I ragazzi di Chieri per Hänsel e Gretel

Standard

Siamo molto felici quando la vostra avventura con La Scuola all’Opera non si ferma qui, al singolo laboratorio o allo spettacolo, ma si trasforma in un trampolino di lancio per ulteriori riflessioni, rielaborazioni creative e diventa davvero “esperienza” da spendere e far fruttare una volta usciti dal Teatro.

È quindi con grande piacere che pubblichiamo il lavoro svolto dalle classi I B e I D, Scuola Media dell’Istituto Comprensivo Chieri IV: ottimamente preparati dagli insegnanti, i ragazzi hanno trasportato in scenari esotici la classica fiaba di Hänsel e Gretel, rielaborandola in quattro originali parodie.

DSC_0069

Le nuove storie sono state presentate alla scuola durante il concerto finale del 4 giugno, insieme all’esecuzione a cappella (temerari!) dei brani di Humperdinck studiati durante i laboratori di Cantiamo l’Opera.

DSC_0058

A fare da fondale una bellissima scenografia preparata e dipinta a scuola: complimenti per la decorazione della casetta, invitante e inquietante al tempo stesso.

Ed ecco a voi le nuove storie:

ANAAM E KIM
Anaam, la sorellina e Kim, il fratellino, abitavano nella savana con il loro papà Malik e con la mamma Rachelle. Malik era altissimo perché apparteneva al popolo dei Watussi e per entrare nella capanna doveva inginocchiarsi per non battere la testa, così Rachelle gli aveva fatto delle ciabatte per non sbucciarsi le ginocchia. Rachelle era piccolina, aveva paura del fuoco e perciò non preparava mai piatti caldi e quindi tutta la famiglia doveva mangiare cibi crudi per sopravivere. Indossava sempre un vestito di lino arancione e per questo puzzava come carne ammuffita. Era la stagione delle piogge, Amaam e Kim erano nella loro capanna e facevano le pulizie. Stanchi di lavorare, decisero di andare a raccogliere un po’ di cibo e, per non perdersi lungo il cammino, lasciarono cadere a terra dei sassolini. Ad un certo punto, intravidero tra l’erba folta una gazzella, la inseguirono per qualche chilometro poi, stanchi, si fermarono e la persero di vista. Sconsolati, decisero di tornare a casa, sperando che la mamma avesse raccolto qualcosa per la cena. Grazie alle pietre, ritrovarono la strada di casa. Rachelle, per fortuna, aveva raccolto tante bacche e i due bambini riuscirono a sfamarsi. Il giorno dopo, il padre era ammalato e non poteva andare a caccia. Chiese quindi ad Amaan e Kim di andare al suo posto. I bambini si misero in cammino, ma si dimenticarono di lasciare i sassolini lungo il percorso. Al di là di una radura, intravidero una capanna e, incuriositi, decisero di entrare. Videro un leone addormentato, si spaventarono e si misero a gridare: il leone si svegliò di soprassalto e …..BADABUM !!! , li scaraventò a terra. I ragazzi impauriti scapparono e caddero in una trappola di Gabriele, così si chiamava il leone. Gabriele aveva una coda lunghissima, nella quale inciampava continuamente. Adorava i bambini perché li trovava teneri e saporiti. I bambini erano rimasti legati per i piedi a testa in giù; l’animale slegò Anaan e la portò nella sua capanna, poi le disse di andare nella savana a raccogliere delle bacche. Poi slegò Kim, lo spinse in una profonda buca dalla quale non sarebbe mai riuscito a uscire. Kim, spaventato, incominciò a piangere, anche Anaam strillava per la disperazione; gridava così forte che i genitori udirono la sua voce e accorsero. Pur di salvare i suoi bambini, anche il padre si mise a correre con la madre malgrado la febbre e, dopo parecchi chilometri, i genitori trovarono Anaam accovacciata di fianco a un albero che piangeva. La abbracciarono teneramente e le chiesero che cosa stesse succedendo; lei spiegò l’accaduto. Si avvicinarono alla capanna, presero una corda che la mamma aveva portato da casa e la calarono all’interno della buca. Per non farsi scoprire dal leone, tirarono fuori Kim molto silenziosamente e poi si abbracciarono tutti e quattro. Per liberarsi dal leone lo attirarono con le bacche raccolte da Anaam. Gabriele, distratto dalle bacche dolci e profumate di cui era molto goloso, cadde nella fossa. La famiglia entrò nella capanna, dove trovò cibo a volontà. Felici, i quattro ritornarono a casa carichi di prelibatezze.
Giorgia Cutali
Carlos Leon
Giorgia Ronco
HANAN E MOBINA
Molto tempo fa, in un’oasi nel deserto del Sahara, viveva una famiglia, mezza perfetta e mezza no. Amin era il padre di Hanan, il fratellino, e di Mobina, la sorellina, ed era il marito di Sahida. Indossava una tunica bianca molto lunga, per questo inciampava sempre, anche a causa delle babbucce a punta che aveva l‘abitudine di calzare. Sahida era una signora perfettina che faceva sempre ginnastica. Quando lavorava, immaginava che il tavolo fosse una trave, mentre gli oggetti della casa erano attrezzi per il corpo libero. Un giorno, mentre la mamma lavorava e faceva gli addominali, il papà inciampò e le rovesciò addosso un vaso di fiori pieno d’acqua. Sahida si infuriò così tanto che spaventò i bambini costringendoli a scappare. I due sj ritrovarono a camminare per un paio di giorni nel deserto, senza acqua né cibo. Finalmente avvistarono in lontananza un pozzo diverso dal solito. I due bambini iniziarono a correre, lo raggiunsero e si meravigliarono: la base era circondata da statue di uccelli e accanto c’era un secchio d’oro. Poi però, cercando di prelevare dell’acqua, ci caddero dentro. Arrivati in fondo senza danni, aprirono gli occhi e videro una casa un po’strana: aveva le pareti fatte di sabbia che colava, il tetto era di fasce di mummia, porte e finestre erano decorate con scarabei. I bambini erano molto incuriositi, entrarono nella casa e……videro la mummia !!! Aiuto!!!!! Si spaventarono talmente che scapparono a gambe levate. Correndo imboccarono il sentiero che avevano percorso all’andata e raggiunsero la loro casa nell’oasi. I genitori furono contentissimi di rivederli sani e salvi. Trascorsero molti giorni e la curiosità divenne più forte della paura. Una mattina all’alba i bambini ripercorsero il sentiero che conduceva al pozzo. Si calarono dentro, ma questa volta la mummia, affamata, li stava aspettando e aveva preparato una trappola. Catturò Hanan poi afferrò Mobina e la costrinse a far ridere il fratello. La mummia infatti era convinta che il riso facesse ingrassare. Mobina però afferrò la benda cha avvolgeva la mummia e la srotolò davanti ad uno specchio. La mummia si spaventò così tanto nel vedersi, che si polverizzò nell’aria. Mobina corse da Hanan e lo abbracciò. Improvvisamente la casa si trasformò in un carro d’oro trainato da cavalli neri con criniere di fuoco che riportarono i bambini all’oasi, dai loro genitori, ai quali raccontarono la loro avventura. Poi tutti quanti se ne andarono a letto felici e contenti.
Ilaria Catalano
Florentina Ghietau
ANDRE’ E CASSANDRA
C’era una volta una famiglia che viveva in mezzo al mare su di un’isola deserta chiamata Hamilton. Questa famiglia era povera e strana. Il papà Eylan era un pescatore, ma non catturava nulla, solamente scarponi puzzolenti, ma era simpatico, goffo, grasso, basso e a cena nascondeva il cibo nei rotolini di ciccia per mangiarselo durante la notte. La mamma Jasminda era pignola, alta magra e nevrotica, ma si occupava con impegno delle faccende domestiche, mentre i figli André e Cassandra erano due ragazzini spensierati ed energici. Un giorno, i due ragazzi andarono a raccogliere conchiglie per la mamma che le utilizzava per creare delle bellissime collane. Videro una barchetta di legno ormeggiata accanto alla riva e decisero di controllare che cosa ci fosse all’interno, salirono a bordo ed essa cominciò a prendere il largo. Dopo un po’ di tempo, i due fratelli ormai lontani dalla riva, iniziarono ad avere nostalgia dei genitori. Dopo qualche ora avvistarono un’isola e quando furono più vicini capirono che era la loro isola, però non era il posto da cui erano partiti. Approdati a terra, cercarono la strada di casa, ma trovarono una caverna ai piedi di un vulcano; la grotta all’interno assomigliava a una casa a più piani: i muri però erano imbrattati di sangue finto alla ciliegia e pus di piedi. Dalla cucina uscì una creatura mezza donna e mezzo zombie che li inseguì fino al primo piano. Era una strega-zombie che a ogni piano perdeva alcune parti del corpo. Quando la creatura raggiunse l’ultimo piano, le era rimasta soltanto la testa e per ragazzi fu una scampagnata sfuggirle. Giunti al piano terra lanciarono la testa contro il pus e se ne andarono prendendo tutte le ricchezze che riuscirono a trovare nella caverna. Arrivati all’esterno, per avvistare la loro casa, salirono in cima al vulcano, ma André inciampò, le ricchezze caddero nel cratere e si fusero.
Simone Cannazza
Alberto Cravino
Simone Gilardi
Edoardo Grimaldi
Andrea Spadaccino
WIRLPOOL E WINZI
In Antartide viveva la famiglia dei pinguini W in un igloo a forma di pinguino, dove la pancia rappresentava l’entrata, gli occhi erano le finestre e un orecchio era il comignolo. La mamma, Wendy, era bassa e cicciona; quando si arrabbiava si gonfiava come un palloncino, urlando come una gallina. Il padre, Winter, era basso, grasso, goffo, con due orecchie da orso e una sola zampa smisurata. I genitori, ingordi ed egoisti, mangiavano grandi quantità di cibo, lasciando digiuni i figli Winzi e Wirlpool. I due, stanchi di essere trattati male, un giorno si incamminarono verso la lunga distesa di ghiaccio; ad un certo punto videro una foca che avanzava verso di loro. Era affamata, ma improvvisamente scoppiò in mille pezzi. Così i due piccoli pinguini ebbero di che saziarsi. Poco dopo, però, scoraggiati si resero conto che senza provviste non sarebbero riusciti a sopravvivere. Sconsolati, si lasciarono scivolare sulla pancia fino a casa. Appena arrivati a destinazione con la pancia dolorante, Winzi e Wirlpool vennero accolti dai genitori che finsero d essere felici, mentre in realtà avrebbero preferito che non tornassero per avere tutto il cibo per sé. Wirlpool e Winzi però si accorsero della loro rabbia perché la madre si gonfiò inaspettatamente. Trascorse un po’ di tempo e il pesce ricominciò a scarseggiare. La madre Wendy si gonfiava continuamente per la rabbia, sollevandosi come un palloncino sino a grande altezza, scendendo poi di colpo e mettendosi a urlare per essersi fatta male. Una sera i genitori si misero a parlare e decisero di condurre i piccoli in una piana sperduta. Il giorno seguente, con la scusa di andare a pescare in una nuova zona, i genitori condussero i pinguinetti nella lontana piana ghiacciata e si dileguarono rumorosamente perché si lasciarono sfuggire urletti di gioia. I piccoli pinguini, rimasti soli, si incamminarono verso una nuova speranza. D’un tratto intravidero all’orizzonte alcune sculture di ghiaccio. Avvicinandosi curiosi, scoprirono un’abitazione fatta interamente di pesci. Si avvicinarono per bussare, quando un pesce fece loro l’occhiolino. Accecati dalla fame, incominciarono a mangiare i pesci, ma quasi subito dalla porta saltò fuori un mostruoso pupazzo di neve che, con un soffio gelato, trasformò Wirlpool in un cubetto di ghiaccio. Winzi, invece, doveva servire e riverire la strega-pupazzo di neve: la malefica strega aveva occhi così grandi che vedeva solo le cose lontane e non quelle vicine, così sbatteva dappertutto. La mattina seguente la strega-pupazzo chiese a Winzi come fare per diventare più bella e lei le mise dei cetrioli e una sostanza appiccicosa sugli occhi. Così la strega –pupazzo, che non riusciva più a vedere nulla, cominciò a camminare a tentoni e, sfortunatamente per lei, non si accorse di essersi avvicinata al fuoco che aveva acceso Winzi, vi cadde sopra e si sciolse. A quel punto, tutte le sculture che si trovavano davanti alla casa si ritrasformarono lentamente in pinguini: erano le vittime della strega. Intanto la madre Wendy, rimasta a casa, scoppiava dalla rabbia; il padre disperato cercava i suoi figlioli, pentito di averli abbandonati. Winzi e Wirlopool, radunati tutti i piccoli pinguini, riuscirono a trovare la strada di casa, così tutti i cuccioli si riunirono alle loro famiglie. Il padre, di ritorno dalla sua ricerca, trovò i bambini a casa che lo aspettavano e per festeggiare il ritorno, con la sua enorme zampa, spedì tutti alle sole Hawaii ad abbronzarsi felicemente.
Denis Arveda
Giulia Frasson
Emma Livio
Rebecca Volpe

Grazie ai ragazzi delle classi I B e I D per aver condiviso con noi il loro percorso e grazie anche alle insegnanti che li hanno preparati, Professoresse Laura Vaschetti, Gabriella Antonielli e Rosanna Baron.

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...