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Il giovane Rossini: chi ben comincia…

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Il 29 febbraio 1792, un paio di mesi dopo la morte di Wolfgang Amadeus Mozart, talento e genio rivoluzionario, nasce a Pesaro, cittadina dello Stato pontificio, un altro grande personaggio. Un artista che in meno di venti densissimi anni di teatro concluderà portando a compimento l’epoca della commedia dell’arte e si affaccerà su un’epoca e uno stile nuovi, quelli del melodramma nazionale e romantico: stiamo parlando del protagonista del nostro torneo 2017/18, Gioachino Rossini.

Figlio di Giuseppe Antonio Rossini (detto “il Vivazza” per evidenti abitudini da buon gaudente), di mestiere suonatore di tromba e corno nella locale banda e presso il Teatro Comunale di Bologna, e della cantante autodidatta Anna Guidarini, voce di discreto successo sulle scene dell’epoca, anche Gioachino viene introdotto giovanissimo al mondo musicale: a sei anni è la mascotte della banda, dove suona la “lista” (uno strumento metallico a percussione), a dieci viene avviato allo studio della composizione sotto la guida di Padre Stanislao Martini a Bologna, scampa per un soffio alla castrazione a causa della sua bella voce bianca, si fa le ossa come accompagnatore e cantante nelle chiese e suonatore di viola nei teatri, facendosi conoscere per il carattere intemperante e insofferente alle regole. Non ama la scuola, i maestri e i precetti, ma non è uno scansafatiche: studia la grande musica strumentale che dopo Vivaldi aveva abbandonato l’Italia ed era fiorita oltralpe con Mozart, Haydn, Beethoven. Gioachino ricopia le partiture, prova a inventarsi nuove soluzioni armoniche, confronta la sua musica con quella dei suoi veri grandi “maestri”, fino a guadagnarsi il soprannome di “Tedeschino”.

In Italia però è pur sempre la scena teatrale a dettare legge, e Rossini non sfugge a questo sistema: la sua occasione si presenta nel novembre 1810 a Venezia, dove l’impresario Cavalli gli commissiona un’opera buffa per risollevare le sorti di una stagione poco felice al teatro San Moisé: nasce così La cambiale di matrimonio, primo successo, replicata 13 volte. Due anni dopo, la sua farsa La Pietra del paragone, composta per la Scala di Milano, di repliche ne conterà ben 53, un record in una città che all’epoca conta forse 200mila abitanti. Gioachino è lanciato nel sistema, e del sistema teatrale deve rispettare i tempi e i dettami, componendo opere a ritmo industriale fino a quattro o cinque opere all’anno e spesso su libretti incompleti, venendo a patti con cantanti inadeguati e spostandosi di città in città e di palcoscenico in palcoscenico lungo la penisola italiana. Quello dell’opera è, prima di tutto, un business, e non tutti gli affari vanno a buon fine: successi strepitosi si alternano a titoli destinati all’oblio.


Una tappa importante si ha con la restaurazione di Ferdinando IV di Borbone dopo l’esilio siciliano: Napoli ospita il palcoscenico più grande del mondo, il Teatro San Carlo, oltre a quattro teatri minori, e ha la chance di distinguersi in un panorama culturale italiano per il resto dominato dagli austriaci o dal papato. Rossini vi arriva al seguito dell’impresario milanese Domenico Barbaja e dell’amante di quest’ultimo, il contralto spagnolo Isabella Colbran, e vi mette in scena l’opera seria Elisabetta I Regina d’Inghilterra in onore del Principe ereditario il 4 ottobre del 1815, diventando presto uno dei protagonisti dei salotti intellettuali napoletani.
Ma è nell’anno successivo che la sua produzione conosce una vera svolta, leggibile anche alla luce dei posteri: nel 1816 compone per il teatro di Torre Argentina in Roma, in un mese soltanto, l’opera buffa Almaviva, o sia l’inutil precauzione –una commedia già messa in musica da Paisiello, dalla celebre trilogia di Beaumarchais da cui anche Mozart aveva attinto con Le nozze di Figaro. La celebre opera di Paisiello si intitolava Il barbiere di Siviglia, e sperando di evitare un confronto diretto Rossini ne cambia il titolo e scrive una schietta presentazione in cui rende omaggio al celebre predecessore. Dopo i fischi e i fiaschi della prima rappresentazione,dovuti proprio agli irriducibili sostenitori del compositore pugliese, passa per sempre alla storia guadagnandosi uno dei primi posti in assoluto nella nascita del repertorio. Seguono altri celebri successi dell’opera comica: La Cenerentola, sempre per Roma, e La gazza ladra per Milano, entrambi composti in tempo record nel 1817. Ma continua a scrivere anche opera seria, affiancando innovazioni e temi già romantici (un esempio, La donna del lago tratta da Walter Scott nel 1819) al compimento dei caratteri tradizionali dell’opera italiana. Semiramide, messa in scena alla Fenice di Venezia nel 1823, è la sua ultima opera italiana, la trentacinquesima.

Gioachino Rossini, 31 anni compiuti e soltanto 13 di carriera, ormai affermatissimo autore e conosciuto anche oltre i confini della penisola, è pronto a conquistare la scena mondiale.

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Il profano al Regio

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Pubblichiamo oggi un altro interessante contributo a firma di tre studenti delle Classi II B e D del Liceo Classico Europeo; i ragazzi hanno assistito allo spettacolo e svolto un approfondimento sui Carmina Burana di Carl Orff, in scena al Teatro Regio lo scorso dicembre. Grazie ancora agli autori per il bel lavoro svolto, alla Professoressa Gavinelli che li ha seguiti e preparati nel percorso, e a voi buona lettura.

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IL PROFANO AL REGIO

1934. Tra vecchi candelabri, volumi rilegati e oggetti d’ogni sorta si aggira il musicista Carl Orff, incuriosito dagli scaffali impolverati di un piccolo negozio di antiquariato della cittadina di Würzburg, in Baviera.
Ed è proprio mentre sfiora con lo sguardo quegli oggetti abbandonati che qualcosa attira la sua attenzione: è un vecchio libro, ricoperto da un sottile strato di polvere e chiuso da chissà quanti anni. Giace inerme su uno scaffale accanto ad altri volumi sgualciti e non sembra avere nulla di speciale, logorato e ingrigito com’è dall’azione del tempo. Eppure c’è qualcosa nei Carmina Burana che attira lo sguardo di Orff e che lo spinge ad aprire questo antichissimo codice.
Risaltano in tutta la loro enigmatica bellezza alcune miniature medioevali che accompagnano versi in latino e in tedesco. Attratto dal magnetismo delle figure, Orff sfoglia il volume e rimane affascinato dal tesoro che nasconde.
È come se l’inchiostro che impregna la pergamena fluisse nella sua mente, dando origine ad un indescrivibile turbinio di colori e suoni. Dalla fantasia del musicista nasce subito un’idea, una tela bianca che si colora delle tinte della melodia e che traduce in melodia il fascino antico trasmesso dalle pagine del codice.
Scegliendo di musicare 24 dei canti presenti nel codice, Orff portò l’opera a riemergere dagli oscuri fondali del dimenticatoio popolare sotto forma di “cantata scenica” mantenendo il titolo di Carmina Burana.
La storia di questi canti affonda le proprie radici nell’antico Medioevo, al tempo dei clerici vagantes o goliardi, studenti  che, dopo aver abbandonato la carriera ecclesiastica, viaggiavano per l’Europa da un’università all’altra al fine di seguire le lezioni dei migliori professori.
Tra l’XI e il XII secolo,alcuni canti più antichi appartenenti alla tradizione goliardica e studentesca furono racccolti e trascritti nel Codex Buranus, un’opera costituita da duecentoventotto testi poetici scritti in latino e tedesco arcaico –i Carmina, appunto- in cui trovavano espressione le realtà quotidiane dei loro autori.
Tuttavia, dietro ai versi che trattano dei classici temi profani – i piaceri del bere e l’amore – si nasconde un velo di ironia e di sarcasmo, indirizzato soprattutto ai membri del clero.
I clerici vagantes, infatti, disponevano di molti strumenti culturali che permettevano loro di guardare con occhio critico la società e la politica del tempo –erano, ad esempio, insofferenti verso la corruzione del clero-, ma erano anche legati ai piaceri della vita terrena ed ostili agli eccessivi moralismi che spesso immaginiamo come caratteristici della loro epoca.
L’esuberante vivacità e la maliziosa spregiudicatezza dei goliardi si riflette nella scelta dei temi dei canti, primo fra tutti quello della Fortuna, intesa come un’entità superiore da cui dipendono i successi e gli insuccessi degli uomini. Essa è il filo conduttore che lega gli altri canti, una legge di fronte a cui l’uomo e la Natura si devono piegare e che agisce ciclicamente sull’intero Cosmo.
L’opera di Orff si apre proprio con il celebre canto “Oh Fortuna”, dedicato alla ruota della Sorte che gira decidendo il destino degli uomini e si chiude con lo stesso brano, per conferire l’idea di ciclicità della ruota stessa.
La Sorte fa da cornice ad altre tre tematiche, ovvero la primavera, la satira politico-sociale e l’amore.
Emblema della rinascita, la primavera è la stagione in cui nascono gli amori e dove la solitudine e la tristezza dell’inverno cedono il posto alla gioia e all’entusiasmo. Il destarsi della natura risveglia nell’essere umano la passione e l’amore, incoraggiando i sentimenti tra i giovani innamorati.
La Fortuna, invece, determina la sorte degli uomini e le differenze sociali vengono meno di fronte al vino e all’allegria. Ricchi, poveri, giovani e vecchi si uniscono in un canto a Bacco, prede dello stato di spensieratezza dato dal vino. Proprio nei canti che parlano della taberna trova la sua massima espressione lo scopo satirico dell’opera, alimentato dai numerosi richiami ai piaceri del bere.
L’ultima tematica dell’opera di Orff è quella dell’amore, trattata nella Cour d’Amours, un canto dove la bellezza delle vergini e la passione diventano oggetto di un elegante inno a Venere, in cui il romantico e il carnale si fondono insieme.
Le tinte con cui siamo soliti dipingere quell’epoca, quindi, si rivelano poco presenti o del tutto assenti in questi carmi, che costituiscono un meraviglioso affresco del Medioevo profano, una delle poche testimonianze laiche – a tratti addirittura anticlericali- di quest’epoca oscura e misteriosa.
Nonostante la critica del regime nazista che, in occasione della prima rappresentazione nel 1937, non li aveva graditi, i Carmina Burana hanno avuto un successo enorme, sia resi sul palco solo dall’orchestra e dai cantanti sia accompagnati da coreografie.
Cantiones profanae cantoribus et choris cantadae comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis, ovvero “Canzoni profane per solisti e coro accompagnati da strumenti e immagini magiche”, infatti, fu l’unica indicazione lasciata da Orff per l’interpretazione scenica del suo capolavoro.
Egli creò un’opera musicale autonoma, ma volle dare rilievo anche a quello che più lo aveva colpito del Codex Buranus, ossia la potenza espressiva e il magnetismo creati dalle miniature.
Tuttavia, sebbene l’intenzione di Orff fosse quella di ricreare nello spettatore le sensazioni che le “immagini magiche” avevano suscitato in lui, per anni i Carmina sono stati resi sul palco come una rappresentazione musicale da concerto (orchestra e coro).
Proprio sul palco del Teatro Regio di Torino, grazie alla regista Mietta Corli, quest’opera ha trovato una delle sue rare espressioni complete.
L’interpretazione scenica, infatti, restituisce un’immagine fedele delle tematiche trattate nei canti, filtrata attraverso le sensazioni che accompagnano le parole dei clerici vagantes e guidata da una ritmica variegata.
Sul palco si alternano ambienti e personaggi d’ogni sorta, impegnati ora in canti e danze armoniose ora in lamenti angosciati e liriche. Solisti, cori maschili, femminili e di voci bianche danzano e si alternano in un gioco di colori accompagnati dalle melodie dell’orchestra, creando un’incredibile alchimia di suoni.
Si passa dagli orologi cosmici di Athanasius Kircher che si fanno interpreti della ruota della Fortuna alle armoniose coreografie della primavera, in cui giovani donne vestite di bianco danzano tra gli alberi in fiore sulle dolci note di una melodia estatica.
Ai suoni forti e angosciosi della taberna rispondono movimenti decisi e vigorosi, mentre eleganti figure femminili accompagnano il dolce e caldo canto dell’amore.
Un affresco musicale che si districa tra latino e tedesco arcaico, arricchito dalla potenza espressiva e dalla suggestione create dai suoni e dal movimento: i Carmina Burana sono un vero e proprio caleidoscopio d’arte.
L’alchimia di suoni creata da Carl Orff e la brillante interpretazione scenica delle “immagini magiche” di Mietta Corli danno vita ad una vera opera teatrale, che riflette nell’essenza la realtà etica dei clerici vagantes e che rievoca un’affascinante pagina della storia medievale.
I Carmina Burana costituiscono un ponte tra una realtà passata e una realtà presente e sono mediatori di verità quotidiane che persistono, nelle quali anche i ragazzi del nuovo millennio possono riconoscersi. Oggi come allora, infatti, la ruota della Fortuna fa il suo corso trascinando con sé gioie e dolori, aprendoci porte ed occasioni che siamo liberi di cogliere e sfruttare.

Castellana Giulia, Catalanotto Elena e De Naro Papa Francesco

Bentrovati!

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Le vacanze sono – purtroppo – finite, la scuola è ricominciata e già da qualche settimana al Teatro Regio fervono i lavori de La Scuola all’Opera per le attività della Stagione 2013-14.

Se ancora non avete avuto modo di scoprire la nostra nuova programmazione, eccola:

[clicca qui per consultare il Programma 2013-14]

[clicca qui per consultare il Programma 2013-14]

Come potete vedere le novità sono molte ma sempre collegate da un immancabile fil rouge.

Primo fra questi, l’anno verdiano! Il festeggiamenti per il bicentenario non sono finiti e ancora al Maestro di Busseto sarà dedicata l’inaugurazione della nuova Stagione, con un tris di titoli da non perdere: Simon Boccanegra, Rigoletto e La Traviata. Tre occasioni ideali per accostarsi al melodramma per la prima volta, ad esempio con i nostri percorsi didattici All’Opera, ragazzi! e Un giorno all’opera che permettono di assistere alla nascita di uno spettacolo tra prove in palcoscenico, visite dietro le quinte e lezioni con i nostri esperti.

Ne approfittiamo per ricordarvi che per questi tre titoli le prenotazioni si aprono già lunedì prossimo, 23 settembre, alle ore 10qui il relativo modulo on line – e che sempre a Simon Boccanegra è dedicato inoltre il primo incontro de All’Opera, docenti, giovedì 26 settembre alle ore 17 in Sala Pavone. Gli incontri di preparazione, durante i quali vi presenteremo l’attività didattica che si svolgerà in Teatro, la storia dell’opera in esame e spunti interdisciplinari per il vostro percorso scolastico, sono gratuiti e aperti a tutti previa prenotazione telefonica.

La Traviata sarà inoltre protagonista di Opera e Cinema!, appassionante percorso a cavallo tra melodramma e settima arte condotto in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema. Cos’hanno in comune il capolavoro verdiano e il frizzante musical Moulin Rouge? Scopritelo con noi seguendoci in questo viaggio tra linguaggi classici e pop a confronto.

Restando in tema, vi ricordiamo che lo storico percorso Cinema e Musica, nella scorsa Stagione dedicato al bicentenario verdiano e wagneriano, torna quest’anno alla sua configurazione classica dedicata a tutto il repertorio melodrammatico, ma in una veste completamente rinnovata con nuovi titoli lirici e cinematografici e una nuova sede didattica presso il Museo.

Un Verdi in versione pop ci sarà presentato anche da Marco Paolini e Mario Brunello nel loro Verdi, narrar cantando: occasione per lasciarsi sorprendere, coinvolgere e trascinare in modo inaspettato dalle mille dimensioni del Maestro di Busseto, tra musica, teatro, poesia e politica. E non solo: starà al pubblico in sala dare voce ai più celebri ed emozionanti cori della storia del melodramma.

L’opera italiana a cui è dedicata la nuova Stagione non si esaurisce con i capolavori verdiani: molti altri Maestri ci aspettano per il Gioco dell’Opera! Abbiamo assistito l’anno scorso alla disfida tra il nostro Campione parmense e il rivoluzionario compositore tedesco Richard Wagner in occasione del bicentenario: è ora di allargare il campo a tutto il repertorio italiano. Siete pronti a testare le vostre conoscenze e abilità creative a suon di opera?

Vi ricordiamo che la seconda fase del torneo[1] si svolgerà sulla pubblica piazza di questo blog e vedrà le migliori menti creative fra voi sfidarsi a colpi di testi, grafica, musica e video per contendersi il premio di 10 abbonamenti alla Stagione 2014-15 offerti dal Comitato Nenè Corulli. Qui gli elaborati dei primi tre classificati l’anno scorso, per i quali sta per avere luogo la cerimonia di premiazione in Teatro.

E per un’esperienza ancora più creativa, perché non cimentarsi direttamente nella reinterpretazione di cori, coreografie, scenografie e libretto di un capolavoro del repertorio operistico?  Inaugurata l’anno scorso, la nostra versione dei laboratori Opera…ndo per i più grandi (scuole medie e superiori) ha conosciuto grande successo e verrà riproposta[2] sui titoli de La Traviata, Il Barbiere di Siviglia, Il flauto magico e Gianni Schicchi. Attenzione! Le prenotazioni per Opera…ndo con La Traviata chiudono già venerdì 20 settembre!

Un brevissimo riepilogo delle prime scadenze:

prenotazioni

Opera…ndo con La Traviata_______________________________________entro il 20 settembre

Opera…ndo con Il Barbiere di Siviglia, Il flauto magico, Gianni Schicchi________entro il 4 ottobre

All’opera, ragazzi! e Un giorno all’opera (Simon Boccanegra, Rigoletto, La Traviata)___________dal 23 settembre

Opera e cinema_______________________________________________________________dal 23 settembre

Verdi, narrar cantando_________________________________________________________dal 30 settembre

Il gioco dell’opera______________________________________________________________dal 14 ottobre

Incontri per i docenti

Simon Boccanegra____________________________________________________26 settembre ore 17 Sala Pavone

Rigoletto e La Traviata__________________________________________________2 ottobre ore 17 Sala Caminetto

Naturalmente le novità non finiscono qui: ve le presenteremo tutte nei prossimi articoli e nelle pagine aggiornate!
Per ricevere tutti i nostri aggiornamenti in tempo reale via e-mail e commentare con più facilità vi consigliamo di iscrivervi al blog seguendo l’apposita procedura.

Per qualsiasi informazione qui i nostri contatti telefonici e e-mail.

Vi ricordiamo infine che questo blog aspetta i vostri commenti, suggerimenti e soprattutto contributi: raccontateci le vostre esperienze ed emozioni con l’opera e mostrateci i vostri capolavori!


[1] Riservata alle scuole superiori
[2] In parallelo a Opera…ndo con L’Arca di Noè per le scuole dell’infanzia e primaria

Opera…ndo con la III A della Media Peyron

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La Traviata andata in scena a marzo al Teatro Regio di Torino è stata sicuramente vissuta in modo speciale dagli allievi della classe III A della Scuola Media Peyron-Fermi di Torino, che hanno scelto di seguire un intero percorso di studio creativo dell’opera e del suo autore.

Per prima cosa, bisogna saperne di più: che tipo di spettacolo è l’opera lirica? Come e quando nasce il melodramma? E chi erano Giuseppe Verdi e Violetta Valery? E Margherita Gautier? Con il percorso All’opera, ragazzi! si va alla scoperta dei trucchi del mestiere, delle scelte artistiche e drammaturgiche che stanno dietro l’opera durante una lezione interattiva e ricca di ascolti condotta da una collaboratrice della Scuola all’Opera. E come funziona un teatro moderno? La visita guidata è stata un’occasione per sbirciare dietro le quinte e scoprire quello che il pubblico normalmente non vede, tra prove in palcoscenico, sartoria e labirintici ambienti sotterranei.

Sempre in Teatro, i ragazzi hanno quindi preso in mano penna e calamaio e si sono reinventati poeti, riscrivendo la prima scena dell’opera durante il laboratorio Il nostro libretto: se La Traviata si svolgesse ai giorni nostri, dove e come potrebbe avvenire il fatale incontro tra Violetta e Alfredo? Chi è la Violetta Valery del 2013 e quali sono gli elementi del dramma? E’ possibile scrivere un testo poetico completo di rime e metrica utilizzando un linguaggio contemporaneo?

Il gioco di curiosare dietro le quinte e provare a mettersi dall’altra parte del sipario prosegue, questa volta non come autori ma come veri e propri protagonisti: calici alla mano, i ragazzi hanno interpretato il celeberrimo brindisi dell’atto I di Traviata con il laboratorio Recitar Cantando, occasione irripetibile per provare il fascino della ribalta e del palcoscenico, rimettere in scena e cantare i brani più coinvolgenti.

E, finalmente, l’emozione dello spettacolo!

Pubblichiamo volentieri il loro originale elaborato finale, che riassume in una serie di quadri scenici La Traviata nella sua versione “tradizionale” (ma con l’innovativo allestimento di Laurent Pelly in scena al Regio) e la versione rielaborata in chiave contemporanea dai ragazzi: complimenti!

La Traviata della Media Peyron

[clicca sull’immagine per ingrandire]

Ed ecco la verifica finale (clicca sul link) che i ragazzi hanno affrontato in classe.

Grazie per aver condiviso con noi il vostro percorso e complimenti per l’ottimo lavoro!

IL PICCOLO SPAZZACAMINO: note di regia

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britten logoIl piccolo spazzacamino si avvicina! Per prepararci allo spettacolo abbiamo intervistato il regista Federico Grazzini, che nonostante la giovane età vanta una lunga formazione teatrale e musicale e diverse esperienze di teatro per il pubblico più giovane.


“Sono nato nel 1982 e ho debuttato come attore a 10 anni ne Le baruffe chiozzotte di Goldoni con la regia di Giorgio Strehler. Da allora ho deciso che nella vita avrei fatto teatro. Sono stato fortunato: ho avuto una sorta di vocazione. Ho iniziato a studiare recitazione attraverso varie scuole e laboratori mentre frequentavo il Liceo Classico Michelangiolo di Firenze. Parallelamente in quegli anni ho iniziato a suonare diversi strumenti musicali da autodidatta.
Nel 2004, mentre frequentavo la Facoltà di Lettere, sono riuscito ad ottenere dei finanziamenti per mettere in scena al Teatro Puccini di Firenze il mio primo spettacolo come regista: La casa di Asterione, ispirato ad un racconto di J. L. Borges. Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’opera frequentando la Scuola di Luci del Teatro Comunale perché ero molto interessato all’aspetto visivo del teatro. Il mio primo contatto reale con l’opera è stato quindi da tecnico, attraverso lo studio della luce, e solo successivamente mi sono avvicinato alla drammaturgia musicale.
Ho frequentato la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi dove nel 2008 mi sono diplomato in Regia Teatrale. In quegli anni ho portato avanti lo studio della recitazione e del teatro musicale frequentando anche la Scuola Civica di Musica di Milano. Ho firmato la mia prima regia d’opera al Teatro Dal Verme di Milano, una versione da camera dei Carmina Burana di Carl Orff, proprio grazie alla collaborazione tra queste due scuole.
Dopo il diploma ho cominciato a collaborare con il Teatro Sociale di Como occupandomi della regia e delle luci di diversi progetti formativi per avvicinare il pubblico più giovane all’opera: Hänsel e Gretel di E. Humperdinck – Operadomani 2009, Rigoletto di G. Verdi – Pocketopera 2010, Nabuccolo tratto da Nabucco di G. Verdi – Operakids 2011.
Dal 2008 ho firmato la regia e le luci di diversi spettacoli in Italia e all’Estero (Wexford Opera House, Opèra Royale de Wallonie) tra cui Gianni di Parigi di G. Donizetti nel 2010 per il Festival della Val d’Itria di Martinafranca e Il barbiere di Siviglia di G. Rossini per il Circuito Lirico Lombardo nel 2011.”

illustrazione di Elena La Rovere

illustrazione di Elena La Rovere

Il piccolo spazzacamino è un’opera per bambini: il tuo approccio alla messa in scena di uno spettacolo per l’infanzia è diverso rispetto a quello di una regia pensata per un pubblico adulto?

 “Lo sguardo dei bambini per me è qualcosa di prezioso; ho grande rispetto per l’intelligenza e la sensibilità dei più piccoli. Credo che in molte cose siano superiori agli adulti, sono più liberi, hanno più fantasia. Sono anche un pubblico molto esigente, più sensibile e attento ai dettagli. Il mio approccio registico però rimane molto simile: cerco di raccontare storie e atmosfere attraverso il teatro, costruire dei mondi e far dialogare differenti linguaggi espressivi. Nel far questo provo sempre ad immaginare il punto di vista dello spettatore: lo sguardo dell’infanzia è uno sguardo che vive sempre in me, non devo fare quindi grandi sforzi per evocarlo.”

Questo spettacolo nasce come un’opera per giocare all’opera: come si traduce questa attenzione alla didattica nella tua regia?

 “Lo spettacolo nella sua versione originale si comporrebbe in realtà di due parti: la prima, Let’s Make An Opera (Facciamo un’opera), consiste in due atti in prosa in cui un gruppo di ragazzi decide di inventare e mettere in scena una storia, Il piccolo spazzacamino. Vengono quindi presentate le varie fasi di creazione di un’opera: dalle prove al debutto. Per esigenze produttive nella nostra versione questa cornice metateatrale è sostituita da un prologo, riscritto e sintetizzato insieme al drammaturgo Matteo Salimbeni. Abbiamo voluto così privilegiare l’aspetto tematico dell’opera di Britten: la storia rimane la stessa ma l’accento è posto più sull’avventura del gruppo di ragazzi che sulle parentesi didascaliche presenti nell’originale.”

Come molti degli spettacoli proposti alle scuole dal Teatro Regio, anche Il piccolo spazzacamino avrà una importante componente interattiva …

Maschere realizzate dalle scenografe de La Scuola all'Opera

Maschere realizzate dalle scenografe de La Scuola all’Opera

 “Quest’opera è per sua natura uno spettacolo interattivo proprio perché nasce con intento didattico. Il pubblico è chiamato a prendere parte alla vicenda attraverso il canto e delle semplici azioni sceniche: saranno direttamente i ragazzi dalla platea ad aiutare i protagonisti nella grande impresa di liberazione del piccolo spazzacamino e a vegliare sul sonno tranquillo del povero Sam come presenze benevole del bosco, mascherati da aironi, gufi, e colombe.”

La trama è molto semplice e lineare; questo si rivela una sfida o un’opportunità dal punto di vista della regia?

“Mi è capitato di lavorare su materiali drammaturgici deboli, dove era difficile trovare veri antagonisti nella vicenda. Nell’opera di Britten questo non accade. Esiste un conflitto ben delineato tra due mondi: quello degli adulti (eccezione fatta per Rowan e i buffi Tom e Alfred) che non riconoscono la tragedia di Sam e quello dei ragazzi che decidono invece di lottare per salvarlo. La trama è lineare ma anche ben congegnata, ci sono molti accadimenti in un tempo abbastanza breve, come accade spesso nelle opere comiche. Il compito della regia è quindi infondere vita e gioco alle situazioni e dialogare con la musica di Britten che contiene in sé già tutti gli elementi comici e ludici. La tensione drammatica in quest’opera credo regga soltanto se gli adulti diventano un pericolo reale per i protagonisti. Il fatto di riuscire a sostenere questo tipo di tensione con un cast di giovanissimi è sicuramente una sfida interessante.”

Che tipo di ambientazione hai immaginato?

“Per scene e costumi abbiamo deciso di evitare ricostruzioni filologiche e di utilizzare piuttosto criteri di realismo fantastico. L’ambientazione è più contemporanea nel prologo, in cui abbiamo ricreato una specie di soffitta piena di valigie e bauli come “quartiere generale” dei ragazzi che decidono di comporre Il piccolo spazzacamino, mentre la seconda parte è storicizzata, rielaborando liberamente l’immaginario inglese e italiano del Secondo Dopoguerra, ed è ambientata in un ricco salotto borghese che verrà stravolto durante la vicenda. Avvicinare temporalmente nell’ambientazione la vicenda al pubblico di oggi diventa importante per far valere l’attualità dei temi trattati e garantire l’immedesimazione del pubblico, rispettando al tempo stesso le atmosfere più intime e poetiche della partitura di Britten.”

Britten e il librettista Crozier

Britten e il librettista Crozier

Britten ha saputo trattare temi ponderosi come lo sfruttamento del lavoro minorile con profondità e umorismo al tempo stesso: quale peso ha ognuna di queste componenti nella tua regia?

“Quella di Britten è una grande lezione di solidarietà e uguaglianza: non è un caso che l’idea di quest’opera sia venuta al compositore proprio dopo l’esperienza diretta della Seconda Guerra Mondiale. In quest’avventura un gruppo di ragazzini si prende una grande responsabilità: denunciare lo sfruttamento dei bambini più deboli. Non solo, nell’opera di Britten, che si rifà evidentemente al modello drammaturgico dei Morality Plays, sono le qualità di questi ragazzini a trionfare. E’ l’astuzia, la solidarietà, la voglia di libertà dei ragazzi a vincere sull’oppressione, sull’arroganza e il cinismo dei due perfidi spazzacamini Black Bob e Clem, così come sarà la fantasia dei ragazzi ad avere la meglio sull’ ottuso zelo di governante di Miss Baggott. Il fatto che Britten decida con Crozier, il librettista, di trattare questa drammaturgia musicale con umorismo e talvolta ludicamente non toglie profondità a questa vicenda ma anzi la rafforza e la rende capace di parlarci ancora oggi in modo vivo e vivace.

A noi, adulti e bambini, il compito di essere forti e coraggiosi per vincere le ingiustizie del mondo senza perdere il sorriso.”

La danza di Béjart al Teatro Regio

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La danse… un minimum d’explications, un minimum d’anecdotes, et un maximum de sensations.“[1]

Béjart [Le Sacre du printemps] 107

È terminata una settimana fa la tappa torinese della tournée mondiale che celebra i 25 anni di attività artistica della compagnia Béjart Ballet Lausanne, fondata nel 1987 da Maurice Béjart e diretta dal 2007 da Gil Roman, protagonista dal 30 novembre al 14 dicembre del palcoscenico del Teatro Regio con una imperdibile antologia di titoli.

Spaziando dalla travolgente musica di Stravinskij con L’Oiseau de feu all’impeto primordiale de Le Sacre du printemps, fino alla trascinante coreografia creata nel 1961 per il celeberrimo Boléro di Maurice Ravel, passando per la forza comunicativa di Syncope, Offrande à Stravinsky e Light disegnate su una miscellanea musicale originale e suggestiva, i danzatori del Béjart Ballet Lausanne hanno ancora una volta affascinato e conquistato il pubblico del Teatro Regio.

La danza di Béjart mostra come la passione del grande coreografo abbia saputo reinventare il balletto in un’unione armonica e originale di linguaggio classico e innovativo, valorizzando le peculiarità fisiche e caratteriali di ogni interprete come elemento prezioso, unico ed irripetibile, che contemporaneamente trova la sua dimensione espressiva ideale nelle grandi scene corali.

Béjart [L'Oiseau de feu] 020

La danse n’a plus rien à raconter: elle a beaucoup à dire!”[2]:

il movimento, per Béjart, è comunicazione, trasmissione di sensazioni, emozioni, immagini.

Je prenais la vie et je la jetais sur scène. Une double tradition: celle de l’enseignement et celle de l’art. Je ne suis pas le révolutionnaire qu’on croit: j’ai dépoussiéré.”[3]

Come sempre invitiamo il pubblico e i ragazzi delle scuole che hanno partecipato al progetto All’Opera, ragazzi! a commentare l’esperienza e ad inviarci gli elaborati prodotti.

Il n’y a qu’un seul public: celui qui vient pour aimer…“ [4]

Buone vacanze da La Scuola all’Opera!


Tutte le citazioni sono tratte da Maurice Béjart, Un instant dans la vie d’autrui, 1979

[1] “La danza … un minimo di spiegazioni e di aneddoti e un massimo di sensazioni.
[2] “La danza non ha più niente da raccontare: ha molto da dire!
[3] “Prendevo la vita e la mettevo in scena. Una doppia tradizione: quella dell’esperienza e quella dell’arte. Non sono il rivoluzionario che dicono: ho dato una spolverata.
[4] “Non c’è che un pubblico: quello che viene per amare…


V vs W: vite parallele #3

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Ultima parte della linea del tempo che mette a confronto Wagner e Verdi; il prossimo appuntamento con  il torneo sarà venerdì 11 gennaio con il primo approfondimento. Vi invitiamo a proporre argomenti di vostro interesse lasciando un commento o inviando una e-mail a La Scuola all’Opera.

Terza parte della linea del tempo