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Recensioni sul balletto

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​Riceviamo e pubblichiamo disegni e commenti da alcuni giovanissimi spettatori della prova generale de La bella addormentata nel bosco, in scena al Teatro Regio a dicembre: la parola agli alunni della classe 1a della Scuola media internazionale europea “Spinelli” e dalle alunne del Centro Culturale Shèhèrazade che, matita alla mano, ci spiegano i passi della coreografia e i loro momenti preferiti dello spettacolo!

Con la scuola, andiamo al Teatro Regio a vedere il balletto «La bella addormentata nel bosco», con musiche di Ciajkovskij e coreografia di Nacho Duato. Sono molto emozionata e non vedo l’ora di assistervi. Non sono mai andata al Teatro Regio e non ho mai visto un balletto con ballerini professionisti, che indossano costumi belli e adatti a ogni ruolo. 
Mi piace molto il foyer, è molto originale, mi sembra come se fosse una strada, perché ci sono dei corridoi che sembrano vie che vanno in tutte le direzioni verso le scale, grandi e larghe, con dei lampadari in tutti gli angoli come quelli che si vedono in città. E da fuori si vede tutto questo perché c’è una vetrata su tutta la facciata che dà sulla strada. Poi, quando si entra nella sala dello spettacolo, si vede una marea di gente, quasi tutta la sala è piena. 

E sopra, sul soffitto, ci sono delle luci strane, però belle, che sembrano stalattiti! Si accendono dalla punta verso l’alto, e si spengono progressivamente fino alla punta. Il palcoscenico, per il momento, non si vede, perché ci sono delle tende rosse di velluto lunghe, lunghe, lunghe. Peccato che si veda poco l’orchestra, che sta nella fossa davanti al palco, perché i musicisti suonano molto bene e c’è pure l’arpa che ha una melodia molto dolce. 

Ho detto che c’è molta gente, sì tantissima, quasi tutti i posti sono occupati. La gente è elegante c’è gente giovane oppure anziana, ho pure visto una signora che guardava con un binocolo! 

Elena

Le emozioni della “Bella addormentata nel bosco”


Cominciato lo spettacolo il mio viso è impallidito per le tante piroette e salti che I ballerini facevano: era meglio che in televisione! Ma la cosa che mi ha sbalordito di più è stato l’adagio della rosa: la ballerina si metteva sulla punta dei piedi e i quattro principi, a turno, la facevano girare; e sulla sua faccia era stampato un sorriso, ma dentro di sè era super concentrata.
Per me i costumi più belli sono stati quelli di Carabosse e dei suoi “diavoletti”, che saltavano di qua e di là sembrando rane impazzite e avevano dei vestiti ricoperti da paillettes e come tinta il bianco e il nero che contrastava, e poi Carabosse con la sua lunga veste, che quando sgambettava la lasciava dietro di sè…

Ma la cosa che ho trovato più bella è stata la musica che combaciava esattamente con i passi dei ballerini, e ogni tanto mi sembrava di aver già suonato questi pezzi e quindi sapevo la nota che stava per arrivare.

Félix

La punta della perfezione

Le luci si spengono e l’orchestra inizia a suonare. Entrano i ballerini piano piano fin quando il palco è pieno di donne e cavalieri bellissimi. Mi colpiscono soprattutto i vestiti femminili, bianchi ed oro, molto ampi che si muovono formando onde spettacolari. La coreografia si adatta bene al contesto allegra, vivace, ma allo stesso tempo raffinata. 
Ecco che entrano il Re e la Regina con la piccola Aurora. I loro costumi (anche questi bianchi ed oro) splendono tantissimo, sono pieni di brillanti. La nuova coreografia è molto simile a quella precedente per questo osservo la scenografia: è molto bella, precisa; mi piace il fatto che non distragga dal balletto. Entrano le fate, il loro costume è perfetto: un tutù colorato e luminescente. Iniziano a danzare vivacemente, sono molto allegre e sorridenti. I loro passi le rappresentano: pieni di salti, piroette e felicità.

La musica cambia diventando più cupa, difatti fa il suo ingresso la strega Carabosse insieme ad altri personaggi che sembrerebbero i suoi aiutanti. Carabosse ha un abito nero ed elegante con molte balze che danno un senso di movimento. Trovo molto interessante l’aggiunta degli “aiutanti” che fanno risaltare meglio la strega, questi interagiscono con gli invitati con passi svelti.

Poi è la volta della fata dei Lillà che esegue un bellissimo assolo che trasmette speranza. Finisce il prologo e vado a vedere l’orchestra. Dentro la fossa dell’orchestra noto un’arpa stupenda!

Francesca

“Una fiaba a passi di danza”

… immaginavo ci sarebbe stata poca gente, invece sembra di essere al concerto di Justin Bieber. Dopo dieci minuti di attesa si spengono le luci e si apre il sipario: sta iniziando il balletto. Durante il prologo la principessa Aurora viene maledetta dalla fata Carabosse; nel prologo mi hanno colpita molto l’entrata spettacolare di Carabosse, la sua bruttezza e soprattutto i vestiti: sono impressionanti! Gli abiti della regina e delle damigelle sono ornati tantissimo; la regina è facilmente riconoscibile grazie alla sfarzosità e al luccichio del vestito.
…Il secondo atto è quello che mi è piaciuto di più perché il principe incontra Aurora e la sveglia dal suo sonno. Di questo atto mi è piaciuta la splendida musica di Cajkovskij e di nuovo i rami che scendono come per magia.
Adesso inizio a parlare del terzo e ultimo atto, nel quale Aurora e il principe Desirée si sposano. In questo atto chi ha disegnato i vestiti delle damigelle ha superato se stesso: la stoffa bianca ornata con l’oro è stupenda, c’è solo un problema con quegli abiti: chissà che scomodi che sono, soprattutto se devi ballare mentre li indossi! Un’altra cosa che mi è piaciuta molto è l’entrata in scena delle varie fiabe, tra cui ci sono anche due gatti che sono i miei preferiti: mi fanno morir dal ridere quando muovono le “zampe” e le fermano a mezz’aria.

Martina

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Danzare e sperimentare

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Non solo opera: sul palcoscenico del Teatro Regio anche grandi titoli di balletto, interpretati da compagnie ed étoiles di fama internazionale. Questo dicembre ci siamo emozionati con la tradizione classica dell’Ottocento e due capolavori romantici come Giselle e Don Chisciotte, a cui hanno dato vita gli eccezionali ragazzi del Ballet Nacional de Cuba. E questa compagnia eccezionale lo è in tutti i sensi: fondata nel 1948 da Alicia Alonso, ancora oggi guida carismatica in cui si identifica la scuola cubana, è oggi all’avanguardia nella tecnica a livello mondiale.

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La fortuna del balletto cubano si deve proprio a questa unica, geniale personalità: nata nel 1921, si avvicinò alla danza intorno ai dieci anni, grazie a Sophia Fedorova, insegnante alla Sociedad Pro-Arte Musical. Qui conobbe Fernando Alonso, che sposò a soli quindici anni e divenne suo partner nell’avventura artistica di una vita. Insieme si spostarono negli Stati Uniti, dove ebbero modo di lavorare con i massimi nomi della coreografia del XX secolo: Mijail Fokine, George Balanchine, Leonide Massine, Bronislava Nijinska, Antony Tudor, Jerome Robbins e Agnes de Mille solo per citare i più celebri. Tutto questo nonostante un enorme handicap: a diciannove anni, infatti, Alicia Alonso divenne quasi cieca. Per molti un limite, per lei una sfida, alla quale far fronte grazie all’impareggiabile tecnica e a un’enorme forza di volontà: Alicia continuò a danzare, orientandosi grazie alle luci e contando i metri percorsi sulla scena, sostenuta dall’attenzione e precisione dei suoi partners.

Non solo una incredibile carriera da étoile ma una coraggiosa scelta didattica, che la portò, insieme al marito e al cognato, a rientrare a Cuba e fondare la Compagnia, seguita qualche anno dopo da una Scuola; oggi diretta dalla metodologa Ramona De Sàa, nell’accademia è riassunto il meglio della tradizione, adattato al talento dei ragazzi cubani, accuratamente selezionati e formati tramite un impegnativo metodo atletico.

Sono i talenti che abbiamo visto impegnati in Giselle, balletto del 1841 su musica di Adolphe Adam e nella originale coreografia di Jules Perrot e Jean Coralli rivista da Alicia Alonso stessa, storica ed eccezionale interprete del ruolo. Di pochi anni successivo, del 1869, è il secondo titolo: Don Chisciotte, su musica di Ludwig Minkus, e la tradizionale coreografia di Marius Petipa anche in questo caso riscritta dalla Alonso, Marta García e María Elena Llorente.

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La Scuola all’Opera ha colto questa irripetibile occasione e accompagnato a teatro numerosi ragazzi dagli 11 ai 18 anni: grazie al progetto All’opera, ragazzi!, guidate dalla nostra ballerina e didatta Erica Cagliano, le scuole iscritte hanno potuto scoprire la magia della danza da un punto di vista particolare, quello dietro le quinte.

Alcune classi hanno poi deciso di mettersi in gioco personalmente con il laboratorio Danzare e sperimentare: un vero e proprio assaggio di “classi di danza”, in cui studiare passi e figure ma anche improvvisare e inventare creando una coreografia originale su musiche scelte dai ragazzi.

Vi piacerebbe mettervi alla prova? I balletti sono al termine ma l’attività didattica è ancora disponibile, fino al termine dell’anno scolastico. Se desiderate maggiori informazioni, potete consultare la pagina del progetto (clicca per aprire il link) o contattare direttamente il nostro Ufficio.

Vi salutiamo augurandovi buone vacanze e a presto!

La danza di Béjart al Teatro Regio

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La danse… un minimum d’explications, un minimum d’anecdotes, et un maximum de sensations.“[1]

Béjart [Le Sacre du printemps] 107

È terminata una settimana fa la tappa torinese della tournée mondiale che celebra i 25 anni di attività artistica della compagnia Béjart Ballet Lausanne, fondata nel 1987 da Maurice Béjart e diretta dal 2007 da Gil Roman, protagonista dal 30 novembre al 14 dicembre del palcoscenico del Teatro Regio con una imperdibile antologia di titoli.

Spaziando dalla travolgente musica di Stravinskij con L’Oiseau de feu all’impeto primordiale de Le Sacre du printemps, fino alla trascinante coreografia creata nel 1961 per il celeberrimo Boléro di Maurice Ravel, passando per la forza comunicativa di Syncope, Offrande à Stravinsky e Light disegnate su una miscellanea musicale originale e suggestiva, i danzatori del Béjart Ballet Lausanne hanno ancora una volta affascinato e conquistato il pubblico del Teatro Regio.

La danza di Béjart mostra come la passione del grande coreografo abbia saputo reinventare il balletto in un’unione armonica e originale di linguaggio classico e innovativo, valorizzando le peculiarità fisiche e caratteriali di ogni interprete come elemento prezioso, unico ed irripetibile, che contemporaneamente trova la sua dimensione espressiva ideale nelle grandi scene corali.

Béjart [L'Oiseau de feu] 020

La danse n’a plus rien à raconter: elle a beaucoup à dire!”[2]:

il movimento, per Béjart, è comunicazione, trasmissione di sensazioni, emozioni, immagini.

Je prenais la vie et je la jetais sur scène. Une double tradition: celle de l’enseignement et celle de l’art. Je ne suis pas le révolutionnaire qu’on croit: j’ai dépoussiéré.”[3]

Come sempre invitiamo il pubblico e i ragazzi delle scuole che hanno partecipato al progetto All’Opera, ragazzi! a commentare l’esperienza e ad inviarci gli elaborati prodotti.

Il n’y a qu’un seul public: celui qui vient pour aimer…“ [4]

Buone vacanze da La Scuola all’Opera!


Tutte le citazioni sono tratte da Maurice Béjart, Un instant dans la vie d’autrui, 1979

[1] “La danza … un minimo di spiegazioni e di aneddoti e un massimo di sensazioni.
[2] “La danza non ha più niente da raccontare: ha molto da dire!
[3] “Prendevo la vita e la mettevo in scena. Una doppia tradizione: quella dell’esperienza e quella dell’arte. Non sono il rivoluzionario che dicono: ho dato una spolverata.
[4] “Non c’è che un pubblico: quello che viene per amare…