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Viva Vivaldi: la forma di concerto

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L’epoca in cui l’astro vivaldiano sorge, cresce e infine svanisce è feconda di novità e rivoluzioni dal punto di vista storico, politico e artistico: l’Europa è alternativamente legata e divisa da sovrani assoluti, sconvolgimenti territoriali, sistemi di pensiero condivisi o contrapposti, guerre di successione. Proprio di una di queste fu vittima collaterale Vivaldi, nato artisticamente durante la guerra di successione spagnola (terminata con il trattato di Utrecht nel 1713) e scomparso in miseria a Vienna a causa dell’improvviso insorgere del conflitto per il trono d’Austria, terminato con il trattato di Aquisgrana nel 1748. Guerre determinate dallo scontro di potenze assolute tutt’altro che dimentiche dell’importanza delle arti, soprattutto quella musicale: quando il Prete Rosso nasce, la Francia (e per estensione di influenza buona parte dell’Europa) è dominata da Luigi XIV, il Re Sole, grande promotore dello sviluppo della musica francese e provetto ballerino. Antonio Vivaldi muore nel 1741 mentre si affaccia alla scena politica un altro monarca illuminato, il prussiano Federico il Grande, il “re filosofo”, otiimo stratega militare ma anche eccellente flautista e compositore. In questo complesso quadro politico e culturale l’Italia ancora non esiste: in quasi tutta la penisola dominano gli spagnoli, che cederanno il passo all’Austria a cavallo con il XVIII secolo, eccezion fatta per il nuovo astro sorgente del Ducato di Savoia -che diventerà Regno dal 1713- e per la Repubblica di Venezia, patria di Vivaldi. La Serenissima, provata dai conflitti con l’impero ottomano e dalla crisi dei commerci, conosce un lento ma inarrestabile declino, mascherato dagli splendori di una vivace vita culturale e artistica.

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Canaletto, Il molo, Palazzo Ducale e il Campanile di San Marco, olio su tela. Firenze, Galleria degli Uffizi

In un’epoca così complessa e mutevole in ambito musicale è soprattutto la forma ad evolvere verso qualcosa di nuovo e più stabile: in particolare, la nascita del concerto, di cui proprio Vivaldi diventa maestro indiscusso con oltre 500 titoli al suo attivo. Ricostruire il numero esatto e ricomporre un catalogo di opere è impresa quasi impossibile: Vivaldi pubblica alcune sue composizioni, ma soprattutto trova redditizio vendere direttamente i manoscritti a chi glieli richiede, musicisti esperti o dilettanti che siano, disperdendo così la sua musica nelle biblioteche private di mezza Europa.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di “concerto”? L’etimologia del termine è incerta e in quanto tale suggerisce la doppia natura e le diverse valenze del genere: può essere derivato dal latino concertare, cioè combattere, contrapporre, ma anche da conserere, legare insieme, unire. La forma del concerto nasce, si sviluppa e infine si codifica proprio con questo doppio significato, di mettere insieme e al contempo contrapporre elementi diversi, dialoganti fra loro.

Già nella metà del Cinquecento, con la pratica allora in voga di mescolare strumenti e voci-lasciando che a volte queste facessero le veci di quelli, e viceversa, comincia a comparire il termine “concerto”, che dunque all’inizio della sua storia non definisce necessariamente una composizione esclusivamente strumentale ma la presenza di diversi elementi, o strumentali o vocali, contrapposti, alternati o intrecciati fra loro: degno di nota, il settimo libro dei Madrigali di Claudio Monteverdi è intitolato, appunto, Concerto (1619). Di lì a poco, però, il sempre maggiore sviluppo del basso continuo porta a un’evoluzione della musica orchestrale che acquista più indipendenza e valore espressivo.

Nasce così la sonata come composizione solo strumentale (contrapposta alla cantata), che va codificandosi in una successione di movimenti di espressività diversa. Non resta che applicare a questo contesto una serie di tecniche compositive che erano venute sviluppandosi negli anni: prima fra tutte, la tecnica dei cori spezzati o battenti, in cui una compagine vocale si alternava ad un’altra. Nasce così il concerto grosso, in cui la totalità dell’orchestra (tutti o ripieno) si contrappone al cosiddetto concertino, un ensemble più ridotto di strumenti o uno strumento solista. Il solo o concertino va assumendo sempre maggiore importanza, diventando a tutti gli effetti protagonista del concerto: è il caso del concerto solistico. La scrittura polifonica e contrappuntistica cede il passo a progressioni armoniche o variazioni di registro, alternando al contempo passaggi in forte e in piano come ulteriore elemento espressivo. Strumenti solisti per eccellenza sono il violino e, per la prima volta nella storia, il flauto traverso che da qui in poi conoscerà enorme fortuna soppiantando per sempre il flauto diritto, meno versatile ed espressivo e dal suono più debole. Oltre ai concerti per violino e per flauto, Vivaldi scriverà anche per flauto diritto, violoncello, viola d’amore, oboe, fagotto, ottavino e mandolino come soli, più svariati concerti per due strumenti uguali (tromba, corno e altri) o diversi (ad esempio liuto e mandolino).

Svariati autori, come Corelli e Torelli, concorrono allo sviluppo della forma di concerto, ma è con Vivaldi che si arriva alla sua massima espressione sia sul piano formale sia su quello espressivo. Non è un caso che in alcuni titoli delle sue celebri raccolte (un esempio su tutti, L’estro armonico, 1711 circa) ricorrano termini che richiamano sia l’elemento creativo e fantasioso (estro) sia quello del rigore formale (armonia) e che Johann Sebastian Bach ne sia stato grande studioso e trascrittore.

La maggioranza dei concerti vivadiani prevede un’alternanza di tre movimenti con andamento allegro-adagio-allegro. Nel primo e terzo movimento assistiamo all’alternanza di tutti e solo, mentre il movimento centrale, cantabile ed espressivo, è dedicato al solista o al piccolo ensemble solistico. Un ottimo esempio lo trovate nel concerto per quattro violini op. 3 n. 10 o, di cui vi proponiamo l’ascolto sia in versione originale sia dell’interessantissima trascrizione bachiana per quattro clavicembali.

Concerto op. 3 n. 10 L'estro armonico

Concerto in si minore op. 3 n. 10 RV. 580 – L’estro armonico (click sull’autografo per l’ascolto)

Concerto per quattro clavicembali

Concerto in la minore per quattro clavicembali BWV 1065

Differente è il discorso per un numero ridotto di concerti (nessuno dei quali solistico), che riprendono lo stile cosiddetto da chiesa con prevalenza di movimenti gravi.

Come abbiamo anticipato, Vivaldi ha lasciato ai posteri più di 500 concerti: una simile cifra, assolutamente sbalorditiva per i canoni moderni, avrebbe attirato secoli più tardi i commenti maligni di celebri compositori come Stravinskij, il quale ebbe a dire che Vivaldi non avrebbe scritto centinaia di concerti, ma centinaia di volte lo stesso concerto. A voi ribattere alle accuse scoprendo con il vostro studio e i vostri ascolti la straordinaria varietà e inventiva del Nostro: le sue pagine in assoluto più famose e popolari sono però Le stagioni, i primi quattro numeri dell’opera 8, Il cimento dell’armonia e dell’inventione. Vorreste saperne di più? Seguiteci nel prossimo articolo.

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Vivaldi: vita, morte e miracoli musicali

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Vi presentiamo oggi un caso davvero speciale, una delle più luminose personalità del mondo musicale avvolta in uno dei misteri più oscuri: Antonio Vivaldi, virtuoso del violino, compositore, rinnovatore della musica strumentale, fecondo compositore operistico, emulato dai più grandi, Johann Sebastian Bach in primis. Dimenticato per secoli, oggi è tornato alla ribalta come uno dei principali autori musicali barocchi, eseguito in tutto il mondo e in tutti i teatri, onnipresente in qualsiasi antologia storica per le scuole medie ma ancora sconosciuto. Contiamo sul vostro aiuto quali partecipanti al torneo on line a lui dedicato per sciogliere il mistero e rendere finalmente giustizia a questo importantissimo personaggio. Viva Vivaldi!

Ecco in questo primo articolo una panoramica di tutto ciò che sappiamo della sua vita:

 Antonio Vivaldi nasce a Venezia nel marzo 1678, probabilmente il giorno 4 -sarà battezzato soltanto due mesi dopo- figlio di Giovanni Battista, barbiere nella vita e violinista per passione. Il padre lo avvia da subito allo studio della musica, inizialmente in casa e presto, avendo il piccolo Antonio dimostrato grande talento, anche nella Cappella dogale di San Marco, dove Giovanni Battista era stato nel frattempo ingaggiato. La salute di Vivaldi giovane è malferma: soffre di “strettezza di petto”, probabilmente una forma di asma, e per questa ragione viene destinato alla vita ecclesiastica. Ordinato sacerdote nel 1703, in pochi mesi dimostra la sua incompatibilità con il ministero e viene dispensato dal celebrare messa: non si sa se per i menzionati problemi di salute, come lui stesso sostiene, o perché, come si mormora in giro, abbia l’abitudine di piantare in asso i fedeli nel bel mezzo delle funzioni per andare ad annotare le ultime invenzioni musicali. Conserverà però il soprannome di Prete Rosso, dovuto alla chioma fulva -nelle raffigurazioni sempre nascosta dalla parrucca alla moda.

Certamente il Nostro non dispera: la musica è la sua reale vocazione, e presto può metterla a frutto in maniera compiuta. Lo stesso anno viene ingaggiato come insegnante di violino (e più tardi come compositore e direttore) presso il Seminario musicale dell’Ospitale della Pietà, un conservatorio femminile dove le orfane ospiti vengono istruite come valenti strumentiste. È l’ambiente ideale per un compositore: Vivaldi ha a disposizione un’intera orchestra, cosa rara a quei tempi, per la quale scrivere, inventare, sperimentare senza alcuna limitazione. Ha molto da dire in termini di creatività: i tempi sono ormai maturi per un rinnovamento del linguaggio espressivo e per un’evoluzione della forma. Musica strumentale e musica sacra, ma non solo: siamo nel ‘700 e Vivaldi non può non cimentarsi, in duplice veste di compositore e impresario, con lo spettacolo più di grido, più richiesto e più amato dal pubblico, nobili, borghesi e popolo: il melodramma. Le sue composizioni cominciano a superare per fama i confini di Venezia, si diffondono in tutta Europa fino ad approdare, nel 1712, ad Amsterdam, pubblicate dal più celebre editore musicale dell’epoca, Estienne Roger. Anche Vivaldi viaggia in Italia e in Europa, dirige le sue opere e si esibisce come virtuoso. Miete successi e onorificenze, diffonde scandali e chiacchiere mostrandosi in compagnia di primedonne e infermiere personali. Dirige per il Principe Elettore di Baviera e compone per il principe di Polonia, papa Benedetto XIII lo elogia per la sua bravura al violino, il teatro di Amsterdam in occasione del centenario della sua fondazione (1737) lo invita come direttore ospite l’imperatore Carlo VI lo nomina cavaliere e lo invita a Vienna. E a Vienna Vivaldi spera di proseguire la sua fortunata carriera: a Venezia il gusto musicale sta rapidamente cambiando, l’opera napoletana riempie i teatri e il rapporto con l’Ospedale della Pietà è altalenante. Non avrà fortuna: Carlo VI muore, la guerra di successione costringe i teatri alla chiusura e il compositore cade in miseria. Vivaldi scompare nel nulla, per secoli.

Negli anni ’30 del ‘900 emerge, finalmente, un indizio: viene ritrovato un necrologio nei registri della parrocchia di Santo Stefano a Vienna: Antonio Vivaldi, il Prete Rosso, virtuoso del violino, autore di 21 opere liriche, circa 50 brani di musica sacra, 90 sonate e più di 400 concerti, fu sepolto il 28 luglio 1741 nella fossa comune degli indigenti di Vienna.

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Chiunque avesse altre notizie storiche è pregato di contattare la redazione di questo blog: noi vi diamo appuntamento alla prossima puntata con altri indizi sulla produzione musicale del nostro personaggio.

Viva Vivaldi!

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Martedì 4 ottobre in Sala Caminetto si è svolta la premiazione dei vincitori del nostro torneo on line Il Gioco dell’Opera, edizione 2015/2016.

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Prima classificata la classe IV ginnasio (attuale V) del Liceo Classico Bodoni di Saluzzo, capitanata dal prof. Diego Ponzo, con un progetto multimediale collettivo ideato dai ragazzi in sinergia con il loro insegnante. Risultato, un video dove la classe ci racconta il suo Don Giovanni, progetto “ideale” che si propone di attualizzare il grande titolo mozartiano coinvolgendo le diverse professionalità del teatro d’opera, dal Sovrintendente, al Regista, allo Scenografo. I ragazzi hanno conquistato otto miniabbonamenti alla Stagione in corso. Complimenti per l’impegno e grazie per averci raccontato anche il “dietro le quinte” del vostro lavoro con la fase di ideazione e discussione. Vi auguriamo buon lavoro per il nuovo torneo!

Secondi classificati quattro studenti del Liceo Classico Europeo Umberto I di Torino, coordinati dalla professoressa Gavinelli, dei quali abbiamo potuto leggere su questo blog due recensioni a spettacoli della nostra Stagione 2015/16. I quattro critici in erba hanno conquistato i biglietti per assistere a una prova generale.

Il primo premio è stato offerto dal Comitato Nenè Corulli e consegnato ai vincitori dai membri della giuria Professoressa Ariotti e Professor Di Nardo; il secondo premio, messo in palio dal Teatro Regio, è stato consegnato da Elisabetta Lipeti dell’Ufficio Scuole.

Concluse le operazioni di premiazione, siamo pronti per presentarvi il nuovo protagonista del torneo, da quest’anno –udite udite!- aperto anche alle scuole medie:

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Lo riconoscete?
È proprio lui, Antonio Vivaldi.

Studiatissimo nei programmi scolastici ma nei fatti poco conosciuto e forse poco amato dagli studenti. Cercheremo, tramite gli articoli pubblicati mensilmente su questo blog e una vera e propria mini-gara da svolgere in Teatro o a scuola, di farvi conoscere un Vivaldi nuovo, inedito, frizzante come l’epoca in cui è vissuto.

Il cartellone di quest’anno ci aiuterà nel nostro progetto proponendo accostamenti insoliti e titoli rari. Siamo certi che tutti avrete sentito parlare delle Quattro Stagioni: noi vi proporremo di sommarle alle altre quattro del tango nuevo di Astor Piazzolla nello spettacolo Vivaldi e Piazzolla, le otto stagioni.

E poi, un Vivaldi non solo compositore di concerti ma anche di opera con L’incoronazione di Dario, in scena ad aprile nel corso del Festival Vivaldi che coinvolgerà tutta Torino.

Cosa dovrete fare voi? Seguirci nell’approfondimento del nostro Autore tramite gli articoli pubblicati sul blog; cimentarvi nel quiz storico-ludico-musicale del Gioco dell’Opera; inviarci, entro il 6 maggio 2017, un vostro personale elaborato creativo. Siate coraggiosi: ricchi premi attendono i vincitori.

Vi diamo quindi appuntamento tra una settimana con la prima puntata on line dal tema Vivaldi: vita, opere e miracoli musicali.

Il Direttore Artistico presenta la Stagione dei ragazzi

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Condividiamo con voi qualche estratto dell’intervento che il nostro direttore artistico, Maestro Gastón Fournier Facio, con la sua consueta forza comunicativa, ha presentato agli insegnanti riuniti lunedì 26 nella Sala Caminetto del Teatro Regio.

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Il Maestro ha raccontato al nostro pubblico quali saranno i momenti principali della Stagione della Scuola all’Opera: in prima battuta, La bohème, i ragazzi e l’amore, che debutta già il 18 ottobre sul nostro palcoscenico. Quale modo migliore per avvicinarsi al mondo del melodramma che scoprire la freschezza e l’intensità di una delle pagine d’opera più rappresentate al mondo? Siamo sicuri che anche l’allestimento –lo stesso che apre la Stagione lirica 2016-17-, estremamente attuale e suggestivo, saprà proiettare i ragazzi direttamente nella storia degli amici bohémien e il loro percorso di crescita attraverso l’amore, i sogni, le risate e le inevitabili rinunce e perdite. Se non l’avete ancora fatto, prenotate lo spettacolo! Gli ultimi posti sono ancora a disposizione.

Il Maestro ci ha poi parlato della originale proposta jazz, questa in versione interattiva con la partecipazione del pubblico in sala, dei canti della tradizione e la vivace Little Jazz Mass di Bob Chilcott, proposti dal trio di Luigi Martinale (pianoforte, contrabbasso e batteria) e dal Coro di voci bianche del Teatro Regio per lo spettacolo Tutti quanti voglion fare il jazz… anche a Natale!

Altrettanto interattivo secondo la nostra migliore tradizione sarà lo spettacolo Il flauto magico raccontato ai ragazzi, in chiusura di Stagione, in cui sarà il direttore d’orchestra a raccontarci il capolavoro mozartiano, anch’esso messo in scena con l’allestimento serale ma in versione adatta a un pubblico più giovane. Preparatevi a cantare con Papageno!

Per i più piccoli un’opera piccolissima: Settestella di Azio Corghi, uno spettacolo di condivisione, scoperta e amicizia che letteralmente si costruirà sotto gli occhi del pubblico in miniatura attraverso musica, canto e pittura dal vivo.

Anche quest’anno non possiamo fare a meno di affiancare a questi spettacoli più spensierati una data importantissima, quella del Concerto per il  Giorno della memoria, ospitato per la prima volta nella splendida cornice della Sala del lirico per fare spazio all’Orchestra e al Coro del Teatro che eseguiranno due celebri pagine di autori degenerati, Felix Mendelssohn Bartholdy e Arnold Schoenberg. Voce narrante d’eccezione sarà quella di Gabriele Lavia.

Infine, in primavera usciremo dagli schemi con un abbinamento insolito: Vivaldi e Piazzolla, le otto stagioni, alternando il barocco veneziano al contaminatissimo tango nuevo argentino. Siamo sicuri che soprattutto per le Scuole secondarie di primo grado potrà essere una proposta vincente … in tutti i sensi! Sarà possibile infatti non limitarsi alla visione dello spettacolo ma cimentarsi con Viva Vivaldi!, un torneo per giocare dal vivo e on line sulle pagine di questo blog alla scoperta di un barocco inaspettato. Ai primi classificati in palio biglietti per uno spettacolo della prossima Stagione.

A chiusura dell’intervento, Elisabetta Lipeti ha presentato le attività, i laboratori e i percorsi didattici che fanno da cornice alla ricchissima Stagione di spettacoli.

Vi aspettiamo numerosi!

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