CARMEN al Regio: prends garde à toi!

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Quand je vous aimerai?
Ma foi, je ne sais pas,
Peut-être jamais, peut-être demain.
Mais pas aujourd’hui, c’est certain.

 

Più realismo; lo cercava Bizet già nel 1866, e da subito e per sempre Carmen sarà un’opera di rottura e di scandalo, nel 1875 come oggi. A partire dal soggetto, tragico e oltre gli schemi, per culminare nello spirito sensuale che sfugge a qualsiasi regola incarnato dalla protagonista assoluta, Carmen appunto.

In tutto e per tutto, fino alla morte Carmen afferma con forza la sua libertà: “Libertà di essere contro ogni legge religiosa, statale, sociale”, come ricorda Alberto Mattioli nel saggio di presentazione dell’opera.

Il discusso allestimento dello spagnolo Calixto Bieito, ripreso al Teatro Regio con la regia di Joan Anton Rechi, non si accontenta del realismo, ma mette in scena  “…l’energia della frontiera. Crudele, disperata ed esasperata, tremendamente brutale.” (“Sistema Musica”, novembre 2012). Una frontiera rappresentata dalla scena nella sua nudità e aridità, dove valori e sentimenti spariscono schiacciati dalla disumanità del consumismo costellata da simboli vaghi, ormai spogli di qualsiasi significato. Una frontiera di contrabbandieri e di donne schiave della loro stessa volontà di trasgressione a tutti i costi:  Bieito costruisce l’opera come aspro conflitto tra universi, femminile e maschile. Di ciascun mondo lascia affiorare forti i lati di sopraffazione, miseria, repressione, violenza.  (Carla Moreni, “Il Sole 24 ore”,  sull’edizione al Teatro Massimo di Palermo del novembre 2011)

A fare da contrappunto alla crudezza delle scene, la musica di Bizet; unica nella sua raffinatezza e ricchezza di sfumature e di caratteri, dipinge una sensualità sottile, insinuante, e a tratti esplode nella passionalità più calda, vitale e umana.

Uno stridente e provocatorio contrasto che non può che suscitare accesi dibattiti: e così la parola adesso passa a voi, pubblico de La Scuola all’Opera! Il blog aspetta commenti, elaborati, contributi e riflessioni degli spettatori e in particolare dei più di 200 ragazzi e docenti delle scuole coinvolti nel progetto All’opera, ragazzi!: dite la vostra su Carmen!

Carmen è in scena al Teatro Regio fino al 25 novembre.

Qui la locandina e per saperne di più, sul canale youtube del Teatro Regio, Pillole di Passione: un  videoprogetto “in pillole” che ci accompagnerà alla scoperta dei titoli di Stagione con interviste ai protagonisti del palcoscenico e della buca d’orchestra, uno sguardo dietro le quinte durante la preparazione di ogni allestimento.

L’amour est enfant de bohème
Il n’a jamais, jamais, connu de loi
si tu ne m’aimes pas, je t’aime
si je t’aime, prends garde à toi!

 Commenta l’articolo su Carmen

Attenzione: l’appuntamento con Verdi vs Wagner torna venerdì 30 novembre p.v.

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  1. Penso che quello in scena al Regio sia stato uno spettacolo da ascoltare spesso più che vedere, fatta eccezione per qualche quadro di indubbio effetto. Sacré Georges!

  2. l’arte è una forma d’amore, e come tale ne vive tutte le contraddizioni (ad esempio, c’è bisogno di limiti e c’è la necessità, a volte, di violarli …). Nel caso di un’opera io mi chiedo però: se l’occhio si impone con una certa violenza sull’orecchio, e per forza di cose trascina con sé l’attenzione dello spettatore, quando la musica, essendo tra l’altro di Bizet (non quindi un’opera rock o un musical), richiede un ascolto appassionato sì, ma attento e sottile … siamo in presenza di un atto di amore o di una sopraffazione?
    Bellissime le citazioni in francese nell’articolo. Può essere utile, anche se capisco che non è la stessa cosa, una traduzione per i lettori “non francofoni”.

    • Ottima idea la traduzione dal francese delle citazioni, eccola:

      Quand je vous aimerai?
      Ma foi, je ne sais pas,
      Peut-être jamais, peut-être demain.
      Mais pas aujourd’hui, c’est certain.

      Quando vi amerò?
      Non so davvero…
      Forse mai, forse domani.
      Ma oggi, no di certo.

      —-

      L’amour est enfant de bohème
      Il n’a jamais, jamais, connu de loi;
      si tu ne m’aimes pas, je t’aime;
      si je t’aime, prends garde à toi!

      L’amore è uno zingaro,
      non ha mai conosciuto legge;
      se tu non mi ami, io ti amo;
      se ti amo, attento a te!

      Sono rispettivamente il testo introduttivo parlato e la conclusione della celebre Habanera che Carmen canta nell’atto I.

      Per chi fosse interessato, a questo link: http://bit.ly/TbGxaf è disponibile un pdf del libretto integrale con il resto a fronte in italiano.

  3. Sono rimasto sorpreso di come la Carmen regga molto bene anche in un contesto attualizzato come quello presentato da Calixto Bieito; personalmente non mi è piaciuto l’allestimento, pur riconoscendo il grande lavoro che è stato fatto per richiamare la volontà anticonformista dell’opera originale (a fine ‘800 bastava fare fumare Carmen sul palcoscenico, oggi non basta più). Alcune scelte registiche mi sembrano però del tutto gratuite e volute solo perchè “non importa come se ne parla, basta che se ne parli”.
    E di sicuro se ne parla…

  4. Premesse: non sono una melomane e non conosco approfonditamente l’opera di Bizet.
    La Carmen di Bieito al Regio è stata la mia prima “Carmen dal vivo”: l’allestimento ed alcune scene hanno creato a tratti alcuni momenti di distrazione, ma la musica prima di tutto e la potenza e il trascinamento creato dalla voce dei cantanti (in particolare l’interpretazione di Micaela, Escamillo e delle scene corali) mi hanno coinvolta ben più di quanto l’allestimento o le scelte di regia potessero fare. Bizet batte Bieito 1 a 0.

  5. L’allestimento è stato molto discusso ma l’ho trovato in linea coi tempi. Le scene più crude che qualcuno ha definito “volgari” non mi sembra che oggi possano disturbare un pubblico abituato a spettacoli davvero volgari e privi del tutto dello spessore culturale che l’Opera del Regio ci ha offerto.Carmen è una donna libera in un mondo che ritiene la sua libertà sconveniente e paga comunque la sua libertà con sofferenza e consapevolezza del destino che la attende( le carte non mentono mai e le confermano quello che dolorosamente conosce, forse da sempre). Che questo venga rappresentato in un contesto che ci ricorda alcune “cene eleganti” del nostro tempo non ne cambia la sostanza nè il messaggio e sicuramente, volendo attualizzarne la vicenda, sarebbe stata molto meno credibile se l’arma della sua seduzione fosse stata il tradizionale ventaglio che seminascondeva il suo sguardo fatale e ammiccante..e gli uomini ne escono-come sempre-ammaccati e fragili. Credo che Merimeè e Bizet ne sarebbero soddisfatti.Io mi sono molto divertita!

  6. Le attualizzazioni vanno benissimo e questo è stato un allestimento molto studiato e di vera regia (difficilissimo per gli interpreti!). Credo però che nell’opera lirica la Primadonna sia la musica, che la scena dovrebbe potenziare e non oscurare. Qui spesso succedeva il contrario. Non credo sia questione solo di volgarità…
    PS: Viva Prévert!

  7. luci e colori bellissimi, agghiacciante il contrasto tra il mondo di Bizet, governato dalla forza della passione, e quello completamente privo di sentimenti descritto da Bieito, dove anche l’amore non è niente di più che merce scadente di contrabbando…
    Sicuramente suggestivo e di grande impatto, ma ho detestato i momenti in cui la musica era relegata ad elemento di secondo piano, ad esempio nella scena della corrida, dominata dai salti e dalle grida del coro che addirittura coprivano l’orchestra.
    Per non parlare del fatto che dopo si è discusso molto più della regia che degli interpreti e dell’esecuzione… ma è la musica di Bizet o è la messa in scena di qualche regista ad essere diventata immortale? Chiediamocelo!

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