Un’intervista al Sovrintendente

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Cominciamo oggi una nuova stagione de Il gioco dell’opera con la prima puntata di un reportage che ci porterà dietro le quinte del Teatro Regio a scoprire come funziona, nella pratica, una grande fondazione lirica, e come nasce lo spettacolo dell’opera, dal progetto alla messa in scena.

Cominciamo quindi con una intervista al nostro Sovrintendente Walter Vergnano, che con molta disponibilità ci ha raccontato il suo lavoro.

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Chi è il sovrintendente di un teatro e che cosa fa?

Innanzitutto va detto che il teatro è un affascinante insieme di persone con competenze diverse. Molti forse immaginano che ci sia soltanto la parte artistica: l’orchestra, il coro … quello che il pubblico vede dalla sala quando assiste a uno spettacolo. In realtà un teatro, e lo scoprirete intervistando i miei colleghi, ha al suo interno un grande apparato tecnico a sua volta formato da numerose componenti: attrezzisti, elettricisti, macchinisti, addetti alla manutenzione, scenografi, per non parlare delle componenti organizzative e amministrative. Un teatro è quindi una macchina molto complessa che funziona grazie a molteplici competenze molto diverse fra loro. La cosa meravigliosa, oggi come un tempo, è che il prodotto finale, quello che vediamo quando si apre il sipario, è proprio il risultato di un insieme. Tutti i lavoratori di un teatro, anche se spesso invisibili al pubblico, sono in eguale misura protagonisti di ciò che avviene sul palcoscenico, e questo dà grande valore al singolo compito di ognuno. La figura del sovrintendente dovrebbe essere quindi colui che mette insieme e coordina tutte queste competenze con l’obiettivo di arrivare a un risultato comune, facendo combaciare ogni diverso pezzo per creare un unico quadro; e non solo coordinare, ma anche -ed è il compito più arduo- coinvolgere e far sentire importante ogni singolo. È questo che determina il valore del risultato. Non è sufficiente mettere in scena un’opera ma è la qualità che fa la differenza in una produzione artistica: e la qualità dipende proprio dall’apporto individuale di ogni persona che lavora in teatro. Il sovrintendente dovrebbe quindi riuscire a trasmettere a queste persone il valore del loro agire quotidiano.

Deve essere molto difficile mediare tra le esigenze artistiche, che poi sono quelle che catturano il pubblico, e tutte le istanze tecniche, economiche, organizzative e amministrative che comporta la gestione di un teatro.

Io cerco di ricordare sempre a me stesso il mio percorso e le ragioni per cui faccio questo lavoro. Ho avuto la grande fortuna di avere incontrato come insegnante di liceo una persona importantissima per la vita culturale torinese: Giorgio Balmas. Fondatore dell’Unione Musicale, per diverso tempo Assessore per la cultura, inventore dei Punti Verdi e di Settembre Musica … Balmas è stato probabilmente il più grande organizzatore musicale italiano dal dopoguerra e una persona straordinaria. Quando cominciai l’università, mi chiese se ero interessato a lavorare con lui all’Unione Musicale –e da lì mi sono innamorato di questo lavoro. Balmas mi ha trasmesso un principio: chi fa l’organizzatore musicale deve riuscire a creare le migliori condizioni in cui un musicista possa fare il musicista, svolgere il suo lavoro restituendoci uno straordinario prodotto artistico. La musica è una delle più alte creazioni del pensiero umano: e a differenza delle arti visive, per esempio un quadro, ha bisogno di interpreti perché possa uscire dalla partitura dove è registrata e prendere vita. Questo è uno dei compiti del sovrintendente: cercare di creare le migliori condizioni di lavoro possibili, dietro le quinte, in palcoscenico e a livello organizzativo, per arrivare al prodotto artistico che il pubblico vede.

Qual è il ruolo del sovrintendente all’interno del percorso di definizione di una stagione e dei singoli progetti?

Non credo esista un unico modo per intendere il ruolo del sovrintendente: molto dipende anche dalla vita e dalla storia del teatro nel quale si lavora. Il Teatro Regio ha cominciato la sua storia nel 1740: la prima volta che sono entrato ho avuto addirittura timore di toccare una cosa così preziosa. La prima cosa da fare è arrivare in punta di piedi, cercare di conoscere questa storia e quali sono le persone che l’hanno fatta e la stanno facendo. Se volessimo fare un paragone, potremmo dire che il ruolo del sovrintendente è un po’ come quello dell’allenatore di una squadra: non è certo lui il più bravo a calcio, ma sceglie i giocatori migliori, li organizza e fa in modo che possano giocare insieme. Per fare questo deve contornarsi di persone molto brave nel proprio lavoro, conoscere bene il ruolo di tutti e coordinare ogni elemento per raggiungere il migliore risultato possibile. Il coordinamento non è solo interno al teatro: la programmazione di una fondazione lirica è un progetto molto ampio e complesso che deve a sua volta inserirsi nel contesto della vita culturale cittadina, e credo che il Teatro Regio si distingua per questo. Le offerte culturali sono un servizio che contribuisce a determinare la qualità della vita e Torino in particolare ha puntato molto su questi valori per riscoprire le proprie origini e superare la crisi del declino industriale. Si può dire che è stato così: è molto bello vedere oggi la grande offerta culturale che abbiamo, sia per i cittadini sia per i turisti in arrivo da tutto il mondo. Per raggiungere un simile risultato però tutte le istituzioni devono saper lavorare in modo coerente e coordinato. Il ruolo del sovrintendente è quindi anche quello di portare questo progetto culturale comune all’interno del teatro, condividerlo con i suoi collaboratori –in primis la direzione artistica- e trovare insieme a loro un percorso musicale coerente. Questo significa anche mediare tra le aspettative del pubblico e la missione del teatro: non si tratta solo di incontrare il consenso degli spettatori ma anche di stimolarne la curiosità e cercare di allargarne gli orizzonti, uscendo dalla zona di comfort dell’abitudine e del conosciuto. Ci appoggiamo a una straordinaria tradizione di opera e storia dell’opera: fa però parte del compito di un teatro anche proporre titoli meno frequentati, che il pubblico istintivamente magari non sceglierebbe. È quello che abbiamo cercato di fare per esempio nella Stagione in corso, con proposte come Didone ed Enea, La piccola volpe astuta, La donna serpente … L’obiettivo principale non è quindi tanto cercare il consenso quanto conquistare la fiducia di chi ci segue: se vengo a teatro per assistere a uno spettacolo, non è sempre detto che quello che vedo mi piaccia, ma sono disposto a scoprirlo.

Questo è quello che rende il teatro un organismo vivo, che lavora guardando in avanti e non solo al passato.

Certo, potremmo comporre intere stagioni mettendo in scena i dieci titoli più amati, ma sono sicuro che verremmo meno alla missione del teatro, e in generale al compito di tutte le istituzioni culturali: stimolare e allargare le conoscenze del pubblico.

Qual è la difficoltà più grande che ha incontrato nel suo lavoro?

Ogni giorno, e purtroppo vanno sempre aumentando, le difficoltà principali che incontriamo sono quelle di ordine economico. È un aspetto che non influisce solo sulla produzione, su quanti e quali titoli mettere in scena, ma su tutta la missione artistica nel suo complesso: ci costringe a volte a rinunciare a interi pezzi della vita del teatro. Per ragioni di ordine economico abbiamo per esempio dovuto fare a meno di proposte importantissime come era la Stagione Piccolo Regio Laboratorio: all’interno di un grande teatro di tradizione e di storia era una fondamentale finestra aperta sulla contemporaneità, sul teatro danza, sulla prosa, aspetti che altrimenti rischiano di rimanere tagliati fuori dalle nostre proposte culturali. Cerchiamo di essere ottimisti e speriamo di poter riprendere queste proposte in futuro. È anche ingiusto che queste difficoltà influiscano sui lavoratori del teatro. Chiediamo loro di svolgere compiti altamente qualificati e di farlo con passione, ma poi non possiamo riconoscere loro un adeguato valore in termini economici.

E la più grande soddisfazione?

È quella di vedere l’emozione del pubblico quando si apre il sipario; sapere che ci sono persone che lasciano il teatro felici e portando con sé un bene prezioso, quello che può darci la musica ancora oggi.

Ringraziamo il nostro Sovrintendente per la sua gentilezza e disponibilità e gli auguriamo buon lavoro per la Stagione appena inaugurata. Vi ricordiamo che avete a disposizione i commenti del blog per dirci la vostra e porci ulteriori domande. A presto con una nuova intervista!

Una risposta »

  1. Beh proprio bellissima questa intervista!!! Ci dà tanto slancio verso il fituro leggere che la stagione teatrale che ci aspetta è istruttiva e ci proietterà in dimensioni completamente nuove! Grazie!

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