V vs W: Wagner, la nascita del mito

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Vent’anni dopo il primo, sfortunato tentativo, Wagner, ormai celebre, è deciso a tornare a Parigi da conquistatore. Si installa in un appartamento di lusso insieme a Minna –con cui si è ricongiunto per un breve periodo, dopo la tormentatissima relazione con Mathilde Wesendonck– e si ripresenta al Théâtre Italien (ex Théâtre de la Renaissance), che nel 1840 gli aveva accettato Il divieto d’amare, mai messo in scena a causa del fallimento dell’impresa. Questa volta Wagner ha in programma tre concerti in cui mostrare ai parigini tutta la sua produzione, dall’Olandese volante al recente Tristan und Isolde. Se non l’entusiasmo del pubblico, esiguo e poco incline alle novità musicali, Wagner ottiene l’ammirazione di letterati, pittori e musicisti, che si radunano nel suo salotto: Baudelaire, Saint-Saëns, Gounod, Delacroix, Doré.

Tutto questo però non basta a conquistare l’ostile pubblico francese, che aspetta l’occasione per affondare definitivamente il Maestro tedesco: e l’occasione arriva con il clamoroso insuccesso del Tannhäuser appositamente riveduto per l’Opéra, fischiatissimo nel marzo 1861.  Ancora una volta, Parigi, che pure aveva trionfalmente accolto Giuseppe Verdi nel 1855 con Les Vêpres siciliennes, respinge Wagner.

Nel 1862, grazie alla totale amnistia concessa da Dresda, il Maestro può finalmente rientrare negli stati tedeschi. Si stabilisce a Briebrich, vicino a Magonza, dove comincia a lavorare a Die Meistersinger von Nürnberg (I Maestri cantori di Norimberga, che andrà in scena a Monaco nel 1867), intreccia un paio di relazioni amorose, viaggia a Praga e Pietroburgo alla ricerca di ingaggi, tenta –senza successo- di far rappresentare Tristan a Vienna: il suo girovagare si conclude nel 1864 con l’ennesima, rocambolesca fuga in Svizzera per sfuggire all’arresto per debiti. Ma ha sempre meno appoggi: gli amici una volta disposti ad ospitarlo e mantenerlo lo hanno allontanato. In difficoltà, Wagner chiede persino aiuto ai Wesendonck, che però lo respingono.

Sulle sue tracce non ci sono però solo creditori e persecutori: nel maggio 1864 è partito da Monaco alla sua ricerca il segretario di Stato di Ludwig II di Baviera. Ha per Wagner un anello, il ritratto del re e una lettera. Ludwig ha diciotto anni e regna da un mese soltanto: Wagner è per lui un idolo, il supremo poeta creatore di un mondo mitico e fantastico dove vedere realizzate le sue aspirazioni di monarca, in contrapposizione al mondo reale che procede ormai in tutt’altra direzione. Lo invita a Monaco, paga tutti i suoi debiti e gli offre un sostanzioso vitalizio: unica clausola, comporre. Wagner è entusiasta di colui che vede come un allievo da plasmare ed educare alla sua poetica: si stabilisce in una villa sul lago, vicino alla residenza reale.

Là, nel giugno 1864, lo raggiunge Cosima von Bülow con le sue due figlie. Cosima è figlia di Franz Liszt, caro amico e spesso generoso mecenate di Richard, ed è sposata con Hans von Bülow, direttore d’orchestra e allievo di Liszt. Ha già incontrato Richard Wagner a Briebrich, nel 1862, ma è soltanto due anni dopo che la passione li travolge e lega il Maestro, ancora una volta, in un pericoloso ménage à trois. Nonostante la nascita di due figlie, Isolde nel 1865 e Eva nel 1867, Wagner e von Bülow, ancora ufficialmente marito di Cosima, continuano a collaborare al rinnovamento della scena musicale di Monaco: i progetti sono ambiziosi e prevedono la riforma del conservatorio, la costruzione di un teatro moderno e modellato sulle innovazioni drammaturgiche wagneriane, e, naturalmente, l’educazione del giovane re secondo le convinzioni artistiche e politiche del suo mentore musicale. Ed è proprio quest’ultimo punto a causare problemi: l’influenza di Wagner sulle idee politiche e sulla gestione economica di Ludwig II è malvista dal governo. Il sovrano stesso, se pure incantato dai miti e dalla musica wagneriana, al punto di farsi costruire residenze ispirate ai drammi musicali Lohengrin e Tannhäuser, e da elargire al compositore somme sempre più cospicue, mal sopporta l’eccessiva invadenza e presunzione del Maestro.

La prima del Tristan, che va in scena con un successo senza precedenti nel 1865, sana temporaneamente i rapporti, ma un polemico articolo –anonimo, ma in cui è riconoscibilissima la firma di Wagner- che attacca la corte a lui ostile precipita la situazione, e Ludwig è costretto ad allontanarlo da Monaco.

Wagner si rifugia in Svizzera, a Tribschen. Laggiù nel 1869 nasce Siegfried, l’ultimo figlio suo e di Cosima: lei ottiene finalmente il divorzio da von Bülow e l’anno seguente sposerà Wagner, ormai vedovo di Minna. Il Maestro si dedica con tutte le sue energie al completamento della Tetralogia, componendo Siegfried e Götterdämmerung (Il crepuscolo degli dei, 1876) terminandola nel 1872. L’opera è completa, ma serve un teatro dove rappresentarla: un teatro che rappresenti in pieno, anche nell’architettura, la riforma musicale ormai compiuta.

La scelta cade su Bayreuth, duecento chilometri a nord di Monaco: è là che sorgerà il nuovo Festspielhaus, sovvenzionato, Wagner si illude, da donazioni pubbliche, nobiliari e di privati cittadini appassionati d’opera. Altro denaro arriva dagli Stati Uniti, che commissionano al compositore una marcia per la celebrazione del centenario dell’indipendenza, ma i soldi naturalmente non bastano, anche a causa del progetto che Wagner porta avanti in parallelo e con gli stessi fondi –la costruzione di una nuova lussuosissima residenza privata per la famiglia, villa Wahnfried– e ancora una volta interviene Ludwig II a sovvenzionare i costosi sogni di gloria del Maestro. E infine, dal 13 al 17 agosto 1876, va in scena la Tetralogia, così come Wagner l’ha immaginata, davanti ad un pubblico d’eccezione di letterati, musicisti, pittori, principi e al Kaiser Wilhelm I in persona.

È un trionfo artistico, ma da un punto di vista pratico è anche la fine: il festival è stato un disastro economico e gli spettatori che l’hanno tanto applaudito sono proprio quel pubblico di nobili e borghesi che nel 1848 Wagner aveva sperato di cancellare con la rivoluzione. Il Maestro è stanco e deluso: è ancora una volta coperto di debiti, la anelata tranquillità coniugale che aveva sperato di raggiungere con Cosima non gli basta e torna quindi a rifugiarsi in brevi e passeggere relazioni amorose e in pellegrinaggi in giro per l’Italia, tra Liguria, Campania, Toscana e Sicilia, mentre la salute lo abbandona lentamente.

Nietzsche, che pochi anni prima aveva riconosciuto nel compositore il riformatore capace di riportare il teatro all’ideale dionisiaco della tragedia greca, e l’aveva esaltato in numerosi scritti, ora scrive contro di lui: Bayreuth ha rivelato la vera natura di artista decadente di Richard Wagner, che si manifesta in pieno, secondo il filosofo, nel misticismo dell’ultima opera, Parsifal, andata in scena nel 1882. Subito dopo la prima, Wagner torna in Italia, a Venezia, insieme alla famiglia. La sera della vigilia di Natale, ormai affaticato, dirige al Teatro La Fenice la sua giovanile Sinfonia in do maggiore, acclamato dall’orchestra.

Muore il 13 gennaio del 1883, per un attacco di cuore: è la nascita di un mito.

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