Donne, donne, eterni Dei!

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La storia dell’opera italiana è un florilegio suggestivo, evocativo e quasi infinito di ritratti femminili: donne forti, donne angeliche, donne simbolo, vere donne o donne fuori dal tempo … eccone a voi un’antologia, corredata da parole chiave, estratti dal libretto e ascolti.

È questo il tema della vostra terza e ultima prova, partecipanti al Gioco dell’Opera, questa volta incentrata sulla creatività: siete quindi completamente liberi di sviluppare lo spunto come meglio credete. Consegna entro venerdì 30 maggio e non dimenticate di tornare a leggere il nostro prossimo articolo: Giacomo Puccini!

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Angelina
Una volta c’era un Re,
Che a star solo s’annoiò:
Cerca, cerca, ritrovò;
Ma il volean sposare in tre.
Cosa fa?
Sprezza il fasto e la beltà.
E alla fin sceglie per sé
L’innocenza e la bontà.
(atto I, scena I)

Sprezzo quei don che versa
Fortuna capricciosa.
M’offra chi mi vuol sposa,
Rispetto, amor, bontà.
(atto I, scena XIV)

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Norma (fissa Pollione sino che prorompe)
Vanne, sì: mi lascia, indegno,
Figli obblia, promesse, onore…
Maledetto dal mio sdegno
Non godrai d’un empio amore.
Te sull’onde, e te sui venti
Seguiranno mie furie ardenti,
Mia vendetta e notte e giorno
Ruggirà d’intorno a te.

(atto I, scena IX)Norma con una lampa e un pugnale alla mano.
Siede e posa la lampa sopra una tavola. E’ pallida, contraffatta, ec.
Norma
Dormono entrambi… non vedran la mano
Che li percuote. ‑ Non pentirti, o core;
Viver non ponno… Qui supplizio, e in Roma
Obbrobio avrian, peggior supplizio assai…
Schiavi d’una matrigna. ‑ Ah! no: giammai.
(Sorge risoluta)
Muoiano, sì. (fa un passo e si ferma) Non posso
Avvicinarmi: un gel mi prende, e in fronte
Mi si solleva il crin. ‑ I figli uccido!…
Teneri figli … pur dianzi
Delizia mia … essi nel cui sorriso
Il perdono del ciel mirar credei!…
Ed io li svenerò?… di che son rei?
(Risoluta)
Di Pollion son figli:
(Pausa)
Ecco il delitto. Essi per me son morti:
Muojan per lui:
E non sia pena che la sua somigli.
Feriam…
(s’incammina verso il letto: alza il pugnale;
essa dà un grido inorridita.. i figli si svegliano)
Ah! no… son miei figli!… Miei figli!
(li abbraccia piangendo amaramente)

(atto II, scena I)Norma
In mia man alfin tu sei:
Niun potria spezzar tuoi nodi.
Io lo posso.
Pollione
Tu nol déi.
Norma
Io lo voglio.
Pollione
E come?
Norma
M’odi. Pel tuo Dio, pe’ figli tuoi…
Giurar déi, che d’ora in poi..
Adalgisa fuggirai…
All’altar non la torrai…
E la vita io ti perdono …
E non più ti rivedrò.
(atto II, scena X)

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Lucia e Edgardo
Verranno a te sull’aura
i miei sospiri ardenti,
udrai nel mar che mormora
l’eco de’ miei lamenti…
Pensando ch’io di gemiti
mi pasco, e di dolor.
Spargi una mesta lagrima
su questo pegno allor.

Edgardo
Io parto…

Lucia
Addio…
Edgardo
Rammentati!
Ne stringe il cielo!…

Lucia
E amor.
(Edgardo parte; Lucia si ritira nel castello)
(atto I, scena IV)(Lucia è in succinta e bianca veste: ha le chiome scarmigliate, ed il suo volto, coperto da uno squallore di morte,la rende simile ad uno spettro, anziché ad una creatura vivente. Il di lei sguardo impietrito, i moti convulsi, e fino un sorriso malaugurato manifestano non solo una spaventevole demenza, ma ben anco i segni di una vita, che già volge al suo termine)Coro
Oh giusto cielo!
Par dalla tomba uscita!)

Lucia
Il dolce suono
mi colpì di sua voce!… Ah! quella voce
m’è qui nel cor discesa!…
Edgardo! Io ti son resa:
fuggita io son da’ tuoi nemici… ~ Un gelo
mi serpeggia nel sen!… trema ogni fibra!…
vacilla il piè!… Presso la fonte, meco
t’assidi alquanto… Ahimè!… sorge il tremendo
fantasma e ne separa!…
Qui ricovriamci, Edgardo, a piè dell’ara…
sparsa è di rose!… un’armonia celeste
di’, non ascolti? ~ Ah, l’inno
suona di nozze!… il rito
per noi, per noi s’appresta!… Oh me felice!
Oh gioia che si sente, e non si dice!
Ardon gl’incensi… splendono
le sacre faci intorno!…
Ecco il ministro! Porgimi
la destra… Oh lieto giorno!
Alfin son tua, sei mio!
A me ti dona un dio…
ogni piacer più grato
mi fia con te diviso
del ciel clemente un riso
la vita a noi sarà!

Raimondo, Alisa e Coro(sporgendo le mani al cielo)
In sì tremendo stato,
di lei, signor, pietà.
(atto II, scena V)

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Violetta
È strano! è strano! in core
Scolpiti ho quegli accenti!
Sarìa per me sventura un serio amore?
Che risolvi, o turbata anima mia?
Null’uomo ancora t’accendeva O gioia
Ch’io non conobbi, essere amata amando!
E sdegnarla poss’io
Per l’aride follie del viver mio?
Ah, fors’è lui che l’anima
Solinga ne’ tumulti
Godea sovente pingere
De’ suoi colori occulti!
Lui che modesto e vigile
All’egre soglie ascese,
E nuova febbre accese,
Destandomi all’amor.
A quell’amor ch’è palpito
Dell’universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor.
A me fanciulla, un candido
E trepido desire
Questi effigiò dolcissimo
Signor dell’avvenire,
Quando ne’ cieli il raggio
Di sua beltà vedea,
E tutta me pascea
Di quel divino error.
Sentìa che amore è palpito
Dell’universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor!

(Resta concentrata un istante, poi dice)
Follie! follie delirio vano è questo!
Povera donna, sola
Abbandonata in questo
Popoloso deserto
Che appellano Parigi,
Che spero or più?
Che far degg’io!
Gioire,
Di voluttà nei vortici perire.
Sempre libera degg’io
Folleggiar di gioia in gioia,
Vo’ che scorra il viver mio
Pei sentieri del piacer,
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
Sempre lieta ne’ ritrovi
A diletti sempre nuovi
Dee volare il mio pensier.
(atto I, scena V)

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Butterfly
Io seguo il mio destino
e piena d’umiltà
al dio del signor Pinkerton m’inchino.
È mio destino.
Nella stessa chiesetta in ginocchio con voi
pregherò lo stesso dio.
E per farvi contento
potrò quasi obliar la gente mia.
(si getta nelle braccia di Pinkerton)
Amore mio!
(atto I)Butterfly
Vogliatemi bene
un bene piccolino,
un bene da bambino
quale a me si conviene.
Noi siamo gente avvezza
alle piccole cose
umili e silenziose,
ad una tenerezza
sfiorante e pur profonda
come il ciel, come l’onda
lieve e forte del mare.

Pinkerton
Dammi ch’io baci le tue mani care.
(prorompe con grande tenerezza)
Mia Butterfly!… come t’han ben nomata
tenue farfalla…

Butterfly (a queste parole si rattrista e ritira le mani)
Dicon ch’oltre mare
se cade in man dell’uom, ogni farfalla
da uno spillo è trafitta
ed in tavola infitta!

Pinkerton(riprendendole dolcemente le mani e sorridendo)
Un po’ di vero c’è.
E tu lo sai perché?
Perché non fugga più.
(abbracciandola)
Io t’ho ghermita…
ti serro palpitante.
Sei mia.

Butterfly (abbandonandosi)
Sì, per la vita.
(atto I)
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Turandot
In questa Reggia, or son mill’anni e mille,
un grido disperato risonò.
E quel grido, traverso stirpe e stirpe
qui nell’anima mia si rifugiò!
Principessa Lo-u-Ling,
ava dolce e serena che regnavi
nel tuo cupo silenzio in gioia pura,
e sfidasti inflessibile e sicura
l’aspro dominio, oggi rivivi in me!

La folla(sommessamente)
Fu quando il Re dei Tartari
le sette sue bandiere dispiegò!

Turandot (come cosa lontana)
Pure nel tempo che ciascun ricorda,
fu sgomento e terrore e rombo d’armi!
Il regno vinto!…
E Lo-u-Ling, la mia ava, trascinata
da un uomo, come te, straniero,
là nella notte atroce,
dove si spense la sua fresca voce!

La folla
Da secoli ella dorme
nella sua tomba enorme!

Turandot
O Prìncipi, che a lunghe carovane
d’ogni parte del mondo
qui venite a gettar la vostra sorte,
io vendico su voi, quella purezza,
quel grido e quella morte!…
(con energia)
Mai nessun m’avrà!…
L’orror di chi l’uccise
vivo nel cuor mi sta!
No, no! Mai nessun m’avrà!
Ah, rinasce in me l’orgoglio
di tanta purità!
(e minacciosa al principe)
Straniero! Non tentar la fortuna!
Gli enigmi sono tre, la morte è una!

Il principe
No! No!
Gli enigmi sono tre, una è la vita!

Turandot
No, no!
Gli enigmi sono tre, la morte è una!

Il principe
Gli enigmi sono tre, una è la vita! (atto II, quadro II)

Donne, donne, eterni Dei!
Chi vi arriva a indovinar!

 

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  1. E perché non ricordare la fragile Mimì… ecco un link della resa salisburghese del 2012


    Anche se mi tenta Norma emula di Medea, e la tragica Violetta, per non parlare della dolcissima Cio Cio San e i suoi sogni colorati di ciliegi e Hello Kitty; che fare con questo stuolo d’intramontabili eroine? Ci sforzeremo ancora di dar vita nuova a tanta tradizione!

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