… e finalmente MOZART!

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Voi conoscete la mia più grande ambizione, scrivere delle opere […] Non dimenticate il mio desiderio di scrivere opere. Invidio chiunque ne scriva una. Desidererei proprio piangere di dispetto quando sento o vedo un’aria. Ma italiana, non tedesca, seria, non buffa.”[1]

Wolfgang Amadeus Mozart: forse il più celebre compositore di tutti i tempi. E per quanto spesso venga ricordato soprattutto per la sua immensa produzione in altri generi musicali, anche e soprattutto nell’opera – non soltanto opera italiana  – Mozart ha lasciato una fortissima impronta, riuscendo nel corso della sua breve carriera ad assimilare il meglio del Settecento, riscriverlo, rivoluzionarlo e reinventarlo, gettando le basi per una nuova forma teatrale.

Mozart comincia la sua vita artistica prestissimo, come bambino prodigio portato dal padre in giro per l’Europa, oltre che ad esibirsi alla ricerca di fama e successo, alla scoperta del meglio del mondo musicale. Tre di questi viaggi, compiuti tra il 1769 e il 1773, sono dedicati all’opera italiana, genere imprescindibile per ogni compositore che cercasse la fama: le tappe sono Verona, Mantova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Torino, Venezia. Mozart è appena adolescente, ma assorbe come una spugna il meglio del Settecento: assiste a importanti produzioni operistiche e ha modo di conoscere molti tra i più importanti musicisti dell’epoca, come Hasse, Piccinni, Farinelli, Johann Christian Bach e padre Giovanni Battista Martini, da cui prende lezioni di contrappunto.

Non si limita ad ascoltare, ma si cimenta a sua volta in composizioni nuove, rispettando l’impianto formale dell’opera seria, come con i tre atti del Mitridate, re di Ponto e Lucio Silla, entrambe andate in scena al Teatro Ducale di Milano, la prima nel 1770 –riscuotendo enorme successo -, la seconda nel 1772. E d’altra parte, come ci ricorda Massimo Mila, “Al principio del Settecento un operista non avrebbe potuto acquistare fama universale se non affermandosi nel genere dell’opera seria. Alessandro Scarlatti, Leo, Feo e soprattutto Pergolesi, sono tutti autori di buone opere buffe e di vivaci <<intermezzi>>. Pure la fama tra i contemporanei la dovettero alle loro Griselde, alle loro Zenobie, alle loro Olimpiadi.[2]

Mozart sa non soltanto fare propri i caratteri formali del genere più in voga, ma arriva a superarli: la prima composizione in un certo senso innovativa, se pure rispetta ancora l’impianto standard dell’opera seria, è Idomeneo re di Creta. Maggiore continuità nell’azione scenica (non necessariamente confinata all’interno dei recitativi, ma a volte narrata, ad esempio, dai cori), presenza di danze, superamento dell’esclusiva funzione di accompagnamento dell’orchestra a favore di una maggiore espressività e ruolo narrativo, un finale lieto e moralistico secondo tradizione illuminista ma funestato dalla cruda scena di pazzia di Elettra avvenuta immediatamente prima.

 Ma nella seconda metà del secolo l’opera comica sta prendendo piede:

“[…] La buona figliola di Piccinni, Il barbiere di Siviglia di Paisiello, per non parlare del Matrimonio segreto di Cimarosa, misero in ombra le pompose opere serie dei loro autori. Mozart è il punto di arrivo di questa trasformazione […][3]

Dopo la netta separazione dovuta alle “riforme”, è tempo che la frattura tra opera seria e comica venga ricomposta e superata a favore dell’invenzione di una nuova forma teatrale: e sarà naturalmente Mozart a riuscire nell’impresa.

Un paio di opere comiche che seguono il modello tradizionale (La finta semplice e La finta giardiniera) scompaiono al confronto con quanto avverrà dopo, in seguito all’incontro, a Vienna, con il librettista Lorenzo Da Ponte. E’ la nascita della celebre trilogia italiana: Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790). Tre opere nelle quali vengono scardinati tutti i confini di genere, le limitazioni di forma e gli usi teatrali dell’opera italiana: tre capolavori che, pure perfettamente inseriti nel contesto storico, rispecchiando il tramonto del Settecento, aprono le porte a un mondo, un carattere e una sensibilità nuova, già romantica.

 Non approfondiamo oltre il discorso perché starà a voi cimentarvi con la trilogia Mozart – Da Ponte, appuntamento ineludibile per gli amanti dell’opera, rispondendo alla seconda consegna del torneo: vi proponiamo questa volta due tracce alternative, che siamo sicuri stimoleranno la vostra creatività.

Eccole:

1)      Mozart prese coscienza di quanto stava avvenendo nel melodramma italiano del tempo: la crescente nobilitazione musicale dell’opera comica, che la doveva portare ben presto a soverchiare il predominio dell’opera seria, grazie anche all’accoglimento di nuovi contenuti sentimentali, patetici e perfino tragici. Questa nobilitazione avveniva attraverso l’accoglimento di soggetti letterariamente pregevoli; attraverso cantanti di prim’ordine…; attraverso il concorso di un’orchestra di ampiezza e dignità sinfonica […] L’asso nella manica dell’opera comica è […] il “concertato”, o scena d’insieme […] dove più personaggi cantano contemporaneamente. Questo pezzo musicale divenne […] un potente elemento di realismo e di progresso drammatico. Il concertato è il mezzo di cui si serve l’opera comica per […] istituire fra i personaggi il dialogo, un dialogo fitto di botte e  risposte ravvicinate, senza cui naturalmente non si fa teatro.
(M. MILA, Lettura delle”Nozze di Figaro”, Einaudi, Torino 1979)

Nel Don Giovanni l’osmosi di opera comica e di opera seria diventa completa, in quanto si estende anche ai contenuti. Strana opera comica questa che si apre con la scena tragicissima d’un ammazzamento in duello, prosegue in un cimitero e si chiude con l’apparizione spaventosa della statua d’un morto che viene in scena per trascinare il protagonista nella fiamme dell’inferno!
(M. MILA, Lettura del Don Giovanni di Mozart,  Einaudi, Torino 1988).

Come scrive Massimo Mila, nelle opere della trilogia Mozart incrocia personaggi, stili, elementi letterari… appartenenti a sfere diverse (comica, seria, tragica, perfino religiosa), ottenendo capolavori di notevole spessore e realismo psicologico, oltre che di enorme pregnanza musicale e drammaturgica. Individuate alcuni esempi di tale coesistenza nelle tre opere: quali punti del libretto la rivelano? Quali personaggi appartengono all’una o all’altra sfera? Quali le trascendono? Come concorre la musica ad esaltare i contrastanti piani stilistici e psicologici?

2)      Scrivere di musica è un esercizio difficile: si tratta, infatti, di utilizzare un linguaggio per descriverne un altro, dotato di regole espressive del tutto diverse. Dura la vita per i musicologi…!  Dopo aver ascoltato le tre ouvertures o sinfonie, provate a descriverne il carattere, la struttura, il legame con l’opera, le reciproche similitudini e differenze.

(Consultate i modelli:
M. MILA, Lettura delle Nozze di Figaro, Einaudi, 1979, pp. 28-30; Lettura del Don Giovanni di Mozart, Einaudi, 1988, pp. 45-54;
Alberto JONA, Il paggio, il libertino, il filosofo, Unicopli, 1990, pp. 68-69)

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[CLICK SULLE IMMAGINI PER I LINK AI VIDEO]

Se prediligete l’impegno pittorico a quello letterario, scegliete una delle tre opere e trasformatela in graphic novel; potrete anche creare un video utilizzando la sinfonia d’opera.

Attendiamo con ansia i vostri capolavori, da inviare entro venerdì 11 aprile.

NB Non ci siamo dimenticati delle opere tedesche di Mozart, ambito nel quale abbiamo altre grandi innovazioni e altri capolavori. Non rientrano nell’economia del nostro discorso, legato quest’anno esclusivamente all’opera italiana, ma vi invitiamo caldamente a regalarvi qualche ascolto scelto, per esempio da Die Zauberflöte, tra l’altro andato da poco in scena qui al Teatro Regio nel bellissimo allestimento di Roberto Andò.


[1] Lettera al padre Leopold Mozart da Mannheim, 4 febbraio 1778
[2] Massimo MILA, Lettura del Don Giovanni di Mozart, Einaudi, Torino 1988, p. 19
[3] Ibid.

»

  1. Davvero impegnativa la consegna, questa volta, ma anche emozionante data la geniale versatilità di note e personaggi di Mozart! Speriamo i nostri studenti, gravati dei molteplici carichi scolastici, non demordano e seguano Figaro o Don Giovanni nelle loro avventure, magari opportunamente rinverdite con qualche azione nota a pochi intimi…

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