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Informazioni su La Scuola all'Opera

Attività didattiche, laboratori e spettacoli per i giovani al Teatro Regio di Torino

Scuolallopera: and the winner is

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Partecipai al concorso sulla Madama Butterfly della Stagione 1999/2000, quando la mia classe vinse nella realizzazione della miglior trasposizione moderna dell’opera di Puccini.
Quello che ricordo con piacere è stata la possibilità per me, ancora bambino, di vedere e poi sperimentare la messa in scena di uno spettacolo, affrontandola come un gioco più complesso di quelli fin allora giocati, ma ancora alla mia portata. Mi sono portato dietro l’idea che con un lavoro ben fatto si riesce a costruire qualcosa di interessante anche per gli altri, costruire nuovi mondi, nuove realtà.”
Federico

Vi abbiamo ormai raccontato quasi tutte le attività che la Scuola all’opera ha creato negli anni, la crescita l’evoluzione della squadra nel tempo; ultimo grande cambiamento organizzativo fu nel 2010, quando l’Ufficio Scuole passò dall’ambito delle Attività promozionali alla competenza della Direzione Artistica, sotto la guida del Maestro Alessandro Galoppini* e di Marina Pantano.

Una delle ultime tra le iniziative dell’Ufficio è proprio il blog dal quale vi stiamo scrivendo, attivo dalla Stagione 2012/13; è nato come una pagina grazie alla quale poter comunicare direttamente con voi, raccontarvi liberamente di noi come stiamo facendo ora, ma soprattutto ascoltare la vostra voce e ospitare i vostri lavori.

Il blog ci ha permesso, in questi anni, di pubblicare le vostre letterine agli artisti, i vostri disegni, le vostre fotografie, temi, fumetti, ricette (ebbene sì!) e tutto il frutto del vostro lavoro sull’opera. Ci ha permesso, inoltre, di riprendere un’attività erede di lontani e coraggiosi esperimenti di vent’anni fa: quella dei concorsi.

In apertura d’articolo avete letto la testimonianza di uno studente di allora, Federico; le sue parole, arrivate via email in risposta alla nostra letterina, ci dicono che la strada, già allora, era quella giusta. Ma lasciamo che sia Erica a raccontare più nei dettagli quelle prime esperienze:

Durante la Stagione 1999/2000 venne fatta la meravigliosa proposta di far gareggiare medie e licei tra di loro nella messa in scena di un’intera opera lirica a scuola; era un progetto strepitoso e, all’epoca, ebbe stupendi risultati. Le scuole avrebbero dovuto inviare un video e altro materiale dello spettacolo da loro realizzato e i vincitori sarebbero andati in scena al Piccolo Regio. Io lavorai con una classe dell’istituto Ippolito Nievo: non era una scuola con grandi spazi, ma fu comunque possibile avvicinarci al movimento e alla coreografia. La genialità dei ragazzi si vide nella scrittura del libretto, nella rivisitazione dell’opera e nel mettere in scena un qualcosa di contemporaneo anche dal punto di vista del movimento scenico, senza dover danzare veramente, ma usando il corpo, proprio come vogliono i registi di adesso; seppero mettere il gesto al servizio del canto, del recitato, della mimica oltre che del sentimento che si deve trasmettere a un pubblico. Questa esperienza mi aprì un mondo. Dopo Butterfly 2000 ci fu Figaro 2001, in seguito al quale il progetto divenne ancora più ambizioso con la messa in scena de La Bella Dormiente, che prevedeva la collaborazione di studenti del Conservatorio a fianco dei ragazzi non specializzati dei licei o delle medie, che dovevano salire sul palcoscenico o suonare in orchestra preparati da noi. È stato uno dei lavori più belli che io abbia mai fatto al Regio.” Erica

Per molti anni, concorsi e spettacoli delle scuole si interruppero; i progetti Sipari Sociali e Ora di opera, di cui vi abbiamo parlato nella scorsa puntata, sono eredi di queste prime idee. Ma ci era rimasta anche la voglia di farvi gareggiare in concorso, per trasmettervi l’idea che giocare con l’opera è sempre, comunque vada, una win-win situation.

Il primo della nuova serie di concorsi ospitati sul blog è stato Verdi vs Wagner, dedicato ai due campioni dell’opera italiana e tedesca nel bicentenario della nascita. Un progetto super impegnativo ma molto gratificante, che ci ha visti pubblicare un post a settimana per mesi nel ripercorrere e mettere a confronto storia e stile dei due Grandi, tra carte di identità, linee del tempo, film e interviste impossibili. Vincitori di questa prima edizione furono l’allora classe II C del Liceo Cavour di Torino e a pari merito in seconda posizione le classi II A e II B del Liceo Newton di Chivasso.

L’anno successivo ci fu il bis con Il gioco dell’opera, che estese il campo di gara a tutta l’opera italiana, un viaggio in quindici tappe dal recitar cantando al Novecento: alcuni di quegli articoli ve li abbiamo riproposti durante il lockdown per accompagnarvi nel vostro percorso di scuola a distanza. Vincitori di quell’anno furono le classi IV B e IV A del Liceo Newton di Chivasso, che fecero piazza pulita di premi e avversari come primi e secondi classificati.

Nella Stagione 2015/16 il torneo si concentrò sulla macchina-teatro, cercando di farvi conoscere tramite una serie di interviste i ruoli e le professionalità all’opera in una Fondazione lirica come il Regio di Torino: vincitori furono la classe IV ginnasio (attuale V) del Liceo Classico Bodoni di Saluzzo, in prima posizione, e quattro studenti del Liceo Classico Europeo Umberto I di Torino.

In occasione del Festival a lui dedicato, che coinvolse tutta la città di Torino, non potevamo non intitolare l’edizione successiva Viva Vivaldi!, in omaggio a un Autore dalle mille sfaccettature e dalle centinaia di composizioni. Per il secondo anno consecutivo, arrivarono primi i ragazzi del Liceo Classico Bodoni di Saluzzo; grande novità fu l’apertura del concorso anche alle scuole medie -dove Vivaldi la fa da padrone tra una Stagione e l’altra-, scelta premiata da un meritatissimo secondo posto e una menzione speciale ai ragazzi della classe I D della Scuola Media Calamandrei di Torino.

Ultimo grande gioco a squadre -per ora – il divertentissimo Crescendo rossiniano, un’edizione non più online ma interamente giocata in teatro con ben 18 classi partecipanti, un superquizzone su uno dei compositori più amati di sempre in occasione dei 250 anni dalla sua scomparsa.

Perché l’opera, qualsiasi cosa succeda, è immortale.

Per questo abbiamo cercato, in questi quasi trent’anni di attività, di farla conoscere davvero a tutti, continuando a modificare, correggere, migliorare, ampliare e diversificare le offerte didattiche, al punto che, ad oggi, il nostro storico nome di Scuola all’Opera ci va quasi stretto.

Il “Sabato del Regio” ci permette di guidare un pubblico eterogeneo verso la conoscenza del teatro in tanti modi diversi: dai laboratori per le famiglie, con piccoli e grandi che giocano e si divertono cantando, recitando e danzando insieme, fino al “Sabato all’Opera“ per scoprire le fasi di preparazione del singolo spettacolo anche attraverso la possibilità di assistere alle prove degli artisti.” Simona

Cosa succederà da ora in poi? Non lo sappiamo, ma sappiamo che l’entusiasmo e l’emozione che il nostro lavoro ci fa provare rimangono immutati.

Per questo, anche se il racconto è terminato, vogliamo dedicare ancora una puntata a parlarvi dei sentimenti che proviamo per La Scuola all’Opera e per il Teatro Regio: una puntata strappacuore, fra pochi giorni su questo blog.

IN QUESTA PUNTATA ABBIAMO CONOSCIUTO

*Alessandro Galoppini, musicista e insegnante, ha collaborato con il Regio dal 1990 al 2019, ricoprendo nel corso degli anni molteplici ruoli: maestro collaboratore, maestro di sala, suggeritore, direttore musicale del palcoscenico, responsabile del settore orchestra, Direttore dell’Area artistica e infine Direttore Artistico. È attualmente Responsabile delle compagnie di canto al Teatro alla Scala di Milano.

Scuolallopera: networking

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Piazza Castello 215; il nostro Teatro si trova nel cuore di Torino, al centro geografico di una città che ha nella storia e nella cultura le sue più grandi ricchezze.

È stato quindi naturale per la Scuola all’Opera cercare da subito di creare una rete che da questo centro potesse ricongiungersi al territorio, valorizzando quelle connessioni che legano il melodramma a tutte le altre arti e discipline.

L’opera, infatti, è il più multimediale degli spettacoli; e il teatro musicale da sempre è stato non soltanto colonna sonora, ma un vero e proprio fil rouge in grado di attraversare e legare i più diversi saperi, dalle arti visive all’architettura e all’urbanistica, dalla storia alla scienza, dall’archeologia all’anatomia, all’organologia.

Se ciò non bastasse, provate a pronunciare la parola “interdisciplinare” davanti a un didatta e vedrete come gli si illuminano gli occhi… e la squadra dell’Ufficio Scuole non ha fatto eccezione, già dai primissimi anni di attività cercando un modo per creare una rete di collaborazione tra il Regio e le altre istituzioni culturali di Torino.

Se qualche giorno fa vi abbiamo parlato di coinvolgimento del pubblico, oggi vi parliamo della storica collaborazione con i musei e gli altri teatri della nostra città.

Piazza Castello vista dall’Ufficio Scuole

Già nel ‘91 nacque il primo “progetto pilota” di quello che negli anni sarebbe divenuto un ricchissimo catalogo di Progetti di rete, o, nel gergo di noi guide, di “Giornate”.

Ricordo ancora la mia prima “Giornata” quando seguii Francesca nel percorso denominato “Regio e dintorni”, che comprendeva la visita a Palazzo Reale , il Museo del Risorgimento e il Teatro Regio, oppure il percorso seguito con Elisabetta dove, dopo il pranzo in mensa, portammo i ragazzi nel fantastico Museo della marionetta. E poi toccò a me…! Quanti percorsi, quante collaborazioni, quanti enti e realtà museali abbiamo sfiorato e in qualche modo fatto un po’ nostri… alcuni progetti si sono dispersi con il passare degli anni, altre attività proseguono ancora.” Stefania

Sempre in quegli anni, nacque un altro progetto in collaborazione con la GAM Galleria d’arte moderna e contemporanea: il percorso raccontava i quarant’anni d’oro delle arti sul palcoscenico torinese tra la prima assoluta di Bohème, nel 1896, e il tragico incendio del 1936 che segnò la fine del primo Teatro Regio.

Attività bellissime ma molto impegnative, proprio per la molteplicità dei percorsi e la necessità da parte di noi guide di continuare a studiare e a prepararci sugli argomenti più svariati da dover presentare ogni volta a un pubblico diverso.

Ricordo quando ho iniziato a fare tutti percorsi, un’attività molto intensa dovendo prepararli di volta in volta, da una settimana all’altra. Con i percorsi, ogni giorno sembrava un giorno diverso, un giorno di nuova conoscenza; un lavoro che mi ha arricchita all’ennesima potenza.” Erica

Negli anni, i percorsi di rete sono molto cambiati, nello sforzo di migliorarli dal punto di vista didattico e di rimanere al passo con le nuove istituzioni culturali che emergevano nel territorio. Un esempio è stato l’antico Anello dei teatri, che portava i ragazzi alla scoperta dei luoghi di spettacolo storici di Torino, dal teatro romano al Carignano, dal teatro d’Angennes all’auditorium RAI, poi trasformatosi in Il Teatro del Principe, il teatro del Re. Nato il Museo del Cinema, Francesca ideò Cinema e musica -oggi Musica e film, con la riscoperta e il restauro della Venaria Reale proponemmo Dalla Reggia di Venaria al Teatro Regio . Impossibile non parlare poi della connessione tra il Regio e la corte sabauda, argomento che abbiamo esplorato prima di tutto nel percorso La piazza, il palazzo, il teatro in collaborazione con Palazzo Madama, e nei percorsi con Palazzo Reale, la Reggia di Venaria, Stupinigi.

La più longeva tra tutte queste collaborazioni è stata quella con il Museo del Risorgimento, cominciata nei primissimi anni e attiva ancora oggi: il percorso che abbiamo costruito si intitola Il Melodramma, la voce del Risorgimento, ed è dedicato al ruolo determinante che la musica ha avuto nella creazione delle coscienze e di un senso di appartenenza.

Per la loro varietà, i percorsi di rete sono inoltre una delle attività che principalmente mettono in luce le diverse competenze delle “guide”, tra le quali, come state scoprendo dalle piccole bio in calce, ci sono musicologi e musicisti, storici dell’arte, ballerini, insegnanti, architetti e scrittori. Molti di noi hanno dato un contributo diretto alla nascita o all’arricchimento di un percorso, grazie al loro specifico bagaglio formativo e professionale.

Il mio contributo da collaboratrice de La Scuola all’Opera, oltre alle visite guidate e ai laboratori di danza, si è basato principalmente sul guidare i percorsi che connettono l’opera ad altre realtà culturali, come i percorsi con Palazzo Reale e L’arte di apparire con Palazzo Accorsi.” Antonella

“La mia specializzazione in Storia dell’Arte mi ha permesso di lavorare soprattutto per ciò che riguarda le attività interdisciplinari, ovvero tutti quei percorsi che, nel corso degli anni, sono stati organizzati in collaborazione con musei ed enti del territorio. Oltre ai percorsi ancora attivi, in passato ho avuto l’onore di lavorare anche con i colleghi della Galleria Sabauda, del Palazzo Reale, della GAM, di Palazzo Barolo, di Palazzo Bricherasio (quando ancora era sede di esposizioni straordinarie… ricordate la mostra sugli Impressionisti del 2003/04?). La mia conoscenza del patrimonio artistico della nostra bellissima città si è enormemente ampliato e rafforzato grazie a tutte queste esperienze.Simona

I percorsi in collaborazione con gli altri musei sono un’attività che davvero mi appassiona, perché danno ai ragazzi la possibilità di scoprire la connessione tra diverse materie di studio e permettono a noi di collaborare con realtà dalle quali non possiamo che trarre un arricchimento. Sono una delle orgogliose creatrici del percorso Echi d’oriente , in collaborazione con il MAO – Museo d’Arte Orientale, nel quale si parla molto di opera, ma anche di balletto, e ho avuto la fortuna di poter ripensare, con altre colleghe, il percorso Il teatro del Principe, il teatro del Re, in collaborazione con la Fondazione Teatro Stabile di Torino, che ci permetteva di ripercorrere la storia dell’edificio-teatro entrando in un capolavoro barocco come il Teatro Carignano mettendolo a confronto con il nostro moderno Regio.” Caterina

Dopo i primi mesi in cui feci “solo” visite guidate, studiando e seguendone alcune (Elisabetta è stata la mia Maestra, non solo per le visite, ma anche per tutte le altre attività), arrivarono i percorsi di rete e infine le mostre: sui costumi di scena (Frammenti d’opera al Castello di Racconigi nel 2008, L’oro e la seta alla Fondazione Accorsi-Ometto nella stagione 2010/2011) e su Carlo Mollino agli Archivi di Stato (da cui nacque un percorso intitolato Carlo Mollino, architetto e fotografo in collaborazione con la Fondazione Palazzo Bricherasio). Negli ultimi due anni sono stati creati due i percorsi alla cui nascita ho contribuito in prima persona: Orme sonore, in collaborazione con la Palazzina di caccia di Stupinigi e Musica signa, in collaborazione con l’Officina della scrittura.”Benedetta*

Tra i partner che ci hanno accompagnato negli anni non possiamo non citare anche la Galleria Sabauda, il Museo di Antichità, il MUSLI – Museo della scuola e del libro per l’infanzia, Xkè? – Il laboratorio della curiosità e il Borgo Medievale di cui vi abbiamo parlato nella puntata dedicata ai laboratori, il Museo del paesaggio sonoro per il progetto Tutto fa musica, la Compagnia Stilema Uno Teatro per i laboratori di recitazione legati ai nostri titoli di cartellone, e la Casa Teatro ragazzi e giovani. Da qualche anno, inoltre, si è attivata un’ulteriore collaborazione alla quale teniamo molto: quella con il Museo diffuso della Resistenza. Fu un’idea di Marina affiancare allo spettacolo per il Giorno della Memoria un percorso interdisciplinare che aiutasse i ragazzi a toccare con mano quanto questa parte di storia sia ancora molto vicina a noi, sia nel tempo sia nello spazio.

Negli anni, questa rete di collaborazioni ci ha arricchito non solo di arte, conoscenza ed esperienza didattica, ma anche di persone; diversi dei nostri collaboratori li abbiamo guadagnati proprio in questo modo. Impossibile non citare, ad esempio, Strumenti in galleria, storico percorso grazie al quale abbiamo conosciuto Sara detta Sara Grande*, all’epoca “guida” in Conservatorio e da allora parte del nostro team. Grazie alla collaborazione con Università e Conservatori, negli anni, si sono succeduti in Ufficio molti stagisti e tirocinanti di belle speranze e grande passione per l’opera: alcuni di questi sarebbero in seguito diventate nuove valide leve della squadra Scuola all’Opera, come Roberta* e Sara detta Sarìn*.

Parlando di persone, quei primi anni di grandi attività vedono un altro momento epocale nella costruzione del team: nel 1994 l’Ufficio si arricchisce con l’arrivo di Andrea, che ancora oggi ne è parte imprescindibile.

Al mattino facevo la “guida”, il pomeriggio supportavo la signora Bellina nell’Ufficio Scuole, la sera lavoravo come maschera, praticamente vivevo in Teatro.
Dal 2011 mi sono ritrovata una compagna di banco d’eccezione: Elisabetta, amica fin dai tempi dell’Università. Negli ultimi tempi è subentrata la preziosissima Benedetta, sotto la supervisione di una responsabile a cui va tutta la mia ammirazione oltre che la mia amicizia, Marina.”
Andrea

Piazzetta Mollino: le Luci d’artista uniscono l’Archivio di Stato juvarriano al Teatro Regio

In queste tre puntate vi abbiamo raccontato quello che abbiamo fatto noi: ma anche voi avete fatto molto, mostrando una partecipazione, una creatività e una passione che il Regio ha cercato di premiare.

Nel prossimo appuntamento, dunque, saranno protagonisti le vostre opere e i premi che con queste vi siete meritati.

IN QUESTA PUNTATA ABBIAMO CONOSCIUTO

*Benedetta Macario, al Regio dal ‘99, ha una laurea in Storia della musica, un dottorato in Storia e critica delle culture e dei beni musicali, una laurea in Composizione ed è diplomata in Musica corale e direzione di coro. In mezzo a cotanto studio è riuscita anche a insegnare, tenere conferenze e lezioni-concerto e lavorare alla redazione dei programmi di sala di MITO SettembreMusica. Dal 2019 è entrata in Ufficio, dove ora insieme ad Andrea porta avanti le attività de La Scuola all’opera.

*Sara Sartore, musicista, didatta della musica e insegnante. Oboista, il suo amore più grande va in realtà al corno inglese -e non possiamo darle torto. Collabora con il Regio dal 2009.

*Roberta Ghiotto, in Teatro dal 2013, collabora come guida anche con altre istituzioni culturali. Laureata al DAMS, la sua grande passione per le parole, la comunicazione e le lingue è stata una carta vincente per le proposte didattiche del Regio.

*Sara Schinco è laureata in Restauro architettonico e in Didattica della musica. Come svago, impara lingue straniere e scrive: questo blog, articoli di musica, programmi di sala, Nostri Libretti e altre cose più o meno serie. Ama spassionatamente l’opera, ma i suoi toppermost of the poppermost sono il Quartetto Cetra e Natalino Otto.

Scuolallopera: playing together

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Credo che il teatro sia questo: magia e meraviglia.” Matteo

Apriamo questa nuova tappa della nostra storia non con le parole di una guida, ma con quelle di un ragazzo che da spettatore è diventato protagonista del Teatro. Così facendo, non abbiamo paura di spoilerarvi il finale: e vi diciamo subito che sì, ce l’abbiamo fatta a portare il pubblico in palcoscenico, e in questo post vi racconteremo come.

Ma andiamo per gradi.

Al termine della scorsa puntata, avevamo lasciato l’Ufficio Scuole sulla soglia di un nuovo, entusiasmante periodo. Con l’arrivo della Stagione 1992/93, infatti, nacque finalmente il nome che conosciamo: La Scuola all’Opera – e insieme ad esso nacque il nostro primo, coloratissimo logo con i bimbi che si tengono per mano, lo stesso che potete ancora vedere come avatar nei commenti qui sul blog.

Insieme al nome e a un’immagine tutta nostra, cominciò a prendere forma l’ambizioso progetto di far vivere anche al pubblico l’emozione del palcoscenico. Da un’idea di Vincenza e Sabrina Saccomani* nacque così lo storico laboratorio di Opera…ndo: prendere un titolo di Stagione e giocare a rimetterlo in scena insieme al pubblico di bambini e ragazzi.

All’epoca, il laboratorio era più semplice e meno articolato rispetto a come viene presentato oggi. Iniziai a proporre alcuni ampliamenti nel corso del mio primo anno, insieme a Linda Zambon, mia compagna di Conservatorio e allora collega. Con mio grande orgoglio la nuova impostazione del laboratorio venne approvata per la stagione successiva, regalandomi moltissime soddisfazioni nella conduzione delle attività con le classi per gli anni a venire. L’idea di partenza, far cantare coralmente un frammento di un’Opera di repertorio, si ampliò in una riduzione suddivisa in quadri del libretto e delle parti musicali più belle, da realizzare insieme ai bambini, con l’aggiunta di accessori di scena per rendere più “teatrale” l’esperienza. Il tutto arricchito da fotografie e registrazioni ricordo da riportare a scuola. Risultato? Curiosità, incredulità, divertimento e gioia pura negli occhi dei bambini!” Nausicaa

Non è per niente facile misurarsi con grandi compositori e riadattarli in “mini partiturine” per strumentario didattico, ma sempre molto stimolante. L’obiettivo è riuscire a dosare in giusta quantità la “fedeltà all’originale” e la semplificazione necessaria per suonare con bambini e ragazzi.” Giovanna*

Da quei primi anni fino al 2013, Opera…ndo è andato trasformandosi fino a includere in cinque diversi percorsi tutti gli elementi che costituiscono lo spettacolo: dal Recitar cantando alla musica strumentale di Piccola Orchestra, dall’allestimento ricreato con Tutti Scenografi alla coreografia costruita con Classe di danza, fino a provare a riscrivere l’opera con il laboratorio Il nostro libretto. Valore aggiunto di questo percorso, forse, è stato proprio la sua capacità di crescere e farci crescere negli anni, trasmettendo e costruendo competenze mano a mano che la squadra di lavoro si allargava.

All’epoca, oltre a me non c’erano collaboratori con una specifica formazione da ballerino: Vincenza e io selezionammo quindi Anna Maria, poi Antonella e infine Caterina. Questi laboratori sono di una grande semplicità ma raggiungono obiettivi elevati: questo perché ogni volta sogniamo che la classe con la quale stiamo lavorando vada poi in palcoscenico, e questo sogno lo trasmettiamo ai bambini di tre, cinque, sette anni, ai ragazzi delle medie e a quelli dei licei.” Erica

Su consiglio della mia cara amica Anna Maria, compagna di banco e di ‘punte’ al Liceo Coreutico di Torino, feci il mio colloquio con la signora Vincenza Bellina nel settembre del 1999: l’esito fu positivo! Contarono sicuramente i vari esami di storia della musica, storia del melodramma, storia del teatro sostenuti da universitaria e sicuramente la mia esperienza di ballerina e insegnante di danza. Entrai così nel gruppo delle guide del Teatro Regio, un gruppo già numeroso e ricco di persone altamente qualificate e umanamente disponibili.” Antonella*

Fu Barbara*a spiegarmi in cosa consistesse il laboratorio di scenografia: in tre ore la classe, indipendentemente dall’ordine e grado della scuola di provenienza, doveva realizzare due fondali dipinti delle dimensioni di due metri per tre, partendo da uno o più bozzetti elaborati a scuola. Un’impresa non facile, che però, in 9 anni di collaborazione, abbiamo sempre portato a termine puntualmente! Il valore aggiunto dell’attività è che si svolge nel luogo dove vengono realizzate le scenografie delle Opere in cartellone, in modo che i piccoli scenografi si cimentino nella pittura a fianco dei professionisti. Certo, nel Reparto Scenografia di Strada Settimo 411, che misura 2000 metri quadri, le tele per la didattica sembrano piccine… ma tutto cambia quando si trasferiscono a scuola, basti pensare che alcune delle stanze che abitiamo hanno la stessa superficie di una delle tele: metri 3×2.” Ilene

Oggi, Opera…ndo è proposto non soltanto al pubblico delle scuole ma anche alle famiglie con i percorsi del sabato pomeriggio: Opera…ndo con mamma e papà e Operando con i piccoli.

Da Opera…ndo, negli anni, sono nate moltissime altre idee, collaborazioni e spin-off, a partire da Io ballo tu suoni egli canta, laboratorio di musiche e danze antiche realizzato da Giovanna e Caterina in collaborazione con il Borgo Medievale, a Danzare e sperimentare, da Abiti e personaggi e Animali in maschera, a La voce, il tuo strumento creato da Ombretta con Xkè? – Il laboratorio della curiosità a Giocosuonoimparo per i più piccoli in collaborazione con il MUSLI.

Molti sono i percorsi sulla danza che sono nati negli anni con l’avvicendarsi delle persone nella squadra e in Ufficio, laboratori con diciture e titoli sempre più originali che hanno coinvolto le scuole di ogni ordine e grado. Danzare e sperimentare è l’ultimo di questi progetti e li racchiude tutti: è nato proponendo un laboratorio di flamenco, per poi passare al balletto e infine al musical.” Erica

La voce, il tuo strumento è un laboratorio affascinante perché associa un esperimento sonoro, un ritmo e un’intensità diversa ai luoghi più impensati del Teatro. Dopo aver messo alla prova la propria voce durante la visita, la classe è pronta per scoprire e analizzare le voci dei protagonisti dell’opera.
Anche Giocosuonoimparo, una sorta di gioco dell’oca su tabellone gigante basato sul riconoscimento di ritmi e timbri, è molto apprezzato dai giovani visitatori: a volte anche troppo … e noi “giudici” dobbiamo stare molto attenti a calmare gli animi surriscaldati dalla gara!” Ombretta*

In tutti questi anni, l’esperienza dei laboratori ci ha insegnato che il sogno di calcare la scena può far compiere cambiamenti incredibili, mettere in gioco energie e competenze inaspettate e coinvolgere anche i più restii.

Ogni volta è un grande stupore vedere che nel lavoro di una mattinata una o più scene di Cenerentola o Flauto magico assumono forma compiuta, ascoltare bambini e ragazzi che cantano, forse per la prima volta, parte di un’opera e ne prendono consapevolezza. Penso che sia il Teatro stesso a creare quella magia… e che gioia, una volta finiti i laboratori, sentirli cantare anche fuori dall’Atrio delle carrozze, ancora ed ancora…” Eriberto*

Per questo, ultimi nati da questo lungo percorso sono i due progetti più ambiziosi di tutta la nostra storia, che hanno come obiettivo la creazione di un vero e proprio spettacolo: Sipari Sociali e Ora di Opera.

Sipari Sociali è nato nel 2013, con la collaborazione di Comunità Murialdo (oggi Articolo Nove) e il sostegno degli Amici del Regio e di una Fondazione piemontese: obiettivo del progetto è la messa in scena al Piccolo Regio Puccini di una vera e propria opera, in tutte le sue parti -scene, orchestra, coreografia e canto- interamente interpretata da ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, con particolare attenzione a coloro che provengono da situazioni di fragilità sociale e familiare.

Ora di opera, nata nella Stagione 2018/19 sempre con ArticoloNove e con il sostegno della Fondazione CRT, parte dall’esperienza di Sipari Sociali per proporre un progetto simile ma nel contesto della scuola, costruendo l’opera come gruppo classe.

Ho partecipato al progetto “La scuola di Cenerentola” come coreografo; è stata un’esperienza meravigliosa, che mi ha fatto capire quanto lavorare insieme porti a tutti, grandi e piccoli, immenso beneficio. Il Teatro dà la possibilità a tutti di partecipare e innamorarsi dell’arte e della cultura; cosa importantissima, soprattutto in questo momento particolarmente difficile dove le azioni sociali sono fondamentali per i giovani.” Albert*

Nonostante la grande fatica, anche emotiva, che comporta, amo il progetto Sipari Sociali perché mi permette il contatto con ragazzi che non avrebbero altra possibilità di frequentarci; inoltre, per me è il naturale compimento della mia formazione, grazie al Master in Teatro sociale e di comunità conseguito nel 2006.” Caterina

Tutti i progetti realizzati negli anni sono stati importanti, ma Sipari sociali e Ora di opera sono una vera conquista, perché lasciano la sensazione di aver fatto qualcosa di bello ma anche di buono. In Sipari sociali, sono protagonisti davvero tutti: i ragazzi in palcoscenico sono infatti affiancati da un Piccolo Coro di bambini della scuola primaria che canta dalla platea. È una grande emozione vedere come, al termine dell’anno scolastico, le classi coinvolte non solo abbiano imparato i brani che canteranno in Teatro, ma si mettano in gioco loro stessi ricreando la propria versione dell’opera come saggio di classe.
La cosa più bella del progetto è questa, dare autonomia ai ragazzi: nel momento in cui li mandiamoin palcoscenico con la consapevolezza che sono pronti, sanno quello che devono fare, il nostro lavoro è finito e sono loro i veri protagonisti.” Ombretta

Non nego che il lavoro di regia sia molto difficile, soprattutto nei primi tempi, quando il gruppo impara a conoscersi e a rispettare i ruoli di ognuno. Vedere però l’impegno, la dedizione e il rigore che i ragazzi stessi sanno tirare fuori nell’ultima settimana prima di andare in scena è davvero commovente.” Anna Maria

L’aspetto più gratificante e motivante è stato accompagnare i ragazzi in ogni fase, dalla prima visita al teatro, alla scoperta graduale di quello che avrebbero imparato e vissuto, fino alla recita davanti al pubblico; momento in cui come direttore d’orchestra sono consapevole dei progressi e delle difficoltà di ciascun “strumentista” e di ciascun “corista”, di ogni probabile esitazione nella recitazione o di ritardo nel ritmo o della necessità di suggerire parole e attacchi… Sipari Sociali è stato non solo il progetto laboratoriale più complesso, ma un percorso di crescita emozionante per tutti.” Nausicaa

Potremmo andare avanti per ore a raccontarvi cosa questi progetti sono stati per noi, ma preferiamo che siate voi, i veri protagonisti, a raccontare. Lasciamo quindi nuovamente la parola a Matteo, che ha aperto per noi questa puntata:

Non avevo mai fatto un laboratorio di teatro prima di allora, e sicuramente questo mi ha cambiato in maniera radicale. E’ stata forse l’esperienza più bella della mia adolescenza, tant’è vero che ho partecipato al progetto per 3 edizioni di seguito. Ho iniziato non sapendo praticamente nulla sul canto, la danza o la recitazione; nonostante questo i didatti e gli educatori mi hanno dato la possibilità di mettermi in gioco, dandomi fiducia. È solo grazie a quella fiducia che ho iniziato a credere di più in me stesso.
Qesto progetto mi ha fatto capire che ognuno di noi deve valorizzarsi e capire che è bravo in qualcosa, che non vuol dire farne un vanto, ma riconoscere di saper fare in modo buono o discreto o eccellente qualcosa. Grazie a ciò infatti, credo di aver scoperto di essere bravo nella recitazione e nel canto. Ma c’è di più. Con il teatro anche la mia personalità è cambiata, da persona timida quale ero a persona solare, estroversa e forse un tantino esuberante a volte. Ma sono felice di essere così. Credo che riconoscere i propri talenti renda felici.
Ciò che abbiamo fatto in questi quasi 6 anni, infatti, non era semplicemente teatro; stando a contatto con persone che in qualche modo condividevano i miei valori e quella che ormai era diventata una vera passione, crescevo anche io. Anche se il primo anno ho avuto subito una parte da protagonista, l’edizione che ricorderò con più gioia è forse l’ultima, perché non vi era più una divisione tra chi cantava, chi recitava e chi ballava: tutti hanno avuto la possibilità di fare tutto.
All’inizio del mio percorso non capivo bene perché i laboratori iniziali di canto, danza o recitazione venissero chiamati “propedeutici”. Successivamente mi è stato spiegato, ma vorrei dare qui la mia personale interpretazione: propedeutico credo che si riferisca al fatto che ognuno di quei laboratori sia stato di aiuto a noi stessi, a migliorare sia dal punto di vista umano che artistico. Sipari Sociali e il Teatro Regio sono stati propedeutici perché ci hanno fatti diventare persone migliori.
Ringrazio il Teatro Regio per avermi dato una possibilità e Sipari Sociali per avermi cambiato la vita: grazie a questo progetto ora faccio parte di una compagnia teatrale, che come lo staff di Sipari mi ha dato fiducia e ha creduto nelle mie capacità; spero che un giorno la recitazione possa diventare la mia vita. Se questo succederà, sarà solo grazie a Sipari Sociali e al Teatro Regio, che mi hanno insegnato a sognare -e per come la vedo io non c’è cosa più importante.
Matteo Pautasso

*Sabrina Saccomani, pianista, didatta della musica e insegnante ha collaborato per anni con La Scuola all’Opera, contribuendo alla nascita di molti progetti. Attualmente è direttrice dell’Istituto per i Beni Musicali.

*Giovanna Piga è pianista e insegnante. Collabora con La Scuola all’Opera dalla Stagione 2002/03. Quando si tratta di musica, non la ferma nessuno: memorabile l’esecuzione integrale al pianoforte di Ciottolino per convincere Vincenza e Filippo Fonsatti a riportare questo titolo quasi dimenticato in palcoscenico.

*Antonella Di Tomaso è ballerina, specializzata nell’insegnamento della danza moderna. Dal ‘99 collabora con il Teatro occupandosi prevalentemente di progetti sul balletto, laboratori e percorsi di rete.

*Barbara Agostini è arrivata in Teatro nel 2007 grazie a un tirocinio, ancora studentessa all’Accademia di Belle Arti. Scenografa, si occupa dei laboratori con le classi nel mitico laboratorio di Strada Settimo.

*Ombretta Bosio si è formata al DAMS e in Conservatorio. Cantante, affianca al lavoro in Teatro la direzione di un coro di voci bianche italo-francese e un’intensa attività concertistica.

*Eriberto Saulat è pianista, insegnante e didatta della musica. In Teatro dal 2006, si occupa prevalentemente dei laboratori di musica strumentale e di canto.

*Albert Deichmann è ballerino e insegnante di danza. Ha frequentato per anni la Galleria Tamagno, non da spettatore ma come ballerino di break dance. Uno street casting l’ha poi portato in palcoscenico come figurante e da lì alla Scuola all’Opera è stato un passo (anch’esso di danza).

Scuolallopera: now on stage (’91-’92)

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Al termine della prima puntata, abbiamo lasciato un Ufficio Scuole appena nato, formato da un gruppo di collaboratori che, durante la visita, accompagnano il pubblico a scoprire la vita quotidiana nei luoghi più reconditi del teatro, dalla magnificenza del foyer al fascino della sartoria e delle sale prova.
Tra tutti questi luoghi magici, ce n’è uno ancora più speciale, che esercita un’attrazione magnetica ma cui solo gli addetti ai lavori hanno accesso: il palcoscenico.

Il palcoscenico è il posto dove l’incantesimo si compie: dove lo scorrere del tempo è dettato dalla musica e dove siamo proiettati in un altro spazio e l’inverosimile diventa reale.

È lì che prende vita lo spettacolo ed è lì che tutti i lavoratori del Teatro vedono il risultato dei propri sforzi: tutto ciò che è stato deciso negli uffici della Palazzina Alfieri, preparato dietro le quinte, messo a punto nelle sale prova, ogni cosa è finalizzata al palcoscenico.

Anche il neonato Ufficio Scuole ha quello stesso obiettivo, e sa che la visita guidata è quindi solo il primo passo in un viaggio che ha come meta finale una poltrona in platea.

Avvalendosi del prezioso contributo di Rosy Alciati*, che collabora in quegli anni come responsabile della didattica, il giovane team delle Scuole comincia quindi a sperimentare nuovi percorsi di avvicinamento agli spettacoli di cartellone.

Nel 1992 nascono così due dei titoli che ancora oggi sono tra i più amati della nostra attività, da voi ma anche da noi, per la soddisfazione che ci regalano:

Un Giorno all’Opera e All’Opera, ragazzi! … ecco quello che volevo fare! Volevo avvicinare i ragazzi a quel mondo che io amo così tanto, all’opera lirica, raccontando storie meravigliose, facendo ascoltare le magiche note di grandi musicisti, poterli accompagnare sulle scene di grandi registi… Quando si riaccendono le luci dopo lo spettacolo e vedi alcuni dei ragazzi, che hai accompagnato in questo cammino di conoscenza, con gli occhi un po’ lucidi, puoi ritenerti davvero soddisfatta.” Stefania*

Raccontare l’opera a un pubblico in erba e preparare i ragazzi per la sala non è una cosa semplice e una giornata in teatro non è sufficiente: il lavoro inizia a scuola. Per questo ogni percorso è preceduto da un incontro speciale per gli insegnanti che in questo modo possono cominciare la preparazione già in classe.

Accompagnare i ragazzi di medie e superiori alla visione di uno spettacolo del cartellone era certamente una bella sfida, ma perché non offrire l’emozione della platea anche ai più piccoli? Dal 2003 nascono così i primi spettacoli per la scuola dell’infanzia o primaria, scelti tra i titoli più belli dell’opera per ragazzi e proposti in formula interattiva: grazie al laboratorio Cantiamo l’opera è il Teatro ad andare a scuola, portando i nostri didatti nelle classi a preparare i bambini per cantare durante la rappresentazione, insieme ai protagonisti in palcoscenico.

Impagabile l’emozione, rinnovata ogni volta, data dal direttore quando si gira verso la platea a dare l’attacco ai ragazzi delle scuole, emozionati e preparati. Le prime edizioni venivano allestite al Piccolo Regio e noi musicisti – didatti eravamo dislocati ai margini della sala, in piedi, per aiutare la direzione degli attacchi musicali…”Nausicaa*

Dopo qualche anno in scena al Piccolo, il vero salto di qualità arrivò con la figura importantissima di Filippo Fonsatti*, che con grande coraggio aprì le porte della sala lirico agli spettacoli per i ragazzi: cominciando con le opere per i giovani di AsLiCo e dal, 2011, nuove produzioni interamente firmate Teatro Regio.

Il primo spettacolo con le scuole nella sala del Lirico, con più di mille bambini che applaudono felici, è ancora oggi un ricordo mozzafiato.” Cecilia

Il piccolo spazzacamino, Ciottolino, Pinocchio, Pollicino, Hänsel e Gretel e Il flauto magico sono solo alcuni tra i titoli che in questi anni abbiamo cantato insieme a migliaia di bambini.

Grazie alla penna di Vittorio Sabadin* è poi nata la formula delle pocket opera, grandi titoli raccontati ai ragazzi: spettacoli della Stagione, con le stesse scene e gli stessi costumi “dal cartellone dei grandi”, ma in versione pensata per gli adolescenti di oggi.

Oggi la Scuola all’Opera vanta una vera e propria Stagione, con spettacoli di ogni tipo: opere interattive, titoli per il Giorno della Memoria, concerti, pocket opera e mini opere per il pubblico dai 3 ai 7 anni.

Dopo tante esperienze come assistente e coreografa, Childrens’ crusade è il primo spettacolo che ho curato interamente come regista, uno spettacolo per il Giorno della memoria, rappresentato in forma semiscenica dal Coro delle voci bianche. Un’esperienza quindi doppiamente emozionante, per la profondità dei temi trattati – le sofferenze inflitte ai bambini dalla Shoah e da tutte le guerre – e per la possibilità di analizzarlo e lavorarci proprio con interpreti ancora bambini. Recentemente ho poi avuto l’opportunità di mettere in scena Dolceamaro e Riccioli di barbiere, riduzioni di Elisir d’amore e del Barbiere di Siviglia pensati per un pubblico di piccolissimi. Anche in questo caso, l’adattamento di questi grandi titoli in formato fiaba è firmato Vittorio Sabadin; da parte mia, cerco di lavorare su immagini che rimangano impresse ai bambini insieme alla musica e alla storia”. Anna Maria*

Dal 1992 ad oggi, preparare i ragazzi e portarli all’opera non smette di emozionarci:

Ho visto bambini incantarsi di fronte ai movimenti di Pinocchio (“Ma è un burattino che si muove DAVVERO!”) o ascoltando le melodie della Regina della Notte (“Sta cantando veramente, non è registrato!”). Ho udito ragazzine di prima media scandalizzate dal finale di Butterfly (“Non è giusto! Cio Cio San doveva dare un pugno sul naso a Pinkerton e andarsene con il suo bambino!”) e sentito schiere di bambini uscire da teatro canticchiando “Non più andrai farfallone amoroso” o fischiettando la cavatina di Figaro…”Simona

Potrei raccontare innumerevoli episodi, da quella volta che sono rimasta bloccata nelle valli di Lanzo per tre giorni a causa della neve per fare laboratori corali nelle scuole di montagna, oppure la fantastica tensione che prende durante gli spettacoli dei ragazzi, quando tutta la platea canta all’unisono- e bene- “Una volta c’era un Re” piuttosto che “Gnomi, gnomi siamo”. Tutte esperienze straordinarie che porto nel cuore ma che una cosa hanno in comune: l’espressione di meraviglia del pubblico. Che si tratti di abbonati della prima ora o dei più turbolenti bulletti della scuola, quando entrano a teatro non ne escono mai senza aver, almeno una volta, disegnata in viso quell’espressione ad occhi sgranati e sorriso beato di qualcuno che si è trovato davanti qualcosa di stupendo ed inaspettato. Trovarsi di fronte a qualcosa di sorprendente, in questa epoca di effetti speciali, non è cosa da poco e ha sempre delle conseguenze, e per questo so che chi entra in Teatro, alla fine, in qualche modo, ne esce migliore.”Maria Cristina*

Questo è il nostro punto di vista, viziato – lo sappiamo – dagli occhiali dell’amore per l’opera e per voi. Ma siamo sicuri che anche da parte vostra l’emozione sia la stessa. Un esempio?

Facevo la prima media e, partecipando a Cantiamo l’opera, ho avuto la fortuna di ascoltare Elisabetta che ci parlava del Flauto Magico… sono rimasta incantata! Ricordo quanto impegno nello studiare i brani musicali e quanta emozione all’idea che avrei cantato in un vero teatro con dei veri cantanti, con un vero coro! Questa esperienza mi segnò talmente nel profondo che entrai nel coro delle voci bianche del teatro, un primo passo nel mondo dell’opera e della sua magia. Tanti anni e tanti studi dopo mi è stata data l’opportunità di fare il lavoro più bello del mondo: raccontare il mio amore per l’opera, per la musica, per il nostro teatro ai ragazzi.” Elena*

Avremmo potuto fermarci qui, e invece no. Il richiamo del palcoscenico era ancora fortissimo. Vedendo bambini e ragazzi emozionarsi in platea e curiosissimi nel mettere il naso dietro le quinte, abbiamo capito che il desiderio più grande di tutti è uno solo: provare in prima persona l’emozione della ribalta, diventando protagonisti di un’opera. Come fare?

Questa è un’altra storia, o meglio: un’altra puntata della nostra storia.

IN QUESTA PUNTATA ABBIAMO CONOSCIUTO

*Rosy Alciati, insegnante, per anni è stata consulente esterna dell’Ufficio Attività Scuola in qualità di esperta di didattica.

*Stefania Perrone è laureata in drammaturgia musicale al DAMS, suona il pianoforte, il clarinetto e il trombone. La sua più grande passione dopo la musica sono le rose, che coltiva a centinaia nel suo giardino. Collabora con il Regio dal 1998.

*Nausicaa Bosio, dopo un’infanzia dedicata dedicata a Tarzan e Zorro, da adolescente ha cambiato strada dedicandosi alla musica e al teatro. Ha studiato recitazione e canto e si è diplomata in Pianoforte e Didattica della musica. Insegnante, lavora con la Scuola all’Opera dal 1995.

*Filippo Fonsatti, attualmente alla guida del Teatro Stabile di Torino,ha lavorato al Regio dal 1994 al 2007, come assistente del Direttore Artistico e del Sovrintendente e in seguito come Direttore Artistico del Piccolo Regio e Responsabile dell’Area Formazione e Ricerca.

*Vittorio Sabadin, giornalista e autore, è stato primo caporedattore centrale e vicedirettore de La Stampa. Ha fatto parte del Consiglio di indirizzo del Teatro Regio per molti anni e per La Scuola all’Opera ha firmato una serie di magnifici adattamenti di opere in formato pocket. Il suo eroe musicale è Wolfgang Amadeus Mozart.

*Anna Maria Bruzzese si è formata come musicologa e ballerina e lavora in Teatro dal 1996. Negli anni ha affiancato al lavoro da didatta con La Scuola all’opera quello di danzatrice, coreografa, direttore di scena e regista, carriera che l’ha portata a collaborare con istituzioni teatrali di rilevanza internazionale.

*Maria Cristina Rallo, figlia d’arte, è entrata per la prima volta a Teatro da piccolissima grazie alla mamma Vincenza. Da grande, è diventata violinista e didatta della musica. Lavora al Regio dal 1999.

*Elena Crisman si è innamorata del Teatro cantando nel Coro delle voci bianche del Regio. Ha studiato viola in Conservatorio per poi concentrarsi sulla didattica della musica, in cui si è laureata nel 2019. E’ uno degli ultimi acquisti de La Scuola all’Opera.


Scuolallopera begins (’73-’91)

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La nostra storia comincia il 10 aprile del ‘73:
spettacolo di gala,
signore in décolleté,
discese da un moderno cabriolet…

Attraversano le porte a pettine e si riversano in un foyer rutilante di luci, tra moderne scale mobili e giochi di specchi. Una sera memorabile, una sera chiacchierata: si inaugura il nuovo Teatro Regio di Carlo Mollino, architetto visionario e scandaloso, in palcoscenico I Vespri siciliani per la regia della divina Maria Callas.

Quanti, tra voi, possono dire “io c’ero”?

Non per vantarci, ma sì, noi possiamo. Qualcuno della squadra Scuola all’opera, quella sera fatidica, c’è già: è ancora una bimba, e per l’occasione sfoggia un completino bianconero con pantaloni palazzo, stampato a fumetti di Topolino.
Melomane fin dalla culla, quella sera mi innamorai del Teatro di Mollino e non lo abbandonai più”. Si chiama Andrea*, e diventerà, da grande, una delle colonne portanti dell’Ufficio Attività Scuola.

Non solo: nelle settimane precedenti, un’altra persona importantissima nel nostro racconto ha cominciato un percorso lavorativo e un’avventura in Teatro che dureranno oltre 40 anni. Il suo nome è Vincenza*, è una giovane donna determinata da poco assunta negli uffici amministrativi, e forse non immagina che molti anni dopo sarà alla guida di un settore di cui, all’epoca, si intuiva appena l’inizio:

L’attività per le scuole esisteva già, fin dai tempi del Teatro Nuovo: faceva parte dell’Ufficio Attività Promozionali, con Piero Robba* responsabile. Si proponevano lezioni concerto nelle sedi scolastiche con i gruppi cameristici dell’orchestra, e spettacoli, soprattutto balletti. Dopo l’inaugurazione del nuovo Teatro si aggiunsero le visite guidate per gruppi anche di 50 persone, condotte dal Direttore di Sala, senza indicazioni storiche e senza il dietro le quinte.”

E sempre nel ‘73, proprio grazie a quelle semplici visite, un’altra futura protagonista della Scuola all’Opera mette, per la prima volta, piede in Teatro: Elisabetta*.

Facevo la terza media, ero in piena crisi adolescenziale, e confesso che non ricordo assolutamente niente … tranne il colpo d’occhio in palcoscenico e verso la torre di scena: quella è un’immagine che mi è rimasta impressa per sempre.”

Semplici visite, ma un luogo e un’atmosfera indimenticabili, e la volontà di coinvolgere il pubblico: le basi per l’inizio della nostra avventura c’erano già.

Passano vent’anni circa, prima della svolta epocale.

Nel ‘91, in occasione delle celebrazioni per i 250 anni del Teatro, i quattro livelli del foyer ospitarono la mostra L’arcano incanto, curata da Alberto Basso e un gruppo di collaboratori, il cui catalogo ancora oggi è l’ABC per chi vuole studiare la storia del Regio. In concomitanza con questa iniziativa, l’allora Sovrintendente Tessore e il direttore artistico Carlo Majer decisero di rilanciare le visite guidate, affidandole a giovani studenti universitari o neolaureati in storia della musica, reclutati e formati da Vincenza:

Quando Elda Tessore, detta “Lady di ferro”, prima Commissario e poi Sovrintendente, mi chiese se c’era un ufficio dove mi sarebbe piaciuto lavorare, le risposi che avrei seguito volentieri l’attività per le scuole. E così fu.” Vincenza

Della prima squadra di “guide” reclutate dall’Ufficio Attività Promozionali alcune lavorano ancora con noi:

Era stato chiesto ai docenti universitari di segnalare degli studenti cui offrire l’opportunità di lavorare in Teatro. Ricordo ancora la mia prima visita, il 23 aprile del 1991.” Elisabetta

Mi sono avvicinata al Teatro in un modo decisamente curioso. Era il ‘91; sono entrata nell’ufficio della signora Bellina per fare la carta verde, una tessera per gli studenti universitari che dava accesso a sconti per spettacoli e attività culturali. Sul modulo dovevo indicare il mio indirizzo di studio: primo anno in Lettere moderne, indirizzo storia della musica. Vincenza lo vide e fu così che diventai una “guida”.” Francesca*

Obiettivo, portare al Regio un nuovo pubblico, il pubblico dei giovani.

Ma perché visitare un teatro? Cosa c’è da vedere, al di fuori delle rappresentazioni in palcoscenico?

Innanzitutto, un doveroso chiarimento: il Regio non è “un” teatro. È un capolavoro di architettura, ingegneria e design conosciuto in tutto il mondo (attenzione: non è un’iperbole).

Non conta quanti esami universitari io abbia preparato sulla figura di Carlo Mollino: tutte le volte che mi capita di accompagnare gruppi di architetti e ingegneri (sempre numerosi vengono da ogni nazione a vedere di persona l’opera del Maestro), imparo qualcosa di nuovo su questo artista, la cui poliedricità non smette di stupirmi e di affascinarmi.” Simona*

Forma, struttura, materiali e colori, nel progetto del Teatro Regio di Torino ogni elemento è ragionato e funzionale ad un altro. È un edificio fuori dal comune, così come lo era il team di professionisti che ci ha lavorato: durante la prima parte della visita le guide vi mostreranno tutto questo, oltre ad aneddoti e particolari intriganti sul personaggio Mollino e sulla vita in teatro.

Se questo vi sembra interessante, beh, pensate che è solo il contenitore: dietro le quinte, è lì che comincia il vero spettacolo. Vi siete mai chiesti dove spariscono le scenografie quando escono di scena? Come fa a cadere la neve di Bohème? Da dove arrivano le voci del coro a bocca chiusa che accompagnano Butterfly nella sua dolcissima veglia? Perché l’orchestra deve stare dentro una buca mentre esegue un’opera? E come si crea la magia delle luci -il vero effetto speciale di ogni spettacolo? Quanto tempo ci vuole a preparare un costume di scena? E cento costumi di scena, per vestire anche il coro e tutti i figuranti?

Poter vedere le maestranze all’opera nel loro lavoro quotidiano, artisti, tecnici di palcoscenico, sarti è un’esperienza unica e affascinante, perché si imparano cose che non sono scritte in nessun libro. Soltanto i dipendenti del Teatro sanno davvero cosa significa la vita dietro le quinte e la preparazione di uno spettacolo.” Gloria*

Questo lavoro preziosissimo e invisibile si svolge in un dedalo di corridoi sotterranei, un labirinto che mette a dura prova gli artisti ospiti del Teatro -e non solo.

La mia prima volta in Teatro, Elisabetta mi portò a fare una simulazione di visita guidata camminando svelta per i corridoi sopra e sotto terra finché il mio senso dell’orientamento andò completamente in tilt! Alla fine, vedendomi smarrita, mi disse: “se vuoi, puoi venire e rifarti il giro da sola!” Così iniziò una lunga serie di mattine in cui entravo in teatro e non sapevo mai né a che ora né da che punto sarei riemersa dai sotterranei. Il gran giorno della mia prima visita riuscii a riportare la classe sana e salva alla meta; per me fu una soddisfazione grandissima e da quel momento non smisi mai di imparare dal teatro e dai ragazzi.” Cecilia*

Spesso le persone che accompagno mi chiedono: “Ma lei non si è mai persa qui dentro?”, io sorrido e penso a quelle prime esperienze. Ora posso confessarlo: per almeno un anno mi portai dietro una borsa contenente le piantine di tutti i livelli del teatro, terrorizzata all’idea di perdere l’orientamento!” Simona

Il mio addestramento fu severissimo: seguii per due giorni le visite guidate di un collega, cercando di apprendere a memoria tutto ciò che diceva, e già il terzo giorno mi venne affidata una classe. Quella mattina arrivai in Teatro alle 8.30 e provai a ripercorrere tutte le strade sotterranee che avrei dovuto utilizzare durante la visita, chiedendo aiuto a una signora delle pulizie; durante la visita, arrivata alla sala ballo, aprii la porta e… mi trovai nel magazzino delle scope. Richiusi immediatamente… Dopo tanti anni ricordo ancora il panico del momento, ma anche l’applauso che mi fecero i ragazzi alla fine. Forse non ero andata poi così male!” Erica*

Ancora oggi, dopo quasi trent’anni, la visita guidata costituisce la base di tutte le attività didattiche che potete fare al Regio, le fondamenta sulle quali costruire poi laboratori, percorsi e spettacoli; e per noi -che ancora ci chiamiamo “guide”, il primo contatto col pubblico in cui cimentarsi e un addestramento continuo. Il Teatro non è un museo: è un organismo vivo e in costante cambiamento, e chi vi porta a visitarlo deve tenersi in costante aggiornamento sui lavori in corso, sugli artisti e sulle produzioni in palcoscenico.

È un lavoro che richiede uno studio continuo, ma, al contrario di un esame universitario, durante il quale la forma può, a tratti, essere poco corretta o precisa, purché ci siano i contenuti, da noi i contenuti devono essere esposti nel miglior modo possibile; devono essere chiari, lineari, mai noiosi, capaci di incuriosire e appassionare, diversi sulla base dell’ascoltatore che si ha davanti. Trascorsi, ormai, quasi sedici anni, mi trovo ancora, ogni giorno, in ogni visita, a correggere qualcosa o a tentare nuove formule per esprimermi al meglio.” Caterina *

Uno dei momenti più galvanizzanti e impegnativi da “guida” è stato pomeriggio del 6 aprile 2013: quel giorno, per i festeggiamenti dei quarant’anni dalla ricostruzione, abbiamo fatto entrare più di 30.000 visitatori… riuscendo a non seminare nessuno nei sotterranei!” Cecilia

Anche il nostro pubblico, infatti, cambia di continuo: oltre alle visite per i ragazzi delle scuole, oggi, dal martedì al sabato, con Il Regio dietro le quinte accogliamo visitatori di ogni età e provenienza.

Nella Stagione 2014/15 è nato poi un percorso speciale dal titolo Architetto, dica lei! dedicato ai bambini tra i 3 e i 7 anni: in questa occasione sono i due celeberrimi Architetti Benedetto Alfieri e Carlo Mollino (realizzati dalla nostra bravissima Ilene*) a rispondere alle curiosità degli illustri giovani visitatori.

I nostri Carlo Mollino e Benedetto Alfieri protagonisti della visita animata “Architetto, dica lei”

Ma la storia è soltanto all’inizio: visitare il Teatro è stato il primo passo verso un grande obiettivo, portare il pubblico dei giovani in platea. Come? Lo scopriremo nella prossima puntata.

IN QUESTA PUNTATA ABBIAMO CONOSCIUTO:

*Andrea Fanan ha cominciato a lavorare -o potremmo dire vivere in Teatro dal 1994, facendo la “guida” al mattino, in Ufficio Scuole al pomeriggio e la sera come maschera. Con la sua dedizione, in breve è divenuta un insostituibile pilastro dell’Ufficio Attività Scuola. C’è solo una cosa che ama più dell’opera e del cinema, e sono i conigli: ne ha oltre 6mila.
*Vincenza Bellina ha fatto parte della squadra del Teatro Regio dalla sua inaugurazione. Ha guidato l’Ufficio Attività Scuola con grande spirito organizzativo e mano ferma fino al 2010, gestendo e curando la crescita quantitativa e qualitativa delle attività, dai timidi inizi alla formazione di una “macchina da guerra”. Molti dei collaboratori che conoscete sono stati reclutati e formati da lei.
*Piero Robba è la vera memoria storica del Teatro; ha ricoperto il ruolo di Responsabile Funzioni Pubbliche e Archivio storico del Teatro Regio dal 1972 al 2010 e attualmente ne è conservatore onorario.
*Elisabetta Lipeti, storica della musica, ha affiancato al suo lavoro al Regio la collaborazione con case editrici, biblioteche ed enti culturali. Ha fatto dell’opera una passione, ma il suo primo amore indiscusso rimane Gustav Mahler. Dal 2010 al 2019 ha rivestito il ruolo di Coordinatore attività dell’Ufficio Scuole.
*Francesca Salvi, musicologa, ha collaborato con l’Ufficio Scuole sin dalla sua nascita. Dopo una breve interruzione, l’attività didattica al Regio è tornata a essere il suo lavoro e la sua passione. Per lei, galeotta fu la visita guidata: in Teatro ha trovato anche un marito.
*Simona Galetto in Teatro ha potuto unire i suoi più grandi interessi, la storia dell’arte e la storia della musica. Dopo gli studi in Conservatorio e alla facoltà di Lettere, si è laureata proprio con una tesi sul Regio, con il quale quest’anno festeggia le “nozze d’argento”.
*Gloria Denise Zurru è arpista e didatta della musica. È entrata a far parte della squadra Scuola all’Opera nella Stagione 2017/18, specializzandosi nei laboratori con le classi di scuola dell’infanzia e primaria e affiancando a questa attività quella di concertista e insegnante.
*Cecilia Orlandini si è laureata in storia della musica e diplomata in pianoforte e clavicembalo, specializzandosi poi nell’accompagnamento corale e nella didattica del canto per i bambini. Lavora al Regio dal 2004.
*Erica Cagliano è musicologa, ballerina e coreografa. Oltre al suo lavoro in Teatro, con cui collabora dalla Stagione 1993/94 e dove ha dato il via ai percorsi e laboratori sul balletto de La Scuola all’Opera, è direttrice e insegnante nella sua scuola di danza classica e contemporanea.
*Caterina Cugnasco è ballerina e laureata al DAMS. Ha frequentato il Regio da sempre e in tutte le vesti: da bebè in braccio al papà nella buca dell’orchestra, da grande come figurante, mimo-ballerina, attrezzista e, dal 2004, come didatta della Scuola all’opera.
*Ilene Alciati, artista e scenografa, lavora in RAI dal 2004 e dal 2011 collabora con La Scuola all’Opera. E’ specializzata nella realizzazione e animazione di marionette, burattini e pupazzi.

Scuola all’opera: la storia

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Cari amici, nel dirvi GRAZIE! per il sostegno e la partecipazione che avete mostrato con i commenti, le email, i messaggini e le telefonate in risposta alla nostra letterina, ci siamo accorti -e ne siamo davvero felici- che anche voi avete lo stesso sguardo affettuoso, orgoglioso e carico di bei ricordi che abbiamo noi nel ripensare alla strada fatta insieme e nel provare a immaginare quello che potremmo fare in futuro…


La chat whatsapp Scuolallopera (nostro salotto, pensatoio e café-chantant privilegiato in questo tempo di pandemia) si è, in quelle ore, animata di ricordi, risuonando di notifiche una dopo l’altra:

“Ti ricordi quell’anno in cui…?”
“Il Settore Scuola esisteva già, vero? Chi c’era può raccontarci qualcosa?”
“Io sono in Teatro da 25 anni: nozze d’argento! Quando arrivai, la sezione didattica funzionava già a un ritmo notevole…”
“Io sono arrivata nella stagione ’97/’98, erano attivi visite, laboratori didattici e lezioni.”
“Ho iniziato nell’aprile del 91. Visite + mostra L’Arcano incanto (bellissima!). Il nome La Scuola all’Opera risale alla stagione successiva, mi sembra, quando sono nati Il Regio e dintorni e Un giorno all’Opera.”
“L’Arcano incanto, che meraviglia…”
“Nel frattempo era in corso un esperimento di All’opera, ragazzi! Già nel 91-92 l’attività si stava strutturando con gli spettacoli x le scuole/ famiglie. Hänsel e Gretel (vero, Giovanna?)”
“Ricordo Hänsel e Gretel! L’anno dopo ci fu una specie di concorso letterario con in palio dei biglietti per la Bohème.”
“Bisogna riconoscere che le idee presentate erano vagliate attentamente e adottate. Così sono nati nel tempo tutti i percorsi e progetti. Va ricordata la presenza attiva e coraggiosa di Vincenza la cui mansione fu concentrata su La Scuola all’Opera. Poi in ufficio è arrivata Andre, man mano che il lavoro e la squadra crescevano e si diversificavano gli incarichi e le specializzazioni.
Ok, fermatemi❤️”
“no, continua”


e abbiamo continuato, finché Marina*, nostro saggio e pragmatico mentore, ci ha richiamato all’ordine, mettendoci di fronte a un obiettivo concreto:
“Bisogna raccogliere queste vostre testimonianze e farne un racconto sul blog.”

Detto, fatto.
In questi giorni ognuno di noi ha scavato nel suo personale archivio di mémoires e dato di piglio alla tastiera del pc o alla funzione “nota audio” di whatsapp per raccontare la sua Scuola all’Opera, e nei prossimi giorni potrete leggere qui questa storia, raccontata a più voci. La voce di chi ha dato inizio all’attività, la voce di chi ci è cresciuto, la voce di chi è arrivato da poco, la voce di chi è passato dalla platea al palcoscenico; e se pensate che anche la vostra voce possa far parte di questa narrazione, mandateci il vostro contributo, tramite mail e nei commenti, in modo che possa arricchire la storia. Ne saremo felici.

Leggerete date (poche e importanti, come durante la visita guidata; promesso), nomi (e cognomi in calce, corredati da due eroiche righe di biografia), titoli di attività (con link al sito, quale auspicio di poter prima possibile tornare a prenotare un bel laboratorio insieme) e tante altre cose: emozioni, soprattutto. Abbiamo provato a raccontare sobriamente senza scivolare nel sentimentale, ma ragazzi! è difficile. È stato difficile ricordando, e ancora più difficile rileggendo, editando e confrontando le testimonianze, scoprendo che sì, siamo tante persone diverse, con anni di esperienza diversi, competenze diverse, ma abbiamo raccontato tutti le stesse cose: la prima volta che ci siamo persi nei sotterranei, l’orgoglio di scioglierci in lacrime -e veder piangere anche i duri per finta- ogni volta che muore Mimì, l’adrenalina e un po’ anche il terrore di rimettersi in gioco davanti a un pubblico sempre nuovo, la fatica e la gioia di studiare continuamente (un’opera al mese, un percorso diverso ogni giorno), la bellezza di continuare a imparare gli uni dagli altri formandoci insieme come didatti.
Per cui, comprenderete e perdonerete qualche sbrodolone romantico, ma sincero.
D’altra parte siamo in Teatro: that’s melodramma, baby.

Scuola all’opera: la storia. Da questa settimana sul blog.


* Marina Pantano, coordinatore attività area artistica, che tradotto significa gestire un sacco di cose: artisti, budget, tenere a bada le agenzie, fare da tramite con la Sovrintendenza, prendersi amorevolmente cura del Settore Attività Scuola e tanto altro.

UNA LETTERINA DA LA SCUOLA ALL’OPERA

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Cari amici de la Scuola all’Opera,

questa settimana, come potrete immaginare, non siamo nel mood giusto per continuare con la nostra storia dell’opera italiana a puntate.
Non siamo, d’altra parte, neanche dell’umore per restare in silenzio e tralasciare il rapporto con voi che in questo momento è più che mai importante.
Abbiamo quindi pensato di scrivervi una letterina; non per dare fiato a ulteriori polemiche, illazioni, side stories che purtroppo stiamo leggendo in quantità sui giornali, ma per rivolgervi un pensiero affettuoso come spesso abbiamo fatto nell’avvicinarci alle vacanze estive.

In tempo di pace, ci saremmo salutati guardando avanti, in attesa di una prossima stagione entusiasmante da vivere insieme; non vi nascondiamo però che in questo momento il guardare avanti, a un orizzonte nebuloso che non ci permette di vedere un obiettivo, ci fa un po’ paura.

Scegliamo quindi di guardare indietro; non con nostalgia e rammarico, ma con grande, grandissimo orgoglio.

Orgoglio per quello che insieme, in questi trent’anni di storia, abbiamo costruito; orgoglio per aver portato tanti di voi a teatro per la prima volta; orgoglio per il rapporto che abbiamo intessuto con molti di voi, per i quali non siamo soltanto “guide” ma abbiamo un nome, un volto, e competenze didattiche che sapete apprezzare; orgoglio per le decine di opere cantate insieme nel buio della sala; orgoglio perché sappiamo tenere duro e per i sacrifici che facciamo per cercare di darvi il meglio – perché, credete, spesso non è facile.

Guardando indietro, vediamo che è una gran bella storia, quella de La Scuola all’Opera: per noi è un privilegio avervi come pubblico e vi ringraziamo di cuore per essere qui a scriverla insieme a noi.

Guardando avanti, non sappiamo cosa succederà: ma di certo sappiamo che tutta l’arte, l’emozione e la bellezza costruite insieme non andranno mai perse, qualsiasi cosa accada.

Con affetto,

Marina Pantano, Benedetta Macario, Andrea Fanan, Barbara Agostini, Ilene Alciati, Nausicaa Bosio, Ombretta Bosio, Anna Maria Bruzzese, Erica Cagliano, Elena Crisman, Caterina Cugnasco, Albert Deichmann, Antonella Di Tomaso, Simona Galetto, Roberta Ghiotto, Elisabetta Lipeti, Cecilia Orlandini, Stefania Perrone, Giovanna Piga, Maria Cristina Rallo, Francesca Salvi, Sara Sartore, Eriberto Saulat, Sara Schinco, Gloria Denise Zurru

La Scuola all’Opera

Dai nostri archivi: ROSSINI, il ritmo

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La forza d’espressione si deve sentire da chi compone, non s’impara dalle scuole, non vi sono regole per insegnarla, e tutta consiste nel ritmo. Nel ritmo sta l’espressione musicale, nel ritmo tutta la potenza della musica.
Gioacchino Rossini [1]

Con la morte di Mozart siamo al tramonto del secolo e all’alba di un’epoca nuova, di una nuova sensibilità, di un nuovo stile: e insieme all’Ottocento irrompe sulle scene un nuovo travolgente genio, quello di Gioacchino Rossini.
Nato nel febbraio 1792, pesarese, figlio di un cornista e di una modista (all’occasione cantante d’opera), ragazzo prodigio: rischiò la castrazione a causa della sua bella voce, ma fu fortunatamente risparmiato per una folgorante carriera da compositore. Il padre di Gioacchino, repubblicano, viene imprigionato durante la breve restaurazione pontificia, nel 1799; liberato dopo dieci mesi di carcere, porta la famiglia a Bologna, dove insegna il celebre padre Martini, maestro anche di Mozart, e dove Rossini può studiare pianoforte, violoncello e composizione al Liceo Musicale. Non solo opera, quindi, ma soprattutto contrappunto e scrittura orchestrale: “Rossini si appassiona così tanto ai quartetti e alle sinfonie di Haydn e Mozart da guadagnarsi il soprannome di <<tedeschino>>”. [2]
Ma la produzione musicale italiana dell’epoca riguarda quasi esclusivamente il teatro, e Rossini non fatica ad adeguarsi: dopo un fortunato esordio nel 1810 sulle scene veneziane con La cambiale di matrimonio, a vent’anni, nel 1812, è già alla Scala, dove trionfa con La pietra del paragone. Opere buffe, quindi: ma già l’anno successivo, nuovamente a Venezia, al Teatro San Moisé, Rossini ottiene un altro strepitoso successo con il Tancredi, capolavoro serio, a cui segue a distanza di appena tre mesi un’altra opera buffa, L’italiana in Algeri.

È la festa del lazzo comico, la celebrazione della finzione teatrale, la ricomposizione di situazioni, personaggi e cose in un coerente gioco irresistibile, c’è, ormai atteso, nel momento più periglioso, il crescendo: ognuno imita cantando il rumore delle cose che immagina, e ne esce un vortice comico e fatale che trasporta in un concertato irrefrenabile sette personaggi e anche noi nelle sfere della gioia. [3]

Appena cominciata, dunque, la carriera del maestro pesarese è già caratterizzata da un continuo alternarsi di genere serio e genere comico, e da una produzione intensissima, quasi sfrenata: tra il 1810 e il 1815, oltre a quelle già elencate, vanno in scena L’equivoco stravagante, L’inganno felice, Demetrio e Polibio, Ciro in Babilonia (la prima opera seria, un fiasco), La scala di seta, L’occasione fa il ladro, Il signor Bruschino, Aureliano in Palmira, Il Turco in Italia, Sigismondo, Elisabetta Regina d’Inghilterra, Torvaldo e Dorliska.
E finalmente arriva il 1816, l’anno del Barbiere di Siviglia: Rossini ha solo ventiquattro anni, e il soggetto è difficile. Il libretto, di Cesare Sterbini, è nuovo, scritto per l’occasione, ma il titolo era già stato messo in scena, nel 1782, dal celeberrimo maestro Giovanni Paisiello. In un “Avvertimento al pubblico” del dramma comico Almaviva, o sia L’inutile precauzione Rossini mette le mani avanti “all’oggetto di pienamente convincere […] de’ sentimenti di rispetto e venerazione che animano l’autore del presente dramma verso il tanto celebre Paesiello [sic] che ha già trattato questo soggetto sotto il primitivo suo titolo” e della volontà di “non incorrere nella taccia d’una temeraria rivalità con l’immortale autore che l’ha preceduto”[4]. E dopo una prima disastrosa, funestata da fischi, risse e incidenti in palcoscenico, il Barbiere conquista senza riserve e per sempre il pubblico, prima opera a entrare stabilmente in repertorio e sicuramente la più celebre ancora oggi di tutta la produzione rossiniana.
Dopo Barbiere, Rossini compone un’altra opera buffa, la Cenerentola, nel 1817, e l’opera semiseria La gazza ladra.

Come primo ascolto vi proponiamo proprio un celebre pezzo dalla Cenerentola: il sestetto del secondo atto è uno dei più straordinari pezzi d’assieme rossiniani. Il caos è al culmine, l’identità dei sei personaggi è messa in discussione, la comprensione razionale della situazione vacilla. L’intreccio musicale, un meccanismo di altissima precisione, viene esaltato dall’allitterazione delle “r”; dal “nodo avviluppato” delle sei voci ne emerge talvolta una, come fosse il bandolo della matassa, ma si inabissa subito dopo insieme alle altre. Follia organizzata: nessun’altra definizione è preferibile a quella coniata da Stendhal per pezzi analoghi (precisamente il Finale I dell’Italiana in Algeri).

Il resto della produzione è un trionfo di opere serie: Otello, Armida, Mosè in Egitto, La donna del lago, Maometto II, Semiramide, Ivanhoe, solo per citarne alcune. Da alcuni titoli e nella scelta dei soggetti – derivanti ad esempio da Shakespeare e Walter Scott – è evidente che qualcosa, nel gusto teatrale, sta cambiando: sono le soglie del Romanticismo, al quale, tuttavia, Rossini non si adatterà mai. E tuttavia questi titoli convivono ancora con opere tipicamente barocche, il cui “punto d’arrivo e riassunto esaustivo” è proprio Semiramide.

Rossini rispetta la convenzione diffusa che vuole gli amorosi dell’opera seria affidati a due voci femminili, contralto e soprano […] Si tratta di un’eredità dell’antirealismo dell’opera seria settecentesca, cresciuta intorno alla figura vocalmente straordinaria del castrato.[…] Questa situazione aveva portato a un sovrano disprezzo delle convenzioni minime del realismo scenico, laddove la più moderna opera buffa cominciava ad attuare una stretta correlazione tra tipi fissi e ruoli vocali, con attenzione anche per la verosimiglianza […]
La nota staticità teatrale dell’opera seria, sequenza di pezzi vocali separati da lunghi recitativi, che minano ogni possibilità di creare un ritmo serrato nell’azione scenica, unitamente alla suddetta inverosimile confusione di personaggi e timbri vocali, rendono tale genere una pura festa belcantistica, un concerto travestito da lavoro teatrale, ove ben poca attenzione è posta alla costruzione unitaria di personaggi psicologicamente credibili. Affinandosi la sensibilità per la verosimiglianza, per il dinamismo dell’azione, per il carattere coerente dei protagonisti, grazie anche allo sviluppo sorprendente dell’opera buffa […], il destino dell’opera seria è definitivamente segnato […] Rossini è l’ultimo grande musicista a frequentare quel genere settecentesco, ma non è un caso se quasi tutti i suoi più grandi (e duraturi) successi li ottiene con farse e opere comiche, la cui vivacità e osservanza delle suddette regole teatrali permetterà loro di sopravvivere nei repertori. [5]

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Semiramide è l’ultima opera italiana, scritta per Venezia: dopodiché Rossini, in compagnia della moglie, la cantante Isabella Colbran, si stabilisce prima a Londra e poi, definitivamente, a Parigi, nominato direttore del Théâtre Italien nel novembre 1824.
Qui compone nel 1825 Il viaggio a Reims, una sorta di opera celebrativa con ben quattordici prime parti: tutti i migliori cantanti dell’epoca vi partecipano. Rossini ne vieta, in seguito, il riallestimento e riutilizzerà quasi interamente la musica nella sua seconda opera francese, Le comte Ory, messa in scena tre anni dopo. Come possiamo notare, l’impegno compositivo va quindi via via diradandosi: oltre a qualche riscrittura per il pubblico francese, comporrà un’ultima opera soltanto, il Guillaume Tell. Il libretto si rifà al celebre dramma di Schiller, “imperniato intorno alla lotta di liberazione nazionale del popolo svizzero all’inizio del XIV secolo [e] lancia un appello manifesto alla sollevazione antiassolutista”. Va in scena a Parigi il 3 agosto del 1829, sorprendendo il pubblico “per la sua completa novità tematica e musicale”: nel 1831 approda in Italia con la prima rappresentazione di Lucca e “con esso si inaugura nella penisola il melodramma risorgimentale e rivoluzionario”. [6]
Rossini ha capito il cambiamento che sta avvenendo nel mondo teatrale, il sopraggiungere della nuova estetica e sensibilità romantica, e sa di non farne parte: il Tell segna così l’ultimo suo lavoro operistico, in seguito al quale, ancora giovane, smette di scrivere per il teatro.


In tutto,
Rossini scrive trentasette opere (più alcuni rifacimenti per Parigi) delle quali una giovanile, trentadue nel periodo 1810-23 per i teatri italiani, una farsa per Lisbona (1818) e tre negli anni 1825-29 per i teatri parigini. A questa attività febbrile seguirà un sorprendente lungo silenzio, rotto solamente da alcune composizioni di musica sacra e drammatica. [7]

Muore nella sua villa di Passy, celebratissimo, il 13 novembre 1868.

Per approfondire divertendovi, vi invitiamo caldamente a vedere qualcuna delle bellissime animazioni di Gianini e Luzzati realizzate su musica di Rossini: ne avevamo già parlato qui.

Francesco Hayez, Ritratto di Gioacchino Rossini, 1870

Dai nostri archivi: … e finalmente MOZART!

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Voi conoscete la mia più grande ambizione, scrivere delle opere […]
Non dimenticate il mio desiderio di scrivere opere.
Invidio chiunque ne scriva una.
Desidererei proprio piangere di dispetto quando sento o vedo un’aria.

Ma italiana, non tedesca, seria, non buffa.”[1]

Wolfgang Amadeus Mozart: forse il più celebre compositore di tutti i tempi. E per quanto spesso venga ricordato soprattutto per la sua immensa produzione in altri generi musicali, anche e soprattutto nell’opera – non soltanto opera italiana  – Mozart ha lasciato una fortissima impronta, riuscendo nel corso della sua breve carriera ad assimilare il meglio del Settecento, riscriverlo, rivoluzionarlo e reinventarlo, gettando le basi per una nuova forma teatrale.

Mozart comincia la sua vita artistica prestissimo, come bambino prodigio portato dal padre in giro per l’Europa, oltre che ad esibirsi alla ricerca di fama e successo, alla scoperta del meglio del mondo musicale. Tre di questi viaggi, compiuti tra il 1769 e il 1773, sono dedicati all’opera italiana, genere imprescindibile per ogni compositore che cercasse la fama: le tappe sono Verona, Mantova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Torino, Venezia. Mozart è appena adolescente, ma assorbe come una spugna il meglio del Settecento: assiste a importanti produzioni operistiche e ha modo di conoscere molti tra i più importanti musicisti dell’epoca, come Hasse, Piccinni, Farinelli, Johann Christian Bach e padre Giovanni Battista Martini, da cui prende lezioni di contrappunto.

Non si limita ad ascoltare, ma si cimenta a sua volta in composizioni nuove, rispettando l’impianto formale dell’opera seria, come con i tre atti del Mitridate, re di Ponto e Lucio Silla, entrambe andate in scena al Teatro Ducale di Milano, la prima nel 1770 –riscuotendo enorme successo -, la seconda nel 1772. E d’altra parte, come ci ricorda Massimo Mila, “Al principio del Settecento un operista non avrebbe potuto acquistare fama universale se non affermandosi nel genere dell’opera seria. Alessandro Scarlatti, Leo, Feo e soprattutto Pergolesi, sono tutti autori di buone opere buffe e di vivaci <<intermezzi>>. Pure la fama tra i contemporanei la dovettero alle loro Griselde, alle loro Zenobie, alle loro Olimpiadi.[2]

Mozart sa non soltanto fare propri i caratteri formali del genere più in voga, ma arriva a superarli: la prima composizione in un certo senso innovativa, se pure rispetta ancora l’impianto standard dell’opera seria, è Idomeneo re di Creta. Maggiore continuità nell’azione scenica (non necessariamente confinata all’interno dei recitativi, ma a volte narrata, ad esempio, dai cori), presenza di danze, superamento dell’esclusiva funzione di accompagnamento dell’orchestra a favore di una maggiore espressività e ruolo narrativo, un finale lieto e moralistico secondo tradizione illuminista ma funestato dalla cruda scena di pazzia di Elettra avvenuta immediatamente prima.

 Ma nella seconda metà del secolo l’opera comica sta prendendo piede:

“[…] La buona figliola di Piccinni, Il barbiere di Siviglia di Paisiello, per non parlare del Matrimonio segreto di Cimarosa, misero in ombra le pompose opere serie dei loro autori. Mozart è il punto di arrivo di questa trasformazione […][3]

Dopo la netta separazione dovuta alle “riforme”, è tempo che la frattura tra opera seria e comica venga ricomposta e superata a favore dell’invenzione di una nuova forma teatrale: e sarà naturalmente Mozart a riuscire nell’impresa.

Un paio di opere comiche che seguono il modello tradizionale (La finta semplice e La finta giardiniera) scompaiono al confronto con quanto avverrà dopo, in seguito all’incontro, a Vienna, con il librettista Lorenzo Da Ponte. E’ la nascita della celebre trilogia italiana: Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790). Tre opere nelle quali vengono scardinati tutti i confini di genere, le limitazioni di forma e gli usi teatrali dell’opera italiana: tre capolavori che, pure perfettamente inseriti nel contesto storico, rispecchiando il tramonto del Settecento, aprono le porte a un mondo, un carattere e una sensibilità nuova, già romantica.

E le opere tedesche di Mozart? Un altro mondo affascinante, che racchiude altre grandi innovazioni e altri capolavori e che vi invitiamo a esplorare autonomamente, mentre noi proseguiamo invece il viaggio nella storia dell’opera italiana dandovi appuntamento alla settimana prossima e lasciandovi qualche ascolto:

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Le nozze di Figaro, Ouverture

 

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Don Giovanni, Ouverture

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Così fan tutte, Ouverture


[1] Lettera al padre Leopold Mozart da Mannheim, 4 febbraio 1778
[2] Massimo MILA, Lettura del Don Giovanni di Mozart, Einaudi, Torino 1988, p. 19
[3] Ibid.

Dai nostri archivi: tra Sei e Settecento

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Il Seicento è inoltrato; Monteverdi ha già composto i primi capolavori del nuovo genere musicale; il teatro d’opera è in piena fioritura. Autori e compositori si dedicano a questa nuova forma d’arte, cominciando a produrre titoli e spettacoli per i teatri pubblici di tutta Italia. L’opera comincia a viaggiare: Napoli, poi Torino, Milano, Genova e Bologna, Ferrara, Ancona, Palermo, Firenze. Insieme all’opera vengono esportate anche la struttura e le convenzioni del teatro all’italiana; non solo verso le principali città della penisola ma in tutta Europa, verso Vienna, Dresda, Parigi. Ci sono, oltralpe, alcuni tentativi di fondare delle opere nazionali, differenti nelle caratteristiche da quello che comincia ad essere una forma teatrale ben definita e sempre più codificata, l’opera italiana. L’operazione riesce soltanto in Francia, nella magnificenza della corte del Re Sole: a darle inizio sarà il violinista, compositore, direttore, ex ballerino del re, certo Jean Baptiste Lully, guarda caso nato a Firenze con il nome di Giovanni Battista Lulli. E sarà Parigi, come vedremo tra poco, ad avere un ruolo di primo piano nel quadro di una tra le riforme che caratterizzeranno la storia del teatro d’opera.

Ricordiamo alcuni tra i compositori attivi all’epoca, come Francesco Cavalli, Luigi Rossi, Pietro Cesti, Francesco Paolo Sacrati, Pietro Andrea Ziani; sebbene l’unico riconosciuto autore dell’opera sia sempre e comunque il poeta, ovvero il librettista, che si preoccupa spesso anche dell’organizzazione pratica e delle necessità di palcoscenico, una figura a cavallo tra lo sceneggiatore e il regista. Come abbiamo già accennato, è solitamente il libretto ad essere pubblicato, completo di data della prima rappresentazione, dedica e spiegazione della scelta del soggetto (solitamente affidata all’editore). Non vengono riportati i nomi degli interpreti né tantomeno quello del compositore, il primo ma solitamente non l’unico a cimentarsi sullo stesso testo.

Nella maggior parte dei casi le opere sono infatti spettacolo dal successo effimero: un titolo dura una stagione e nella migliore ipotesi migra in seguito presso altri teatri, per non essere però più replicato. I modelli formali provengono dalla letteratura contemporanea, mentre nella metrica ogni poeta si ritiene abbastanza libero di scegliere e variare la forma.

 “Fedeli all’ideale sceneggiatura scenografica, e all’alternanza di versi liberi con forme metriche obbligate sul modello monteverdiano, sembrano avere lo scopo di intrattenere il pubblico attraverso una visione divulgativa del gusto barocco, accostando eccessi, stravaganze, rapidi appelli al sentimento ad intrighi complicati e gesta eroiche iperboliche o almeno improbabili. Si usava molto una certa alternanza fra gli eventi storici di riferimento infilati nella narrazione e le parti di fantasia, che privilegiavano la vita sentimentale dei personaggi”[1], e non è raro l’intreccio tra elementi seri e comici all’interno della stessa vicenda; di precetto il lieto fine, perché il pubblico vuole uscire da teatro felice e soddisfatto.

Come riassume brillantemente Lorenzo Arruga, a fine Seicento “domina la logica della meraviglia”, che si esprime nei costumi, nelle ambientazioni, nei cambi di scena, sempre più rapidi grazie all’ingrandimento del palcoscenico e allo sviluppo di incredibili “macchine teatrali”; ne beneficiano in conseguenza anche la continuità drammaturgica e musicale degli spettacoli.

Eccezionale da questo punto di vista é l’allestimento del Pomo d’oro, un prologo e cinque atti di Francesco Sbarra su musica di Antonio Cesti. E’ messo in scena a Vienna in due giornate, il 12 e 14 luglio 1668, nel corso di celebrazioni per la corte di Leopoldo I. L’allestimento prevede la partecipazione dell’intera orchestra di corte, ben cinquanta cantanti oltre a comparse, balli e animali, con ben ventisei cambi di scena per i quali si costruisce un teatro apposito.

Il pubblico paga, e paga per ascoltare i divi del momento, i cantanti; non è più ammissibile la partecipazione di buoni dilettanti come nell’opera di corte, ma con il passare del tempo le compagnie di cantanti-attori (ricordiamo ad esempio i Febiarmonici e gli Accademici Discordanti) sviluppano sempre maggiori doti di virtuosismo vocale. Cominciano quindi ad essere i cantanti la principale preoccupazione dell’impresario, che cerca di accaparrarsi, in base alla sua disponibilità economica, la partecipazione dei migliori sulla piazza. L’associazione del timbro delle voci ai personaggi non è quello a noi consueto: a fine secolo vanno per la maggiore le voci di tessitura acuta, soprano e contralto, non di rado maschili. Si diffonde infatti la moda dei castrati, nata dal divieto papale di far esibire le donne sui palcoscenici romani; divieto che non si estende ai teatri fuori di Roma, dove invece trionfano le “canterine” e le primedonne.

Dunque,

Responsabili ufficiosi del successo  o della fortuna sono i cantanti, divi sempre più capricciosi e musicisti sempre più ferrati. […] Quanto alla musica, l’immancabile basso continuo accompagnava tutta la partitura, ogni tanto punteggiata da gruppi di strumenti ad arco e da occasionali strumenti a fiato. La scena tendeva a configurarsi come un recitativo, magari dialogato, seguito da un’aria. Pochi i cori, pochi i pezzi d’assieme, ma le ariette ammontavano a diverse decine. Spesso brevi, dall’abbondante metà del secolo le arie presero a comporsi di due strofette di metro anche bizzarro che la musica copriva con due linee melodiche diverse, la prima subito ben caratterizzata e la seconda in genere contrastante. Dopo la seconda libretto e partitura finivano, ma non finiva l’esecuzione. Che trovava la formula “da capo” e doveva riprodurre la prima parte, accortamente variandola secondo lo stile del pezzo e l’indole canora dell’interprete.”[2]  

È la nascita dell’aria col “da capo” che permette al cantante la variazione estemporanea al fine di mettere in luce le sue capacità espressive, tecniche, virtuosistiche.

La costituzione dell’Accademia letteraria d’Arcadia (Roma 1690) […] per la prima volta dà al mondo intellettuale italiano un programma comune, collettivo, di rigenerazione stilistica e ideologica, che investe l’intero sistema delle arti. L’opera in musica ne risente l’influsso su più versanti.[3]

Il dibattito si incentra proprio sui caratteri eccessivi del teatro musicale: la subordinazione della poesia al canto, la versificazione scadente e inverosimile, la mescolanza di caratteri seri e comici e soprattutto le cosiddette “convenienze teatrali”, messe alla berlina da Benedetto Marcello nel suo Teatro alla moda, o sia metodo sicuro e facile per ben comporre e esequire l’Opere Italiane in musica all’uso moderno, pubblicato a Venezia nel 1720. Cliccando sul titolo sarete reindirizzati a un link nel quale trovare il documento, molto pungente e interessante, che vi consigliamo caldamente di leggere.

Il primo elemento da riformare è quello dal quale dipendono tutti gli altri: e dunque il libretto.

Ed è qui che entra in scena Apostolo Zeno, poeta di formazione classica, affiliato all’Accademia degli Animosi e poi all’Arcadia, nato a Venezia nel 1668. Per questo personaggio non possiamo utilizzare la riduttiva definizione di librettista: è un letterato di formazione completa, nominato storico imperiale e poeta cesareo dalla corte di Vienna, e propone i propri testi anche come drammi recitati (previa l’espunzione delle arie). Nel corso della sua produzione notiamo un progressivo cambiamento nelle tematiche e nella struttura dei libretti: scompaiono i personaggi comici e di bassa estrazione, per sottolineare invece i caratteri morali e le virtù dei protagonisti, accentuati anche dalla scelta dei soggetti, che privilegiano le vicende storiche a discapito di quelle mitologiche. Si riduce al contempo il numero delle arie, più lunghe e strutturate, in cui ormai si è affermata la forma tripartita con un episodio centrale di carattere contrastante e il ritornello “da capo” con variazioni (ABA’).

Formalmente si eredita dalla tragedia la divisione in scene e atti, il taglio delle scene corali pubbliche e di quelle private dialogiche, l’uso del monologo funzionale all’espressione di passioni e affetti, il verso, un lessico “alto”, ricco di figure retoriche (e in particolar modo di comparazioni e metafore), di interrogazioni e di esclamazioni. Ciò che impedisce la trasformazione del dramma rivestito di musica in tragedia vera e propria è per l’appunto la musica, la cui presenza compromette la verosimiglianza dell’azione drammatica e ne interrompe il ritmo con la staticità delle arie”.[4]

Nel frattempo, l’opera sta prendendo piede presso i viceré spagnoli a Napoli: si investe nell’adeguamento di sale teatrali al gusto e alle esigenze moderne, si compone per il teatro, si importano e si esportano opere di nuova composizione. E proprio a Napoli approda un intraprendente e giovane compositore palermitano di nome Alessandro Scarlatti, chiamato dalla corte spagnola come successore del già citato Ziani. Ha cominciato la sua carriera a Roma, inizialmente come compositore di oratori e maestro di cappella, e alla morte di Ziani viene nominato responsabile musicale del teatro San Bartolomeo (gestito dai viceré) e direttore della cappella reale. Le opere hanno prevalentemente soggetto storico, e vengono rappresentate prima a corte e poi al teatro pubblico. A Scarlatti, anche autore di concerti, dobbiamo la trasformazione del preludio avanti l’opera di stampo veneziano in una sinfonia introduttiva tripartita, in cui due tempi più mossi (un Allegro e un tempo di danza) incorniciano un movimento centrale più lento (Adagio).

Nel video che vi proponiamo (click qui) potrete ascoltare la sinfonia tripartita (brevissima), alla quale segue una tipica aria col da capo di forma ABA’: riconoscerete facilmente le differenti sezioni all’ascolto.

La fortuna dell’opera a Napoli non dura, e nel 1702, venute a mancare le sovvenzioni reali al teatro San Bartolomeo, Scarlatti si sposta prima a Firenze, poi a Roma, per approdare infine nel 1707 a Venezia, dove mette in scena due drammi di soggetto storico, Mitridate Eupatore e Il trionfo della libertà. Il pubblico veneziano, abituato ad altro tipo di linguaggio, non apprezza, e Scarlatti si rimette in viaggio: Urbino, poi nuovamente Roma –dove però la produzione operistica è condizionata dai divieti papali-, per ritornare infine a Napoli, dove è accolto dal nuovo viceré che lo riassume ai suoi precedenti incarichi. Il gusto teatrale però è cambiato e nessuna sua composizione, a parte Il trionfo dell’onore, commedia messa in scena nel 1718, raggiungerà più i successi del suo primo periodo napoletano. Scarlatti muore il 22 ottobre 1725, con più di sessanta opere al suo attivo.


[1] Lorenzo ARRUGA, Il teatro d’opera italiano, Feltrinelli, Milano 2009, p. 52
[2] Piero MIOLI, Storia dell’opera lirica, Newton Compton, Roma 1994,p. 18
[3] Lorenzo BIANCONI, Il teatro d’opera in Italia, Il Mulino, Bologna 1993, p. 54
[4] Fabrizio DORSI, Giuseppe RAUSA, Storia dell’opera italiana, Mondadori, Milano 2000, p. 67