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Un nuovo inizio per l’Ufficio Scuole

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Come coloro che erano presenti all’inaugurazione della Stagione de La Scuola all’Opera già sanno, il nuovo anno artistico si apre con una grande novità all’Ufficio Scuole: Elisabetta Lipeti, che ne è stata coordinatrice negli ultimi 9 anni, lascia infatti il suo incarico. Abbiamo pensato quindi di raccontarvi questo cambiamento, approfittandone per ripercorrere insieme a lei la storia de La Scuola all’Opera e delle nostre attività didattiche.

Andreina, Elisabetta, Benedetta

Elisabetta, possiamo dire che tu hai vissuto la nascita delle nostre attività didattiche: da quando lavori in Teatro?

Sono arrivata al Regio nell’aprile del 1991 in veste di “guida” (così vengono familiarmente chiamati i nostri operatori didattici, come chi ci frequenta sa molto bene): in occasione della mostra L’arcano incanto, che festeggiava i 250 anni del Teatro, l’allora Sovrintendente Tessore decise di incrementare visite guidate e attività rivolte ai giovani. La responsabile, allora, era Vincenza Bellina, e l’Ufficio scuole era parte delle Attività promozionali del Teatro.

Negli anni l’attività è rapidamente cresciuta, puntando a coinvolgere sempre di più le scuole e le altre istituzioni culturali della città: il nucleo da cui è nato tutto, quindi, sono le visite guidate, i progetti di rete e attività come All’opera, ragazzi!, a cui si sono poi aggiunti i laboratori. È cresciuto in parallelo anche il numero di collaboratori, che ha visto però anche grandi cambiamenti al suo interno: di quel gruppo iniziale sono rimasta solo io, ma poco dopo sono arrivate anche colleghe che ancora oggi lavorano con noi.
Negli ultimi anni il settore delle Scuole ha aperto anche al pubblico delle famiglie: oltre alle visite guidate, soprattutto le attività del Sabato del Regio che vogliono essere una proposta culturale ma anche divertente ed economica per trascorrere un pomeriggio un po’ diverso dal solito, vivendo il Teatro come luogo di svago senza limitarsi allo spettacolo in sé.
Gli ultimi due progetti nati in collaborazione con Articolo Nove sono Sipari sociali e Ora di opera, che permettono ai ragazzi per la durata di circa un anno scolastico di approfondire le diverse discipline teatrali e lavorare all’allestimento di uno spettacolo, adattamento di un titolo del grande repertorio operistico. L’obiettivo è quello di permettere a ragazzi spesso provenienti da realtà sociali fragili di impegnarsi in un progetto di alto livello artistico, collaborando con professionisti del settore.

Moltissimi progetti diversi, quindi. Di quali numeri parliamo?

Negli anni del boom, in cui eravamo quasi gli unici a svolgere questo tipo di attività, intorno alle 50-55mila presenze. Oggi la nostra media, tra attività didattiche e spettacoli per scuole e famiglie, è di circa 42mila presenze l’anno.

Ad occuparsi della gestione di questo lavoro è l’Ufficio Scuole. Quando ne sei diventata coordinatrice?

Ho sempre svolto altre attività di divulgazione musicologica, in collaborazione con diverse istituzioni e con case editrici; dal 2010, invece, ho lavorato a tempo pieno come coordinatrice dell’Ufficio Scuole. In realtà, come ben sappiamo, il lavoro è sempre stato fatto in coppia con Andre(in)a Fanan, che si occupa molto bene della parte organizzativa e soprattutto fa da trait d’union tra il Teatro e le scuole.
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uello che fa l’Ufficio è proprio questo, gestire una relazione complessa e importantissima: quella tra il Teatro e le Scuole, mettendo insieme esigenze artistiche e didattiche. L’Ufficio si occupa poi di coordinare il lavoro dei nostri operatori didattici.

Le cosiddette guide! Chi sono?

È un gruppo eterogeneo e ricco di competenze. Ognuno di loro è specializzato in un determinato ambito: musicologia, danza, scenografia, recitazione, canto… Alcuni collaborano a tempo pieno, mentre altri affiancano al lavoro in Teatro l’insegnamento.

Qual è, oggi, l’idea alla base del progetto de La Scuola all’Opera?

Cercare, attraverso l’opera, di comunicare con tutte le età e tutte le fasce sociali. Siamo convinti che con l’opera infatti si possa parlare non solo di arte, ma soprattutto di umanità, di sentimenti, di idee, di punti di vista differenti.

Dal 1 ottobre 2019, però, c’è stato un altro grande cambiamento in Ufficio: la tua partenza e l’arrivo di Benedetta Macario. Puoi raccontarcelo?

Benedetta è arrivata in Teatro più di vent’anni fa, anche lei come guida. All’epoca era ancora una studentessa, mentre negli anni ha messo in piedi un curriculum di tutto rispetto: diplomata in Conservatorio in Direzione di Coro e in Composizione, laurea specialistica in Composizione, laurea al DAMS e dottorato di ricerca in Storia della Musica. Da diversi anni, oltre al lavoro in Teatro, collabora con MITO Settembre Musica. Conosce perfettamente tutte le attività del settore scuole, avendo contribuito alla loro realizzazione, e insieme ad Andrea, che è la memoria storica dell’Ufficio, porterà avanti le attività de La Scuola all’opera da adesso in poi.

Congratulazioni alla nostra Benny per il suo nuovo incarico! Conoscendola come collega “guida” siamo sicuri che farà un ottimo lavoro.

E tu, Elisabetta, lasci del tutto il Teatro?

Non potrei! Sono troppo affezionata all’opera, al Regio e a questo bellissimo lavoro. Continuerò con qualche piccola collaborazione, per esempio nella parte organizzativa dei Sipari Sociali e con qualche incontro per i docenti.

Ne siamo felici!

Per concludere, ancora un grande GRAZIE a te da parte di tutti noi per il tuo lavoro, ma soprattutto per il modo in cui l’hai svolto, con competenza, ironia e grandissima umanità.

E un buon proseguimento a Benedetta e Andrea, alle guide e a voi, il nostro pubblico.

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Un’intervista al Sovrintendente

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Cominciamo oggi una nuova stagione de Il gioco dell’opera con la prima puntata di un reportage che ci porterà dietro le quinte del Teatro Regio a scoprire come funziona, nella pratica, una grande fondazione lirica, e come nasce lo spettacolo dell’opera, dal progetto alla messa in scena.

Cominciamo quindi con una intervista al nostro Sovrintendente Walter Vergnano, che con molta disponibilità ci ha raccontato il suo lavoro.

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Chi è il sovrintendente di un teatro e che cosa fa?

Innanzitutto va detto che il teatro è un affascinante insieme di persone con competenze diverse. Molti forse immaginano che ci sia soltanto la parte artistica: l’orchestra, il coro … quello che il pubblico vede dalla sala quando assiste a uno spettacolo. In realtà un teatro, e lo scoprirete intervistando i miei colleghi, ha al suo interno un grande apparato tecnico a sua volta formato da numerose componenti: attrezzisti, elettricisti, macchinisti, addetti alla manutenzione, scenografi, per non parlare delle componenti organizzative e amministrative. Un teatro è quindi una macchina molto complessa che funziona grazie a molteplici competenze molto diverse fra loro. La cosa meravigliosa, oggi come un tempo, è che il prodotto finale, quello che vediamo quando si apre il sipario, è proprio il risultato di un insieme. Tutti i lavoratori di un teatro, anche se spesso invisibili al pubblico, sono in eguale misura protagonisti di ciò che avviene sul palcoscenico, e questo dà grande valore al singolo compito di ognuno. La figura del sovrintendente dovrebbe essere quindi colui che mette insieme e coordina tutte queste competenze con l’obiettivo di arrivare a un risultato comune, facendo combaciare ogni diverso pezzo per creare un unico quadro; e non solo coordinare, ma anche -ed è il compito più arduo- coinvolgere e far sentire importante ogni singolo. È questo che determina il valore del risultato. Non è sufficiente mettere in scena un’opera ma è la qualità che fa la differenza in una produzione artistica: e la qualità dipende proprio dall’apporto individuale di ogni persona che lavora in teatro. Il sovrintendente dovrebbe quindi riuscire a trasmettere a queste persone il valore del loro agire quotidiano.

Deve essere molto difficile mediare tra le esigenze artistiche, che poi sono quelle che catturano il pubblico, e tutte le istanze tecniche, economiche, organizzative e amministrative che comporta la gestione di un teatro.

Io cerco di ricordare sempre a me stesso il mio percorso e le ragioni per cui faccio questo lavoro. Ho avuto la grande fortuna di avere incontrato come insegnante di liceo una persona importantissima per la vita culturale torinese: Giorgio Balmas. Fondatore dell’Unione Musicale, per diverso tempo Assessore per la cultura, inventore dei Punti Verdi e di Settembre Musica … Balmas è stato probabilmente il più grande organizzatore musicale italiano dal dopoguerra e una persona straordinaria. Quando cominciai l’università, mi chiese se ero interessato a lavorare con lui all’Unione Musicale –e da lì mi sono innamorato di questo lavoro. Balmas mi ha trasmesso un principio: chi fa l’organizzatore musicale deve riuscire a creare le migliori condizioni in cui un musicista possa fare il musicista, svolgere il suo lavoro restituendoci uno straordinario prodotto artistico. La musica è una delle più alte creazioni del pensiero umano: e a differenza delle arti visive, per esempio un quadro, ha bisogno di interpreti perché possa uscire dalla partitura dove è registrata e prendere vita. Questo è uno dei compiti del sovrintendente: cercare di creare le migliori condizioni di lavoro possibili, dietro le quinte, in palcoscenico e a livello organizzativo, per arrivare al prodotto artistico che il pubblico vede.

Qual è il ruolo del sovrintendente all’interno del percorso di definizione di una stagione e dei singoli progetti?

Non credo esista un unico modo per intendere il ruolo del sovrintendente: molto dipende anche dalla vita e dalla storia del teatro nel quale si lavora. Il Teatro Regio ha cominciato la sua storia nel 1740: la prima volta che sono entrato ho avuto addirittura timore di toccare una cosa così preziosa. La prima cosa da fare è arrivare in punta di piedi, cercare di conoscere questa storia e quali sono le persone che l’hanno fatta e la stanno facendo. Se volessimo fare un paragone, potremmo dire che il ruolo del sovrintendente è un po’ come quello dell’allenatore di una squadra: non è certo lui il più bravo a calcio, ma sceglie i giocatori migliori, li organizza e fa in modo che possano giocare insieme. Per fare questo deve contornarsi di persone molto brave nel proprio lavoro, conoscere bene il ruolo di tutti e coordinare ogni elemento per raggiungere il migliore risultato possibile. Il coordinamento non è solo interno al teatro: la programmazione di una fondazione lirica è un progetto molto ampio e complesso che deve a sua volta inserirsi nel contesto della vita culturale cittadina, e credo che il Teatro Regio si distingua per questo. Le offerte culturali sono un servizio che contribuisce a determinare la qualità della vita e Torino in particolare ha puntato molto su questi valori per riscoprire le proprie origini e superare la crisi del declino industriale. Si può dire che è stato così: è molto bello vedere oggi la grande offerta culturale che abbiamo, sia per i cittadini sia per i turisti in arrivo da tutto il mondo. Per raggiungere un simile risultato però tutte le istituzioni devono saper lavorare in modo coerente e coordinato. Il ruolo del sovrintendente è quindi anche quello di portare questo progetto culturale comune all’interno del teatro, condividerlo con i suoi collaboratori –in primis la direzione artistica- e trovare insieme a loro un percorso musicale coerente. Questo significa anche mediare tra le aspettative del pubblico e la missione del teatro: non si tratta solo di incontrare il consenso degli spettatori ma anche di stimolarne la curiosità e cercare di allargarne gli orizzonti, uscendo dalla zona di comfort dell’abitudine e del conosciuto. Ci appoggiamo a una straordinaria tradizione di opera e storia dell’opera: fa però parte del compito di un teatro anche proporre titoli meno frequentati, che il pubblico istintivamente magari non sceglierebbe. È quello che abbiamo cercato di fare per esempio nella Stagione in corso, con proposte come Didone ed Enea, La piccola volpe astuta, La donna serpente … L’obiettivo principale non è quindi tanto cercare il consenso quanto conquistare la fiducia di chi ci segue: se vengo a teatro per assistere a uno spettacolo, non è sempre detto che quello che vedo mi piaccia, ma sono disposto a scoprirlo.

Questo è quello che rende il teatro un organismo vivo, che lavora guardando in avanti e non solo al passato.

Certo, potremmo comporre intere stagioni mettendo in scena i dieci titoli più amati, ma sono sicuro che verremmo meno alla missione del teatro, e in generale al compito di tutte le istituzioni culturali: stimolare e allargare le conoscenze del pubblico.

Qual è la difficoltà più grande che ha incontrato nel suo lavoro?

Ogni giorno, e purtroppo vanno sempre aumentando, le difficoltà principali che incontriamo sono quelle di ordine economico. È un aspetto che non influisce solo sulla produzione, su quanti e quali titoli mettere in scena, ma su tutta la missione artistica nel suo complesso: ci costringe a volte a rinunciare a interi pezzi della vita del teatro. Per ragioni di ordine economico abbiamo per esempio dovuto fare a meno di proposte importantissime come era la Stagione Piccolo Regio Laboratorio: all’interno di un grande teatro di tradizione e di storia era una fondamentale finestra aperta sulla contemporaneità, sul teatro danza, sulla prosa, aspetti che altrimenti rischiano di rimanere tagliati fuori dalle nostre proposte culturali. Cerchiamo di essere ottimisti e speriamo di poter riprendere queste proposte in futuro. È anche ingiusto che queste difficoltà influiscano sui lavoratori del teatro. Chiediamo loro di svolgere compiti altamente qualificati e di farlo con passione, ma poi non possiamo riconoscere loro un adeguato valore in termini economici.

E la più grande soddisfazione?

È quella di vedere l’emozione del pubblico quando si apre il sipario; sapere che ci sono persone che lasciano il teatro felici e portando con sé un bene prezioso, quello che può darci la musica ancora oggi.

Ringraziamo il nostro Sovrintendente per la sua gentilezza e disponibilità e gli auguriamo buon lavoro per la Stagione appena inaugurata. Vi ricordiamo che avete a disposizione i commenti del blog per dirci la vostra e porci ulteriori domande. A presto con una nuova intervista!