CHILDREN’S CRUSADE: proposte di lettura

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The Children's crusade, di Gustave DoréChildren’s Crusade: uno straziante racconto della guerra vissuta dai bambini. Una marcia verso l’ignoto, un estremo tentativo di trovare un lembo di terra in pace, guidati soltanto da una disperata voglia di vivere e sopravvivere. Per prepararsi allo spettacolo, che sta per andare in scena al Piccolo Regio Puccini lunedì 28, martedì 29 e mercoledì 30 gennaio, in occasione del vicino Giorno della Memoria, vi presentiamo nella sezione Materiali alcune proposte bibliografiche, antologie di approfondimento e fonti dirette sui due temi portanti di quest’opera: la guerra dei bambini e la musica durante i regimi totalitari.

Il tema dei bambini in guerra è assolutamente contemporaneo: sebbene Children’s Crusade prenda le mosse dalla celebre, forse leggendaria, crociata dei bambini di epoca medioevale, il testo di Brecht si situa in Polonia all’alba dei primi, tragici avvenimenti della II guerra mondiale. Ed è proprio nel Novecento che il coinvolgimento di bambini nelle violenze di guerra conosce una brutale intensificazione: i conflitti armati moderni si estendono dai lontani campi di battaglia fino ad invadere i territori civili, le città e persino i cieli. Le prime vittime dei conflitti non sono più i militari bensì i civili e soprattutto le fasce più deboli della popolazione, appunto i bambini. Fame, bombardamenti, deportazioni, sterminio di massa, arruolamento tra le fila dei combattenti, niente è risparmiato ai più giovani: le ultime leggi morali universalmente riconosciute cadono per sempre.

GILNasica (Augusto Majani), copertina di “Numero”, n. 188, 29 luglio 1917In Europa è il primo conflitto mondiale a vedere maggiormente coinvolti i più piccoli: la Grande Guerra, con il suo altissimo prezzo di perdite umane, non risparmia le nuove generazioni. Per far fronte alle numerosissime perdite è necessario arruolare ragazzi sempre più giovani e coinvolgere tutta la popolazione nello sforzo bellico, costruendo una propaganda che giustifichi e santifichi il sacrificio dei “figli della Patria”[1]. Al termine della guerra, nei più piccoli, cresciuti in mezzo al conflitto e ad un continuo condizionamento ideologico che coinvolge ogni aspetto dell’educazione e della comunicazione (scuola, libri e fumetti, réclames pubblicitarie, giocattoli ispirati e inneggianti allo sforzo bellico), rimarrà un inappagato senso di rivalsa e di riscatto, unito al fascino dell’avventura che la vita militare può suscitare[2]. In Italia e in Germania queste saranno le basi sui cui si fonderanno i regimi totalitari di fascismo e nazismo: per la dittatura le giovani generazioni sono un prezioso serbatoio di futuri cittadini e soldati totalmente votati alla causa. Come tali saranno accuratamente allevate, cresciute ed educate secondo l’ideologia di regime[3], da subito inquadrate in organizzazioni paramilitari e infine sacrificate come risorsa estrema e ultima difesa prima del crollo. Dalla parte delle vittime, i bambini non furono risparmiati da deportazioni e sterminio di massa.[4]libri di testo fascisti per la scuola

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Ma il tema proposto da Children’s crusade non è importante soltanto a livello storico e come memoria di fatti trascorsi: non va infatti dimenticato che al giorno d’oggi nei numerosissimi conflitti in corso i bambini sono ancora e sempre di più coinvolti, non solo come vittime ma anche come carnefici. È il dramma dei bambini soldato, alimentato dal diffondersi di disordine sociale, dallo sviluppo tecnologico di armi a basso costo e facili da usare e dalla crescente criminalizzazione delle guerre[5].dalla propaganda ai conflitti

La musica sotto i regimi totalitari di fascismo e nazismo fu considerata come l’ennesimo aspetto del pensiero e dell’espressione artistica da controllare, condizionare e possibilmente utilizzare a favore della causa. Fu così in Germania e nei territori occupati dal Terzo Reich, dove tutta la scena artistica fu accuratamente epurata da compositori ed interpreti invisi al nazismo per ragioni razziali o ideologiche, mentre la musica di Wagner fu assunta a simbolo della dottrina nazista[6].

L'orchestra del ghetto a TerezinAll’interno dei ghetti e dei campi di concentramento, la musica fu al tempo stesso una Locandina dell'opera Brundibar di Hans Krasadelle ultime forme di espressione artistica e personale umanamente concesse e una raffinata e crudele tortura: gli artisti e gli ensembles godevano spesso di speciali privilegi ma al contempo erano spesso costretti ad accompagnare con la loro musica esecuzioni o marce forzate dei prigionieri. Merita una menzione a parte il ghetto di Theresienstadt (Terezin), organizzato dai nazisti come campo “speciale” per intellettuali, artisti e famiglie e protagonista di un documentario propagandistico del Reich per la Croce Rossa[7]. Il campo vide rinchiuse tutte le figure di spicco della scena culturale tedesca e boema e ospitò una vita artistica molto intensa e di altissimo livello; proprio a Terezin il compositore  Hans Kràsa rielaborò e mise in scena più di 55 volte la sua celebre opera per bambini Brundibar. Nelle ultime fasi della guerra, nessun artista fu risparmiato dalla persecuzione[8].

In Italia, sotto il dominio di Mussolini, violinista dilettante, dietro una facciata di apparente mecenatismo e promozione delle arti, la vita musicale fu strettamente regolamentata e, almeno nelle intenzioni, piegata all’espressione dell’ideologia nazionalista e di regime. Come in ogni altro ambito lavorativo e sociale, i musicisti non allineati furono discriminati e perseguitati[9].mussolini-benito_580x267

Entartete Musik

Comune alle due dittature fu il rifiuto e l’abolizione di tutta la musica razzialmente “impura”, come il jazz e lo swing, considerati espressioni di un pensiero “demo-giudo-pluto-massonico” e costretti a mascherarsi sotto traduzioni e arrangiamenti improbabili. Nel 1938 proprio alla cosiddetta Entartete Musik (“musica degenerata“) fu addirittura dedicata una mostra a Düsseldorf, organizzata in diverse sezioni: (1) l’influenza del Giudaismo, (2) Schoenberg, (3) Kurt Weill ed Ernst Krenek, (4) “Compositori minori bolscevichi”, (5) Leo Kestenberg (responsabile dell’educazione musicale prima del 1933) (6) Hindemith (7) Igor Stravinsky [10].

Controllata, perseguitata e trasformata sotto le dittature in mezzo di propaganda, in tutta l’opera di Britten e particolarmente in Children’s crusade la musica si riscatta finalmente come strumento di espressione degli orrori della guerra e di diffusione dell’ideale pacifista.

Il percorso di preparazione allo spettacolo Children’s crusade proseguirà la prossima settimana con un’intervista alla regista Anna Maria Bruzzese.


[1] Lettura: estratti da A. GIBELLI, Il popolo bambino
[2] Lettura: estratti del romanzo “Piccolo Alpino” di S. GOTTA
[3] Lettura: estratti da B.ROSSI e P. PASTACALDI, Hitler è buono e vuol bene all’Italia e le fonti dirette: L’aratro e la spada, il Libro per la classe III del 1939 e L’impero degli italiani
[4] Lettura: estratti da N. STARGARDT, La guerra dei bambini e come fonti dirette le Lettere di Etty HILLESUM
[5] Lettura: estratti da P. W. SINGER, I signori delle mosche
[6] Vi segnaliamo che a musica e identità sarà dedicato il prossimo approfondimento per il torneo Verdi vs Wagner
[7] Hitler regala una città agli ebrei, 1944
[8] Per la musica durante l’Olocausto e un approfondimento sul ghetto “artistico” di Theresienstadt vi proponiamo il breve saggio Music during the Nazi persecution of Jewish people
[9] Lettura: estratti da H. SACHS, Musica e regime
[10] Lettura: estratti da R. SCHWAMENTHAL, Postfazione a M. ZWERIN, Musica degenerata. Il jazz sotto il nazismo e l’articolo di G. MANCA Entartete Musik

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