La danza di Béjart al Teatro Regio

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La danse… un minimum d’explications, un minimum d’anecdotes, et un maximum de sensations.“[1]

Béjart [Le Sacre du printemps] 107

È terminata una settimana fa la tappa torinese della tournée mondiale che celebra i 25 anni di attività artistica della compagnia Béjart Ballet Lausanne, fondata nel 1987 da Maurice Béjart e diretta dal 2007 da Gil Roman, protagonista dal 30 novembre al 14 dicembre del palcoscenico del Teatro Regio con una imperdibile antologia di titoli.

Spaziando dalla travolgente musica di Stravinskij con L’Oiseau de feu all’impeto primordiale de Le Sacre du printemps, fino alla trascinante coreografia creata nel 1961 per il celeberrimo Boléro di Maurice Ravel, passando per la forza comunicativa di Syncope, Offrande à Stravinsky e Light disegnate su una miscellanea musicale originale e suggestiva, i danzatori del Béjart Ballet Lausanne hanno ancora una volta affascinato e conquistato il pubblico del Teatro Regio.

La danza di Béjart mostra come la passione del grande coreografo abbia saputo reinventare il balletto in un’unione armonica e originale di linguaggio classico e innovativo, valorizzando le peculiarità fisiche e caratteriali di ogni interprete come elemento prezioso, unico ed irripetibile, che contemporaneamente trova la sua dimensione espressiva ideale nelle grandi scene corali.

Béjart [L'Oiseau de feu] 020

La danse n’a plus rien à raconter: elle a beaucoup à dire!”[2]:

il movimento, per Béjart, è comunicazione, trasmissione di sensazioni, emozioni, immagini.

Je prenais la vie et je la jetais sur scène. Une double tradition: celle de l’enseignement et celle de l’art. Je ne suis pas le révolutionnaire qu’on croit: j’ai dépoussiéré.”[3]

Come sempre invitiamo il pubblico e i ragazzi delle scuole che hanno partecipato al progetto All’Opera, ragazzi! a commentare l’esperienza e ad inviarci gli elaborati prodotti.

Il n’y a qu’un seul public: celui qui vient pour aimer…“ [4]

Buone vacanze da La Scuola all’Opera!


Tutte le citazioni sono tratte da Maurice Béjart, Un instant dans la vie d’autrui, 1979

[1] “La danza … un minimo di spiegazioni e di aneddoti e un massimo di sensazioni.
[2] “La danza non ha più niente da raccontare: ha molto da dire!
[3] “Prendevo la vita e la mettevo in scena. Una doppia tradizione: quella dell’esperienza e quella dell’arte. Non sono il rivoluzionario che dicono: ho dato una spolverata.
[4] “Non c’è che un pubblico: quello che viene per amare…


Una risposta »

  1. “La danse…un minimum d’explications, un minimum d’anecdotes, et un maximum de sensations“: sono riassunte in queste poche parole la filosofia e la bellezza dello spettacolo della compagnia di Béjart. Uno spettacolo che colpisce per la simbiosi perfetta tra musica e luci, per il fatto che ogni gesto acquisti un senso ben preciso, ma, soprattutto, per il forte legame presente tra tutti i danzatori. I ballerini, infatti, pur interpretando a loro modo i movimenti coreografici e adattandoli alla loro struttura fisica, donano allo spettatore un mirabile esempio di armonia e insieme, fondendosi nel gruppo e realizzando un qualcosa di più rispetto alla semplice somma delle loro abilità. Il pubblico riesce, così, a cogliere sia l’unicità del singolo elemento sia la sintesi hegeliana che prende vita nelle coreografie di gruppo e il risultato non può che essere eccellente.

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