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Scuolallopera: playing together

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Credo che il teatro sia questo: magia e meraviglia.” Matteo

Apriamo questa nuova tappa della nostra storia non con le parole di una guida, ma con quelle di un ragazzo che da spettatore è diventato protagonista del Teatro. Così facendo, non abbiamo paura di spoilerarvi il finale: e vi diciamo subito che sì, ce l’abbiamo fatta a portare il pubblico in palcoscenico, e in questo post vi racconteremo come.

Ma andiamo per gradi.

Al termine della scorsa puntata, avevamo lasciato l’Ufficio Scuole sulla soglia di un nuovo, entusiasmante periodo. Con l’arrivo della Stagione 1992/93, infatti, nacque finalmente il nome che conosciamo: La Scuola all’Opera – e insieme ad esso nacque il nostro primo, coloratissimo logo con i bimbi che si tengono per mano, lo stesso che potete ancora vedere come avatar nei commenti qui sul blog.

Insieme al nome e a un’immagine tutta nostra, cominciò a prendere forma l’ambizioso progetto di far vivere anche al pubblico l’emozione del palcoscenico. Da un’idea di Vincenza e Sabrina Saccomani* nacque così lo storico laboratorio di Opera…ndo: prendere un titolo di Stagione e giocare a rimetterlo in scena insieme al pubblico di bambini e ragazzi.

All’epoca, il laboratorio era più semplice e meno articolato rispetto a come viene presentato oggi. Iniziai a proporre alcuni ampliamenti nel corso del mio primo anno, insieme a Linda Zambon, mia compagna di Conservatorio e allora collega. Con mio grande orgoglio la nuova impostazione del laboratorio venne approvata per la stagione successiva, regalandomi moltissime soddisfazioni nella conduzione delle attività con le classi per gli anni a venire. L’idea di partenza, far cantare coralmente un frammento di un’Opera di repertorio, si ampliò in una riduzione suddivisa in quadri del libretto e delle parti musicali più belle, da realizzare insieme ai bambini, con l’aggiunta di accessori di scena per rendere più “teatrale” l’esperienza. Il tutto arricchito da fotografie e registrazioni ricordo da riportare a scuola. Risultato? Curiosità, incredulità, divertimento e gioia pura negli occhi dei bambini!” Nausicaa

Non è per niente facile misurarsi con grandi compositori e riadattarli in “mini partiturine” per strumentario didattico, ma sempre molto stimolante. L’obiettivo è riuscire a dosare in giusta quantità la “fedeltà all’originale” e la semplificazione necessaria per suonare con bambini e ragazzi.” Giovanna*

Da quei primi anni fino al 2013, Opera…ndo è andato trasformandosi fino a includere in cinque diversi percorsi tutti gli elementi che costituiscono lo spettacolo: dal Recitar cantando alla musica strumentale di Piccola Orchestra, dall’allestimento ricreato con Tutti Scenografi alla coreografia costruita con Classe di danza, fino a provare a riscrivere l’opera con il laboratorio Il nostro libretto. Valore aggiunto di questo percorso, forse, è stato proprio la sua capacità di crescere e farci crescere negli anni, trasmettendo e costruendo competenze mano a mano che la squadra di lavoro si allargava.

All’epoca, oltre a me non c’erano collaboratori con una specifica formazione da ballerino: Vincenza e io selezionammo quindi Anna Maria, poi Antonella e infine Caterina. Questi laboratori sono di una grande semplicità ma raggiungono obiettivi elevati: questo perché ogni volta sogniamo che la classe con la quale stiamo lavorando vada poi in palcoscenico, e questo sogno lo trasmettiamo ai bambini di tre, cinque, sette anni, ai ragazzi delle medie e a quelli dei licei.” Erica

Su consiglio della mia cara amica Anna Maria, compagna di banco e di ‘punte’ al Liceo Coreutico di Torino, feci il mio colloquio con la signora Vincenza Bellina nel settembre del 1999: l’esito fu positivo! Contarono sicuramente i vari esami di storia della musica, storia del melodramma, storia del teatro sostenuti da universitaria e sicuramente la mia esperienza di ballerina e insegnante di danza. Entrai così nel gruppo delle guide del Teatro Regio, un gruppo già numeroso e ricco di persone altamente qualificate e umanamente disponibili.” Antonella*

Fu Barbara*a spiegarmi in cosa consistesse il laboratorio di scenografia: in tre ore la classe, indipendentemente dall’ordine e grado della scuola di provenienza, doveva realizzare due fondali dipinti delle dimensioni di due metri per tre, partendo da uno o più bozzetti elaborati a scuola. Un’impresa non facile, che però, in 9 anni di collaborazione, abbiamo sempre portato a termine puntualmente! Il valore aggiunto dell’attività è che si svolge nel luogo dove vengono realizzate le scenografie delle Opere in cartellone, in modo che i piccoli scenografi si cimentino nella pittura a fianco dei professionisti. Certo, nel Reparto Scenografia di Strada Settimo 411, che misura 2000 metri quadri, le tele per la didattica sembrano piccine… ma tutto cambia quando si trasferiscono a scuola, basti pensare che alcune delle stanze che abitiamo hanno la stessa superficie di una delle tele: metri 3×2.” Ilene

Oggi, Opera…ndo è proposto non soltanto al pubblico delle scuole ma anche alle famiglie con i percorsi del sabato pomeriggio: Opera…ndo con mamma e papà e Operando con i piccoli.

Da Opera…ndo, negli anni, sono nate moltissime altre idee, collaborazioni e spin-off, a partire da Io ballo tu suoni egli canta, laboratorio di musiche e danze antiche realizzato da Giovanna e Caterina in collaborazione con il Borgo Medievale, a Danzare e sperimentare, da Abiti e personaggi e Animali in maschera, a La voce, il tuo strumento creato da Ombretta con Xkè? – Il laboratorio della curiosità a Giocosuonoimparo per i più piccoli in collaborazione con il MUSLI.

Molti sono i percorsi sulla danza che sono nati negli anni con l’avvicendarsi delle persone nella squadra e in Ufficio, laboratori con diciture e titoli sempre più originali che hanno coinvolto le scuole di ogni ordine e grado. Danzare e sperimentare è l’ultimo di questi progetti e li racchiude tutti: è nato proponendo un laboratorio di flamenco, per poi passare al balletto e infine al musical.” Erica

La voce, il tuo strumento è un laboratorio affascinante perché associa un esperimento sonoro, un ritmo e un’intensità diversa ai luoghi più impensati del Teatro. Dopo aver messo alla prova la propria voce durante la visita, la classe è pronta per scoprire e analizzare le voci dei protagonisti dell’opera.
Anche Giocosuonoimparo, una sorta di gioco dell’oca su tabellone gigante basato sul riconoscimento di ritmi e timbri, è molto apprezzato dai giovani visitatori: a volte anche troppo … e noi “giudici” dobbiamo stare molto attenti a calmare gli animi surriscaldati dalla gara!” Ombretta*

In tutti questi anni, l’esperienza dei laboratori ci ha insegnato che il sogno di calcare la scena può far compiere cambiamenti incredibili, mettere in gioco energie e competenze inaspettate e coinvolgere anche i più restii.

Ogni volta è un grande stupore vedere che nel lavoro di una mattinata una o più scene di Cenerentola o Flauto magico assumono forma compiuta, ascoltare bambini e ragazzi che cantano, forse per la prima volta, parte di un’opera e ne prendono consapevolezza. Penso che sia il Teatro stesso a creare quella magia… e che gioia, una volta finiti i laboratori, sentirli cantare anche fuori dall’Atrio delle carrozze, ancora ed ancora…” Eriberto*

Per questo, ultimi nati da questo lungo percorso sono i due progetti più ambiziosi di tutta la nostra storia, che hanno come obiettivo la creazione di un vero e proprio spettacolo: Sipari Sociali e Ora di Opera.

Sipari Sociali è nato nel 2013, con la collaborazione di Comunità Murialdo (oggi Articolo Nove) e il sostegno degli Amici del Regio e di una Fondazione piemontese: obiettivo del progetto è la messa in scena al Piccolo Regio Puccini di una vera e propria opera, in tutte le sue parti -scene, orchestra, coreografia e canto- interamente interpretata da ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, con particolare attenzione a coloro che provengono da situazioni di fragilità sociale e familiare.

Ora di opera, nata nella Stagione 2018/19 sempre con ArticoloNove e con il sostegno della Fondazione CRT, parte dall’esperienza di Sipari Sociali per proporre un progetto simile ma nel contesto della scuola, costruendo l’opera come gruppo classe.

Ho partecipato al progetto “La scuola di Cenerentola” come coreografo; è stata un’esperienza meravigliosa, che mi ha fatto capire quanto lavorare insieme porti a tutti, grandi e piccoli, immenso beneficio. Il Teatro dà la possibilità a tutti di partecipare e innamorarsi dell’arte e della cultura; cosa importantissima, soprattutto in questo momento particolarmente difficile dove le azioni sociali sono fondamentali per i giovani.” Albert*

Nonostante la grande fatica, anche emotiva, che comporta, amo il progetto Sipari Sociali perché mi permette il contatto con ragazzi che non avrebbero altra possibilità di frequentarci; inoltre, per me è il naturale compimento della mia formazione, grazie al Master in Teatro sociale e di comunità conseguito nel 2006.” Caterina

Tutti i progetti realizzati negli anni sono stati importanti, ma Sipari sociali e Ora di opera sono una vera conquista, perché lasciano la sensazione di aver fatto qualcosa di bello ma anche di buono. In Sipari sociali, sono protagonisti davvero tutti: i ragazzi in palcoscenico sono infatti affiancati da un Piccolo Coro di bambini della scuola primaria che canta dalla platea. È una grande emozione vedere come, al termine dell’anno scolastico, le classi coinvolte non solo abbiano imparato i brani che canteranno in Teatro, ma si mettano in gioco loro stessi ricreando la propria versione dell’opera come saggio di classe.
La cosa più bella del progetto è questa, dare autonomia ai ragazzi: nel momento in cui li mandiamoin palcoscenico con la consapevolezza che sono pronti, sanno quello che devono fare, il nostro lavoro è finito e sono loro i veri protagonisti.” Ombretta

Non nego che il lavoro di regia sia molto difficile, soprattutto nei primi tempi, quando il gruppo impara a conoscersi e a rispettare i ruoli di ognuno. Vedere però l’impegno, la dedizione e il rigore che i ragazzi stessi sanno tirare fuori nell’ultima settimana prima di andare in scena è davvero commovente.” Anna Maria

L’aspetto più gratificante e motivante è stato accompagnare i ragazzi in ogni fase, dalla prima visita al teatro, alla scoperta graduale di quello che avrebbero imparato e vissuto, fino alla recita davanti al pubblico; momento in cui come direttore d’orchestra sono consapevole dei progressi e delle difficoltà di ciascun “strumentista” e di ciascun “corista”, di ogni probabile esitazione nella recitazione o di ritardo nel ritmo o della necessità di suggerire parole e attacchi… Sipari Sociali è stato non solo il progetto laboratoriale più complesso, ma un percorso di crescita emozionante per tutti.” Nausicaa

Potremmo andare avanti per ore a raccontarvi cosa questi progetti sono stati per noi, ma preferiamo che siate voi, i veri protagonisti, a raccontare. Lasciamo quindi nuovamente la parola a Matteo, che ha aperto per noi questa puntata:

Non avevo mai fatto un laboratorio di teatro prima di allora, e sicuramente questo mi ha cambiato in maniera radicale. E’ stata forse l’esperienza più bella della mia adolescenza, tant’è vero che ho partecipato al progetto per 3 edizioni di seguito. Ho iniziato non sapendo praticamente nulla sul canto, la danza o la recitazione; nonostante questo i didatti e gli educatori mi hanno dato la possibilità di mettermi in gioco, dandomi fiducia. È solo grazie a quella fiducia che ho iniziato a credere di più in me stesso.
Qesto progetto mi ha fatto capire che ognuno di noi deve valorizzarsi e capire che è bravo in qualcosa, che non vuol dire farne un vanto, ma riconoscere di saper fare in modo buono o discreto o eccellente qualcosa. Grazie a ciò infatti, credo di aver scoperto di essere bravo nella recitazione e nel canto. Ma c’è di più. Con il teatro anche la mia personalità è cambiata, da persona timida quale ero a persona solare, estroversa e forse un tantino esuberante a volte. Ma sono felice di essere così. Credo che riconoscere i propri talenti renda felici.
Ciò che abbiamo fatto in questi quasi 6 anni, infatti, non era semplicemente teatro; stando a contatto con persone che in qualche modo condividevano i miei valori e quella che ormai era diventata una vera passione, crescevo anche io. Anche se il primo anno ho avuto subito una parte da protagonista, l’edizione che ricorderò con più gioia è forse l’ultima, perché non vi era più una divisione tra chi cantava, chi recitava e chi ballava: tutti hanno avuto la possibilità di fare tutto.
All’inizio del mio percorso non capivo bene perché i laboratori iniziali di canto, danza o recitazione venissero chiamati “propedeutici”. Successivamente mi è stato spiegato, ma vorrei dare qui la mia personale interpretazione: propedeutico credo che si riferisca al fatto che ognuno di quei laboratori sia stato di aiuto a noi stessi, a migliorare sia dal punto di vista umano che artistico. Sipari Sociali e il Teatro Regio sono stati propedeutici perché ci hanno fatti diventare persone migliori.
Ringrazio il Teatro Regio per avermi dato una possibilità e Sipari Sociali per avermi cambiato la vita: grazie a questo progetto ora faccio parte di una compagnia teatrale, che come lo staff di Sipari mi ha dato fiducia e ha creduto nelle mie capacità; spero che un giorno la recitazione possa diventare la mia vita. Se questo succederà, sarà solo grazie a Sipari Sociali e al Teatro Regio, che mi hanno insegnato a sognare -e per come la vedo io non c’è cosa più importante.
Matteo Pautasso

*Sabrina Saccomani, pianista, didatta della musica e insegnante ha collaborato per anni con La Scuola all’Opera, contribuendo alla nascita di molti progetti. Attualmente è direttrice dell’Istituto per i Beni Musicali.

*Giovanna Piga è pianista e insegnante. Collabora con La Scuola all’Opera dalla Stagione 2002/03. Quando si tratta di musica, non la ferma nessuno: memorabile l’esecuzione integrale al pianoforte di Ciottolino per convincere Vincenza e Filippo Fonsatti a riportare questo titolo quasi dimenticato in palcoscenico.

*Antonella Di Tomaso è ballerina, specializzata nell’insegnamento della danza moderna. Dal ‘99 collabora con il Teatro occupandosi prevalentemente di progetti sul balletto, laboratori e percorsi di rete.

*Barbara Agostini è arrivata in Teatro nel 2007 grazie a un tirocinio, ancora studentessa all’Accademia di Belle Arti. Scenografa, si occupa dei laboratori con le classi nel mitico laboratorio di Strada Settimo.

*Ombretta Bosio si è formata al DAMS e in Conservatorio. Cantante, affianca al lavoro in Teatro la direzione di un coro di voci bianche italo-francese e un’intensa attività concertistica.

*Eriberto Saulat è pianista, insegnante e didatta della musica. In Teatro dal 2006, si occupa prevalentemente dei laboratori di musica strumentale e di canto.

*Albert Deichmann è ballerino e insegnante di danza. Ha frequentato per anni la Galleria Tamagno, non da spettatore ma come ballerino di break dance. Uno street casting l’ha poi portato in palcoscenico come figurante e da lì alla Scuola all’Opera è stato un passo (anch’esso di danza).

Danzare e sperimentare sulle note di Prokofiev

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Poche settimane fa è andata in scena la sublime e tragica storia di Romeo e Giulietta, narrata dall’iconica coreografia di Kenneth MacMillan e interpretata dai meravigliosi danzatori del Balletto dell’Opera di Perm.

La più celebre storia d’amore del mondo, raccontata dalla danza, ha ancora una volta commosso il pubblico del Teatro, tra cui molti di voi ragazzi. Alcuni, però, non si sono accontentati di essere spettatori, ma, indossati i calzini antiscivolo, sono scesi in Sala Ballo e si sono messi alla prova sulle note di Sergej Prokofiev. Le nostre ballerine e didatte che li hanno preparati e noi che li abbiamo visti non li abbiamo giudicati inferiori, per cuore, impegno, emozione e bellezza, ai professionisti del palcoscenico.

Non possiamo purtroppo mostrarvi le coreografie che hanno creato e interpretato, ma vi regaliamo una fantastica galleria fotografica.

Grazie ai ragazzi delle scuole

Liceo Newton di Chivasso
Scuola Media Goltieri di Asti
Liceo Pascal di Giaveno
Scuola di danza Sheherazade
Scuola Media Meucci di Torino

Estate danzando

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Lo sappiamo, lo sappiamo che alcuni fortunati sono già a cuocere sotto l’ombrellone o con una fumante tazza di cioccolata calda in rifugio, ma non meno fortunati sono gli allievi della scuola Essenza Danza di Carmagnola: accompagnati dalla maestra Elena Piazza hanno scelto il Teatro Regio per una giornata di studio guidati dalla nostra Erica Cagliano. Ecco com’è andata:

E non sono i soli: tanti altri hanno scelto di fare Estate Ragazzi con noi … mandateci le vostre foto!

Il blog vi dà appuntamento a fine mese con la nuova Stagione de La Scuola all’Opera: non siete curiosi?

Recensioni sul balletto

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​Riceviamo e pubblichiamo disegni e commenti da alcuni giovanissimi spettatori della prova generale de La bella addormentata nel bosco, in scena al Teatro Regio a dicembre: la parola agli alunni della classe 1a della Scuola media internazionale europea “Spinelli” e dalle alunne del Centro Culturale Shèhèrazade che, matita alla mano, ci spiegano i passi della coreografia e i loro momenti preferiti dello spettacolo!

Con la scuola, andiamo al Teatro Regio a vedere il balletto «La bella addormentata nel bosco», con musiche di Ciajkovskij e coreografia di Nacho Duato. Sono molto emozionata e non vedo l’ora di assistervi. Non sono mai andata al Teatro Regio e non ho mai visto un balletto con ballerini professionisti, che indossano costumi belli e adatti a ogni ruolo. 
Mi piace molto il foyer, è molto originale, mi sembra come se fosse una strada, perché ci sono dei corridoi che sembrano vie che vanno in tutte le direzioni verso le scale, grandi e larghe, con dei lampadari in tutti gli angoli come quelli che si vedono in città. E da fuori si vede tutto questo perché c’è una vetrata su tutta la facciata che dà sulla strada. Poi, quando si entra nella sala dello spettacolo, si vede una marea di gente, quasi tutta la sala è piena. 

E sopra, sul soffitto, ci sono delle luci strane, però belle, che sembrano stalattiti! Si accendono dalla punta verso l’alto, e si spengono progressivamente fino alla punta. Il palcoscenico, per il momento, non si vede, perché ci sono delle tende rosse di velluto lunghe, lunghe, lunghe. Peccato che si veda poco l’orchestra, che sta nella fossa davanti al palco, perché i musicisti suonano molto bene e c’è pure l’arpa che ha una melodia molto dolce. 

Ho detto che c’è molta gente, sì tantissima, quasi tutti i posti sono occupati. La gente è elegante c’è gente giovane oppure anziana, ho pure visto una signora che guardava con un binocolo! 

Elena

Le emozioni della “Bella addormentata nel bosco”


Cominciato lo spettacolo il mio viso è impallidito per le tante piroette e salti che I ballerini facevano: era meglio che in televisione! Ma la cosa che mi ha sbalordito di più è stato l’adagio della rosa: la ballerina si metteva sulla punta dei piedi e i quattro principi, a turno, la facevano girare; e sulla sua faccia era stampato un sorriso, ma dentro di sè era super concentrata.
Per me i costumi più belli sono stati quelli di Carabosse e dei suoi “diavoletti”, che saltavano di qua e di là sembrando rane impazzite e avevano dei vestiti ricoperti da paillettes e come tinta il bianco e il nero che contrastava, e poi Carabosse con la sua lunga veste, che quando sgambettava la lasciava dietro di sè…

Ma la cosa che ho trovato più bella è stata la musica che combaciava esattamente con i passi dei ballerini, e ogni tanto mi sembrava di aver già suonato questi pezzi e quindi sapevo la nota che stava per arrivare.

Félix

La punta della perfezione

Le luci si spengono e l’orchestra inizia a suonare. Entrano i ballerini piano piano fin quando il palco è pieno di donne e cavalieri bellissimi. Mi colpiscono soprattutto i vestiti femminili, bianchi ed oro, molto ampi che si muovono formando onde spettacolari. La coreografia si adatta bene al contesto allegra, vivace, ma allo stesso tempo raffinata. 
Ecco che entrano il Re e la Regina con la piccola Aurora. I loro costumi (anche questi bianchi ed oro) splendono tantissimo, sono pieni di brillanti. La nuova coreografia è molto simile a quella precedente per questo osservo la scenografia: è molto bella, precisa; mi piace il fatto che non distragga dal balletto. Entrano le fate, il loro costume è perfetto: un tutù colorato e luminescente. Iniziano a danzare vivacemente, sono molto allegre e sorridenti. I loro passi le rappresentano: pieni di salti, piroette e felicità.

La musica cambia diventando più cupa, difatti fa il suo ingresso la strega Carabosse insieme ad altri personaggi che sembrerebbero i suoi aiutanti. Carabosse ha un abito nero ed elegante con molte balze che danno un senso di movimento. Trovo molto interessante l’aggiunta degli “aiutanti” che fanno risaltare meglio la strega, questi interagiscono con gli invitati con passi svelti.

Poi è la volta della fata dei Lillà che esegue un bellissimo assolo che trasmette speranza. Finisce il prologo e vado a vedere l’orchestra. Dentro la fossa dell’orchestra noto un’arpa stupenda!

Francesca

“Una fiaba a passi di danza”

… immaginavo ci sarebbe stata poca gente, invece sembra di essere al concerto di Justin Bieber. Dopo dieci minuti di attesa si spengono le luci e si apre il sipario: sta iniziando il balletto. Durante il prologo la principessa Aurora viene maledetta dalla fata Carabosse; nel prologo mi hanno colpita molto l’entrata spettacolare di Carabosse, la sua bruttezza e soprattutto i vestiti: sono impressionanti! Gli abiti della regina e delle damigelle sono ornati tantissimo; la regina è facilmente riconoscibile grazie alla sfarzosità e al luccichio del vestito.
…Il secondo atto è quello che mi è piaciuto di più perché il principe incontra Aurora e la sveglia dal suo sonno. Di questo atto mi è piaciuta la splendida musica di Cajkovskij e di nuovo i rami che scendono come per magia.
Adesso inizio a parlare del terzo e ultimo atto, nel quale Aurora e il principe Desirée si sposano. In questo atto chi ha disegnato i vestiti delle damigelle ha superato se stesso: la stoffa bianca ornata con l’oro è stupenda, c’è solo un problema con quegli abiti: chissà che scomodi che sono, soprattutto se devi ballare mentre li indossi! Un’altra cosa che mi è piaciuta molto è l’entrata in scena delle varie fiabe, tra cui ci sono anche due gatti che sono i miei preferiti: mi fanno morir dal ridere quando muovono le “zampe” e le fermano a mezz’aria.

Martina

Danzare e sperimentare

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Non solo opera: sul palcoscenico del Teatro Regio anche grandi titoli di balletto, interpretati da compagnie ed étoiles di fama internazionale. Questo dicembre ci siamo emozionati con la tradizione classica dell’Ottocento e due capolavori romantici come Giselle e Don Chisciotte, a cui hanno dato vita gli eccezionali ragazzi del Ballet Nacional de Cuba. E questa compagnia eccezionale lo è in tutti i sensi: fondata nel 1948 da Alicia Alonso, ancora oggi guida carismatica in cui si identifica la scuola cubana, è oggi all’avanguardia nella tecnica a livello mondiale.

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La fortuna del balletto cubano si deve proprio a questa unica, geniale personalità: nata nel 1921, si avvicinò alla danza intorno ai dieci anni, grazie a Sophia Fedorova, insegnante alla Sociedad Pro-Arte Musical. Qui conobbe Fernando Alonso, che sposò a soli quindici anni e divenne suo partner nell’avventura artistica di una vita. Insieme si spostarono negli Stati Uniti, dove ebbero modo di lavorare con i massimi nomi della coreografia del XX secolo: Mijail Fokine, George Balanchine, Leonide Massine, Bronislava Nijinska, Antony Tudor, Jerome Robbins e Agnes de Mille solo per citare i più celebri. Tutto questo nonostante un enorme handicap: a diciannove anni, infatti, Alicia Alonso divenne quasi cieca. Per molti un limite, per lei una sfida, alla quale far fronte grazie all’impareggiabile tecnica e a un’enorme forza di volontà: Alicia continuò a danzare, orientandosi grazie alle luci e contando i metri percorsi sulla scena, sostenuta dall’attenzione e precisione dei suoi partners.

Non solo una incredibile carriera da étoile ma una coraggiosa scelta didattica, che la portò, insieme al marito e al cognato, a rientrare a Cuba e fondare la Compagnia, seguita qualche anno dopo da una Scuola; oggi diretta dalla metodologa Ramona De Sàa, nell’accademia è riassunto il meglio della tradizione, adattato al talento dei ragazzi cubani, accuratamente selezionati e formati tramite un impegnativo metodo atletico.

Sono i talenti che abbiamo visto impegnati in Giselle, balletto del 1841 su musica di Adolphe Adam e nella originale coreografia di Jules Perrot e Jean Coralli rivista da Alicia Alonso stessa, storica ed eccezionale interprete del ruolo. Di pochi anni successivo, del 1869, è il secondo titolo: Don Chisciotte, su musica di Ludwig Minkus, e la tradizionale coreografia di Marius Petipa anche in questo caso riscritta dalla Alonso, Marta García e María Elena Llorente.

[click per il link al video]

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La Scuola all’Opera ha colto questa irripetibile occasione e accompagnato a teatro numerosi ragazzi dagli 11 ai 18 anni: grazie al progetto All’opera, ragazzi!, guidate dalla nostra ballerina e didatta Erica Cagliano, le scuole iscritte hanno potuto scoprire la magia della danza da un punto di vista particolare, quello dietro le quinte.

Alcune classi hanno poi deciso di mettersi in gioco personalmente con il laboratorio Danzare e sperimentare: un vero e proprio assaggio di “classi di danza”, in cui studiare passi e figure ma anche improvvisare e inventare creando una coreografia originale su musiche scelte dai ragazzi.

Vi piacerebbe mettervi alla prova? I balletti sono al termine ma l’attività didattica è ancora disponibile, fino al termine dell’anno scolastico. Se desiderate maggiori informazioni, potete consultare la pagina del progetto (clicca per aprire il link) o contattare direttamente il nostro Ufficio.

Vi salutiamo augurandovi buone vacanze e a presto!

La danza di Béjart al Teatro Regio

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La danse… un minimum d’explications, un minimum d’anecdotes, et un maximum de sensations.“[1]

Béjart [Le Sacre du printemps] 107

È terminata una settimana fa la tappa torinese della tournée mondiale che celebra i 25 anni di attività artistica della compagnia Béjart Ballet Lausanne, fondata nel 1987 da Maurice Béjart e diretta dal 2007 da Gil Roman, protagonista dal 30 novembre al 14 dicembre del palcoscenico del Teatro Regio con una imperdibile antologia di titoli.

Spaziando dalla travolgente musica di Stravinskij con L’Oiseau de feu all’impeto primordiale de Le Sacre du printemps, fino alla trascinante coreografia creata nel 1961 per il celeberrimo Boléro di Maurice Ravel, passando per la forza comunicativa di Syncope, Offrande à Stravinsky e Light disegnate su una miscellanea musicale originale e suggestiva, i danzatori del Béjart Ballet Lausanne hanno ancora una volta affascinato e conquistato il pubblico del Teatro Regio.

La danza di Béjart mostra come la passione del grande coreografo abbia saputo reinventare il balletto in un’unione armonica e originale di linguaggio classico e innovativo, valorizzando le peculiarità fisiche e caratteriali di ogni interprete come elemento prezioso, unico ed irripetibile, che contemporaneamente trova la sua dimensione espressiva ideale nelle grandi scene corali.

Béjart [L'Oiseau de feu] 020

La danse n’a plus rien à raconter: elle a beaucoup à dire!”[2]:

il movimento, per Béjart, è comunicazione, trasmissione di sensazioni, emozioni, immagini.

Je prenais la vie et je la jetais sur scène. Une double tradition: celle de l’enseignement et celle de l’art. Je ne suis pas le révolutionnaire qu’on croit: j’ai dépoussiéré.”[3]

Come sempre invitiamo il pubblico e i ragazzi delle scuole che hanno partecipato al progetto All’Opera, ragazzi! a commentare l’esperienza e ad inviarci gli elaborati prodotti.

Il n’y a qu’un seul public: celui qui vient pour aimer…“ [4]

Buone vacanze da La Scuola all’Opera!


Tutte le citazioni sono tratte da Maurice Béjart, Un instant dans la vie d’autrui, 1979

[1] “La danza … un minimo di spiegazioni e di aneddoti e un massimo di sensazioni.
[2] “La danza non ha più niente da raccontare: ha molto da dire!
[3] “Prendevo la vita e la mettevo in scena. Una doppia tradizione: quella dell’esperienza e quella dell’arte. Non sono il rivoluzionario che dicono: ho dato una spolverata.
[4] “Non c’è che un pubblico: quello che viene per amare…