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Un viaggio a tappe alla scoperta dell’orchestra

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Un viaggio a tappe alla scoperta dell’orchestra

L’opera: uno spettacolo multimediale, l’abbiamo detto più volte, dove diverse arti si fondono insieme per dare vita a una stupenda storia musicale.

Ma se provassimo ad ascoltare chiudendo gli occhi, oscurando per un momento il palcoscenico e concentrandoci soltanto sulla musica?
E se a questa ancora togliessimo il canto lirico, facendo diventare protagonista del nostro ascolto l’orchestra?

Certo, non è comune dedicarsi esclusivamente alla musica strumentale in un teatro lirico, dove l’orchestra è solitamente relegata in buca e della quale vediamo soltanto a tratti la bacchetta del direttore; ma proviamo a togliere l’orchestra dall’opera e scopriremo che è lei a dare vita e colore al melodramma, diva dello spettacolo tanto quanto i cantanti che vediamo sul palcoscenico.

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Viaggio in orchestra è stato pensato proprio per questo, per puntare il riflettore in buca e farci scoprire i suoni, i colori e la macchina di una grande orchestra sinfonica: a guidarci in questo affascinante percorso niente di meno che Stefano Catucci, filosofo, scrittore e storico conduttore dei Concerti del Quirinale di Radio3.

L’appuntamento è articolato in due tappe: la prima è dedicata all’ascolto delle diverse sezioni dell’organico orchestrale, con l’efficacissima Guida del giovane all’orchestra scritta appositamente a questo scopo da Benjamin Britten, compositore dalla spiccata vocazione didattica, e dalla divertente e ritmata Sinfonia dei giocattoli attribuita a Leopold Mozart, papà del celebre Wolfgang.

Il secondo appuntamento è rivolto ai più esperti, ragazzi più grandi che vogliono approfondire gli aspetti più virtuosistici, raffinati e grandiosi di un grande organico orchestrale con il Concerto di Béla Bartók e il Preludio dai Maestri cantori di Norimberga di Richard Wagner.

In entrambi i concerti, secondo la formula interattiva che preferiamo, non saremo soltanto pubblico ma faremo attivamente parte dello spettacolo suonando anche noi, seguendo il direttore con semplici e divertenti strumenti ritmici costruiti in classe o con i gesti suono.

L’occasione non è da poco e per prepararsi al meglio abbiamo pensato per voi anche un laboratorio: con Piccola e grande orchestra impareremo insieme, a scuola, a classificare gli strumenti che ascolteremo dal vivo in Teatro, a costruire quelli ritmici che utilizzeremo noi e a suonarli seguendo la partitura.

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Musica per il diverso

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Pare quasi scontato scrivere che la musica possa raccontare l’inesprimibile, sublimare l’indicibile. Meno scontato è affrontare apertamente, oggi, il tema di quanto il diverso faccia ancora paura e di come questa paura possa diventare disgusto, odio, segregazione, sterminio.
C’è stata un’epoca, un passato recente, in cui questo odio non è stato dissimulato o mascherato, ma anzi esibito con orgoglio; un’epoca nella quale il diverso è stato separato, rinchiuso in ghetti e Lager, barbaramente ucciso. E ciò che non si può rinchiudere né sterminare, ciò che dà voce all’ineffabile, è stato proibito e messo a tacere.

Si può perseguitare anche la musica, se scomodamente turba la “purezza della razza” includendo armonie e ritmi di etnie “diverse”; se avanguardisticamente viola le regole e stravolge l’ordine della tradizione; se chi l’ha scritta è di sangue, religione, cultura “altri” rispetto a noi.

Questo è ciò che ha fatto, non molti anni fa, il nazismo, attraverso la propaganda della Entartete Musik, “musica degenerata”, e ancora una volta il Teatro Regio sceglie di dare voce a quanto è stato messo a tacere per ricordare, a gennaio, il Giorno della Memoria. I brani eseguiti dall’Orchestra del Teatro Regio guidata da Sergey Galaktinov saranno intervallati da interventi del filosofo Carlo Sini sul tema della diversità; per ricordare, ma anche per capire e interrogarsi su un pericolo che, forse, non è affatto passato.

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Il programma musicale offre una panoramica dei linguaggi invisi al nazismo: a partire da Mahler, autore proibito dopo la sua morte perché ebreo, passando per le avanguardie con le innovazioni ritmiche e armoniche di Stravinskij e Šostakovič. Troveremo la ricerca etnomusicologica di Bela Bartok, che volontariamente chiese a sua volta di essere incluso nella lista di autori “degenerati” e infine il ritorno al tonalismo e il recupero dei linguaggi classici nella Simple Symphony di Britten e nel celebre Adagio di Samuel Barber, che Toscanini diresse per la prima volta nel 1938 definendolo “semplice e bello”.

Il concerto può essere abbinato all’attività didattica La musica della Shoah in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà.