Una visita in sartoria

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Il nostro torneo on line Il gioco dell’opera è ormai concluso: i partecipanti hanno consegnato i loro elaborati -complimenti a tutti!- e, in attesa del verdetto della giuria, pubblichiamo ancora un’intervista, questa volta alla Responsabile di sartoria e vestizione, la signora Laura Viglione.

In cosa consiste il suo lavoro?
Ci sono due aspetti da considerare: il primo è la funzione del trait d’union tra il costumista, che quasi sempre arriva dall’esterno e porta in questo teatro il suo spettacolo, e il lavoro della sartoria interna che si traduce poi nella messa in scena. Poi c’è un aspetto più tecnico -e anche burocratico- dell’organizzazione del personale, dei ritmi del lavoro e delle prove dei costumi.
Nello specifico, nel momento in cui uno spettacolo arriva qui in teatro, il mio compito è quello di controllare i costumi e i materiali in arrivo, organizzarlo, programmare le prove e l’eventuale riadattamento prima dell’andata in scena. Nel caso si tratti invece di uno spettacolo nuovo, bisogna innanzitutto prendere contatto con il costumista e poi partendo dai suoi bozzetti organizzare la produzione dei costumi. Per ogni bozzetto insieme al costumista vanno definite le caratteristiche, i tessuti, i materiali e il taglio d’epoca di ogni singolo abito, dando quante più specifiche possibili. Viene quindi fatta una gara di appalto in modo che le sartorie teatrali possano fornire un preventivo. Si sceglie la sartoria più adatta anche in base alla tipologia di costume richiesto -alcuni laboratori sono specializzati nelle ricostruzioni d’epoca, altri in lavori di fantasia- e si segue il lavoro in tutte le varie fasi della realizzazione, assegnando le misure e i ruoli, seguendo la scelta delle comparse. Infine i costumi arrivano in teatro e si procede alla convocazione delle varie parti per le prime prove. Si definiscono quindi eventuali adattamenti e quindi le calzature, le acconciature, le parrucche e il trucco che completerà la caratterizzazione di ogni personaggio: il fine è quello di presentarlo nella sua completezza, caratterizzarlo dalla testa ai piedi per così dire.
Poi c’è l’aspetto più di routine, coordinare e organizzare gli orari del personale, la necessità di contratti per gli aggiunti, coordinare i truccatori che pur essendo personale esterno fanno riferimento a noi, fino alle prove in costume in palcoscenico dove insieme al regista e al costumista si prende nota di tutto quello che non va … e alla prima prova c’è sempre qualcosa che non va! La gonna troppo lunga o il pantalone troppo corto, ad esempio: cose di cui ci si accorge nell’insieme. Si effettuano quindi le ultime correzioni.
In questo momento in sartoria lavorano una decina di persone: a queste vanno ad aggiungersi dai sei ai dieci collaboratori, a seconda della grandezza dell’allestimento, che vengono solamente alla sera per aiutare nella vestizione e nei cambi.

Come si arriva a diventare sarto teatrale?
Io non sono sarta: ho fatto una scuola di moda e costume presso l’Istituto d’arte Passoni, dopodiché ho seguito un tirocinio presso la sartoria teatrale Devalle che è stata una scuola eccezionale. Presso di loro ho lavorato come assistente ai costumi e mi sono occupata di catalogazione e datazione della collezione di abiti d’epoca; ho avuto anche l’opportunità di affiancare alcuni costumisti quando venivano a realizzare i costumi in sartoria. Ho quindi lavorato per qualche anno come costumista RAI, dopodiché sono stata chiamata al Teatro Regio come assistente del maestro Guglielminetti, fino ad arrivare a ricoprire il mio ruolo attuale. Non esiste una scuola dove si possa imparare questo mestiere, bisogna apprendere sul campo come in molte delle professionalità che lavorano in teatro.

Quali sono le sfide che si incontrano nel corso del suo lavoro?
Se ne incontrano ad ogni spettacolo! Ad esempio quando arriva un allestimento già realizzato per un altro teatro e bisogna riadattare tutti i costumi per il nuovo cast, a volte anche apportando delle varianti all’idea iniziale per vestire meglio il fisico del cantante. A volte poi il costume è uno solo e le compagnie sono due: in questo caso si tratta di reperire i tessuti e i materiali più simili per replicare in modo fedele l’originale. Infine c’è il lavoro di mediazione tra le esigenze del costumista e le richieste dei cantanti: bisogna a volte cercare dei compromessi perché il costume rispecchi la concezione originale ma permetta di muoversi e cantare indossandolo.

Quali sono le maggiori soddisfazioni?
La maggiore soddisfazione arriva quando sei in sala, si apre il sipario, e finalmente – quasi magicamente direi – tutto va bene. Tutti i cantanti sono in scena, ben vestiti e ben truccati, e arrivano gli applausi: significa che il nostro lavoro è riuscito.

Cosa direbbe a un giovane per invogliarlo a scoprire l’opera?
Potrebbe sembrare uno spettacolo demodé, un residuo di un’altra epoca agli occhi di un ragazzo, ma bisogna vincere questa iniziale diffidenza e provare a respirare l’aria del teatro, possibilmente anche cercando di scoprire cosa succede dietro le quinte, prima di andare in scena: è uno spettacolo nello spettacolo. E, una volta in sala, lasciarsi prendere dalla musica: a volte è anche bello semplicemente chiudere gli occhi e ascoltare.

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  1. Interessantissima intervista! Quella che immaginavo come la fata “Smemorina” di Cenerentola ha davvero tante mansioni importanti e soprattutto organizzative! Tutto poi ci porta, come dice lei, nella magia del momento in cui si apre il sipario trattenendo il fiato…….
    Grazie.

  2. Molto interessante anche questa tessera del grande puzzle del teatro, e complimenti a tutto il reparto vestizione. Sono bravissimi!!!

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