Intervista al Direttore della Comunicazione

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Nel nostro percorso alla scoperta del teatro d’opera, vi facciamo conoscere oggi un altro importantissimo settore: abbiamo intervistato Paola Giunti, direttore della Comunicazione e delle Pubbliche relazioni.

In che cosa consiste il suo lavoro?

Il mio ruolo significa molte cose: ad esempio avere rapporti con i mezzi di informazione e seguire la nostra attività editoriale, a partire dalla realizzazione degli articoli per Sistema Musica, che è il mensile gratuito che raccoglie tutti gli appuntamenti musicali in città.
Per quanto riguarda i programmi e la Stagione nel suo complesso, il lavoro comincia lanno precedente con la presentazione dei nuovi titoli al pubblico. Ad esempio circa 20 giorni fa abbiamo cominciato a lavorare ai materiali da realizzare per la Stagione 2016/17*.
All’incirca due mesi prima della messa in scena dei singoli titoli si passa poi alla redazione e stesura di articoli e interviste per Sistema Musica. Si procede quindi con la realizzazione del volume di sala con circa un mese di anticipo sulla messa in scena e si passa infine alle locandine e schede di sala. Nel frattempo c’è la complessa tessitura dei rapporti con i giornali, la RAI -ogni prima del teatro va in onda in diretta su RAI Radio 3- e i vari mezzi di informazione. Cerchiamo inoltre di invogliare i critici a seguire le nostre produzioni. È quindi un lavoro complesso e articolato, naturalmente supportato da molti collaboratori.

Nello specifico, può indicarci quali sono gli step che portano all’organizzazione di un importante appuntamento di comunicazione, come ad esempio la conferenza stampa per la presentazione della Stagione?

La presentazione della Stagione è l’evento clou per quanto riguarda il settore della Comunicazione e si tiene solitamente a maggio. Per prima cosa ci si confronta con il Sovrintendente, il Direttore artistico e il Direttore musicale, per capire, al di là dei singoli titoli, quali sono i temi della Stagione che inizierà l’ottobre successivo, quali gli elementi interessanti da sviluppare e da poter comunicare. Si valutano quindi i vari titoli, interpreti, direttori e registi per capire i punti di forza da far risaltare. Ci sono come sempre delle produzioni di punta, per esempio l’apertura di stagione, i nuovi allestimenti, o titoli che vantano un cast d’eccezione. Bisogna quindi saper calibrare il tipo di comunicazione cercando di esaltare gli aspetti significativi della produzione.
Ci sono poi alcune produzioni più difficili da promuovere, come il repertorio moderno e contemporaneo. Ad esempio nella Stagione in corso abbiamo cominciato un progetto Janacek- Carsen e proposto un titolo poco eseguito come La donna serpente di Alfredo Casella**. Sono opere meno conosciute, meno facili per il pubblico e per questo sulla carta presentano alcune difficoltà: soprattutto in tempi di crisi come questi, chi viene a teatro deve selezionare i titoli ai quali assistere ed è più disposto a investire nell’opera “del cuore”, che già conosce e che è sicuro di gradire.
Il nostro lavoro consiste quindi anche nello stimolare la curiosità del pubblico, perché cominci a seguire anche titoli meno noti. Grazie al prezioso aiuto degli Amici del Regio, cerchiamo poi di fare delle promozioni e una politica di prezzi più convenienti, cercando di facilitare il pubblico perché venga a vedere anche opere che forse metterebbe in secondo piano. Per La donna serpente, ad esempio, grazie agli Amici del Regio è stato possibile proporre una promozione per cui per ogni biglietto acquistato se ne riceveva un secondo in omaggio.
Il successo di un titolo dipende però in ultima analisi dalla qualità musicale e della messa in scena: la comunicazione può essere più o meno brillante, ma sono poi il cast, la direzione, la regia di un’opera a conquistare gli spettatori.
Il lavoro dell’Ufficio stampa, inoltre, finisce con la messa in scena: saranno a quel punto il pubblico e i critici a stabilire se lo sforzo collettivo del Teatro per la produzione ha avuto un buon risultato o meno. Fortunatamente il Teatro Regio da questo punto di vista è una garanzia: lo dimostra la sala piena anche in tempi difficili come questi.

Quali sono le principali difficoltà che il suo lavoro presenta?

Le difficoltà sono legate soprattutto alla mole e alla quantità di lavoro: negli ultimi tempi gli strumenti di comunicazione sono molto cresciuti. Mi riferisco ai social network: Facebook, Twitter, Instagram … Sono ottimi mezzi, una forma contemporanea di comunicazione nella quale credo molto, ma non producono da soli i propri contenuti. La cura dei social network si va quindi ad aggiungere ai mezzi tradizionali che abbiamo sempre usato, come i comunicati stampa, i rapporti personali e quant’altro. Questi nuovi mezzi richiedono attenzione e moltissima assiduità, il che ha moltiplicato il nostro lavoro.
Tra le prove in corso, le recite e i titoli che seguiranno, l’impegno è quindi molto elevato.
Abbiamo poi anche i mini-video delle Pillole di passione, interamente girati e montati su tablet: pochi minuti che sintetizzano in modo simpatico e originale una produzione, tramite interviste, curiosità e riprese dietro le quinte. Non è semplice far sì che una puntata da pochi minuti abbia una sua coerenza e uno sviluppo narrativo e ogni produzione richiede la scrittura di un piccolo storyboard.

Può raccontarci la soddisfazione più grande?     

È sicuramente una soddisfazione passare sotto i portici del Teatro, dove sono esposte tutte le nostre locandine, e vedere il pubblico che le guarda, commenta e sceglie le recite alle quali venire, vedere qualcuno che legge Sistema Musica, ricevere complimenti per le Pillole di passione … quando insomma il lavoro che svolgiamo viene riconosciuto e porta frutto.

Cosa direbbe a un giovane per invogliarlo a scoprire l’opera?

Direi che è la cosa più emozionante che possa fare! Uno spettacolo dal vivo cambia tutte le sere, e questo è impagabile. Emozionarsi grazie ad altre emozioni che vengono messe in scena è qualcosa che solo l’opera può dare. Rispetto al teatro di prosa si aggiunge la musica, e l’elemento musicale colpisce prima e direttamente allo stomaco. Certo, la spettacolarità del cinema è ineguagliabile: ma qui tutte le sere solisti, direttore, artisti dell’orchestra e del coro mettono a disposizione del pubblico le proprie emozioni, e questa condivisione si ha solo in un teatro d’opera. E poi, rivedere e riascoltare i titoli del cuore è un’esperienza sempre nuova, come se ogni recita fosse la prima. Noi tutti siamo addicted di emozioni: e il teatro d’opera ne e il più grande fornitore.

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*presentata al pubblico e alla stampa il giorno 9 maggio scorso.
**al compositore torinese è stato dedicato un Festival di due settimane

Una risposta »

  1. Bellissima intervista, molto interessante scoprire un ruolo così importante e così poco conosciuto! In teatro c’è davvero una rete infinita di collaborazioni!

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