Che farò senza Euridice?

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Chi è costui che con sua dolce nota
muove l’abisso, e con l’ornata cetra?

(Angelo Poliziano, Fabula di Orfeo, Mantova 1483?)

Il mito di Orfeo segna fortemente, lo abbiamo visto, la nascita dell’opera, dalle prime rappresentazioni fiorentine al capolavoro monteverdiano; la sua fortuna non si esaurisce ma prosegue per tutto il Seicento, assumendo di volta in volta connotati allegorici, encomiastici o pastorali. È protagonista nel Settecento, oltre che di una versione di Haydn rimasta su carta e mai andata in scena, dell’importante libretto di Ranieri de’ Calzabigi, musicato tre volte; la più celebre sicuramente quella di Christoph Willibald Gluck, proposta a Vienna nel 1762, che inaugura la sua riforma dell’opera italiana (ne parleremo). Nell’Ottocento la vicenda del cantore tracio è lo spunto per una satira impertinente contro gli stilemi dell’opera settecentesca e allo stesso tempo della società parigina contemporanea; nella riscrittura di Offenbach (1858) il mediocre violinista Orfeo è così condannato per volontà dell’Opinione Pubblica a scendere all’inferno per recuperare una Euridice fuggita di sua volontà e innamoratasi di un altro.

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Perché proprio il mito di Orfeo ha esercitato così grande influenza nella storia del melodramma? Come si è modificata la chiave di lettura delle sue componenti fondamentali al mutare della società e del contesto storico? E soprattutto, cosa avrebbe detto la quasi sempre muta Euridice, protagonista mai interpellata e chiave di volta della vicenda?

A voi rispondere a queste domande nella prima prova creativa del torneo, secondo le modalità espressive che preferite.

La consegna dell’elaborato, che può essere inviato al nostro indirizzo mail, è fissata per il giorno VENERDI’ 14 MARZO, data nella quale pubblicheremo la seconda prova.

Buon lavoro!

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  1. Il silenzio di Euridice, la deplorazione di una curiositas ben perdonabile in nome dell’amore trepidante che non ode suono di passo leggero nel cupo Tartaro, possono divenire deliberata trasgressione come nell’Inconsolabile dei Dialoghi pavesiani o storia del mondo alla rovescia, come per il fantasmagorico Calvino, che immagina una creatura di Terra strappata verso l’aria dal fascino del suono, le note dell’essere misterioso cui adatterà il suo canto. Quale variante del mito reinventeranno i nostri giovani, e quali note o colori ancora cercheranno Euridice? Libero corso alla fantasia!

  2. Uno degli aspetti più affascinanti del mito, secondo me, è la possibilità infinita di riscritture. La storia di Orfeo ed Euridice rappresenta in questo senso una bella sfida perché tantissimi artisti in ogni tempo se ne sono impossessati, spiegando a modo loro l’infrazione di Orfeo e il silenzio di Euridice.
    Personalmente sono attratta dalla versione di Pavese ma anche da letture più irriverenti (Offenbach è stato per me una scoperta meravigliosa!).

  3. Il lato più particolare ed interessante del mito di Orfeo e Euridice è la sua varia scelta di interpretazione, che ognuno può dare a seconda delle preferenze e delle emozioni che ne riceve. Questo forse è anche il motivo per cui nei vari anni è sempre stato soggetto di molti autori e soprattutto ha attirato l’attenzione di giovani che si sono persi ad immaginare i vari finali della storia e a riscriverli a proprio piacimento!!!!!

  4. E’ ammirevole il fatto che un mito possa ispirare così tante forme d’ arte, forse perché è talmente ricco di sfaccettature che è impossibile racchiuderlo in una sola.
    Personalmente la versione dell’ Offenbach che avete proposto mi è piaciuta molto, molto diversa (ma divertente e stimolante) da una scena che si è abituati a vedere in un ambiente come il teatro.

  5. Questo mito è sicuramente un elogio all’amore autentico, indissolubile ed eterno. Ha attraversato il tempo, influenzato artisti di ogni epoca e di ogni genere. Tanto da trarne ancora oggi forti valori morali. Anche a me è piaciuta in particolare la lettura comico-satirica di Offenbach, che ha saputo raccontare questo intramontabile mito, pungendo nel vivo la nobiltà del suo tempo.

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