opera di Britten: la storia rimane la stessa ma l’accento è posto più sull’avventura del gruppo di ragazzi che sulle parentesi didascaliche presenti nell’originale.”

Come molti degli spettacoli proposti alle scuole dal Teatro Regio, anche Il piccolo spazzacamino avrà una importante componente interattiva …

Maschere realizzate dalle scenografe de La Scuola all'Opera

Maschere realizzate dalle scenografe de La Scuola all’Opera

 “Quest’opera è per sua natura uno spettacolo interattivo proprio perché nasce con intento didattico. Il pubblico è chiamato a prendere parte alla vicenda attraverso il canto e delle semplici azioni sceniche: saranno direttamente i ragazzi dalla platea ad aiutare i protagonisti nella grande impresa di liberazione del piccolo spazzacamino e a vegliare sul sonno tranquillo del povero Sam come presenze benevole del bosco, mascherati da aironi, gufi, e colombe.”

La trama è molto semplice e lineare; questo si rivela una sfida o un’opportunità dal punto di vista della regia?

“Mi è capitato di lavorare su materiali drammaturgici deboli, dove era difficile trovare veri antagonisti nella vicenda. Nell’opera di Britten questo non accade. Esiste un conflitto ben delineato tra due mondi: quello degli adulti (eccezione fatta per Rowan e i buffi Tom e Alfred) che non riconoscono la tragedia di Sam e quello dei ragazzi che decidono invece di lottare per salvarlo. La trama è lineare ma anche ben congegnata, ci sono molti accadimenti in un tempo abbastanza breve, come accade spesso nelle opere comiche. Il compito della regia è quindi infondere vita e gioco alle situazioni e dialogare con la musica di Britten che contiene in sé già tutti gli elementi comici e ludici. La tensione drammatica in quest’opera credo regga soltanto se gli adulti diventano un pericolo reale per i protagonisti. Il fatto di riuscire a sostenere questo tipo di tensione con un cast di giovanissimi è sicuramente una sfida interessante.”

Che tipo di ambientazione hai immaginato?

“Per scene e costumi abbiamo deciso di evitare ricostruzioni filologiche e di utilizzare piuttosto criteri di realismo fantastico. L’ambientazione è più contemporanea nel prologo, in cui abbiamo ricreato una specie di soffitta piena di valigie e bauli come “quartiere generale” dei ragazzi che decidono di comporre Il piccolo spazzacamino, mentre la seconda parte è storicizzata, rielaborando liberamente l’immaginario inglese e italiano del Secondo Dopoguerra, ed è ambientata in un ricco salotto borghese che verrà stravolto durante la vicenda. Avvicinare temporalmente nell’ambientazione la vicenda al pubblico di oggi diventa importante per far valere l’attualità dei temi trattati e garantire l’immedesimazione del pubblico, rispettando al tempo stesso le atmosfere più intime e poetiche della partitura di Britten.”

Britten e il librettista Crozier

Britten e il librettista Crozier

Britten ha saputo trattare temi ponderosi come lo sfruttamento del lavoro minorile con profondità e umorismo al tempo stesso: quale peso ha ognuna di queste componenti nella tua regia?

“Quella di Britten è una grande lezione di solidarietà e uguaglianza: non è un caso che l’idea di quest’opera sia venuta al compositore proprio dopo l’esperienza diretta della Seconda Guerra Mondiale. In quest’avventura un gruppo di ragazzini si prende una grande responsabilità: denunciare lo sfruttamento dei bambini più deboli. Non solo, nell’opera di Britten, che si rifà evidentemente al modello drammaturgico dei Morality Plays, sono le qualità di questi ragazzini a trionfare. E’ l’astuzia, la solidarietà, la voglia di libertà dei ragazzi a vincere sull’oppressione, sull’arroganza e il cinismo dei due perfidi spazzacamini Black Bob e Clem, così come sarà la fantasia dei ragazzi ad avere la meglio sull’ ottuso zelo di governante di Miss Baggott. Il fatto che Britten decida con Crozier, il librettista, di trattare questa drammaturgia musicale con umorismo e talvolta ludicamente non toglie profondità a questa vicenda ma anzi la rafforza e la rende capace di parlarci ancora oggi in modo vivo e vivace.

A noi, adulti e bambini, il compito di essere forti e coraggiosi per vincere le ingiustizie del mondo senza perdere il sorriso.”