Archivio mensile:marzo 2017

Il Teatro alla Moda

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Nel 1720 il poeta e compositore veneziano Benedetto Marcello pubblica, anonimo,
IL TEATRO ALLA MODA – O SIA – METODO Sicuro, e facile per ben comporre, & esequire l’OPERE Italiane in Musica all’uso moderno – Nel quale – Si danno Avvertimenti utili, e necessarij à Poeti, Compositori di Musica, Musici dell’uno e dell’altro sesso, Impresarj, Suonatori, Ingegneri e Pittori di Scena, Parti buffe, Sarti, Paggi, Comparse, Suggeritori, Copisti, Protettori e MADRI di Virtuose & altre Persone appartenenti al Teatro,
libello satirico che prende di moda vizi e convenzioni del mondo teatrale dell’epoca. Uno dei compositori presi maggiormente di mira è proprio il nostro Vivaldi, il cui nome compare anagrammato come “Aldiviva” addirittura in copertina.

Riportiamo qui per voi alcuni estratti dal pamphlet, il cui testo integrale è facilmente reperibile on line:

A POETI. Scriverà tutta l’Opera senza formalismi Azzìone veruna della medefima, bensì componendola Verso per Verso, acciocché non intendendosi mai Intreccio dal Popolo, stia questi con curiosìtà fino al fine. 

Avverta sopra ogni cosa il buon Poeta moderno, che siano fuori ben spesso tutti li Personaggi senza proposito, quali poi ad uno ad uno dovranno partire, cantando la solita Canzonetta.

A COMPOSITORI DI MUSICA. 
 Molte dell’Arie dorranno esser lunghe, a segno che alla metà di esse non si ricordi più del principio. …
Divìderà parimente il Maestro moderno il sentìmento, o significato delle Parole, particolarmente nell’Arie, facendo cantare al MUSICO il primo Verso (benché da sé solo nulla significhi) e poi introducendo lungo Ritornello di Violini, Violette , etc etc. 

Avverrà il Maestro moderno se dalle Lezione a qualche VIRTUOSA dell’Opera, d’incaricargli a pronunciar male, e per tal effetto, insegnargli gran quantità di Spezzature, e di Passi, perche non s’intenda veruna Parola…

Procurerà il Maestro di Capella , che 1’Arie migliori tocchino sempre alla prima Donna, e dovendo abbreviar 1’Opera non permetterà, che si levino Arie, o Ritornelli, ma piuttosto Scene intere diRecitativo, dell’Orso e de Terremoti etc.

A MUSICI. Non dovrà il VIRTUOSO moderno aver Solfeggiato, né mai Solfeggiare per non cader nel pericolo di fermar la Voce, d’intonar giusto, andar a tempo, essendo tali cose fuori affatto del moderno costume.

Tornando da Capo cambierà tutta l’Aria a suo modo quantunque il Cambiamento non abbia punto che fare col Basso, o con li Versi- , e convenga alterare il Tempo- non importa, perché già (come si è detto di sopra) il Compositor della Musica è rassegnato. 

ALLE CANTATRICI.  Dovrà con la frequenza possibile alzare in scena ora il destro, ora il braccio sinistro, cambiando sempre dall’una all’altra mano il Ventaglio, sputando ad ogni pausa dell’Arie … Sino che qualche personaggio recita seco, o canta l’Arietta, saluterà la VIRTUOSA moderna … le maschere ne’ Palchetti, sorridendo col Maestro di Capella, co’ Suonatori, Comparse, Suggeritori etc. ponendosi doppo il Ventaglio al Viso, perché si sappia dal Popolo esser ella la Sign. GIANDUIA PELATUTTI, non già l’Imperatrice FILASTROCCA, che rappresenta, il cui carattere maestoso potrà poi conservarlo fuori del Teatro.

Lodata la VIRTUOSA risponderà sempre star mal dì Voce, non poter cantare, che non canta mai etc. e prima di partire dal suo Paese pretenderà dall’Impresario metà dell’ Onorario per far il Viaggio, Vestir il Protettore, … e porterà seco Papagallo, Civetta, un Gatto, due Cagnolini, una Chizza gravida, e altri Animali…

La prima Donna baderà pochissimo alla seconda, la Seconda alla terza, et non l’ascolterà in Scena, ritirandosi nel Tempo che canta I’Aria, prendendo Tabacco dal Protettore, soffiandosi il Naso, guardandosi in Specchio, etc etc. 

Non leggerà però mai il Libretto dell’ Opera, imperciocché come si é detto di sopra la VIRTUOSA moderna non deve intenderlo punto, e nel scioglimento all’ultima Scena sarà ben fatto che non badi molto, si metta a ridere etc. 

AGL’ IMPRESARJ. Non dovrà 1’Impresario moderno possedere notizia veruna delle cose appartenenti al Teatro, non intendendosi punto di Musica, di Poesia, di Pittura, etc. Fermerà per Broglio d’Amici Ingegneri di Scene, Mastri di Musica, Ballarini, Sarti, Comparse, etc- avvertendo di usar tutta 1’economia in quelle Persone per poter pagar bene i Musici, e particolarmente le Donne, l’Orsa, la Tigre, le Saette, i Lampi, i Terremoti, etc. 

A SUONATORI. Dovrà il Virtuoso di Violino in primo Iuogo far ben la Barba, tagliar Calli, pettinar Perrucche, e compor di Musica. Avrà imparato da principio a Suonar da Ballo sù i Numeri, non andando mai a Tempo, ne avrà buon’Arcata , ma bensì gran possesso del Manico.

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La musica vocale di Vivaldi: spettacolo, teatri e composizioni sacre

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​Proseguendo le nostre puntate alla scoperta o meglio, ri-scoperta – di Vivaldi, è senza dubbio necessario dedicarne una alla sua figura di compositore di opere liriche e musica sacra, ruolo per il quale oggi è pochissimo conosciuto ma che forse allepoca, insieme alla sua bravura come esecutore al violino e alla viola allinglese, fu quello che davvero gli diede la fama. 

Musiche per le grandi liturgie e oratori per celebrazioni religiose, politiche e militari; drammi in musica per i principali palcoscenici e le stagioni più frequentate. Era questa la produzione che maggiormente catturava lattenzione di un pubblico come quello veneziano, con il gusto intrinseco dello spettacolo e della magnificenza. Non dimentichiamo poi la grande fortuna della musica a programma, di cui musica sacra e opera rappresentano, anche se in ambiti particolari, il massimo culmine, con una struttura musicale modellata a servizio di un testo, un contesto e una narrazione extramusicali.

Per quanto riguarda la produzione sacra, altro non sembrerebbe che il campo naturale di espressione del nostro Prete Rosso, che in fin dei conti aveva frequentato da piccolo la Cappella dogale di San Marco, presso la quale era violinista il padre, e avrebbe preso più tardi i voti sacerdotali. In realtà, fu un ambito compositivo tutto sommato sporadico per Vivaldi, che non ricevette mai una formazione musicale specificamente dedicata alla musica sacra e vi si dedicò saltuariamente. Nonostante questo si contano decine e decine di brani a sua firma, parte dei quali commissionati dall’Ospedale della Pietà le cui allieve (le “putte”) li avrebbero poi eseguiti in pubblico. Tra questi,  le pagine più celebri sono certamente il Salmo Nisi Dominus RV 608 per voce di contralto, archi e basso continuo, l’oratorio Juditha triumphans RV 644 commissionato nell’estate 1716 per festeggiare la vittoria di Venezia sui Turchi a Corfù, e il Gloria in Re maggiore per soli, coro e orchestra RV 589ad aprile sarà possibile ascoltare quest’ultimo brano, insieme al Magnificat, cantata in sol minore per soli, coro e orchestra RV 610 nell’ambito del Festival Antonio Vivaldi, interpretati dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Regio sotto la guida di Ottavio Dantone. In tutti i brani sacri del maestro veneziano ritroviamo la sua ricca inventiva, la varietà melodica e le caratteristiche orchestrali che caratterizzano anche i suoi brani strumentali, amalgamati con un marcato aspetto teatrale -punto di contatto con la sua produzione operistica. Ciò che cambia è il palcoscenico -in quest’ultimo caso quello dei maggiori teatri veneziani e non solo, nel primo quello di celebrazioni religiose non meno spettacolari.

Click per il link all’ascolto: Gloria in Re maggiore per soli, coro e orchestra RV 589

Per quanto riguarda la produzione operistica, Vivaldi vi approda forse già nel 1705 ma miete i primi veri, duraturi successi di pubblico in età già abbastanza matura, forte dell’esperienza compositiva di quasi un decennio. La concorrenza è spietata: Venezia è in quegli anni la patria del melodramma, con una ventina di teatri attivi, e nessun compositore che ambisca a fama e denaro può esimersi dal dedicare le sue pagine musicali allintrattenimento più popolare del Settecento. Tutti  nobili, borghesia e anche popolo  frequentano le stagioni teatrali, e gli impresari fanno a gara nellaccaparrarsi cantanti, titoli e musica che possano attirare un buon riscontro di pubblico. Non esistendo il concetto di repertorio, rarissimamente le opere vengono riprese e la caccia alle novità è  costante, con tempi di produzione spesso frenetici. Diffusissima la pratica di riciclare e rimaneggiare sia libretti, sia musiche preesistenti, in un generale disinteresse verso la coerenza drammaturgica e anche sonora: il vero punto di forza e richiamo per il pubblico sta infatti nella fama dei cantanti. Personaggi e opere intere sono adattati e cuciti addosso ai virtuosi di turno, che hanno anche facoltà, nel bel mezzo del dramma, di interrompere lazione ed eseguire arie di baule estrapolate da contesti affatto diversi per meglio mettere in luce le proprie doti vocali ed espressive. 

Vivaldi si inserisce in questo mondo particolare non solo come compositore ma anche nelle vesti di impresario, ruolo che ricopre insieme al padre per varie stagioni presso il Teatro SantAngelo, ed acquisisce quindi una sicura dimestichezza con quelle che sono le consuetudini e la macchina produttiva dellepoca. 

La sua popolarità in questo ambito gli attirerà numerosi strali satirici dai giornali e dalle gazzette di spettacolo dellepoca e anche un posto donore nel velenosissimo e divertentissimo  libello Il teatro alla moda pubblicato in forma anonima nel 1720 da Benedetto Marcello: nel pamphlet l’autore elargisce ironici consigli alle diverse figure professionali del mondo del teatro, dagli impresari, ai compositori, ai poeti, ai cantanti, alle madri delle virtuose, denunciandone al contempo i vizi e i malcostumi. Il nome di Vivaldi, mascherato sotto lo pseudonimo Aldiviva, appare addirittura in copertina. Dei 45 titoli operistici firmati dal Prete Rosso, pochissimi sono giunti ai posteri completi di testo e parte musicale, e nessuno è mai entrato in repertorio. Sempre in occasione del Festival Vivaldi, quest’anno al Teatro Regio sarà possibile assistere all’Incoronazione di Dario, finora mai rappresentata a Torino. Si tratta di un titolo decisamente particolare, che Vivaldi scrisse per risollevare le sorti in pericolo di una stagione di carnevale, quella dell’anno 1717, al Teatro Sant’Angelo, suo palcoscenico preferito e del quale fu anche impresario. Dopo il successo della sua Arsilda regina di Ponto andata in scena in autunno, una Penelope la casta di certo Fortunato Chelleri aveva mandato tutto all’aria: durante la seconda rappresentazione il compositore aveva abbandonato il cembalo, dal quale dirigeva l’orchestra, ed era fuggito tra i fischi e gli schiamazzi portando con sé la partitura. Vivaldi è costretto a recuperare in fretta e furia con un riadattamento dell’Arsilda (che la critica definì “minestra riscaldata”) in attesa di terminare la composizione dell’Incoronazione di Dario che avrà il duro compito di ripristinare la reputazione del Sant’Angelo. Libretto recuperato, e parzialmente rivisto, da un testo originale di ben 33 anni prima, dove elementi seri e comici si mescolano in un legame indissolubile; ben 50 scene musicali e 9 ambientazioni diverse si susseguono in un intreccio del tutto bizzarro, e mostrano come Vivaldi non si preoccupi affatto della cosiddetta “riforma” del melodramma ormai in corso, inaugurata da Apostolo Zeno e strutturata da Pietro Metastasio e che puntava a riportare ordine nella composizione e nella drammaturgia, eliminando tutti gli elementi buffi, riportando in auge le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione e strutturando l’architettura musicale in una rigida successione di recitativo e aria. A Vivaldi non interessa, evidentemente, la questione di un rinnovamento della forma in ambito teatrale: quello che vuole -e che senza dubbio ottiene, visto il successo dell’epoca e la bellezza ancora oggi indiscutibile di alcune pagine di questo Dario- è poter esprimere compiutamente il suo estro creativo, la sua capacità espressiva e di trattamento della voce e dell’orchestra in una varietà entusiasmante e divertente, sia a livello scenico sia musicale. Le vicende di Dario, aspirante successore di Ciro sul trono di Persia, innamorato della “semplice”, ingenua all’inverosimile principessa Statira, saranno riportate in vita con la regia di Leo Muscato e le scene e i costumi dell’Accademia Albertina di Belle Arti. In una immaginaria e moderna Metropoli di Persia, tra deserti e oleodotti, vedremo gli inganni della perfida Argene intrecciarsi con i sospiri d’amore del precettore Niceno e dei contendenti di Dario Arpago e Oronte: tutte le parti, interpretate da un cast di altissimo livello, riservano delle sorprese espressive interessanti, in perfetto equilibrio e senza che un personaggio predomini a livello musicale su un altro.

Sarà certamente un’occasione da non perdere per riscoprire un inedito e imprevedibile Vivaldi, fuori dai soliti schemi e oltre le sue pagine più conosciute.

Click per il link all’ascolto: L’incoronazione di Dario – sinfonia

Click per il link all’ascolto: “Sentirò fra ramo e ramo”, aria di Statira – atto III