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Dai nostri archivi: Opera begins!

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Inauguriamo i giovedì di homeschooling del nostro blog riproponendo la storia dell’opera italiana a puntate che pubblicammo per voi qualche anno fa: quale modo migliore di stare vicini al nostro Teatro? Ricordiamo inoltre l’appuntamento delle 18.00 sul canale youtube del Regio con #Operaonthesofa, i migliori titoli di opera per voi! Se voleste saperne di più su uno dei titoli on line, fatecelo sapere nei commenti o via email e saremo lieti di pubblicare un articolo a tema. Ricordiamo inoltre il canale Instagram @teatroregiotorino per condividere i vostri scatti #ProudToBeRegio!

E ora, la parola all’opera!

PARTE PRIMA: PRELUDIO 

… si doveva imitar col canto chi parla (e senza dubbio non si parlò mai cantando)[1]

Firenze, 6 ottobre dell’anno 1600. In occasione delle celebrazioni per il matrimonio tra  Maria de’ Medici ed Enrico IV di Francia va in scena presso  palazzo Pitti L’Euridice con musiche di Jacopo Peri e Giulio Caccini su testo di Ottavio Rinuccini; questa composizione a più mani, pure fra dispute, rivendicazioni di paternità e ristampe, è la prima ad essere giunta fino a noi completa di testo e musiche, diventando così la pietra miliare che segna, nella storia della musica, la nascita del melodramma.

Uno sguardo al contesto

Il XVI secolo segna un momento di svolta in tutte le arti: segue alla presa a modello dei classici e della natura una rielaborazione personale che lasci emergere, dall’ordine, l’interiorità e l’espressione degli affetti attraverso la ricerca dell’effetto, dello stupore, della meraviglia. Laddove nelle arti figurative questo percorso si traduce nel passaggio dal Rinascimento al Manierismo e poi al Barocco, in musica, pure con intenzioni espressive molto simili, il passaggio sarà inverso: dalla polifonia alla semplificazione, dalla musica rinascimentale considerata “barbara” al recupero di un ideale classico, ispirato al mondo greco.

Già dalla fine del XV secolo la musica aveva progressivamente cominciato a infiltrarsi nella scena teatrale: da quel periodo in poi “commedie, tragedie, drammi pastorali, feste teatrali, rappresentazioni allegoriche accolgono momenti musicali[2]. Tra le tappe importanti di questo processo, che porterà alla nascita di una nuova forma d’arte, ricordiamo la Favola d’Orfeo di Angelo Poliziano, rappresentato a Mantova intorno al 1480 e la messa in scena della tragedia di Sofocle Edipo tiranno, nella traduzione di Orsatto Giustiniani, al Teatro Olimpico di Vicenza nel 1585, con musiche di Andrea Gabrieli. Individuiamo qui due indizi importanti di quello che sarà il primo modello drammaturgico del nascente melodramma: i temi prescelti sono di ambientazione arcaica e provengono dalla mitologia e dalla tragedia greca o dai temi bucolici delle favole pastorali della letteratura latina. Si trattava però in questi casi di quelle che potremmo chiamare musiche di scena, utilizzate per accompagnare coreografie, cambi di scena oppure sonorizzare l’azione (in alcuni casi attraverso il canto) di specifici personaggi, ancora lontane dalla sempre crescente esigenza di “mettere in scena gli affetti”.

A far questo ci aveva già provato il madrigale del tardo ‘500, un primo passo verso la rappresentazione dell’azione in musica attraverso forme espressive però ancora polifoniche. La polifonia presupponeva lo sviluppo di più linee vocali in contemporanea, senza una evidente gerarchia delle voci: le esigenze teatrali di una azione scenica presupponevano invece la comprensione del testo pronunciato e una chiara identificazione del personaggio alla voce che lo rappresenta. È per questo che Vincenzo Galilei, liutista e trattatista padre del celebre Galileo, nel suo Dialogo della musica antica e moderna (1581), definisce i polifonisti “Goti” e auspica invece un recupero dell’ideale classico rappresentato dalla musica greca, monodica (ovvero a una voce sola). A dimostrazione di ciò presentava nel suo trattato gli Inni di Mesomede[3] (senza trascriverli in notazione moderna) e proponeva una versione musicata del Lamento del conte Ugolino dal XXXIII canto dell’Inferno di Dante (purtroppo perduta).

 Galilei faceva parte, insieme ad altri musicisti e letterati, dell’Accademia neoplatonica denominata Camerata de’Bardi, che si riuniva appunto presso la casa del conte Bardi (più tardi del conte Corsi), a Firenze: obiettivo della Camerata era quello di dare vita ad un tipo di spettacolo che ricreasse l’unione di poesia e musica peculiare della tragedia greca.

 Ed è negli intermedi, brevi scene cantate e danzate a soggetto mitologico o allegorico posto tra un atto e l’altro delle tragedie teatrali, che la musica comincia a permeare la struttura dell’azione scenica superando a poco a poco il ruolo esclusivamente funzionale a cui era destinata in precedenza. L’ambiente in cui questo tipo di spettacolo nasce e si sviluppa è quello delle corti: grandi feste o ricorrenze durante le quali mettere in scena lo sfarzo, la potenza, la ricchezza e la politica illuminata dell’ospite mecenate. A questo scopo si prestano benissimo i soggetti allegorici o mitologici, laddove necessario opportunamente modificati nel finale per celebrare il trionfo dei regnanti.

Apogeo di questa forma di spettacolo si raggiunge con gli intermedi rappresentati a Firenze nel maggio 1589 in occasione dei festeggiamenti per le nozze del granduca Ferdinando I e Cristina di Lorena; progettati e messi in scena dal conte Bardi e dalla Camerata, consistevano in sei scene di argomento mitologico e allegorico, con musiche dello stesso Bardi, di Emilio de’Cavalieri, Cristoforo Malvezzi, Luca Marenzio, Jacopo Peri, Giulio Caccini e altri. Altro spettacolo chiave nel lavoro di ricerca della Camerata fu, sempre nel carnevale del 1589, la Dafne su versi di Rinuccini con musica del conte Corsi (dilettante): anche questa purtroppo quasi interamente perduta, si tratta però del primo vero e proprio esempio di melodramma.

Peter Paul Rubens, Matrimonio di Maria de’ Medici, 1622-25, Louvre, Parigi

Parallelamente a questo processo, il linguaggio musicale va modificandosi alla ricerca di una formula che permetta l’intelligibilità del testo, la ricerca dell’effetto, l’espressione dell’affetto e la chiara identificazione del personaggio: una forma musicale, quindi, che permetta la narrazione di una azione scenica. Come abbiamo già anticipato, la soluzione sta nella monodia accompagnata, ovvero il canto a una voce sola, intonato in modo da sottolineare il rapporto tra parola e musica, sostenuto da un tappeto armonico strumentale. È la nascita del basso continuo e, di conseguenza, dell’armonia moderna. Il basso continuo, o numerato, presupponeva l’esecuzione da parte di più strumenti, di cui solitamente uno ad arco e uno polifonico (una tastiera), di una linea musicale che accompagnasse e sostenesse il canto senza interruzioni: di consueto era codificato per abbreviazioni e quindi “cifrato” o, appunto, numerato. Spettava al tastierista suonare in forma completa (“realizzare”) il basso in modo estemporaneo durante l’esecuzione, quanto accade in una certa misura ancora adesso (naturalmente con un diverso sistema di notazione) nel jazz e nel pop.

E sarà questo il linguaggio musicale proprio del melodramma: quella  strada “mezzana” fra la “melodia del cantare” e “l’armonia del parlare ordinario” adeguando l’uno all’altra la lentezza sospesa del canto e la speditezza del parlato[4] teorizzata da Jacopo Peri proprio nella prefazione alla Euridice. Il canto, nelle prime opere, è quindi un “declamare le parole intonate” con atteggiamento che richiami la pronuncia naturale. Naturale, non realistica: “senza dubbio non si parlò mai cantando “, come citato in apertura, e l’ambientazione mitologica e pastorale facilita l’assimilazione di questa licenza artistica. Sarà Emilio de’Cavalieri in occasione della Rappresentazione di anima et di corpo*, allegoria messa in scena all’Oratorio di San Filippo in Roma, a coniare la definizione di “recitar cantando”; la monotonia di questa forma musicale è spezzata da cori pastorali, coreografie e balli che in origine sono parte integrante di tutti gli spettacoli. Non dimentichiamo che il primo obiettivo delle rappresentazioni messe in scena in seno alle corti è la celebrazione allegorica del potere, e come tale il lieto fine del dramma teatrale oltre che l’esibizione dello sfarzo.

Da Firenze il nuovo tipo di spettacolo si espande presto alle altre corti: Mantova, dove è in attività Claudio Monteverdi (protagonista del prossimo approfondimento), Parma, Bologna, Torino e soprattutto Roma, dove dal quadro generale di favole pastorali e mitologiche si distingue invece il Sant’Alessio di Stefano Landi (su libretto di Giulio Rospigliosi futuro papa Clemente IX), messo in scena in un grande teatro privato con scenografie di Bernini e parti vocali più virtuosistiche, permesse dall’ingaggio di cantanti professionisti.

Non è ancora teatro pubblico, ma con lo svolgimento delle stagioni su base regolare, la ricerca del consenso del pubblico anziché la celebrazione allegorica del potere e la professionalità della messa in scena anticipano il grande cambiamento che porterà alla nascita del vero e proprio teatro d’opera così come si svilupperà nel secolo successivo.

Mentre l’opera si espande e comincia a maturare queste importanti trasformazioni, a Firenze, culla del nuovo genere, si assiste al tramonto dell’opera di corte: la fine è segnata dalla rappresentazione, nel 1637, de Le nozze degli dei, colossale spettacolo celebrativo per il matrimonio tra il granduca Ferdinando II e Vittoria della Rovere. E proprio nello stesso anno, a Venezia, con l’apertura del teatro San Cassiano, nasce finalmente l’opera impresariale.

In chiusura, vi proponiamo l’ascolto di due versioni di un brano di Giulio Caccini tratto da Le Nuove Musiche (1602), composto nel nuovo stile monodico: confrontatele e condividete con noi le vostre osservazioni.

 

 

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[1] prefazione alla partitura, Jacopo Peri, L’Euridice, su testo di Ottavio Rinuccini, Marescotti, Firenze 1600
[2] Fabrizio DORSI, Giuseppe RAUSA, Storia dell’opera italiana, Mondadori, Milano 2000, p. 4
[3]
Lorenzo ARRUGA, Il teatro d’opera italiano, Feltrinelli, Milano 2009, p. 9
* Anche il genere religioso dell’oratorio condivide infatti le origini del melodramma

C’era una volta… Il mago di Oz

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Vi diamo il bentornato dopo le meritate vacanze invernali, pronti a ricominciare alla grande con le nostre attività. E’ da gennaio, infatti, che la Stagione de La Scuola all’Opera entra nel vivo delle proposte per voi.

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Il primo appuntamento è con gli incontri di preparazione a Il mago di Oz di Pierangelo Valtinoni e Paolo Madron (autori dell’amatissimo Pinocchio delle Stagioni passate), la proposta operistica di punta del nostro cartellone 2019/20 per bambini e ragazzi dagli 8 ai 12 anni.
Come sempre, troverete proposte didattiche adatte a tutti, dalla semplice visione dello spettacolo, in palcoscenico a maggio, alla partecipazione attiva con Cantiamo l’opera, fino ai laboratori musicali di Opera…ndo per i più coraggiosi.

C’era una volta Dorothy, una bambina dolce e sognatrice, che amava viaggiare con la fantasia. Un giorno si trovò in un luogo lontano e meraviglioso, il Paese di Oz. Lì in-
contrò amici e nemici e affrontò vicende straordinarie prima di capire una cosa molto importante: il viaggio più bello che ci sia è quello che si fa quando si impara a conoscere se stessi e a diventare grandi.

Un viaggio affascinante, che non vediamo l’ora di intraprendere insieme a voi.

Ricordiamo gli appuntamenti degli incontri di preparazione per gli insegnanti:

  • Opera…ndo con il Mago di Oz:
    – Lunedì 13 gennaio 2020, ore 14.30-16.30 presso il Laboratorio di scenografia in Strada Settimo 411, Torino (per il laboratorio Tutti scenografi)
    – martedì 14 gennaio 2020, ore 16-18.30 presso il Teatro Regio, Sala Caminetto (per tutti gli altri laboratori)N.B.: La partecipazione degli insegnanti all’incontro costituisce titolo di priorità per l’accettazione delle domande.
  • Cantiamo l’opera

    – Giovedì 30 gennaio 2020, ore 17-19 Teatro Regio, Sala Caminetto. Presentazione dell’opera, proposte didattiche e prima preparazione dei cori.
    – Martedì 4 febbraio 2020, ore 17-19, Teatro Regio, Sala Caminetto. Preparazione dei cori.

    Pronti a partire anche voi per questo viaggio musicale? E allora …

    Andiamo, andiamo nel sontuoso regno di Smeraldo
    portando solamente i nostri desideri
    al grande Mago di Oz, l’immenso Mago di Oz:
    lui ci dirà se diventeranno veri.

Il chilometro in più

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Poche righe per ringraziare il nostro Sovrintendente e Direttore artistico, Sebastian Schwarz, che con il suo saluto ufficiale ha inaugurato martedì 24 settembre nella Sala del Caminetto la nuova avventura de La Scuola all’Opera per la Stagione 2019/20.

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Schwarz ha aperto il suo discorso con una domanda importantissima per noi che scegliamo di fare didattica e di fare teatro:

perché proprio l’opera lirica?
Perché un regista dovrebbe, tra tutte le forme di spettacolo, scegliere l’opera? Perché un direttore d’orchestra, invece di salire sul podio, decide di scendere in buca, nascosto ai più?

La risposta, per il Sovrintendente e per molti di noi, sta nei ricordi: scegliamo, oggi, questa strada difficile, per quello che il teatro musicale ci ha trasmesso quando eravamo piccoli, per quel primo Flauto magico ascoltato dal giradischi dei nonni, per le storie raccontate in palcoscenico, per quella prima volta che abbiamo sentito un’orchestra accordarsi e visto aprirsi lentamente il sipario.

Ed è proprio questo, questa stessa emozione, che vogliamo trasmettere insegnando l’opera e attraverso l’opera: ricordando quello che ci ha portato fin qui e che ci spinge, oggi, a fare un lavoro che va oltre “il programma di scuola”, uno sforzo in più, perché anche i nostri ragazzi possano domani mantenere vivo il teatro e trasmettere a loro volta cultura. Ragazzi che saranno non soltanto spettatori, ma possibili protagonisti di un mondo che ha bisogno non soltanto di artisti ma anche di artigiani, sarti, macchinisti, carpentieri, elettricisti, persone che conoscano, apprezzino e valorizzino il mestiere del palcoscenico, dimostrando che è possibile vivere di cultura e che il teatro fa parte della nostra ricchezza.

Questo è il preziosissimo chilometro in più che vogliamo fare insieme a voi insegnanti, che ringraziamo per aver partecipato come sempre numerosissimi e calorosi alla nostra presentazione.

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Per chi se lo fosse perso, qui il programma della nostra Stagione per La Scuola all’Opera 2019/20.

Non vediamo l’ora di cominciare questo anno ricco di novità: buon lavoro a tutti!

Danzare e sperimentare sulle note di Prokofiev

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Poche settimane fa è andata in scena la sublime e tragica storia di Romeo e Giulietta, narrata dall’iconica coreografia di Kenneth MacMillan e interpretata dai meravigliosi danzatori del Balletto dell’Opera di Perm.

La più celebre storia d’amore del mondo, raccontata dalla danza, ha ancora una volta commosso il pubblico del Teatro, tra cui molti di voi ragazzi. Alcuni, però, non si sono accontentati di essere spettatori, ma, indossati i calzini antiscivolo, sono scesi in Sala Ballo e si sono messi alla prova sulle note di Sergej Prokofiev. Le nostre ballerine e didatte che li hanno preparati e noi che li abbiamo visti non li abbiamo giudicati inferiori, per cuore, impegno, emozione e bellezza, ai professionisti del palcoscenico.

Non possiamo purtroppo mostrarvi le coreografie che hanno creato e interpretato, ma vi regaliamo una fantastica galleria fotografica.

Grazie ai ragazzi delle scuole

Liceo Newton di Chivasso
Scuola Media Goltieri di Asti
Liceo Pascal di Giaveno
Scuola di danza Sheherazade
Scuola Media Meucci di Torino

Ora di opera

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Questa sera il palcoscenico del Piccolo Regio è interamente dei ragazzi: va in scena lo spettacolo conclusivo del progetto Ora di Opera, targato Teatro Regio e Associazione Articolo Nove srl.

Il percorso didattico e artistico, che vi avevamo presentato qui, giunge infatti al suo culmine con La scuola di Cenerentola, lo spettacolo che i ragazzi partecipanti al progetto, provenienti dal Liceo Volta e dall’ISS Lagrange di Torino, insieme all’ISS Ferraris di Settimo Torinese, hanno elaborato nel corso di mesi di lavoro; appuntamenti settimanali per lavorare su vocalità e canto, recitazione, danza. Il tutto sotto la guida dei nostri Annamaria Bruzzese e Ombretta Bosio (recitazione), Albert Deichmann (danza), Benedetta Macario e il Maestro Claudio Fenoglio per il coro, coadiuvati dagli educatori Silvano Corvaglia, Josette Cossu e Federica Mastronardi. Unica professionista del cast la primadonna Angelina, a cui presterà voce e persona il mezzosoprano Angela Schisano; la regia è di Annamaria Bruzzese, mentre la direzione e il pianoforte sono affidati al Maestro Fenoglio.

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Cosa può succedere quando il grande repertorio rossiniano incontra i teenagers di oggi? Quando il bel canto si fonde alla street dance?

Un sacrilegio, per molti; per noi, che sappiamo quanto scandalo fece Rossini ai suoi tempi e che da anni uniamo alla tradizione del repertorio la creatività di interpreti e pubblico giovani e sempre nuovi, un’opportunità da non farsi scappare. Un’opera 2.0 in cui il fascino del capolavoro rimane invariato e il potentissimo messaggio morale della Bontà in trionfo arriva, forte e chiaro, fino agli spettatori di oggi.

Ora di opera, questa sera al Piccolo Regio.

 

 

… adorato Pinocchio!!!

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… adorato Pinocchio!!!

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Che spettacolo, ragazzi!

Il ritorno di Pinocchio sulle scene del Regio è stato davvero un trionfo, e lo ha dimostrato la sala sempre piena e generosissima di applausi. E a voi, cosa è piaciuto di più?

La marcia delle marionette di Mangiafuoco, il duetto del Gatto e della Volpe, la rutilante scena del circo, i colori sgargianti del mondo sottomarino o il commovente finale?

 

A noi è piaciuto tutto, ma l’emozione più grande è stata vedervi così entusiasti e sentire centinaia di bambini e ragazzi cantare insieme le bellissime melodie di Pinocchio.

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Un ringraziamento a tutti gli artisti che hanno partecipato a questa produzione, ai giovani solisti di Opera Assieme e ai giovanissimi del Coro delle Voci bianche, a chi ha lavorato senza tregua e con molta pazienza dietro le quinte (tecnici, elettricisti, macchinisti, attrezzisti, scenografi, sarti) per far funzionare uno spettacolo così complesso, a Ezio Gribaudo che ha incontrato i bambini con le sue opere d’arte esposte in foyer, agli autori di Pinocchio, Pierangelo Valtinoni e Paolo Madron, che sono venuti a trovarci, al regista Luca Valentino e a Claudio Cinelli con i suoi pupazzi, al direttore Giulio Laguzzi e all’Orchestra del Teatro Regio, ma soprattutto a voi, il nostro giovane e appassionato pubblico, che con i vostri applausi siete la migliore ricompensa.

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Grazie! La Scuola all’Opera

Voti per il Regio?

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La Scuola all’Opera e il Teatro Regio sono felici di annunciare che il progetto “Ora di Opera”, ideato in collaborazione con l’Associazione Articolo Nove Srl è nella short list del FEDORA Prize for Education 2019!

Puoi sostenere anche tu il progetto! Voti per il Regio?

https://www.fedora-platform.com/competition/shortlist/ora-di-opera/89

“Ora di Opera” coinvolge circa 60 ragazzi tra i 14 e i 18 anni con la finalità di sostenere e aiutare gli adolescenti nei rapporti individuali e all’interno del gruppo classe, nel rendimento scolastico, nella formazione del proprio carattere, grazie alla pratica teatrale e musicale e all’acquisizione di nuove conoscenze e abilità. Come? Attraverso laboratori di recitazione, incontri di pratica corale, incontri di danza. Il progetto si concluderà con la messa in scena da parte dei ragazzi di uno spettacolo tratto da La Cenerentola di Gioachino Rossini il 20 maggio 2019 al Piccolo Regio G. Puccini.

Il tuo voto aiuterà il Teatro Regio a entrare nelle nomination FEDORA Prize for Education 2019 e, soprattutto, permetterà a tantissimi ragazzi di partecipare al progetto nella prossima Stagione.

Puoi aiutarci anche condividendo sui tuoi canali social l’invito al voto con gli hashtag

#FEDORAPrizes2019 #fedoraplatform #fedoraprizes #opera #ballet #education

Grazie del tuo aiuto!

 

L’Elisir secondo voi

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… la storia è bellissima.
Narra di due innamorati: Nemorino e Adina, un sergente (bullo) Belcore e uno dei soliti venditori imbroglioni: Dulcamara.

Alessio

A quanto pare il nostro Nemorino, protagonista de L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, andato in scena a novembre, questa volta è stato accorto! Invece di farsi imbrogliare da Dulcamara, si è rivolto a un parere esperto per trovare sollievo ai suoi tormenti amorosi: riceviamo e pubblichiamo la lettera che il nostro eroe ha scritto alla rubrica La posta del cuore del Calamandrino, giornale indipendente edito dai ragazzi della Scuola Media Calamandrei di Torino.

Caro Danilo,

so che tu sai dare consigli in amore, e io, in questo momento, ne ho proprio bisogno. Sono innamorato di una bellissima ragazza, ma lei è nobile e istruita, io non ho speranze con lei. Inoltre, io sono timido e impacciato e quando le sto vicino mi si bloccano le parole in gola, e non riesco a dirle niente. Abbiamo due caratteri opposti, siamo come il sole e la luna, non potremmo mai brillare insieme. Sono proprio disperato, sarei disposto a tutto pur di conquistarla, anche a prendere un elisir d’amore, cosa mi consigli di fare?

Nemorino       

La risposta dell’esperto:

Caro Nemorino,

(ma poi, che nome è… io ti lascerei solo per questo)
come hai detto tu, la situazione  è drammatica, ma io sono qui per aiutarti.

Se la fortunata ragazza di cui sei innamorato non riesce a vedere il bello che c’è in te, dovresti lasciarla andare. Se ti vuole veramente tornerà, senza che tu debba fare niente. Altrimenti significa che lei non era la ragazza giusta.
Nel caso in cui tu non volessi perderla, ti consiglio di rischiare e dichiararti, perché l’unica cosa che ti serve è avere coraggio.

Spero di averti aiutato.

     Danilo

p.s. nel caso non dovesse funzionare ricorda di tenerti stretto uno zecchino,
l’idea dell’elisir non è così male.

Ragazzi, che consigli saggi! E volete sapere com’è andata a finire? Sentiamo i commenti della classe III L, che ha assistito allo spettacolo lavorando con noi insieme alla professoressa Piera Del Col con il progetto All’Opera, ragazzi!:

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Vi raccontiamo l’Open Day

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Un bel pomeriggio, quello di mercoledì!

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Dopo una riunione al (quasi) gran completo dell’Ufficio Scuole e dei suoi collaboratori…

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#nonsappiamofareiselfie

#nonsappiamofareiselfie

… è stato piacevole incontrare tanti di voi, molti già amici di lunga data e molti volti nuovi, per il nostro Open Day di presentazione delle attività e degli spettacoli per i ragazzi.
Il nostro Direttore Artistico, il Maestro Alessandro Galoppini, ha aperto l’incontro accogliendo il pubblico e illustrando le novità della Stagione. Siamo contenti che vi sia piaciuta! Abbiamo ricevuto tante domande e tanto entusiasmo parlando con ognuno di voi ai diversi stand dedicati agli spettacoli, alle attività, ai percorsi e al nostro blog.

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Non vediamo l’ora di entrare nel vivo delle attività !
Per cominciare vi ricordiamo i primi appuntamenti con le prenotazioni, lunedì 1 ottobre per L’elisir d’amore raccontato ai ragazzi, moderna versione pocket firmata come sempre Vittorio Sabadin del melodramma giocoso di Gaetano Donizetti e per Opera…ndo con L’elisir d’amore, laboratori di recitar cantando, danza, orchestra e scenografia per riscrivere la propria originale versione dell’opera.

Prenotate numerosi!

Vi aspettiamo!

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OPEN DAY