Archivio mensile:novembre 2018

Musica per il diverso

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Pare quasi scontato scrivere che la musica possa raccontare l’inesprimibile, sublimare l’indicibile. Meno scontato è affrontare apertamente, oggi, il tema di quanto il diverso faccia ancora paura e di come questa paura possa diventare disgusto, odio, segregazione, sterminio.
C’è stata un’epoca, un passato recente, in cui questo odio non è stato dissimulato o mascherato, ma anzi esibito con orgoglio; un’epoca nella quale il diverso è stato separato, rinchiuso in ghetti e Lager, barbaramente ucciso. E ciò che non si può rinchiudere né sterminare, ciò che dà voce all’ineffabile, è stato proibito e messo a tacere.

Si può perseguitare anche la musica, se scomodamente turba la “purezza della razza” includendo armonie e ritmi di etnie “diverse”; se avanguardisticamente viola le regole e stravolge l’ordine della tradizione; se chi l’ha scritta è di sangue, religione, cultura “altri” rispetto a noi.

Questo è ciò che ha fatto, non molti anni fa, il nazismo, attraverso la propaganda della Entartete Musik, “musica degenerata”, e ancora una volta il Teatro Regio sceglie di dare voce a quanto è stato messo a tacere per ricordare, a gennaio, il Giorno della Memoria. I brani eseguiti dall’Orchestra del Teatro Regio guidata da Sergey Galaktinov saranno intervallati da interventi del filosofo Carlo Sini sul tema della diversità; per ricordare, ma anche per capire e interrogarsi su un pericolo che, forse, non è affatto passato.

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Il programma musicale offre una panoramica dei linguaggi invisi al nazismo: a partire da Mahler, autore proibito dopo la sua morte perché ebreo, passando per le avanguardie con le innovazioni ritmiche e armoniche di Stravinskij e Šostakovič. Troveremo la ricerca etnomusicologica di Bela Bartok, che volontariamente chiese a sua volta di essere incluso nella lista di autori “degenerati” e infine il ritorno al tonalismo e il recupero dei linguaggi classici nella Simple Symphony di Britten e nel celebre Adagio di Samuel Barber, che Toscanini diresse per la prima volta nel 1938 definendolo “semplice e bello”.

Il concerto può essere abbinato all’attività didattica La musica della Shoah in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà.

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