V vs W: Richard Wagner, l’inizio

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Siamo pronti a scommettere che alla parola “biografia” molti di voi reagiranno con fastidio, immaginando pagine e pagine di polverosi nomi e date di interesse discutibile. Eppure, al terzo appuntamento con la sfida Verdi vs Wagner, dopo averne confrontato le carte di identità, non possiamo più rimandare il racconto di un po’ della storia dei due Maestri. Se avrete la pazienza di leggere, scoprirete forse che la vita di un compositore può riservare molte avventurose sorprese…

Siamo nel luglio 1813 e le truppe napoleoniche si stanno preparando allo scontro decisivo con la sesta coalizione. Sfidando il pericolo, una donna di nome Johanna Pätz intraprende il lungo e disagevole viaggio da Lipsia a Teplitz, in Boemia. Ha con sé un neonato di pochi mesi: Wilhelm Richard Wagner. Madre e bimbo trovano alloggio nell’albergo Tre contadini; nello stesso edificio risiede Ludwig Geyer, attore e caro amico del marito di Johanna, Carl Friedrich Wagner, che è rimasto a Lipsia. Richard è nato il 22 maggio, perché trascinarlo, così piccolo, in questo viaggio che suona come una fuga? Pochi mesi dopo, in novembre, Carl Friedrich muore di tifo. Nell’agosto 1814 Ludwig Geyer e Johanna si sposano: lei è già incinta. Che Geyer sia o meno il vero padre di Richard, certo lo è nell’atteggiamento:  lo iscrive a scuola con il suo cognome, si preoccupa che abbia una buona istruzione, lo segue con attenzione nelle sue attitudini. Di talento Richard ne ha tanto, senza dubbio: quello che è incerto è dove volerlo indirizzare. Pittura, letteratura , musica: il giovane Wagner si cimenta in tutto. Ma la sua vera passione è il teatro, al quale già si dedicano il patrigno e i fratelli, cantanti e attori; Richard è affascinato da questo mondo magico ed effimero. L’incanto viene rotto però dalla morte di Geyer, nel 1821: a soli 9 anni Wagner è orfano per la seconda volta. Cresce così allevato dalla madre e dalle sorelle, sempre dividendosi tra l’interesse per la letteratura e quello per la musica. Nell’arte dei suoni ha un esempio molto vicino a sé, Carl Maria von Weber, il più grande operista tedesco dell’epoca: Richard ha un ammirazione sconfinata per il suo Freischütz e per il compositore, che quotidianamente vede recarsi per le prove al teatro di Dresda, dove la famiglia si era nel frattempo trasferita. Ma la folgorazione arriva con l’ascolto della Settima Sinfonia di Beethoven: Wagner ha finalmente trovato la sua strada.

Freneticamente intraprende di nascosto studi da autodidatta, leggendo manuali di armonia e ricopiando le partiture beethoveniane, e quindi da un professore d’orchestra. Dopo soli sei mesi di studio con l’organista della chiesa di San Tommaso, Theodor Weinlig, con cui impara contrappunto e composizione, Richard Wagner si lancia con entusiasmo nella sua nuova carriera di musicista.

Il primo incarico lo ottiene nel 1833 a Würzburg, grazie al fratello maggiore Albert, cantante, come direttore del coro e dell’orchestra; nel frattempo scrive la sua prima opera compiuta, Le fate, che tuttavia rimarrà ineseguita fino al 1888, dopo la morte del compositore. Si sposta a Lipsia, dove scrive Il divieto d’amare (1836), poi a Magdeburg: se non ha avuto il tempo di concludere studi regolari, sicuramente completa la sua formazione con la valanga di opere e compositori del repertorio italiano, francese e tedesco che dirige in teatro. Nel frattempo non trascura la letteratura, scrivendo articoli per riviste musicali e soprattutto i libretti per le sue opere, del quale sarà sempre l’unico autore.

Tutta la vita di Wagner sarà caratterizzata da due grandi debolezze: i debiti, che contrae ovunque e con chiunque, sistematicamente, quasi con passione, e le donne, che con la stessa passione conquista e dalle quali è invariabilmente affascinato e sedotto. Da entrambi questi punti di vista, Magdeburg segna una prima svolta nella vita dell’artista: laggiù lo aspettano un teatro quasi in bancarotta, con le relative prime gravi difficoltà economiche della sua carriera, e una donna. La donna si chiama Minna Planer, è un’attrice di quattro anni più vecchia di Richard e con molta esperienza di vita in più. A quindici anni è stata sedotta e abbandonata da un militare e ne ha avuto una figlia, che fa passare per sua sorella. Wagner la travolge di passione, la incanta con il miraggio di una sistemazione dignitosa e infine si rivela per quello che è, un giovane genio, ricco di talento e di idee visionarie ma pieno di debiti e con scarse prospettive di sanarli in breve tempo. Minna si spaventa, fugge, lui la insegue e tempestosamente la riconquista; infine si sposano, litigando anche durante la cerimonia, il 24 novembre 1836, a Königsberg, dove Wagner è stato nominato direttore. La pace non dura: dopo poco tempo il teatro fallisce e i Wagner si spostano nuovamente, questa volta a Riga. Laggiù il compositore comincia a scrivere Rienzi, l’ultimo dei tribuni, ma dopo pochi anni, nel 1839, oppresso dai creditori, è costretto a fuggire di nascosto: insieme a Minna e al grosso cane Robber, Wagner si imbarca in gran segreto alla volta di Londra e poi di Parigi. La traversata è tempestosa: il musicista la ricorda nelle sue memorie e fa risalire a questo episodio la prima, significativa ispirazione che lo guiderà nella composizione dell’opera che segnerà l’inizio di una vera e propria rivoluzione teatrale: Der fliegende Holländer, L’Olandese volante[1].

In Francia il compositore teatrale di grido è Giacomo Meyerbeer, campione del grand opéra: Wagner si precipita al suo cospetto, sperando di riceverne una raccomandazione e di essere introdotto così all’ambiente teatrale parigino, ma rimarrà deluso. Non ottiene altro che un incoraggiamento e l’invito a farsi un nome. La Parigi dell’epoca è una vera capitale culturale e il musicista tedesco non ha altro da offrire che un paio di opere non particolarmente significative e le sue idee, certamente brillanti ma non ancora messe in atto. I due anni e mezzo successivi trascorrono così nella miseria: il compositore impegna tutti i suoi averi e si mantiene grazie alla generosità di pochi amici, con lavori di trascrizione e qualche collaborazione ad una rivista. La povertà è così totale che persino il cane Robber lo abbandona. L’avventura non è però improduttiva: Wagner entra in contatto con musicisti e letterati, compone tantissimo, termina il Rienzi e nel 1841 scrive finalmente Der fliegende Holländer, il cui soggetto aveva venduto in un momento di difficoltà economiche all’Opéra perché fosse musicato da un altro. Nonostante sia provato dall’esperienza parigina, oltraggiato dal mancato successo e dal disinteresse nei suoi confronti, gli anni trascorsi nella capitale francese lo hanno formato e indirizzato verso una nuova poetica: la strada della rivoluzione wagneriana comincia a delinearsi.

Spedisce il Rienzi al teatro di Dresda, accompagnato da una raccomandazione di Meyerbeer: gli viene accettato.

Così, nel 1842, Richard Wagner riparte infine verso la capitale sassone, verso quel teatro che aveva sognato da ragazzo: verso il successo.


[1] Vedi articolo del 26 settembre 2012.

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  1. Creditori, fughe, povertà… Altro che gli “anni di galera” di Verdi…! A proposito, quand’è che ci racconterete del nostro Giuseppe?

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