Il Direttore Artistico si racconta

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Per la seconda puntata del nostro Gioco dell’opera alla scoperta della macchina-teatro abbiamo intervistato il nostro Direttore Artistico, con noi dalla Stagione 2014-15, Gastón Fournier- Facio.

fournier

Maestro, in cosa consiste il suo lavoro?

La direzione artistica è il nucleo e la spina dorsale di un teatro: da questa attività scaturisce tutto il resto. Per prima cosa, infatti, la direzione artistica si occupa della scelta dei titoli da mettere in scena: è questa infatti la prima cosa che il pubblico guarda di una stagione teatrale, quali opere, balletti, concerti saranno rappresentati. Questo comporta anche un ragionamento su che genere, epoca e repertorio mettere in scena e quante rappresentazioni programmare in cartellone. Dopodiché comincia la ricerca degli interpreti, che sono un elemento altrettanto importante per il pubblico: per ogni titolo un direttore d’orchestra, un regista, un coreografo e una compagnia di ballo se necessari, e infine i cantanti.
Naturalmente significa anche misurarsi con la realtà: in primo luogo il budget e le possibilità tecniche del teatro, che condizionano moltissimo le scelte artistiche. Oltre al tipo di allestimento e ai cantanti, bisogna determinare la quantità di recite per ogni titolo, e considerare, confrontandosi con la Biglietteria per conoscere le scelte del pubblico, quanti spettacoli possono essere effettivamente venduti.
Tutte queste sono decisioni che spettano alla direzione artistica in cooperazione con altre figure, come il Sovrintendente e il Consiglio di Amministrazione.
Nella programmazione entra in gioco anche la questione logistica: quante prove sono necessarie per realizzare un programma? Che tipo di lavoro viene richiesto ai dipendenti? Il direttore artistico si confronta quindi con il Direttore di produzione e con il Direttore del personale. Ogni scelta è regolata da principi molto chiari che tutelano il lavoro dei dipendenti e orientano la programmazione artistica.
Infine entra in gioco l’Ufficio stampa, al quale spetta la promozione del cartellone.

Il lavoro del Direttore artistico non entra solo in gioco nella nascita di un progetto, quindi.

No, è un work in progress: un lavoro quotidiano e un confronto costante. Bisogna lavorare su diversi binari in contemporanea, progetti diversi in stagioni diverse. Ci vuole quindi una certa flessibilità mentale ma è quello che rende il lavoro della direzione artistica molto vario e interessante, in continua trasformazione.

Questi sono aspetti difficili da cogliere per il pubblico che assiste magari ad un solo spettacolo.

Certo, lo spettacolo che il pubblico vede è un progetto a sé ma è inserito all’interno di un contesto e un percorso pluriennale.
Il criterio con cui vengono scelti i titoli deve infatti anche prendere in considerazione la storia di questo teatro, non solo la stagione in cui andrà in scena il titolo ma anche le stagioni precedenti e quelle future. In buona parte è una questione di equilibrio: equilibrio tra novità e repertorio, titoli conosciuti e più insoliti, allestimenti originali o già messi in scena.
Non avrebbe senso programmare, ad esempio, un nuovo allestimento per un titolo di repertorio appena andato in scena: per questioni economiche la scelta sarà invece riprendere l’allestimento precedente. Così come non si può pensare di programmare troppo spesso compositori poco conosciuti, perché il pubblico si può indispettire.
D’altra parte il teatro deve non solo accontentare il gusto dello spettatore ma anche stuzzicare la curiosità e stimolarlo a scoprire cose nuove, arricchire il suo bagaglio di conoscenza.
Per questo è importante provare a fare musica del nostro tempo: è anche molto più difficile perché i costi di nuovi allestimenti e nuove partiture sono alti. Inoltre ci si assume un rischio perché il pubblico è più restio e diffidente verso la musica contemporanea: ama i titoli che conosce e non sempre è curioso verso le novità. È più facile introdurre le novità musicali all’interno della stagione sinfonica, perché la flessibilità del programma è maggiore: possiamo inserire qualche brano nuovo all’interno di un concerto che abbia anche composizioni più conosciute e di richiamo.

Questo significa anche lavorare su più percorsi artistici, programmare le stagioni di opera e balletto coordinandole anche con quelle dei concerti.

Spesso sono percorsi indipendenti, noi proviamo ad armonizzarli. Per fare un esempio, ad aprile ci sarà in tutta Torino un Festival Alfredo Casella: qui al Teatro Regio avremo un’opera lirica, la Donna serpente, e tra le recite di questo titolo un concerto sinfonico con un brano dello stesso compositore. Questo rende organico il lavoro del Teatro.

Ci racconti la sua stagione ideale.

Senza compromessi? Per fortuna il grande pubblico ama i capolavori: Rossini, Bellini, Verdi, Puccini … i grandi geni dell’opera. Se avessi carta bianca certamente non rinuncerei a questi compositori, ma proverei a metterli in scena interpretati dai registi più dirompenti: musica straordinaria insieme a una visione teatrale innovativa. Penso che sia arricchente poter sperimentare con artisti del nostro tempo, che hanno una visione nuova e fresca del teatro musicale. Mi piacerebbe anche programmare compositori poco presenti nella storia del Teatro Regio: è quello che già stiamo provando a fare ad esempio con Janáček[1], che era assente da questo palcoscenico da decenni, o con l’opera barocca, 150 anni di storia della musica pochissimo eseguita. Stiamo anche cercando di aprire a nuovi generi: ad esempio il musical, che annovera dei veri e propri capolavori. È un modo per rompere il ghiaccio con altri tipi di pubblico, più vario e più giovane.

Tre titoli che i giovani dovrebbero conoscere.

Propongo tre compositori diversi, tutti e tre legati all’opera italiana: come prima scelta senz’altro un titolo della trilogia popolare di Giuseppe Verdi, La Traviata o Rigoletto. Poi un’opera della trilogia Mozart-Da Ponte: capolavori assoluti, molto attuali. E infine, un titolo di Puccini, compositore che è stato saccheggiato da musical e cinema: i giovani apprezzeranno sicuramente la sua musica, molto simile al repertorio che già conoscono. Tra la sua produzione, punterei su Tosca, Madama Butterfly o Turandot.

[1] La piccola volpe astuta, in scena a gennaio, inaugura un Ciclo Janáček-Carsen che vedrà in cartellone nelle prossime Stagioni altri due titoli del compositore entrambi diretti dal regista canadese

Una risposta »

  1. Beh un lavoro complesso e davvero difficile che necessita anche di molta capacità di mediare con eleganza tra le necessità diverse di tante figure professionali differenti! Molto interessante scoprirlo con questa bella intervista!!!

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